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EN ARTICOLI del 14 - 28 MAGGIO, 2012

La Tunisia della transizione

“Costituzione e legge sulla giustizia di transizione devono essere scritte con spirito di concertazione e di compromesso”. È questo il pensiero che, secondo Samir Dilou, ministro tunisino di Ennahda intervistato da Resetdoc, ispira il lavoro del suo partito, maggioritario nell’Assemblea costituente del paese arabo che per primo si è liberato della dittatura. Nella sezione inglese del sito, invece, il filosofo marocchino Abdou Filali-Ansary dedica un’ampia analisi alle categorie che possono aiutarci a comprendere e studiare i processi di transizione democratica inaugurati dalla primavera araba.

Riforme, diritti umani e giustizia nella Tunisia di Ennahda Francesca Bellino intervista Samir Dilou, Ministro tunisino dei Diritti Umani e della Giustizia di transizione
Medio Oriente

La Palestina tra memoria e sciopero della fame

Azzurra Meringolo

Sessantaquattro anni dopo la nascita dello stato di Israele, quasi ottocentomila palestinesi sono scesi in strada per ricordare la Nakba, il “giorno della catastrofe” che rievoca l’esodo dei palestinesi dai confini dello stato israeliano, iniziato all’indomani della fine del mandato britannico sulla Palestina. Nel 2010 il parlamento israeliano ha varato una legge per proibire manifestazioni pubbliche di lutto e dolore in concomitanza con questa ricorrenza. Eppure, sin dalle prime ore della mattina di martedì i cortei contro l’occupazione israeliana hanno iniziato a sfilare in numerose località dei territori occupati.

EN Dopo la vittoria di hollande

Elezioni francesi: che cosa significa «normale»?

Nilüfer Göle

Il voto per François Hollande esprime non tanto un radicale desiderio di cambiamento, quanto la volontà – probabilmente illusoria – di tornare al periodo pre-crisi. Nel frattempo i socialisti hanno proposto un nuovo approccio all’economia. Ma il vero protagonista di questa contesa storica sul significato della «normalità» è il «razzismo dall’alto».

EN Dopo la primavera araba

#BloodyF1 : Gran Premio Bahrein

Azzurra Meringolo, incontro con Nazeeha Saeed

Mentre il 19 e 20 Aprile scorso il governo del Bahrein si concentrava esclusivamente sull’organizzazione del Gran Premio di Formula 1, quanti da più di un anno sono vittime di una repressione che passa sotto silenzio hanno approfittato dell’evento per attirare l’attenzione internazionale sulla loro causa. Il vento delle primavere arabe era arrivato nei dintorni di Manama il 14 Febbraio 2011, quando i cittadini esausti delle politiche del regime avevano deciso di scendere in piazza per chiedere riforme e l’uscita di scena degli Al-Khalifa. A manifestare contro questa famiglia reale sunnita sono stati soprattutto manifestanti sciiti, la maggioranza della popolazione locale. La repressione più dura è iniziata 14 marzo, quando il governo ha accolto nel paese le truppe del Consiglio della Cooperazione del Golfo. Mille soldati blindati inviati dal re saudita Abdallah sono arrivati in Bahrein con un mandato preciso: spegnere la protesta e salvare re Hamad.

LIBRI - Razzisti per legge. L’Italia che discrimina, di Clelia Bartoli

Quando il razzismo è discriminazione di Stato

Sabrina Bergamini

Cosa hanno in comune la burocrazia che chiede ai migranti di vivere in un appartamento con requisiti rigorosi che non verrebbero richiesti a un italiano, l’alto numero di stranieri nelle carceri, la gestione dell’emergenza Lampedusa, la legge sulla cittadinanza basata sullo ius sanguinis? Sono tutti esempi di razzismo istituzionale, di una discriminazione veicolata da pratiche, leggi, regolamenti, politiche che hanno effetti discriminatori sulla popolazione migrante, indipendentemente dalla intenzioni xenofobe o razziste che vi siano eventualmente dietro. La cifra distintiva di questo tipo di razzismo non è infatti nell’esistenza di una esplicita ideologia razzista, quanto negli effetti discriminatori che produce e riproduce nella popolazione identificata come minoranza.

I libri di Reset

Testo Sacro e libertà

di Nasr Hamid Abu Zayd

Resetdoc è lieta di presentare l'ultimo libro della collana I libri di Reset, Marsilio editori: Testo Sacro e libertà. Per una lettura critica del Corano, del grande filosofo egiziano Nasr Hamid Abu Zayd scomparso nel 2010.
Abu Zayd, amico di Resetdoc e spesso ospite dei nostri eventi, è stato un intellettuale musulmano in grado di cogliere le sfide della modernità e di tradurle nella sua cultura. Al centro del suo progetto una lettura ermeneutica, storica e umanistica del Corano e l’affermazione di un pensiero critico in grado di intrecciare l’Islam con la cultura della libertà e del pluralismo.

Primavera araba

Siria: diplomazia e caschi blu

Antonella Vicini

Nemmeno poche ore dalla tregua e sono già numerose le violazioni. Mentre una nuova risoluzione sul tavolo delle Nazioni Unite permette l'invio di trenta caschi blu a Damasco, in Siria i tempi sembrano accorciarsi. A più di un anno dall’inizio delle proteste contro il regime di Bashar al Assad che hanno provocato la morte di migliaia di persone – le cifre variano a seconda delle fonti e come spesso avviene in questi casi è impossibile realizzare un computo preciso. Il Syrian Observatory of Human Rights parla dell'uccisione di 7.306 civili, di 2.248 membri delle forze governative e di 554 soldati disertori; mentre l'Onu ne conta novemila; ma i gruppi di opposizione fanno salire il drammatico conteggio a più di 12mila civili – il piano di Kofi Annan sembra essere attualmente l'unica via d'uscita politica dalla crisi.

Asia

Aung San Suu Kyi e il futuro della Birmania

Azzurra Meringolo intervista Cecilia Brighi

Dopo i molti anni trascorsi agli arresti domiciliari Aung San Suu Kyi è riuscita a vincere le elezioni. Anche se il parlamento continua ad essere dominato dall’esercito, la leader democratica birmana si è aggiudicata quaranta dei quarantacinque seggi in palio. La stampa occidentale ha definito il successo di questo Nobel per la pace una prova della democrazia del Myanmar, ma “bisogna essere molto prudenti. La vittoria incassata non va sopravvalutata “spiega Cecilia Brighi, responsabile Cisl dei rapporti con le istituzioni internazionali e con i paesi asiatici. Esperta della Birmania, Brighi è autrice di Il Pavone e i generali. Birmania: storia di un paese in gabbia, un libro scritto nel 2006 che raccoglie le storie di persone fuggite dal Myanmar a causa delle continue violazioni dei diritti umani perpetrate dalla giunta militare.

Davutoglu incontra i patriarchi

Minoranze, la Turchia di Erdogan verso il disgelo

Nicola Mirenzi

Il governo Erdogan sembra determinato a riscrivere la costituzione della repubblica turca, tenendo conto delle diversità non solo etniche ma anche religiose che popolano la Turchia. Nel silenzio quasi generale della stampa internazionale, infatti, il ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu ha avviato una processione di visite di altissimo livello con i massimi esponenti delle autorità religiose ortodosse, armene e delle altre minoranze che ha in sé qualcosa di straordinario. Certo, in Europa e nell’Occidente sarebbe un fatto normale: ma in Turchia non lo è affatto.

Tunisia, la Sharia resta fuori dalla Costituzione

Ennahda e la sfida delle correnti integraliste per i lavori dell’Assemblea

Ilaria Romano

La caduta di Ben Alì e la rivoluzione cominciata nel dicembre 2010 hanno portato ad una maggiore libertà di espressione, ma anche all’emergere di spinte politiche contrapposte rimaste assopite per 23 lunghi anni. La situazione del paese resta delicata perché se il Parlamento è stato eletto con il voto diretto dei cittadini, il presidente Moncef Marzouki e il primo ministro Hamadi Jebali sono stati nominati dai deputati, e restano “provvisori”, mentre l’Assemblea Costituente continua a lavorare per mettere a punto il futuro sistema politico, in vista delle elezioni presidenziali e legislative previste per il mese di giugno del 2013. E la Tunisia resterà “un faro”, come lo stesso Ghannouchi affermava qualche mese fa, se riuscirà a tenere insieme i confini politici e sociali che la “primavera” ha ridisegnato.

I rapporti di Nazioni Unite e Amnesty International

La Siria tra torture e crisi umanitaria

Antonella Vicini

“A volte mi mettevano in una cella molto piccola, per quindici persone, ma noi eravamo in quaranta. Altre volte se io parlavo con i miei compagni e chiedevo loro perché erano stati arrestati, venivo preso e portato in isolamento, in una stanza di un metro quadrato, sottoterra, dove non era possibile vedere o sentire ciò che stava accadendo fuori. Il medico mi ha detto che la mia schiena, la mia colonna vertebrale, è stata compromessa per sempre dai maltrattamenti. Ma non ho avuto paura, avevo accettato l'idea della morte. Temevo soltanto per la mia famiglia”. H. preferisce che il suo nome non sia rivelato perché la sua famiglia è ancora in Siria. Lui no. Come tanti fra quelli che hanno conosciuto le prigioni e le torture dei mukhabarat [servizi segreti, ndr] negli ultimi mesi, è uscito dal Paese e ora è in Giordania, dove ha dovuto mettere da parte, almeno per il momento, le sue ambizioni professionali.

Spagna - 15m

Movimenti, forse indignarsi non basta

Nicola Mirenzi

Mentre in Italia escono i primi libri sul movimento degli indignati spagnoli, gli indignati spagnoli non ci sono più. Il movimento del 15 maggio, come la maggior parte dei i movimenti contemporanei, è esploso con una rapidità incredibile, ma altrettanto rapidamente si è ripiegato su se stesso. Il paragone che si tentava all’inizio della sollevazione, se così possiamo chiamarla, era con le primavere arabe. Poi è venuta la volta del movimento Occupy Wall Street negli Stati Uniti d’America e l’indignazione è sembrata diventare globale. Ma mentre le primavere arabe sono durate e il movimento Occupy Wall Street dura ancora, la sollevazione spagnola si è spenta subito dopo le elezioni. Con la vittoria dei popolari. Ai danni dei socialisti.

Minorities Stereotypes on Media

Come i media ci raccontano le minoranze

Antonella Vicini

Qual è l'immagine delle minoranze sui media italiani? E soprattutto quali sono gli strumenti che i media offrono per conoscere le minoranze in Italia? Questa è la domanda che si è posto uno studio condotto dal Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale dell'Università la Sapienza, durato circa un anno durante il quale per 275 giorni sono stati monitorati 24 ore su 24 telegiornali, trasmissioni di attualità e di approfondimenti, radiofonici e televisivi, per analizzare il trattamento delle varie minoranze (etniche, religiose, sessuali, sociali, etc..) da parte dei media in Italia.

LIBRI - “Fuori controllo? Miti e realtà dell’immigrazione in Italia”, di Asher Colombo

Sorpresa: la tolleranza zero non funziona. E a ben vedere non esiste

Sabrina Bergamini

Se si sfrondano i discorsi sull’immigrazione dall’idea che le frontiere dell’Italia siano un colabrodo o che al contrario siano parte di una Fortezza Europa, se si prescinde dalle politiche dettate (a parole) dagli schieramenti di centrodestra e centrosinistra, e da un dibattito in cui spesso ci si schiera ma si usano poco i dati, emerge che le politiche di controllo dell’immigrazione irregolare in Italia sono state oggetto di una gestione sostanzialmente omogenea negli anni, indipendente dal colore politico dei governi, fondata soprattutto sul ruolo delle sanatorie, e nel quale a misure sempre più repressive, dal punto di vista legislativo, non corrispondono gli esiti vantati. ne parla Asher Colombo, nel libro Fuori Controllo. Miti e realtà dell'immigrazione in Italia, Il Mulino 2012, 208 pp., 16 euro.

Giornata Internazionale della Donna

Le Nazioni Unite riflettono sui Millennium Goals. Cosa resta della Primavera Araba?

