“Ecco perche’ l’intervento americano e’ profondamente rischioso”
23 January 2007

Sono anche morti dei civili, e resta da vedere se tutto ciò colpirà la strategia dei terroristi in Africa o la aiuterà”. Ma Menkhaus – che è stato in Somalia lo scorso dicembre ed è l’autore di Somalia: State Collapse and the Threat of Terrorism – è critico anche nei confronti dell’Ue: “Se l’Europa si fosse impegnata più seriamente in Somalia, attraverso un lavoro diplomatico più efficace, le sue critiche agli Stati Uniti sarebbero oggi più autorevoli. La politica dell’Ue è ostaggio di interessi provinciali. Tutti hanno fatto fallire la Somalia. Tutti”.

Secondo lei in Somalia siamo di fronte a uno scontro di civiltà?

Assolutamente no, odio questo concetto, questa solfa della Cristianità in guerra con l’Islam. Nel caso della Somalia questo tipo di analisi serve gli interessi dei pochi che vogliono dipingere il conflitto come una jihad o come uno scontro di civiltà. Tutti sanno che la situazione è molto più complessa e ha molto più a che fare con la geopolitica che con la religione o le civiltà.

Secondo lei quali sono le ragioni dell’intervento americano?

Devo premettere che non disponiamo delle informazioni necessarie per poter giungere a conclusioni autorevoli sulla politica degli Stati Uniti, ma secondo me ciò che hanno fatto gli americani (intendo dire gli attacchi aerei nel sud della Somalia) è stato cogliere al volo un’occasione inattesa. Non credo che facesse parte di un piano concordato con l’Etiopia, inteso a cacciare gli agenti stranieri di Al Qaeda e poi colpirli con attacchi aerei, per la semplice ragione che nessuno prevedeva che l’Unione delle Corti Islamiche (UCI) si sarebbe dissolta tanto facilmente e che i suoi superstiti avrebbero abbandonato Mogadiscio. Tutti si attendevano che si sarebbero riorganizzati a Mogadiscio e avrebbero combattuto una guerriglia urbana asimmetrica che avrebbero anche potuto vincere (o che almeno avrebbe prodotto una situazione di stallo). Così l’inatteso crollo dell’UCI, dovuto a errori e a fratture interne, ha creato un’inattesa opportunità in cui si ritrovavano scoperti i tre agenti stranieri di Al Qaeda e gli altri uomini a cui erano interessati gli Stati Uniti. Gli Usa vi hanno visto un’opportunità per dar loro la caccia, questa è la mia interpretazione. Se sia stata una buona o una cattiva idea è un’altra faccenda. Credo però sia stata un’operazione rischiosa per più motivi.

Per quali motivi?

Perché così oggi lega direttamente gli Usa con il coinvolgimento etiope. Se va male, la popolazione somala considererà gli Stati Uniti direttamente responsabili per l’impatto di lungo termine di quell’azione. Sono morti dei civili, ma non è facile verificarne il numero esatto. Resta da vedere se tutto ciò colpirà la strategia dei terroristi in Africa o la aiuterà. Il tempo dirà.

Questo intervento unilaterale americano è stato fortemente criticato dall’Ue e dalle Nazioni Unite. Secondo lei hanno ragione?

Ci sono state diverse prese di posizione da parte delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea. Preferisco rispondere a singole affermazioni. Quella del Segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-moon è stata molto generica, esprimeva una preoccupazione sull’uso della forza sulla quale nessuno può essere in disaccordo. Le condanne degli attacchi, che sono venute da parte di alcuni paesi europei, devono tenere in conto il fatto che i tre individui ricercati dagli Stati Uniti hanno fatto saltare in aria le ambasciate americane di Dar-es-Salam e Nairobi, con un enorme costo di vite umane (soprattutto keniote). E che quegli uomini sono ancora a piede libero. In un contesto in cui non esiste un’efficiente sovranità statale in Somalia, se l’Europa avesse fornito un livello di impegno più importante, se la sua diplomazia in Somalia fosse stata più efficace, credo che le sue critiche alla politica degli Stati Uniti sarebbero oggi più autorevoli. Quando guardiamo alla storia della diplomazia europea in Somalia negli ultimi anni, vediamo che i suoi risultati non le danno molta autorità morale. La politica dell’Ue è stata inconsistente ed è stata ostaggio di interessi provinciali. Personalmente non penso che alcuna potenza esterna possieda oggi l’autorità morale per criticare gli altri. Tutti hanno fatto fallire la Somalia. Tutti.

Come si è comportata l’Unione Africana in questa situazione?

All’Unione Africana mancano le risorse per condurre l’intervento di peacekeeping di cui si discute. Inoltre corre il rischio di non agire con neutralità, perché la sua politica viene considerata più favorevole all’Etiopia, mentre la Lega Araba è più vicina alle Corti islamiche. Quindi ci sono problemi di neutralità per quanto riguarda la diplomazia, e ci sono problemi di capacità sulla questione del peacekeeping. Non possiamo chiedere all’Unione Africana di fare in Somalia più di quello che è in suo potere.

Perché l’Africa sta diventando così strategicamente importante per gli Stati Uniti?

Non so se strategicamente sia oggi molto più importante di ieri. Ci sono zone dell’Africa che lo sono, o perché pongono maggiori rischi alla sicurezza o per le loro risorse di petrolio. Ma la maggior parte dell’Africa conserva una priorità piuttosto bassa, se confrontata con quella di altre parti del mondo.

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