Antonella Vicini

Sono i volti di tre donne che lo scorso novembre hanno fatto il giro del mondo dalla City Hall di Oslo. Le liberiane Ellen Johnson Sirleaf e Leymah Gbowee e la yemenita Tawakkol Karman, vincitrici del Premio Nobel per la Pace "per la loro battaglia non violenta per la sicurezza e i diritti delle donne”, hanno chiuso un anno carico di eventi in cui più che in passato il sesso debole ha fatto parlare di sé. Le donne sono state protagoniste delle rivolte in Nord Africa e in Medio Oriente, prima in piazza o nella rete e poi nei complicati percorsi di transizione. Non è un caso che The Protester, incoronato dal Time come “la persona” dell'anno, abbia i tratti di una manifestante catturata dalla macchina fotografica di Ted Soqui durante una delle manifestazioni di Occupy L.A.

Elezioni parlamentari in Iran

Iran, i conservatori e il voto del 2 marzo

Antonella Vicini

Più di tremila e quattrocento candidati per le elezioni parlamentari iraniane, le none nella storia della Repubblica Islamica. Un voto interpretato da molti come un test sullo stato di salute politica della presidenza perché chiude un periodo di scontri molto accesi all'interno del Majles in cui il fronte conservatore si è mostrato ben poco coeso. Le consultazioni del 2 marzo sono arrivate in un momento piuttosto delicato per il Paese, non solo per la disputa ancora aperta sul nucleare, ma anche per le minacce giunte da Israele e per la situazione che sta affrontando un alleato storico come la Siria di Bashar al Assad. Sono, inoltre, il primo voto nazionale dalle presidenziali del 2009 e rappresentano una verifica sul coinvolgimento della popolazione nella vita politica, dopo le proteste dell'Onda Verde e dopo che gli esponenti di spicco tra i riformisti sono stati messi ai margini.

EN Dall'archivio di Reset

Marocco, riforme condivise

Nouzha Guessous, intervistata da Nina zu Fürstenberg

Casablanca 2010 - «Tutti gli uomini arabi sono moderni fino a quando non si parla delle loro mogli!» Nouzha Guessous ride spiegando che «il tradizionalismo è diffuso anche tra i modernisti, non soltanto tra i fondamentalisti». Consapevole di questa, che è una realtà non esclusivamente araba, lei e altri sono riusciti, nonostante tutto, a creare il diritto di famiglia più innovativo, femminista e esemplare del mondo arabo. Nominata da Mohamed VI nel 2002, questa energica studiosa esperta di bioetica e attivista per i diritti umani è stata una delle forze trainanti della Commissione che ha dato vita a una legge coraggiosa, al nuovo codice di famiglia, alla nuova moudawana. Sebbene contrastata da una minoranza di organizzazioni politiche femminili, questa legge non solo ha incontrato un ampio consenso tra i laici marocchini ma ha avuto anche il sostegno dei musulmani. Nel corso di questo processo è emersa una forma di femminismo musulmano. Nouzha Guessous aveva compreso attraverso il difficile processo inter-attivo, che ha accompagnato la stesura della legge, che un sistema giuridico puramente laico non sarebbe mai stato accettato.

La presente intervista è stata pubblicata sulla rivista Reset n. 117, gennaio-febbraio 2010  

Primavera araba

Il Kuwait al voto chiede cittadinanza e diritti. Le donne restano fuori

Ilaria Romano

Nel corso dell’ultimo anno le proteste di piazza contro il governo e le tensioni all’interno della Camera fra maggioranza e opposizione si sono fatte sempre più frequenti. E non a caso il voto ha punito le forze a favore dell’emiro: il reale potere decisionale è di fatto concentrato nelle sue mani, e in quelle del governo, composto in larga parte da membri della sua stessa famiglia. Se è vero che l’Assemblea Nazionale ha potere di controllo e può emettere voto di sfiducia sull’operato dell’esecutivo, di fatto non ha mai esercitato questa opzione. La vera sconfitta però è arrivata per le donne e per i senza diritti.

Giornalisti arrestati

Turchia, attenzione alla libertà di stampa

Nicola Mirenzi

Quando martedì è comparso di fronte alla giuria che lo sta processando, pochi giorni dopo la sentenza che avrebbe dovuto chiudere il caso di Hrant Dink, Nedim Sener ha detto quello che moltissimi in Turchia e anche fuori pensano: «I killer del giornalista armeno sono ancora liberi». Nedim Sener è uno scrittore e un cronista che ha indagato molto a lungo sul caso del giornalista ucciso nel 2007, rintracciando collegamenti stretti tra quell’omicidio e grumi di potere riconducibili agli apparati dello stato turco. Ora Nedim è in prigione.

Convegno

Sant’Egidio, a Roma le grandi voci della primavera araba

Azzurra Meringolo

“In Medio Oriente l’appartenenza religiosa è qualcosa di più di un esercizio di fede. È anche un’esperienza sociale e culturale. Il credo di una persona definisce l’individuo all’interno della società nella quale vive” spiega Pierbattista Pizzaballa, custode di Terra Santa, nel suo intervento alla giornata di studi organizzata il 29 febbraio dalla Comunità di Sant’Egidio. Prendendo spunto dagli eventi della primavera araba, i diversi ospiti che hanno partecipato al dibattito tenutosi a Roma hanno discusso di cittadinanza, pluralità religiosa e convivenza tra Oriente e Occidente per cercare di capire quali sono le prospettive future per la costruzione di un nuovo “patto nazionale” in quelle realtà della regione araba ancora oggi in transizione.

EN Dopo la primavera araba

Libia, la difficile transizione

Azzurra Meringolo

“La Libia sta vivendo un periodo di transizione particolarmente complesso. La strada è tutta in salita, il percorso particolarmente difficile perché pieno di ostacoli” dice a Resetdoc Amal Obeidi, professoressa di politica comparata all’università di Garyounis, Bengasi, che ha partecipato alla conferenza "The EU and North Africa on Energy and Migration: What Prospects after the Arab Spring?" organizzata a Roma dall’Istituto Affari Internazionali, la Commissione Europea, Paralleli e il German Marshall Fund.

EN Primavera araba

Dopo i raìs la speranza

Silvio Fagiolo

La democrazia, in Egitto come in Tunisia, è ancora qualcosa da costruire, ma la società non è muta né priva di opinione pubblica. L’opposizione è un’ampia galassia di movimenti. Ma non brucia nelle piazze bandiere israeliane o americane. Invoca diritti, trasparenza, legalità. Resetdoc ripropone un articolo del compianto amico Silvio Fagiolo, studioso ed ex ambasciatore in Egitto, che pochi giorni fa ci ha lasciato. Lo scritto apriva il numero dello scorso marzo-aprile della nostra rivista Reset, dedicato alla primavera araba.

EN Dopo la primavera araba

Egitto: quali prospettive per un dialogo tra copti e musulmani?

Azzurra Meringolo

Potrebbe sorprendere qualcuno sapere che il vicepresidente di Libertà e Giustizia, il primo partito dalla Fratellanza costretta per decenni ad agire in clandestinità, è un copto. Eppure è proprio così: il professor Habib, accademico che da tempo studia il pensiero islamico, è un cristiano che ha accettato di lavorare con il nuovo partito islamista credendo che in questo momento Libertà e Giustizia possa rappresentare il nucleo portante della società egiziana. «Attualmente la cultura musulmana può essere uno strumento attraverso il quale trovare dei valori condivisi che siano in grado di rafforzare la società polverizzata negli ultimi decenni dal regime che voleva tenerci separati. I suoi valori portanti sono condivisi dalla maggioranza della popolazione egiziana» spiega Habib.

Crisi iraniana

Gli equilibri internazionali passano per lo Stretto di Hormuz

Antonella Vicini

Circa cinquanta chilometri di mare che separano il Golfo Persico da quello dell'Oman e attraverso cui transitano 17 milioni di barili di petrolio ogni giorno. In persiano lo chiamano Tangeh-ye Hormoz. È lo Stretto della discordia, punto di equilibrio per i funambolismi internazionali, dove ogni tanto si accendono le frizioni e di cui si è ritornato a parlare nelle ultime settimane.

EN Il commento

Le rivoluzioni arabe e la nonviolenza

Amara Lakhous

I giovani egiziani hanno deciso di ritornare in piazza Tahrir (che vuol dire Liberazione) per difendere la rivoluzione. La strategia è sempre la stessa: manifestare pacificamente fino al raggiungimento degli obiettivi.

Libri: Caos arabo. Inchieste e dissenso in Medio Oriente (Mesogea 2011)

Medio Oriente: inchieste sul caos arabo

Sabrina Bergamini

I giornalisti arabi indipendenti che fanno inchieste in Medio Oriente sollevano il velo su una serie di buchi neri, di violazioni dei diritti umani, di repressione e distorsioni prodotte dai regimi di dittatori che hanno ingabbiato le società arabe. Guardano a un crogiolo di paesi diversi e scoprono un “caos arabo” che non poteva non portare alle esplosioni recenti, mosse dalla rivendicazione di libertà e democrazia. Sono le richieste portate avanti, prima ancora che dai giovani e dalla gente comune scesa in piazza in questi mesi, da intellettuali, dissidenti e giornalisti che hanno puntato i riflettori sulle loro società, non da un giorno all’altro ma nel corso degli anni.

EN Strage in Norvegia

Perché l'Europa deve tornare a riflettere

Stefano Allievi

È significativo il sospiro di sollievo tirato da tutte le comunità musulmane in Europa, nello scoprire che non era stato uno dei loro: perché si sapeva già quale tremendo prezzo si sarebbe pagato altrimenti. Ma è significativo anche il sospiro di sollievo di molti non musulmani, nel non dover confermare un pregiudizio che, così come viene comunemente formulato, porta dritto verso lo scontro di civiltà, che in questo caso, più che un fatto o anche solo una possibilità, è semplicemente una profezia che si autorealizza: ancora più inquietante, nella sua banalità e nel suo automatismo, proprio per questo. È un qualcosa che la stampa dei paesi musulmani, dopo Oslo, comincia a ricordarci: perché questo non lo chiamate terrorismo cristiano? Perché non ci costruite sopra una teoria del complotto? E non si può dire che l’argomentazione sia del tutto fuorviante.

Libri

Politica è narrazione. Da Obama a Vendola (Manifestolibri, Roma 2011)

Francesca Giorgi

Scrivono gli autori: “Una buona campagna elettorale è una storia, è un racconto, nel quale è collocata ogni singola iniziativa, ogni singola parola, ogni singola immagine, come brani di una trama coerente e comprensibile e “vendibile”. Ma poiché l’attività stessa di governo ha oggi un’altissima componente di comunicazione, deve anch’essa rispondere ai criteri più sofisticati della narrative”. E aggiungono: “Il racconto è il modo in cui ciascuno di noi, anche da adulti, organizza il proprio vissuto e si mette in relazione con il vissuto degli altri e con la società. La politica deve avere la capacità di “connettersi” con questa attitudine primordiale […]”.
Politica è narrazione. Da Obama a Vendola, di Guido Moltedo e Marilisa Palumbo, Manifestolibri, Roma 2011, Euro 18

Libri: Mediterraneo in rivolta, di Franco Rizzi (Castelvecchi 2011)

Social network e pugni alzati: nel Mediterraneo c’è voglia di libertà

Sabrina Bergamini

Il libro Mediterraneo in rivolta, di Franco Rizzi (Castelvecchi 2011) è una delle prime pubblicazioni che analizza gli eventi in corso – da Tunisia a Egitto, da Libia ad Algeria, Marocco, Yemen, Bahrein e a tutti i paesi in fermento – dando loro una spiegazione più articolata di quella messa in pagina nei primi giorni delle rivolte, soffermandosi sull’afasia dell’Europa e degli Stati Uniti incapaci di elaborare nuovi modi di pensare il rapporto con il mondo arabo e musulmano, e collegando le rivolte alla storia dei singoli paesi in cui sono scoppiate e alle conseguenze della colonizzazione, prima, e della decolonizzazione, poi.

Primavera araba

Tunisia, dopo la tempesta

Antonella Vicini

Dopo ventitré anni di regime i partiti politici tunisini non brillano per organizzazione e, stando a un sondaggio dei mesi scorsi, il 61% del campione preso in esame ignorerebbe cosa sia un partito politico. Alle prossime elezioni, però, ce ne saranno più di ottanta. Una chiara risposta ai veti del passato, quando la politica veniva portata avanti solo dall'UGTT, l'Union Générale Tunisienne du Travail, visto che i partiti politici erano fuori legge. Ma questa libertà porta con sé anche una inevitabile dose di confusione.

Bonn 2

Afghanistan: la pace è ancora lontana

Matteo Tacconi

Il 5 dicembre scorso s’è tenuta a Bonn la conferenza internazionale sull’Afghanistan, con 85 paesi e 16 organizzazioni internazionali radunati intorno a un tavolo. Il vertice s’è celebrato a dieci anni esatti di distanza dall’abbattimento del regime talebano e da un’altra grande giostra diplomatica, anch’essa tenutasi nell’ex capitale della Germania occidentale. Allora si gettarono le basi della transizione e si tracciò la road map che avrebbe portato alla nascita del governo e di istituzioni rappresentative a Kabul, nonché alla stesura di una costituzione e alla creazione di un sistema giudiziario, dopo trenta lunghi anni – dall’invasione sovietica del 1979 fino al tonfo del regime oscurantista degli studenti coranici – di conflitti, dittature e destabilizzazione. La “seconda Bonn”, invece, si è svolta e conclusa senza grandi risultati.  

Libri – L’uomo che manca, di Giovanni Dozzini

Albanesi, morti bianche, provincia. Il romanzo dell’Italia “minore”

Matteo Tacconi

Pagina dopo pagina prende forma una piccola saga familiare che immortala il percorso di una delle principali minoranze straniere in Italia, quella albanese, accolta con scetticismo e qualche buona dose di xenofobia all’epoca degli scafisti e degli sbarchi sulle coste pugliesi, ma riuscita a integrarsi progressivamente, grazie alla caparbietà, allo spirito d’adattamento, alla forza di volontà e alla capacità di tirare fuori muscoli e di tollerare sudore e fatica, senza sprecare troppo fiato in parole. L’uomo che manca, di Giovanni Dozzini, Lantana editore 158 pagine, 15 euro

Libri: Io manifesto per la libertà. 25 poster e 25 storie raccontano 50 anni di Amnesty International.

Amnesty: una storia nella Storia

Sabrina Bergamini

Nell’anniversario dei suoi 50 anni Amnesty International – premio Nobel per la pace nel 1977 – pubblica in Italia il libro “Io manifesto per la libertà” (Fandango Libri, 2011, 176 p., 20 euro) che raccoglie 25 poster realizzati dall’organizzazione negli anni e 25 storie raccontate da personalità diverse – da Alessandro Baricco a Roberto Saviano, da Igiaba Scego a Sandro Veronesi, da Predrag Matvejević a Dacia Maraini a Francesca Comencini e tantissimi altri, scrittori, cantanti, attori, autori di fumetti.

EN Siria

Assad, la repressione mascherata dagli annunci di amnistia

Ilaria Romano

Il centro di Documentazione delle violazioni in Siria ha diffuso le cifre sulle vittime della repressione, poi pubblicate dal sito SiriaLibano.com. I dati sono aggiornati all’8 gennaio 2012 e parlano di 6mila e 62 morti, dei quali 4mila 923 civili e mille 139 fra militari e agenti. Fra i civili ci sarebbero 406 bambini e adolescenti, 149 donne. Secondo l’organizzazione internazionale Avaaz, che recentemente ha pubblicato anche un report sui centri di detenzione in Siria, le vittime invece sarebbero 6mila 237. L’Alto Commissariato per i Rifugiati UNHCR ha invece diffuso i dati sui profughi siriani fuggiti in Libano, circa 7mila persone e in Turchia, 7mila 660 persone.

Reportage

Bielorussia: crisi economica e crisi politica camminano a braccetto

Antonella Vicini

Non è la prima volta che Amnesty International punta il dito contro il governo bielorusso. Nel rapporto 2010 sui diritti umani, l'organizzazione internazionale ha denunciato, infatti, violazioni della libertà di espressione, di associazione e di riunione, maltrattamenti, uso sproporzionato della forza e detenzioni arbitrarie, in particolare in relazione ai processi e alla mancanza di cure mediche ai detenuti in seguito alla manifestazione di protesta del 19 dicembre, per la quarta rielezione alla presidenza di Alexander Lukashenko. Dove va la Bielorussia?

Libri - il suo nome è passione, di alawiya sobh

Cantami, o donna, della magia del tuo corpo

Sabrina Bergamini

Il suo nome è passione” (Mondadori 2011) di Alawiya Sobh, scrittrice libanese impegnata nella difesa della donna, è molto più di un romanzo d’amore in cui la protagonista Nahla, una donna cinquantenne, racconta l’amore della sua vita con Hani, intenso, frammentato e clandestino perché lei è una donna musulmana e lui è cristiano, il Libano vive una guerra e il mondo circostante – la famiglia, la società – non permette loro di uscire allo scoperto.

EN 9/11

Come ci ha cambiati l'11 settembre

Stefano Allievi

Per qualche anno, per troppo tempo, il pensiero si è radicalizzato, il linguaggio militarizzato, la ragione impoverita, ridotta a binomi semplicistici quanto fuorvianti: bianco/nero, buoni/cattivi, superiore/inferiore, con Dio o contro Dio (con Dio, naturalmente, privatizzato da tutte le parti in causa). Il pensiero qaedista in questo senso ha vinto, specchiandosi nel bushismo arrogante dell’avventura irakena (costruita sulla menzogna, e che ha prodotto più terrorismo di quanto non ne abbia sconfitto, per non parlare delle decine di migliaia di vittime innocenti, tra le quali contiamo anche i soldati occidentali mandati lì a morire inutilmente): che sono stati paradigmi dominanti, vincenti, fino all’altro ieri. Ma oggi qualcosa è cambiato.

EN AR Primavera araba

Considerazioni sull’editoria nel mondo arabo

Amara Lakhous

La proliferazione dei regimi totalitari nel mondo arabo non ha certamente favorito l’editoria. Forse la primavera araba, con l’emergenze dei sistemi politici più democratici, contribuirà a superare la censura e di conseguenza a promuovere la cultura. Tuttavia il libro, essendo anche un prodotto non solo culturale ma anche commerciale, rimarrà condizionato dalla legge del profitto.

EN Il commento

Costituzione in Marocco: un passo lungimirante verso una vera democrazia parlamentare

Giuliano Amato

L'articolo originale è stato pubblicato su Maroccoggi Newsletter 09.

Mentre la primavera araba prende pieghe che ancora non ci sono chiare, che dovrebbero sperabilmente portare verso sistemi democratici paesi retti da regimi autoritari fino a ieri, il regno del Marocco invece procede attraverso una via tutta istituzionale verso un mutamento graduale e non traumatico di un assetto costituzionale che si sta progressivamente avvicinando a quei regimi parlamentari, classicamente conosciuti nell’esperienza europea.  

EN Dopo la primavera araba

Egitto in transizione: lo SCAF invita le forze politiche a un «dialogo urgente»

Elisa Pierandrei

Il fatto che l’Egitto non abbia un Presidente fa sì che l’esercito continuerà a governare anche dopo le legislative, perché l’attuale sistema prevede che governo e Primo Ministro non rispondano al parlamento, bensì direttamente al Presidente, del quale l’esercito è vicario. Ma, al di là di facili promesse, tra elezioni del parlamento e stesura della nuova Costituzione le elezioni presidenziali si dovrebbero tenere fra un anno, e nel frattempo l’esercito continuerà ad esercitare il suo potere.

Dopo la primavera araba

Egitto in transizione: presidenziali subito verso una nuova costituzione

Elisa Pierandrei

La domanda che almeno una parte della classe dirigente egiziana si pone in questo momento è: per un Egitto più democratico serve davvero un passaggio rapido, cioè entro il 2012, verso le elezioni presidenziali? La campagna è già in corso, nonostante non sia stato ancora votato un nuovo parlamento. Oppure in questo momento la priorità è rappresentata dalla nomina di un Primo Ministro forte, in grado di far approvare riforme importanti?

EN Dopo la primavera araba

Egitto in transizione: «Con le elezioni il tempo della rivoluzione è finito»

Elisa Pierandrei

Molti egiziani negli scorsi giorni si lamentavano di non sapere per chi votare. Non sono stati informati abbastanza né dai media né dagli stessi partiti politici che dovrebbero invece rappresentarli. Alcuni hanno chiesto consiglio ai membri della propria famiglia. Altri ad amici. Altri ancora sono arrivati ai seggi e si sono rivolti ai rappresentanti dei partiti sul posto. Molti quelli dei Fratelli Musulmani che hanno allestito banchetti in cui si potevano ottenere informazioni sulla circoscrizione esatta di voto.

EN Strage in Norvegia

Gli attentati in Norvegia: radici ideologiche e culturali

Intervista a Gholamali Khoshroo, curatore dell’Encyclopedia of Contemporary Islam

Il dibattito suscitato dai recenti attentati in Norvegia si è concentrato soprattutto sulle loro implicazioni politiche e sociali. Per una corretta analisi di quel drammatico evento, tuttavia, occorre risalire alle sue radici ideologiche e culturali. Il principale fattore all’origine della strage, compiuta nel giro di poche ore, di un centinaio di persone è frutto di un lungo processo in corso da anni in Europa. In questa intervista concessa al centro di ricerca Iranian Diplomacy, Gholamali Khoshroo, curatore dell’Encyclopedia of Contemporary Islam (Eci), analizza i presupposti ideologico-culturali degli attentati di Oslo e Utøya.

EN 9/11

I musulmani in Italia dopo l'11 settembre

Amara Lakhous

Lo spettacolo va avanti. Continuiamo a vedere sfilare nei salotti televisivi teocon, esperti improvvisati, non islamologi ma islam-demagoghi, che non conoscono nessuna lingua di area islamica e non hanno mai frequentato corsi sull’islam. Tuttavia pubblicano libri con grandi editori e vengono invitati in tv come esperti delle tematiche islamiche.

LIBRI - Pakistan Express, di Anna Mahjar-Barducci

In Pakistan, bevendo chai al latte all’ombra degli integralisti

Sabrina Bergamini

La storia parte ad Abbottabad, cittadina pakistana diventata famosa in tutto il mondo perché lì è stato trovato e ucciso Osama Bin Laden. Scrive l’autrice: «Bin Laden viveva ad Abbottabad ormai da vari anni e abitava in una casa nella vallata di Kakul. Quella era esattamente la zona dove ero vissuta con la mia famiglia e dove ho continuato a tornare per ritrovare gli amici più cari». Ecco dunque tornare alla mente i ricordi dei giorni passati nella cittadina, prima a malapena tracciata sulle mappe e ora famosa in tutto il mondo. Da lì si dispiega il Pakistan vissuto dalla protagonista e le sue contraddizioni di paese dove i giovani amano il rock nonostante i talebani, si fanno ricchi party privati nonostante le restrizioni, le donne combattono per i diritti delle donne, come l’attivista Fatma, che fuma e inveisce contro i fondamentalisti e riconosce che «non possiamo rimanere in silenzio». Pakistan express. Vivere (e cucinare) all'ombra dei talebani, Edizioni Lindau, 176 pagine, 13,50 euro)

IRAN

Iran, la parola chiave è cambio generazionale

Intervista a Pejman Abdolmohammadi di Antonella Vicini

“Il 2012 sarà l'anno in cui l'Iran tornerà protagonista in Medio Oriente”. Pejman Abdolmohammadi, docente di Storia e Istituzioni dei Paesi Islamici alla facoltà di Scienze Politiche all'Università di Genova, iraniano, ma con cittadinanza italiana, ne è certo. I presupposti ci sono tutti: i riflettori sul Nord Africa che si stanno via via smorzando; le nuove sanzioni europee e statunitensi in seguito al rapporto dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica; le prossime elezioni parlamentari e alcuni problemi interni al regime. Iniziamo da qui.

Dopo la primavera araba

Islam, i nuovi predicatori vanno in televisione

Azzurra Meringolo

Moez Masoud e Amr Khaled erano ancora piccoli quando, seguendo l’esempio di Billy Graham, negli Stati Uniti alcuni cristiani hanno iniziato a utilizzare la televisione come un pulpito dal quale predicare il Vangelo, attraendo milioni di seguaci con sermoni di fuoco. Eppure all’alba del nuovo secolo sono proprio loro che, emulando il predicatore battista americano, tentano di rivoluzionare il mondo della televisione araba, facendo convergere proselitismo e intrattenimento. Nei loro programmi la fede entra nella vita moderna e nella quotidianità di un popolo di fedeli che vive, spesso silenziosamente, i propri problemi, mettendo Allah al centro.

EN Medio Oriente

Israele e Turchia, partner in crisi

Ilaria Romano

La Turchia sta seguendo molto da vicino i cambiamenti degli equilibri in Nord Africa e Medio Oriente, come dimostra il viaggio di Erdogan in Tunisia, Egitto e Libia, i tre paesi investiti con più intensità dalla “primavera araba”. Il modello che il premier di Ankara presenta agli stati in transizione è quello di un governo laico in uno stato a larghissima maggioranza musulmana, dove islam e democrazia non siano in contraddizione. Lo scopo è di accreditarsi come esempio possibile, anche se il prezzo da pagare è il ridimensionamento della politica estera del buon vicinato, già incrinata dalla crisi siriana.

A cinque anni dall'assassinio

Istanbul, il caso Dink attende ancora giustizia

Massimo Rosati

Il 19 gennaio scorso si è tenuta a Istanbul la quinta commemorazione di Hrant Dink, giornalista turco armeno ucciso il 19 gennaio 2007, in pieno giorno, alle tre del pomeriggio, davanti al portone di Agos, il settimanale di cui era direttore. A cinque anni da quell'orribile assassinio, la famiglia di Dink, i suoi più stretti collaboratori, le associazioni che si sono fatte carico di preservarne la memoria, e la parte di opinione pubblica turca che vuole giustizia, attendono ancora che questa sia fatta.

Iran

Khamanei vs Ahmadinejad e la battaglia interna per il potere

Antonella Vicini

Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad dovrà rispondere, a breve, al Parlamento su una serie di questioni interne, riguardanti la sua gestione del potere, l'economia e la politica estera. Un evento storico, questo, che sembra essere il frutto di semi gettati durante la scorsa primavera. È da allora infatti che i commentatori hanno cominciato a parlare di una battaglia interna all’Iran, tra la Guida Suprema e la presidenza: Ali Khamenei contro Mahmoud Ahmadinejad.  

Riformismo islamico

LIBRI- Abduallahi An-Na’im, Riforma islamica. Diritti umani e libertà nell’Islam contemporaneo (Laterza, 2011)

Nina zu Fürstenberg

Negli ultimi mesi sono stati pubblicati in Italia due libri importanti: entrambi sostengono la necessità di una riforma interna all’Islam, perché il mondo musulmano possa instaurare un rapporto equilibrato con una propria versione della modernità. Questa è la posizione di pensatori come Abduallhi An-Na’im – che affronta il tema dal punto di vista giuridico – e come Amina Wadud, che propone invece una rilettura del Corano che renda l’Islam ospitale per una cultura dei diritti umani e delle donne. La differenza principale tra i due pensatori consiste nel fatto che mentre An-Na’im si concentra sulla shari’a e la sua dimensione pubblica, la Wadud lavora unicamente sull’esegesi del Corano. I loro libri, tuttavia, hanno in comune la volontà di far emergere il principio della giustizia sociale (e di genere) dal testo sacro. Malgrado siano stati pubblicati in lingua inglese già nei primi anni Novanta, questi testi non hanno perso attualità, specialmente dinnanzi alla «primavera» rivoluzionaria dei paesi arabi.

EN AR Primavera araba

La memoria collettiva araba tra vendetta, giustizia e riconciliazione

Brahim El Guabli

Ora che i processi nei confronti dei dittatori sono in corso, almeno in Egitto, è importante che i progetti di riconciliazione nazionale vengano implementati al fine di ricostruire la memoria collettiva nazionale. Un passo importante per le popolazioni arabe per liberarsi dalle catene del loro passato doloroso. Giudicare i dittatori spodestati dovrebbe essere una priorità senza vendette o compiacimenti. Dovrebbe essere visto come un supremo dovere nazionale per preservare la memoria collettiva e commemorare coloro che hanno sacrificato le loro vite sull’altare della libertà nella loro lotta contro la dittatura. La vendetta non può costruire uno Stato moderno, solo attraverso un dialogo nazionale globale una nazione può fare i conti con la propria storia.

EN Nomi e idee dell’Islam che cambia - 2

La riflessione interculturale: Nilüfer Göle e Navid Kermani

ResetDoc

Dopo la pubblicazione di una “mappa intellettuale” dell’Islam che cambia sulla nostra rivista Reset e di un primo approfondimento (Talbi, Soroush e Filali-Ansary) a cui ResetDoc ha dedicato la scorsa apertura per permettere ai suoi lettori orientarsi tra coloro che nel mondo musulmano non rinunciano a pensare il dialogo, ecco i profili di due pensatori impegnati nella riflessione interculturale: Nilüfer Göle e Navid Kermani.

Nilüfer Göle, l’Islam e la sfera pubblica Europea
di Giancarlo Bosetti

Navid Kermani, lo sguardo viziato dell’occidente

di Nicola Missaglia

EN Dopo la primavera araba

Le elezioni parlamentari in Egitto

Francesco Aloisi de Larderel

Il nodo principale rimane quello del ruolo che i militari avranno nel futuro assetto politico dell'Egitto, ed esso non verrà sciolto dalle elezioni. Infatti l'Egitto rimane (almeno fino a quando non sarà approvata una nuova Costituzione) una Repubblica presidenziale, e non parlamentare, e quindi le nuove Camere non potranno scegliere un Governo per sostituire quello (il terzo!) che si appresta a nominare il Consiglio Supremo delle Forze Armate (SCAF). E sulla nuova Costituzione rimane l’ipoteca della “dichiarazione costituzionale” con la quale la dirigenza militare vorrebbe, insieme, garantire il carattere laico dello Stato ed il permanere della sua supremazia, anche nei nuovi assetti costituzionali del Paese.

Approfondimento: Tutti i dati sulle elezioni parlamentari in Egitto

Libia

Lo stallo della nuova Libia

Antonella Vicini, incontro con Karim Mezran

Mentre il CNT conferma di avere ormai il sostegno di quasi tutta la platea internazionale, al suo interno deve fare ancora i conti con le divisioni politiche che per ora hanno impedito di portare a termine il primo obiettivo veramente importante per la transizione. Tutto questo mentre, abbassati i riflettori, si continua a combattere piuttosto intensamente a Bani Walid e a Sirte, città simbolo- roccaforte del Colonnello.

Elezioni del 25 Novembre

Marocco al voto, la monarchia si gioca la credibilità con le Parlamentari

Ilaria Romano

In queste elezioni la monarchia si gioca la credibilità e la stabilità per il futuro. Il timore di contare poche schede nelle urne ha spinto il Ministro dell’Interno Taib Cherkaoui a rivolgersi direttamente ai partiti per chiedere un impegno diretto nel garantire la massima affluenza possibile. Il governo ha anche provveduto al finanziamento della campagna elettorale con 220 milioni di dirham, circa 20 milioni di euro, oltre a mettere a disposizione spazi sui media pubblici, equamente ripartiti fra le diverse formazioni. Da parte loro, i partiti stanno puntando su liste di candidati giovani, e sulla presenza delle donne.

EN Egitto

Massacro dei copti e ambiguità della primavera

Francesco Aloisi de Larderel

Siamo davanti ad un rigurgito dell’ostilità tra musulmani e cristiani in Egitto? Certamente le tensioni di sempre tra le due religioni si sono andate aggravando nell’ultimo periodo, ma non sembra questa la chiave di lettura di quanto è avvenuto. Non si è trattato infatti di uno scontro interconfessionale, ma di una deliberata provocazione nei confronti di una dimostrazione pacifica di cristiani copti, i quali sono poi stati brutalmente assaliti da unità militari.

LIBRI – In the Lion’s Shadow, di Fariborz Mokhtari

Nell’ombra del leone, storia di un giusto

Valeria Fraschetti

Migliaia di ebrei di origine iraniana devono la loro vita a un diplomatico musulmano che si ritrovò a capo dell’ambasciata di Teheran a Parigi durante la Seconda guerra mondiale. Un’impresa che è stata ora ricostruita dallo storico Fariborz Mokhtari che, nel libro “In the Lion’s Shadow. The Iranian Schindler and his homeland in the Second World War” (ed. The History Press), in uscita ad aprile e già disponibile su Kindle, racconta come Abdol-Hossein Sardari rischiò tutto quello che aveva per aiutare la comunità ebraica iraniana di Parigi.

Pew Global Attitudes Project

Obama e la primavera araba

Azzurra Meringolo

Gli Stati Uniti sono visti positivamente solo dal 10% dei turchi, l’11% dei pakistani, il 13% dei giordani, il 20% degli egiziani e il 18% degli abitanti dei Territori palestinesi. Nella maggior parte di questi stati, negli ultimi due anni l’immagine americana è addirittura peggiorata del 5-8%. A creare tale risentimento sarebbero soprattutto questioni politiche visto che tutti i paesi hanno descritto la Casa Bianca come una potenza che agisce unilateralmente, ignorando gli interessi arabi. Come è accaduto storicamente nei paesi nei quali si sono registrate istanze anti-americane, una buona parte dei cittadini intervistati accusa i propri governi di cooperare eccessivamente con la Casa Bianca.

EN IRAN

Prima della rivoluzione: la storia del nucleare iraniano

Antonella Vicini

Quando il nucleare iraniano è diventato un tabù? E perché? È sicuramente dal 2003 che si è cominciato a parlare ufficialmente della minaccia nucleare iraniana, attraverso due rapporti dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, pubblicati a giugno e a settembre in cui si evidenziava che la Repubblica islamica dell'Iran non aveva fornito informazioni sufficienti rispetto ai suoi programmi nucleari.

Viaggio in Kosovo

Se un paese può eleggere due sindaci

Un reportage Ilaria Romano

I ragazzi sono la prima risorsa che potrebbe cambiare il volto di questa terra, ma allo stesso tempo sono anche la fonte delle più grandi incertezze per il futuro, pronti a far esplodere un malcontento che oggi ha un solo dato ufficiale: la disoccupazione al 45%. Per loro è quasi impossibile riuscire ad ottenere un visto per l’estero, per motivi di studio o anche solo per una vacanza. In tanti apprendono le lingue straniere, ma non hanno mai avuto la possibilità di lasciare la propria città.

EN Elezioni in Tunisia

Tunisi al voto: lezione di senso civico e democrazia

Antonella Vicini, da Tunisi

Il voto del 23 ottobre in Tunisia ha tutti i connotati di un evento storico in cui spicca quel senso di orgoglio nazionale misto alla consapevolezza di avere gli occhi di una parte del mondo puntati addosso. I tunisini lo sanno; lo ripetono e lo dimostrano. Ed è per questo che parlano senza freno con i centinaia di giornalisti accorsi per testimoniare quello che sta accadendo qui, dove ha avuto inizio la primavera araba.

Elezioni in Tunisia

Tunisia: ora la parola d'ordine è unità nazionale

Antonella Vicini

Neanche il tempo di assaporare e riflettere su vittorie e sconfitte che in Tunisia si guarda già al dopo. Merito o colpa, forse, della lentezza nel comunicare i risultati ufficiali da parte dell'Instance Supérieure Indépendante pour les Elections, che ha impiegato quattro giorni a confermare quello che nelle sedi dei partiti si vociferava già da lunedì sera e cioè che la prossima assemblea costituente, così come l'ha decretata il popolo tunisino, sarà più o meno divisa in due: da una parte gli islamisti e dall'altra i secolaristi. Ma, spiega il leader del laico CPR Moncef Marzouki a Resetdoc, “comunque un accordo con Ennahda non è da escludere”.

La tunisia si prepara al voto del 23 ottobre

Tunisia: primavera delle donne?

Antonella Vicini

C'è chi le ha viste in piazza, gridare slogan, sfilare per le strade, arringare la folla, sfidare le cariche della polizia, stringere la mano ai militari che abbassavano le armi; calpestare l'immagine di Ben Ali e sfoggiare la V di vittoria dopo la fuga del dittatore. Piangere, urlare, gioire. Con l'hijab, ma la maggior parte senza. Dalla cantante Emel Mathlouthi, che ha fatto il giro del web con un video che la ritrae, cappottino rosso e zaino in spalla, cantare per le vittime delle rivolte, a Lina Ben Mhenni che con il suo blog A Tunisian girl ha sfidato il regime, dando voce alla rivolta (e si è guadagnata anche una candidatura al Premio Nobel), sono queste le donne tunisine che dallo scorso gennaio hanno invaso l'immaginario collettivo.  

Dopo la primavera araba

Yemen, una difficile transizione

Antonella Vicini

Il dopo Saleh inizia a Sana'a con una cerimonia e con un passaggio di testimone, quello dell'ex presidente dello Yemen al suo successore Abd Rabbuh Mansour Al-Hadi, il candidato unico alle elezioni presidenziali che si sono svolte martedì 21 febbraio in Yemen. Con un solo candidato e un solo vincitore, il voto su Hadi è stato soprattutto un test sulla situazione del Paese che nei prossimi due anni sarà impegnato in una difficile transizione politica. Ali Abdullah Saleh, rientrato lunedì nella capitale per ufficializzare la sua uscita di scena, è invece già alla ricerca di un esilio, probabilmente in Etiopia, ma nel suo Paese di origine ha lasciato gran parte del suo clan.

EN 7 ottobre 2001- 7 ottobre 2011

Afghanistan, dieci anni di guerra

Antonella Vicini

Sono passati dieci anni dall’inizio dell’operazione Enduring Freedom. Reintegrazione e riconciliazione; regionalizzazione; sicurezza e lotta al traffico di droga sono questioni ancora lontane dall'essere risolte, ma sono nello stesso tempo propedeutiche a quella che viene definita l'afghanizzazione del Paese e cioè il ritorno dell'Afghanistan nelle mani degli stessi afghani. Una deadline è stata già fissata, ma il 2014 non è poi così lontano e ad oggi c'è chi, come Malalai Joya, la ex parlamentare costretta alle dimissioni per aver denunciato la presenza di signori della guerra e di personaggi collusi con i talebani nelle nuove istituzioni, ritiene che: "dopo una decade l'Afghanistan resta ancora il Paese più instabile, il più corrotto e il più martoriato dalla guerra nel mondo".

Graphic Novel

Anna Politkovskaja, giornalista non rieducabile

Sabrina Bergamini

Anna è Anna Politkovskaja, la giornalista russa che ha raccontato per la Novaja Gazeta gli orrori della guerra in Cecenia, in difesa della popolazione civile, fiera oppositrice – da cittadina e non da militante politica – della politica impressa alla Russia guidata dal nuovo zar Putin. Anna è protagonista di un fumetto, una graphic novel che racconta la sua storia nel libro Anna Politkovskaja, di Francesco Matteuzzi ed Elisabetta Benfatto (BeccoGiallo 2010).

Siria

Assad non perde il sostegno di Mosca e la Lega Araba è divisa

Ilaria Romano

L’incarico degli osservatori in Siria andrà avanti per un altro mese, ma senza il contributo dell’Arabia Saudita e degli altri paesi del Golfo. Durante l’ultimo incontro del Cairo, la Lega Araba si è trovata ancora una volta divisa sulle misure da intraprendere per fermare le violenze del regime di Assad. E ha dovuto rispondere anche alla principale coalizione siriana di opposizione, il Consiglio Nazionale, che è tornato a chiedere l’intervento delle Nazioni Unite.

La Tunisia si prepara al voto del 23 ottobre

Caos e instabilità alle urne

Antonella Vicini

Sono 105 le formazioni che parteciperanno alla competizione del 23 ottobre; 1600 sono le liste, più 152 nelle circoscrizioni estere. Eppure, stando ad un recente sondaggio dell'agenzia di stampa TAP e dell'Institut de Sondage et de Traitement de l'Information Statistique (ISTIS), solo il 7% degli interpellati si dichiara soddisfatto dei partiti e il 56,9% dice di non apprezzarne nessuno. In generale più della metà dei tunisini (il 50,9%) giudica incomprensibile l'attuale situazione generale del Paese e insoddisfacente quella politica e economica. Le continue proteste dei giovani, gli scioperi e le manifestazioni che ancora oggi popolano le strade di Tunisi non sembrano quindi infondate.

EN egitto

Copti e musulmani: chi vuole la tensione?

Massimo Campanini

I rapporti tra copti e musulmani si sono, in buona sostanza, guastati a partire dagli anni Settanta del secolo scorso. E ciò per il convergere di due tendenze opposte ma concomitanti. Da una parte, lo sviluppo dell’islamismo radicale o fondamentalista ha acuito, dal punto di vista musulmano, la differenziazione e la contrapposizione tra credenti e non credenti. Tuttavia, impostare la questione degli scontri settari tra opposte fazioni religiose negli ultimi tempi, dall’attentato di Alessandria il 31 dicembre 2010 ai più recenti tumulti tra copti e polizia, nei termini del non rispetto, da parte della maggioranza musulmana, della libertà religiosa della minoranza copta è improprio e fraintendente.

Italo Toni e Graziella De Palo: 31 anni di misteri

Desaparecidos dell'informazione

Antonella Vicini

Sono morti, presumibilmente, come si legge nel testo della Procura della Repubblica depositato presso il tribunale di Roma del 4 febbraio 1985 e firmato dal sostituto procuratore Giancarlo Armati: “non sembra possano sussistere ulteriori ragionevoli dubbi sulla sorte dei due giornalisti Toni e De Palo”. Secondo una nota inviata dall'ambasciatore di allora in Libano, Stefano D'Andrea, il capo della Sûreté Nationale, Faruk Abillamah, avrebbe ammesso: “i due sono stati uccisi dal gruppo di Habash, subito o quasi”. Eppure i corpi non sono mai stati trovati.

EN Convegno Intercultura

Diversità culturale? È la chance migliore che abbiamo per avere un futuro

Elisa Pierandrei

Al convegno internazionale “Ricomporre Babele: educare al cosmopolitismo”, organizzato da Fondazione Intercultura a Milano dal 7 al 9 aprile, 36 esperti (fra cui Fred Dallmayr, John Lupien, Giancarlo Bosetti, Marco Aime, e Ramin Jahanbegloo) hanno spiegato come gli avvenimenti sociali, politici ed economici del XX secolo, sino a quelli recentissimi delle ultime settimane in Maghreb e in Giappone, hanno quasi sempre natura internazionale e fanno ben comprendere l’impossibilità di vivere esclusivamente entro i confini politici e culturali del proprio Stato-Nazione.

LIBRI – Aftershock, di Robert B. Reich

Dopo la crisi: è una questione di reddito

Sabrina Bergamini

«Da decenni, in Italia come negli Stati Uniti, i benefici della crescita economica vanno sempre di più ai cittadini più ricchi. Tra le economie avanzate, l’Italia è uno dei paesi con il maggior livello di diseguaglianza dei redditi, subito dietro a Stati Uniti e Gran Bretagna». Da Aftershock, Il futuro dell’economia dopo la crisi di Robert B. Reich (Fazi Editore, 232 pagine, 18 euro)

AR Filosofia e religione

Dove sono gli eredi di Al Jabri, Abu Zayd e Arkoun?

Amara Lakhous

L'eredità di Al Jabri, Abu Zayd e Arkoun apparterrà a quegli intellettuali che sapranno vincere due sfide: conoscere bene sia la cultura araba musulmana sia il pensiero occidentale, e respingere gli attacchi dei fondamentalisti.

Intervista

Dove va l'Egitto

Mohamed Sabreen, giornalista di Al Ahram, in conversazione con Sara Hejazi

Mohamed Sabreen è giornalista professionista specializzato in politica estera, medio oriente e terrorismo ed è vice direttore del quotidiano egiziano Al Ahram, il periodico più prestigioso d’Egitto. Le recenti rivolte di piazza Tahrir hanno rovesciato l’intero asset della storica redazione, spaccata tra chi dei giornalisti voleva conservare lo status quo, e chi invece ha sostenuto e raccontato quei giorni con passione e speranza. Abbiamo parlato di rivoluzione e futuro con Sabreen in occasione del “convegno Internazionale sulle minoranze etniche e religiose del mediterraneo” promosso dal CIPMO (Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente).

Dopo la primavera araba

Elezioni arabe: Islam o parametri economici?

Riccardo Cristiano

Più che un rompicapo coranico i recenti voti di Tunisia ed Egitto pongono un’urgenza economica: quella di investimenti produttivi per creare e rafforzare i ceti medi. La contrapposizione tra laici e religiosi invece appare pretestuosa, “ideologica”, anche in considerazione del tragico fallimento dei sistemi laici; dal nasserismo, finito in militarismo, al baathismo, dimostratosi fascismo feroce sia in Iraq sia in Siria, al gheddafismo, semplice dispotismo tribale. Diversi in molti tratti, i regimi arabi, religiosi e laici, hanno costruito Stati senza diritti di cittadinanza e senza ceti medi: forse è per questo che la parola-chiave che li accomuna è wasta, che viene dalla radice w-s-T, cioè “medio”: wasta è l’intermediario.

EN La Tunisia si prepara al voto del 23 ottobre

Elezioni in Tunisia. Il volto moderato di Ennahda

Antonella Vicini

Ennahda. È in questo termine, che in italiano viene tradotto con risveglio o rinascita, in cui potrebbe risiedere il futuro della nuova Tunisia, quella che dopo la rivoluzione di gennaio sta cercando la sua strada. Ennahda è infatti anche il nome del partito più accreditato per le elezioni del prossimo 23 ottobre, quando si voteranno i membri dell'Assemblea Costituente. Fuori legge fino allo scorso marzo, il Mouvement de la tendance islamique come si chiamava fino al 1989, è ritornato sulla scena politica in grande stile a partire dalla sede nel quartiere della finanza di Tunisi, a Montplaisir.

Le Midterm Americane

Fattore F, fattore Flop: meno donne nel prossimo Congresso

Alessandra Cardinale

Christine O’Donnell, Caryl Fiorina, Sharron Angle, Meg Whitman, Linda McMahon. Sono tante le bocciate eccellenti di queste elezioni di medio termine americane (che, per inciso, riporteranno un uomo alla guida della camera dei deputati, dopo la parentesi di Nancy Pelosi). Ci si aspettava una valanga rosa, ma non è stato così. Ci sono lezioni da trarne?

EN Iran/World Philosophy Day

Habermas, Benhabib, Moghadam, Dallmayr, Schwarzenberg, Kermani e tanti altri: tutte le firme

Giornata della Filosofia in Iran? No grazie. Ecco la lista degli amici e dei lettori di Resetdoc che hanno voluto firmare l'appello rivolto alla direttrice generale dell’Unesco Irina Bokova da Giuliano Amato, Giancarlo Bosetti e Ramin Jahanbegloo. Per scongiurare che la Giornata mondiale della filosofia si tenga nel 2010 in Iran.

Libri

Il destino di un'immigrata a viale Marconi

Nina zu Fürstenberg

Nel suo ultimo libro «Divorzio all'islamica a viale Marconi» (192 pp, euro 16, E/O), l'italo-algerino Amara Lakhous, già autore di «Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio», affronta il tema del ruolo della donna nell'Islam. Lo fa con un romanzo ambientato nella comunità musulmana di Roma e scritto con un umorismo sottile e spietatamente nero. Nella nostra era della nuova paura del nemico invisibile e del terrorismo visibile, in cui si fa l’equazione «Islam uguale violenza», è sufficiente guardare Al Jazeera a «little Cairo», cioè a viale Marconi, per risultare sospetti. E tutti guardano Al Jazeera.

AR Integrazione

Il niqab, le provocazioni e le sfide della diaspora

Amara Lakhous

Sui giornali non mancano storie di donne immigrate o convertite all'Islam che indossano il niqab. Spesso subiscono maltrattamenti per strada. Capita anche che siano fermate dalle forze dell'ordine e obbligate a pagare delle multe. Penso che sia necessario difendere il diritto di queste donne a praticare la loro religione (nonostante io non veda nessun interesse ad indossare il niqab). Tuttavia, sollecitare i musulmani a non chiudersi nei ghetti etnici non è una pura formalità. La grande sfida consiste nel comportarsi con le maggioranze politiche, culturali, religiose, ecc con intelligenza, senza cadere nella trappola della provocazione e perdere di vista le priorità.

Intervista

Il risveglio della dignità araba

Lo scrittore Tahar Ben Jelloun parla con Alessandra Cardinale

Una primavera in pieno inverno che non assomiglia a nulla nella storia recente del mondo. Un po’ forse alla rivoluzione dei garofani in Portogallo del 1974. Ma è diversa. Tahar Ben Jelloun, scrittore, giornalista, nato a Fèz in Marocco, l’autore francofono più tradotto al mondo, inizia così a raccontare il suo ultimo libro La rivoluzione dei gelsomini. Il risveglio della dignità araba (ed. Bompiani, 2011, 144 pagine, euro 9,90). “È un risveglio della dignità che non ha precedenti perché – spiega l’autore – nessuno l’aveva prevista. Né gli islamisti né la gente al governo”. Avverte lo scrittore marocchino che il capitolo sulle dittature arabe si chiuderà definitivamente quando Mubarak, Ben Ali, Gheddafi e tutti gli altri saranno giudicati da un tribunale internazionale. “Dopo la fine politica deve esserci quella giuridica”.

Egitto, la città dei raccoglitori di rifiuti

Il sole degli zabaleen

Azzurra Meringolo

Per smistare manualmente il 90% per cento della spazzatura prodotta dai diciotto milioni di abitanti del Cairo qui lavorano tutti. Affinché la catena di montaggio funzioni, tutti i membri della famiglia devono partecipare. I rifiuti sono raccolti quasi sempre dal padre di famiglia che, accompagnato dal figlio più grande, mette sul suo carretto tutta la spazzatura dell’area che gli compete e la porta a casa sua, in una strada di Madinat al-zabaleen, dove la moglie dirige il lavoro dei figli più piccoli che, calandosi letteralmente all’interno dei sacchi di immondizia, estraggono tutto quello che può essere riciclato: plastica, legno, carta, alluminio.

Libri

Incontrare Maometto “on the road”

Francesca Giorgi

In Maometto on the Road (Alberto Castelvecchi Editore, Roma 2010 – Euro 19,20), lo scrittore americano Michael Muhammad Knight racconta dei suoi ultimi viaggi in alcuni luoghi simbolo dell’Islam: dal Pakistan alla Siria, dall’Etiopia all’Arabia Saudita. Viaggi che hanno il sapore di un lungo pellegrinaggio alla ricerca di una definizione, seppur vaga, della propria fede e, di conseguenza, della propria identità. Sembra quasi, infatti, che sotto la maschera dell’uomo innamorato della contraddizione e della provocazione, colui che si definisce “scrittore americano islamico progressista” nasconda la stessa propensione di ogni essere umano alla certezza dei principi, alla comprensione e alla sicurezza dell’appartenenza.

Un libro di Alice Zeniter

Indovina con chi mi sposo

Amara Lakhous

Il secondo romanzo di Alice Zeniter, Indovina con chi mi sposo (tradotto in italiano per le Edizioni E/O, aprile 2011, 176 pagine, euro 16,50) è il racconto intelligente e ironico dell’amicizia tra Alice, francese, e Mad, che è cresciuto in Francia ma è originario del Mali; un’amicizia segnata, dopo la morte del padre di lui, dalla difficile lotta – che i due giovani combattono fianco a fianco – contro una burocrazia ostile al destino dei migranti e dal difficile rapporto con i pregiudizi e le norme della società occidentale. Quello dell’autrice franco-algerina è un romanzo che, con dolcezza ma senza fare concessioni a nessuno – né alla generazione dei padri, né a quella dei figli –, mette in luce tutta la complessità politica, sociale e psicologica del mondo globalizzato, in cui l’incontro con l’“altro” rappresenta ancora una realtà tragicamente irrisolta.

EN Diritti Umani

Iran: aumentano le condanne a morte e gli arresti di attivisti politici

Ilaria Romano

In Iran si applica la pena di morte per traffico di droga, principalmente, ma anche per moharebeh o inimicizia a dio, persino per sodomia. Nel 2011 il numero delle esecuzioni è stato il più alto dell’ultimo decennio, secondo i dati raccolti da Iran Human Rights, che a pochi giorni dalle elezioni parlamentari del 2 marzo ha presentato il Rapporto 2011 sulla pena di morte: 675 persone sono state giustiziate, 65 di queste pubblicamente, nelle piazze delle città.

Libri

Jasvinder e il sogno di un amore normale

Francesca Giorgi

Quella delle unioni combinate è un’usanza comune fra le comunità indiane sparse per il mondo, e la famiglia di Jasvinder, che vive a Derby, in Gran Bretagna, alla fine degli anni ’70, non fa eccezione. Ma lei, sesta di otto figli - di cui uno solo maschio - non accetta di sacrificare la propria vita alle leggi non scritte della tradizione. Il sentiero dei sogni luminosi (Ed. Piemme, Milano 2010 – Trad. di Edy Tassi – Euro 17,00), è la sua bellissima, commovente e appassionante autobiografia.

Il punto di vista

Khaled Khalifa, «Gli arabi non possono accettare di restare fuori dalla Storia»

Un'intervista di Elisa Pierandrei

Khaled Khalifa (classe 1964) è uno dei più autorevoli intellettuali contemporanei siriani, autore di romanzi, fiction (cinema e Tv), nonché fondatore della rivista letteraria Alif (1990), censurata. Al regime del presidente Bashar al-Assad non risparmia le critiche. Stando alle cifre rese note dall'Onu, negli ultimi 3 mesi, da quando cioè la protesta in Siria è diventata più violenta, ci sono stati 1200 civili morti, mentre 10mila sarebbero stati gli arresti. Secondo lo scrittore questo è il segno che il regime di Damasco “disprezza un’intera società che invece vuole guardare al futuro”, e rompere con “un passato di repressione e corruzione”. Dopo la fortunata serie Tv dal titolo “Con relativa calma” (2009) vincitrice di numerosi premi, e con cui la Tv siriana ha trattato per la priva volta la delicata questione della guerra in Iraq, adesso Khalifa vorrebbe realizzare un “musalsal” (serie Tv in arabo) sulle rivoluzioni arabe. Noi lo abbiamo incontrato a Milano, invitato per un intervento alla manifestazione Milanesiana. Ci ha detto: “All’Italia dico che speriamo di non continuare ad essere un’area esportatrice di immigrati, ma di diventare un partner credibile nella costruzione della civiltà umana… Perché una grande cultura come quella araba non può accettare di restare fuori dalla storia”.

Quattro anni di indipendenza

Kosovo, il referendum dei serbi dice no a Pristina

Ilaria Romano

I serbi del Kosovo non riconoscono il governo di Pristina, e alla vigilia del quarto anniversario dell’indipendenza del paese lo hanno ribadito in un referendum giuridicamente inutile ma di grande impatto simbolico, oltre che fonte di qualche imbarazzo per Belgrado.

Maghreb

L'Algeria aspetta la sua primavera

Amara Lakhous

Le dittature producono masse di impauriti, di malati, di umiliati. Sotto le dittature i popoli tirano fuori il peggio del peggio di loro stessi, inventano modi patologici di sopravvivenza come l’autocensura, l’autorepressione, l’autoumiliazione.

Il libro di Sahar Khalifa pubblicato in italiano

L'eredità palestinese, e araba.

Elisa Pierandrei

L'eredità (Ilisso editrice 2011, 294 pagine, 15 euro) stupisce perché, nonostante sia stato pubblicato in arabo nel 1997, risulta oggi, trascorsi ben 14 anni (e una seconda Intifada, una road-map, un 11 settembre, la morte di Arafat e una Primavera araba) di grande attualità. Come se in Cisgiordania si respirasse ancora la stessa aria.

EN Filosofia e Religione

L'uomo che tolse il Corano ai fondamentalisti

Dopo il dossier Ricordando Abu Zayd, prosegue il nostro tributo al grande filosofo egiziano, scomparso a luglio. Pubblichiamo qui nuovi interventi di amici e colleghi.

Il caso di Nasr Hamid Abu Zayd
Abdou Filali-Ansary

Addio, maestro del pensiero critico
Sadik Al-Azm

L'amaro destino di un uomo coraggioso
Paolo Branca

L'«evoluzione» del Corano
Massimo Campanini

Ritratto di un libero pensatore islamico

Ramin Jahanbegloo

Un pioniere della democrazia
Fred Dallmayr

Il mio eroe personale
Abdullahi A. An-Na'im

Ermeneutica e diritti umani
Federica Fedeli

Riformismo islamico

LIBRI - Amina Wadud, Il Corano e la donna. Rileggere il Testo sacro da una prospettiva di genere (Effata’ Editrice, 2011)

Nina zu Fürstenberg

Amina Wadud afferma il principio dell’uguaglianza femminile e prepara il terreno per un equo trattamento dei generi tramite il metodo di una ermeneutica che valorizzi la responsabilità morale degli individui e l’uguaglianza. Secondo l’autrice, lo studio del Corano richiede dinamicità e impegno, dato che non prescrive una struttura sociale inamovibile e ferma nel tempo per l’uomo e per la donna; al contrario esso contiene il potenziale necessario per far avanzare la società umana verso una collaborazione tra i generi più proficua e soddisfacente rispetto a quella che oggi abbiamo di fronte.

EN Immigrati/2

La cristianità di fronte alla stranierità

Enzo Bianchi intervistato da Sara Hejazi

Nel suo recente L’altro siamo noi (Einaudi, 2010) Enzo Bianchi, monaco fondatore della comunità di Bose e scrittore prolifico, tratta il tema della gestione del conflitto tra il sé e l’altro in termini cristiani, riflettendo sul recupero dei valori fondanti della cristianità per affrontare la paura, la diffidenza e l’“autismo culturale” che oggi caratterizzano il rapporto tra presenza immigrata e identità autoctona.

Viaggio in India

La mia banda suona il rock a Delhi. Con gli incantatori di serpenti

Ludovica Valori

Il progetto Nomadic Orchestra of The World prende forma a poco a poco, viaggio dopo viaggio. Chi avrebbe mai immaginato di veder suonare insieme chitarristi rock e incantatori di serpenti? Musici erranti del deserto affrontare i palchi dei grandi festival assieme a una band di rodata esperienza? A dicembre, per la prima volta ,una rock band italiana ha tentato l’impresa. Come ha reagito il pubblico indiano?

Resetdoc in India

La paura fa bene all'audience. Ma fa male al dialogo

Valeria Fraschetti

Più cassa di risonanza - di allarmismi popolari e interessi politici ed economici - che mezzo per diffondere indagini indipendenti e informazione ponderata. Questo è l’elemento che sembra accomunare il sistema mediatico europeo e indiano nella copertura giornalistica delle minoranze emerso durante la tavola rotonda “When the Fear of Diversity boosts the Audience: How Media can Increase (In)Security”, in cui si sono confrontati Jörg Lau, Pankaj Pachauri e Shoma Chaudhury - nell’ambito della conferenza promossa a Nuova Delhi da ResetDoc e dal titolo “Cultural and Religious Pluralism. The Muslim minority in the Indian democracy. East-West Comparison”.

EN Afghanistan

La società civile afghana guarda a Bonn 2 e al passaggio di consegne del 2014

Ilaria Romano

Sono passati 10 anni dalla Conferenza di Bonn e il 5 dicembre prossimo la comunità internazionale dovrà fare il punto sui risultati dell’intervento in Afghanistan. Ma in vista di Bonn II né il governo di Kabul né la comunità internazionale hanno ancora consultato la società civile, che un decennio dopo continua a chiedere di essere riconosciuta come soggetto capace non solo di avanzare proposte, ma di negoziarle.

Libri

La vita «sprecata» di una dittatura

Francesca Giorgi

Rapsodia irachena (Feltrinelli, Milano – Euro 10,00 – traduzione dall’arabo di Ramona Ciucani) è il primo romanzo di Sinan Antoon, autore iracheno che, dal 1991, vive in esilio negli Stati Uniti dove insegna Letteratura Araba alla New York University. È ambientato nella Baghdad della fine degli anni ’80, nel pieno del conflitto con l’Iran, in un periodo che l'autore descrive così: «Vivere qui significa sprecare tre quarti della propria vita ad aspettare. Aspettare cose che raramente arrivano: Godot, la rivoluzione, l’autobus, la fidanzata e via dicendo».

Libri

L’Italia e l’immigrazione, che si vive e si scrive

Sabrina Bergamini

“Prima la vita”, come recita il titolo di uno dei racconti che fa parte della raccolta Permesso di soggiorno. Gli scrittori stranieri raccontano l’Italia, a cura di Angelo Ferracuti (Ediesse 2010). Gli scrittori del libro vengono da ogni parte del mondo (Romania, Argentina, India, Cina, Egitto, Congo, Togo, Palestina, Eritrea, Senegal, Algeria), sono conosciuti perché scrivono su quotidiani e settimanali italiani, sono scrittori e sono impegnati nella società civile e nelle istituzioni delle città dove vivono. Scrivono in italiano, e questa diventa una scelta anche politica.

Migranti

L’immigrazione è una risorsa preziosa

Azzurra Meringolo

Dopo lo scoppio delle primavere arabe, l’Europa sta guardando attentamente a quanto avviene sulle coste meridionali del Mediterraneo, interrogandosi sull’evoluzione dei flussi migratori provenienti da questa regione. Il loro futuro dipende infatti da quello delle transizioni in atto perché, qualora il processo di democratizzazione avesse successo, alcune dinamiche potrebbero addirittura invertirsi.

LIBRI - “L’islam spiegato ai leghisti”, di Khaled Fouad Allam

L’islamofobia spiegata all’Occidente

Sabrina Bergamini

Il discorso politico e mediatico, ma anche parte della recente letteratura, esprimono «una paura inconscia dell’islam che riecheggia nell’immaginario collettivo. Questo fenomeno – scrive l’autore – investe due settori delle nostre società: le opinioni pubbliche, in Europa e non solo; ma anche la sfera degli studiosi, dei giornalisti, e talvolta degli scrittori e degli artisti. Paura inconscia da un lato, e dall’altro una realtà spesso crudele nella violenza politica e nel terrorismo – che utilizza l’identità religiosa come fondamento della sua azione politica – hanno creato le basi per lo svilupparsi di quel fenomeno chiamato islamofobia». Khaled Fouad Allam, L’islam spiegato ai leghisti, edizioni Piemme, settembre 2011, 182 pagine, 15,50 euro.

Film

MOOZ-LUM, un film di Qasim «Q» Basir

Elisa Pierandrei

Straordinario debutto alla regia di Qasim “Q” Basir in “Mooz-lum”, indie-film contro l'intolleranza che racconta la difficile integrazione di un giovane musulmano d'America negli anni subito prima dell'11 settembre. Il film colpisce perché affronta l’argomento da un prospettiva finora poco esplorata.

AR Israele e Palestina

Ma che cosa pensa di fare Netanyahu?

Michael Walzer

Obama ha cercato di aiutare Netanyahu a evitare o posticipare il voto alle Nazioni Unite, per dare a Israele la possibilità di convertire la proclamazione dello Stato di Palestina in un progetto congiunto dei due popoli. Quali che siano le possibilità di successo, l’avvio di seri negoziati sui confini israeliani è un’esigenza fondamentale, e l’ostinato rifiuto di Netanyahu mi sembra una scelta folle. Non inaspettata, ma pur sempre folle. La speranza è che qualcuno alla Casa Bianca abbia un’idea sui prossimi passi da compiere.

Egitto

Massacro di Copti: «ma sono state le forze dell’ordine ad attaccare i manifestanti»

Azzurra Meringolo

“La repressione delle dimostrazioni di strada da parte della polizia è il proseguimento della politica del vecchio regime, la continuazione di quella strategia con la quale per decenni si è cercato di dividere copti e musulmani per evitare che lavorassero insieme per minare le fondamenta del regime dittatoriale. Ora l’obiettivo dei militari è quello di distrarre le masse che si stanno preparando a scioperare e a dimostrare contro le politiche del nuovo governo. Gli eventi di domenica non ha nulla a che fare con lo scontro settario”. A parlare è Hossam El-Hamalawy, blogger e giornalista egiziano che dall’inizio della primavera araba è stato in prima linea nel seguire gli eventi che hanno portato alla caduta di Mubarak.

EN Numero speciale di Seminar

Minoranze e pluralismo

Un confronto tra India e Europa

Per Reset-Doc un numero speciale in inglese della rivista indiana Seminar e un saggio di Mujibur Rehman sulla minoranza musulmana in India.

Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Jugoslavia

Mladic all'Aia, la Serbia più vicina all'UE saltando il Kosovo

Ilaria Romano

La cattura, l’estradizione e il processo che si è aperto all’Aia avvicina la Serbia all’Europa. Non per caso il presidente Tadic ha parlato di “chiusura di una delle pagine più difficili della storia recente del paese”.

Italia – Afghanistan. A Roma Karzai e Monti sanciscono la cooperazione

Nella road map, economia e sicurezza e intanto si armano gli AMX

Antonella Vicini

Due firme sull'Accordo bilaterale sul partenariato e la cooperazione di lungo termine, una stretta di mano con il capo del Governo Monti davanti agli obiettivi e un “grazie mille” in un italiano stentato, ma ben studiato. Il presidente afghano Hamid Karzai ha voluto incorniciare così la sua prima tappa del tour avviato in Europa a meno di due mesi dalla Conferenza di Bonn, formalizzando così relazioni con alleati chiave, come Italia, Francia e Germania, prima che abbiano inizio le fasi del ritiro che nel 2014 dovrebbe portare alla conclusione dell'impegno Nato in Afghanistan.

Libri

Noi e gli afgani: diario da Kabul

Emanuele Giordana intervistato da Ilaria Romano

Episodi, luoghi, storie con cui si entra in contatto nella capitale afgana. Diario da Kabul, appunti da una città sulla linea del fronte è una fotografia della quotidianità della guerra, con le contraddizioni e le difficoltà di raccontare quello che un popolo dovrebbe poter esprimere da solo: la sua verità. Emanuele Giordana, prima volta in Afghanistan nel 1974, mette insieme appunti e riflessioni affidati sinora al suo blog, in questo libro edito da O Barra O Edizioni.

Libri

Nonsolovelo. Quando l’Islam è glamour e al femminile

Sabrina Bergamini

Ci sono le storie delle donne musulmane moderne e muslim-chic, delle convertite e di tutte coloro che difendono – anche a prezzo delle vita – i propri diritti e l’affermazione di sé nel romanzo-reportage “I love Islam. Cinque ragazze occidentali, single e modaiole, alla scoperta dell’Islam che conquista”, di Patrizia Finucci Gallo (Newton Compton Editori, 2010). Scrive l’autrice: «A pensarci bene è curioso come una semplice boccetta di smalto, ripudiata dal più acerrimo movimento femminista degli anni Settanta, sia diventata per le donne musulmane l’emblema dell’affermazione, e per gli integralisti una dimensione da esorcizzare e annullare».

Pronto il nuovo dossier dell'Aiea

Nucleare iraniano tra vecchie questioni e nuovi timori

Antonella Vicini

Tutti sono d'accordo che un raid militare contro le installazioni nucleari iraniane porterebbe ad una situazione pericolosa e destabilizzante in tutta l'area, senza la possibilità di prevedere ripercussioni e reazioni a catena. Anche Israele ne è consapevole, ed è per questo che Barak ha sottolineato alla vigilia del rapporto dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea) che “la guerra non è un picnic. A noi piace il picnic ma non la guerra”.

EN Dopo la primavera araba

Nuove sfide per i Fratelli Musulmani

Francesco Aloisi de Larderel, ex ambasciatore italiano in Egitto, commenta l’intervista con Dina Zakaria

Il rinnovamento generazionale è anche il dramma della “primavera egiziana”, perché i gruppi giovanili che hanno portato al rovesciamento della presidenza Mubarak (trascinando poi con se gli operai ed i Fratelli Musulmani) non sono attualmente maggioritari del Paese, incontrano difficoltà ad esprimere un movimento politico strutturato, e difficilmente erediteranno il potere in occasione elle prossime elezioni (Ma anche il 1848 europeo non vide l’immediata vittoria delle idee che propugnava, che si affermarono però a distanza di una generazione!).

Filosofia

Nussbaum: «È la cultura che ci salverà. Non il denaro»

Un'intervista dì Alessandra Cardinale

Se in un Paese democratico un importante ministro della repubblica sbeffeggia pubblicamente l’importanza della cultura (“Di cultura non si vive, vado alla buvette a farmi un panino alla cultura e comincio dalla Divina Commedia”), se, magari nello stesso Paese, un altro importante ministro taglia docenti, ricercatori, quindi numero di ore, delle facoltà umanistiche, ritenute un lusso in tempi di austerity, qual è il futuro di questo Paese? Martha Nussbaum, la grande filosofa americana, professoressa di Law and Ethics all’Università di Chicago, collaboratrice del premio Nobel per l’economia Amartya Sen, studiosa di John Rawls, teorica del femminismo liberale, nel suo nuovo saggio Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica (ed. il Mulino) dà una risposta a questa domanda e spiega perché le democrazie devono necessariamente nutrirsi della cultura umanistica e artistica.

Integrazione

Patriot act in un condominio romano

Amara Lakhous

Penso che il condominio sia la pancia di un paese, lo specchio di una società, un vero laboratorio per anticipare il futuro. Un amministratore di un palazzo molto astuto, è riuscito ad imporre 'pacificamente' ai suoi inquilini una serie di misure. La prima consiste nell'installare un sistema antifurto costosissimo, dimenticando che il palazzo in questione sia sulla Prenestina, non ai Parioli...

EN Minareti

Politica della preghiera islamica nella sfera pubblica europea

Nilüfer Göle

Il velo e la preghiera, due precetti dell’Islam, portano la religione nella vita pubblica e nel dibattito europei. La preghiera in Europa, dove i musulmani rappresentano una minoranza, diventa una questione di rilevanza pubblica. Dalla prospettiva del discorso liberale sulla libertà religiosa e di professione di fede, quest’ultima ha bisogno di un luogo di culto. L’autrice cita tre casi di preghiera che hanno stimolato un dibattito pubblico per illustrare la specificità di pratiche religiose di contestazione nello scenario europeo. Il confronto con l’Islam, inoltre, fa passare i cittadini e i paesi europei un tempo considerati parte della periferia del Vecchio Continente al Centro. La Svizzera, che non è un paese membro della Ue, diventa europea, e irrompe al centro del dibattito passando per la porta dell’Islam.

Libri

Quell'indiano con lo stomaco di Glasgow

Francesca Giorgi

Giunto alla soglia dei 40 anni, Singh Kohli, nato a Glasgow da genitori indiani di religione sikh, decide di tornare in India, dove è già stato molte volte, per tentare di porre sul suo paese di origine uno sguardo diverso. Per comprendere le ragioni per cui schiere di occidentali, dagli anni ’60 fino a oggi, proprio lì si sono recati per ritrovare sé stessi. E anche con un progetto insolito: cucinare in India, a persone indiane, alcuni cavalli di battaglia della cucina britannica. Un'esprienza che Singh Kohli racconta in Indian takeaway (Newton Compton editori, Roma 2010 – Euro 14,90).

hand in hand

Ragazzi palestinesi e israeliani cercano la pace sui banchi di scuola

Azzurra Meringolo

Si stringono bene i pantaloni, si sistemano il velo e lanciano un ultimo sguardo allo specchio prima di uscire dal loro spogliatoio ed entrare in campo, dove le avversarie, rigorosamente in pantaloncini e maglietta, le stanno già aspettetando. Sono carichi di emozioni gli occhi di queste ragazze che sono scese in campo non solo per vincere la partita, ma per gettare un seme di speranza su quest’arida terra tra loro contesa.

Arabia Saudita

Ryiad dietro le quinte della primavera araba, di nuovo al voto senza le donne

Ilaria Romano

Nel mezzo delle rivoluzioni in corso in Nord Africa e Medio Oriente, l’Arabia Saudita sta cercando di contenere la crisi fra i suoi “vicini” del Golfo e allo stesso tempo di monitorare la situazione siriana, nell’ottica di una politica di contenimento dell’Iran; la stessa che negli anni ha consentito alla monarchia di Riyad di mantenere rapporti privilegiati con gli Stati Uniti.

Musulmani d'Italia

Se Maometto parla napoletano

Ernesto Pagano

Ciro cercava un libro su Maradona, e ha incontrato il Corano. La sua storia, come quella di Francesco, sembra un caso isolato, ma a Napoli, come nel resto d'Italia, le conversioni all'Islam stanno aumentando. Per Massimo Cozzolino Abdallah, responsabile della Moschea di Piazza Mercato, dopo l'11 settembre 2001 c'è stata una crescita esponenziale di persone attratte dall'Islam.

L'espulsione di Khalid Chaouki

Se i giovani musulmani d'Egitto sono più pluralisti di quelli italiani

Daniele Castellani Perelli

Proprio mentre i giovani del sud del Mediterraneo indicano al mondo arabo un futuro di democrazia e pluralismo, e i religiosi si mischiano ai laici e agli atei, i nostri giovani musulmani espellono dal Consiglio dei garanti uno dei fondatori storici dei Gmi, Khalid Chaouki, direttore di Minareti.it e collaboratore di Reset. Che racconta: «Così si colpisce il dissenso. L'associazione subisce l'influsso di movimenti radicali esterni».

EN Un libro a cura di Nader Hashemi e Danny Postel

The People Reloaded. The Green Movement and the Struggle for Iran's Future

Dal giugno del 2009, la Repubblica islamica d'Iran ha visto la più imponente ribellione politica degli ultimi trent'anni. Il Movimento verde è stato descritto come una «intifada iraniana», un «grande evento di emancipazione», un «movimento grassroots per i diritti civili» e «qualcosa di straordinario, forse anche una rivoluzione sociale». Quali sono i suoi obiettivi – sono rivoluzionari, riformisti o tutt'altro ancora? Questo volume indispensabile è il primo a mettere insieme le voci principali e gli attori chiave del Movimento verde, fornendo una road map intellettuale e politica in questo punto di svolta della storia iraniana. Una risorsa vitale per lo studio dell'Iran, dei movimenti sociali e il futuro del Medio Oriente.

Libri

Tiziano Terzani fotografo d'Oriente

Maria Elena Viggiano

Con la pubblicazione del libro Tiziano Terzani - Un mondo che non esiste più (304 pag, Longanesi, 22 euro) si scopre una parte inedita del famoso giornalista. Il figlio Folco ha deciso di aprire gli armadi pieni di scatole con buste di foto, su cui è scritto il luogo di appartenenza, e sceglierne alcune da una montagna per cercare di ripercorrere la vita del padre. Sfogliando il libro e guardando le centinaia di foto in bianco e nero, sembra di compiere un viaggio nella vita di Tiziano Terzani, di poter essere partecipi delle sue trasformazioni personali, da corrispondente per il periodico tedesco Der Spiegel fino al suo ritiro nella baita nell’Himalaya indiano. Per la prima volta però i suoi racconti non sono affidati alla parola scritta, perché il libro svela una parte inedita: quella di fotografo.

EN La Tunisia si prepara al voto del 23 ottobre

Tunisia al voto. Valzer di numeri per i partiti in lizza

Antonella Vicini

Alla fine hanno superato il centinaio, una chiara risposta al monocolore di Ben Ali. I partiti tunisini che parteciperanno alle elezioni del 23 ottobre sono per la precisione 105, mentre le liste sono 1742: circa 1600 in Tunisia e un centinaio per i residenti all'estero. Poco più della metà, e cioè 845, sono state depositate da veri e propri partiti, altre 678 da gruppi indipendenti o da formazioni minori, meno organizzate. Tutto questo a fronte di 3 milioni e 800mila potenziali elettori, quelli che si sono regolarmente iscritti ai seggi e che voteranno nelle ventisette circoscrizioni elettorali, a cui vanno aggiunte sei all'estero.

Libri

Un amore speziato tra Londra e l'India

Francesca Giorgi

In Profumo di spezie proibite (Edizioni Piemme, Milano 2011 – Euro 19,50 – Traduzione di Teresa Badalucco), suo romanzo d’esordio, la scrittrice anglo-indiana Priya Basil racconta una saga familiare tra India, Kenia, Uganda e Inghilterra, a partire dal 1948, anno della tragica partizione tra India e Pakistan e inizio della dissoluzione dell’Impero Britannico. Pryia Basil tesse una trama avvincente e ben lontana dalla banalità, con molti colpi di scena che fanno arrivare all’ultima pagina in un attimo.

Libri

Un'equilibrista tra Roma e Mogadiscio

Sabrina Bergamini

Igiaba Scego è una scrittrice e giornalista, nata a Roma da genitori somali fuggiti dalla dittatura di Siad Barre, un padre che è stato ministro degli Esteri e si è rifugiato a Roma – convinto che fosse una città magica perché spinto dal ricordo di un concerto di Nat King Cole ascoltato al Teatro Sistina – e di una mamma che ha cresciuto la figlia raccontandole le favole e le storie e i racconti della Somalia. La mia casa è dove sono (Rizzoli 2010) è la sua storia di ragazza che diventa donna e che da bambina ha conosciuto gli insulti per il suo essere nera.

EN Tavola rotonda a New York, 9 dicembre 2011

Una discussione sulla xenofobia in Usa e in Europa

Presso l’Institute for Public Knowledge della New York University, il 9 dicembre alle 18.00

L’Institute for Public Knowledge della New York University ha ospitato la tavola rotonda“The background of xenophobia”. La discussione è stata dedicata all’analisi delle radici culturali e politiche del fanatismo anti-immigrati che in questo primo decennio del XXI secolo ha ricominciato a manifestarsi nella vita pubblica Europea e statunitense. La discussione ha ospitato gli interventi di Benjamin Barber (Demos e Rutgers University), Seyla Benhabib (Yale University), Jytte Klausen (Brandeis University) e Ian Buruma (Bard College, NY). Venerdì 9 dicembre, 6-8 pm a 20 Cooper Square, Sala Conferenze 5° Piano. Metro: 6 (Astor Place), N, R (8va strada).

EN Libri - Osso di Maiale e mani di Lebbroso, di Mostafa Mastur

Una straordinaria introduzione alla società iraniana contemporanea

Roberto Toscano

Si viene immediatamente presi da uno straordinario ritmo, da una narrazione che apparentemente è spezzata, ma che al contrario è coerente e del tutto unitaria. È quasi una sceneggiatura pronta per una versione cinematografica. A me è subito venuto in mente “Short Cuts”, il film di Altman – cosa tutt’altro che sorprendente, visto che Mastur è il traduttore in lingua persiana di Raymond Carver, l’autore del testo da cui il film è stato tratto. Osso di maiale e mani di lebbroso, di Mostafa Mastur, Edizioni Ponte33, 92 pagine, 11 euro.

EN Philosophy4freedom.org

World Philosophy Day, l'Unesco cancella l'evento di Teheran

Il 9 novembre il segretario generale dell'Unesco Irina Bokova ha annunciato che la Giornata Mondiale della Filosofia non si celebrerà più a Teheran, dove era stata inizialmente prevista l'edizione del 2010, e che nella capitale iraniana non si terrà più nemmeno alcun evento secondario: ogni riconoscimento dell'Unesco è ufficialmente ritirato. La decisione ha tolto finalmente dall’imbarazzo l’Unesco e ha reso ancora più evidente l’isolamento di Teheran (Leggi qui la reazione indignata del regime iraniano). Il merito va anche al dibattito suscitato dalla protesta di Resetdoc, cominciata con una lettera da noi inviata lo scorso gennaio alla direttrice dell’Unesco. Dopo le tante adesioni al nostro appello, avevamo aperto sul web una pagina dedicata al lancio di un World Philosophy Day alternativo (philosophy4freedom.org). Come ha scritto il New York Times raccontando la nostra iniziativa, l'Unesco rischiava di «trasformare la sua "scuola di libertà" in un esercizio di propaganda per un regime brutale» (Leggi anche gli articoli che Wall Street Journal, Guardian, Corriere della Sera, Pbs.org (Hamid Dabashi and Binesh Hass), Insidehighered e La Stampa hanno dedicato alla nostra protesta).

L’Unesco cancella finalmente la Giornata filosofica di Teheran

Un nostro piccolo successo

La funzione civica della filosofia
Ramin Jahanbegloo

Perché il Guardian sbaglia
Fred Dallmayr

Gli altri articoli

EN Immigrati/1

«I cattolici devono osare di più»

Don Antonio Sciortino (direttore di «Famiglia Cristiana») intervistato da Federica Zoja

«Per favorire una maggiore accoglienza e integrazione degli stranieri, sia pure nel rispetto della legalità, i cattolici devono osare di più, essere fermento tra la gente, aiutando a vincere paure e diffidenze verso gli stranieri. Su questi temi la Chiesa deve alzare la voce, quando occorre. Non balbettare o tacere, perché il silenzio non è in linea col Vangelo». Don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana e autore di “Anche voi foste stranieri” (Feltrinelli 2010), riflette in quest'intervista sull'immigrazione da un punto di vista cristiano, e sui rapporti tra Chiesa e politica in Italia.

EN Libri

«La crisi economica? Colpa del consumismo»

Raj Patel intervistato da Sara Hejazi

Nel suo ultimo libro Il valore delle cose e le illusioni del capitalismo (Feltrinelli 2010) Raj Patel, intellettuale cosmopolita e attivista impegnato nel campo socioeconomico, mette in relazione la crisi economica, alimentare e climatica che tocca l’intero pianeta con un grande fallimento politico: il fallimento della democrazia così come si presenta oggi.

Marsilio – I libri di Reset

«La guerra delle moschee». Il nuovo libro di Stefano Allievi

Le polemiche intorno alle moschee che attraversano l’Europa, dalla Svezia all’Italia, viste dal sociologo dell'Università di Padova. Uno strumento indispensabile per conoscere un tema spesso citato in modo approssimativo, per uscire dagli estremismi inconcludenti, per trovare soluzioni all’altezza di un’Europa lungimirante e pluralistica.  

EN Dopo la primavera araba

«L’Egitto non può più fare a meno di noi donne»

Azzurra Meringolo intervista Dina Zakaria, portavoce del partito Libertà e Giustizia al seminario organizzato con tutti i nuovi soggetti politici egiziani dal Parlamento Europeo

Questa intervista è commentata da Francesco Aloisi de Larderel, ex ambasciatore italiano in Egitto, nell'articolo "Nuove sfide per i Fratelli Musulmani"

“L’Egitto è entrato in una nuova fase, una fase che non può fare a meno di noi donne. A tutte le egiziane è chiesto ora di attivarsi per il bene del paese” dice a Reset Dina Zakaria, membro della Fratellanza Musulmana e rappresentante di Libertà e Giustizia, il neonato partito del movimento islamico conservatore. “Nella mia famiglia di origine non vi erano membri della Fratellanza. Ho deciso da sola di entrare a far parte del movimento quando frequentavo l’Università. Volevo avvicinarmi all’islam sinceramente. All’epoca non avrei pensato che un giorno avrei rappresentato la Fratellanza a Bruxelles” spiega con il suo inglese perfetto Dina. Ventisette anni, una laurea in scienze politiche e due figli, Dina, lo scorso luglio, è stata la portavoce di Libertà e Giustizia al seminario organizzato con tutti i nuovi soggetti politici egiziani dal Parlamento Europeo.

EN Immigrazione

«Mentre l'Italia si lamenta, Tunisia e Egitto accolgono centinaia di migliaia di profughi libici»

Conversazione con Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati UNHCR. Di Ilaria Romano

In questi giorni l’Unhcr ha invitato i paesi donatori a fornire i finanziamenti necessari all’assistenza umanitaria in Libia e nei paesi confinanti. Nel frattempo continua a lavorare con le agenzie locali, sulle sponde del Mediterraneo. In alcuni casi il lavoro consiste anche nella ricerca delle persone che hanno preso il mare e di cui si sono perse le tracce.

Parla l'avvocato di Sakineh

«Quei diritti negati alle donne iraniane»

Mohammad Mostafaei intervistato da Ilaria Romano

Mohammad Mostafaei è stato l'avvocato di Sakineh Ashtiani, la donna iraniana condannata a morte per adulterio e diventata un caso simbolo a livello internazionale. Ha difeso Delara Darabi, la giovane pittrice accusata di omicidio a 17 anni e impiccata a 23 il primo maggio del 2009. Ma ha assistito anche tante altre donne e minorenni di cui non si conoscono nomi e storie, e per le pressioni subite da lui e dalla sua famiglia è stato costretto, l'estate scorsa, a lasciare l'Iran. E' partito dopo l'ultimo interrogatorio del 24 luglio, nel tristemente noto carcere di Evin. Ora vive in Norvegia, dove ha ottenuto lo status di rifugiato politico. In Italia  è stato ospite di tre incontri organizzati da Amnesty International a Roma, Ferrara e Torino,  nell'ambito di “Write for Rights - Una lettera per i diritti umani", la maratona mondiale di raccolta firme che celebra il 10 dicembre, la Giornata mondiale dei diritti umani.

EN Istanbul Seminars: 19-24 maggio 2011

«VIA DALLA TRAPPOLA DEL RISENTIMENTO»

Istanbul Seminars 2011 – Filosofi di qua e di là del Bosforo

Quest’anno gli Istanbul Seminars puntano sul tema Overcoming the Trap of Resentment (Via dalla trappola del risentimento). Come contrastare scelte politiche basate sulla paura in una fase di incertezza economica e di importanti flussi migratori? Islam e Occidente: la sfida del pluralismo come risposta politica alla polarizzazione di identità e culture. La ricerca di antidoti democratici al radicalismo e alla xenofobia. Oltre a un focus speciale sul ruolo dell’Islam nella sfera pubblica dei paesi democratici, la discussione coinvolgerà anche la recente trasformazione dei paesi arabi e le sue implicazioni per l’Europa e l’intero Mediterraneo. Ulteriori informazioni sono disponibili su questa pagina.

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Lessico

Etnopsichiatria-Etnopsicologia

L’etnopsichiatria e l’etnopsicologia sperimentano strade da seguire per tenere conto delle differenze culturali all’interno dei saperi e delle pratiche disciplinari (occidentali) della psichiatria e della psicologia.

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