Non fate i bulli con l’Iran
Hossein Derakhshan 7 March 2007

E’ l’ultima ipocrisia dell’Occidente: punire l’Iran per una legge che non ha infranto. Quando nessuno ha trovato la minima prova che l’Iran stesse producendo armi nucleari – che è l’intero scopo del trattato di non-proliferazione che ha firmato –, quale tipo di legge internazionale giustifica le sanzioni del consiglio di sicurezza dell’Onu nei suoi confronti? Da quando il diritto internazionale è diventato capace di misurare le intenzioni dei paesi e reagire a esse, nel caso in cui l’Iran intendesse produrre armi nucleari? E come mai lo stesso consiglio di sicurezza chiude un occhio su Israele, India e Pakistan – che tutti sapevano avere la stessa intenzione? Non hanno mai firmato il trattato di non-proliferazione, eppure la loro sfida è stata ed è ancora premiata.

Intendiamoci, se il potente Regno Unito, che ha vissuto sicuro tra i suoi vicini pacifici, sente ancora la necessità del proprio arsenale nucleare, perché non dovrebbe avvertirne la necessità anche uno stato sovrano come l’Iran, che è stato costantemente sottoposto alla minaccia statunitense fin dalla sua rivoluzione popolare contro una monarchia allineata all’America, corrotta e incompetente? Specialmente quando improvvisamente trova che due dei paesi suoi confinanti sono stati invasi. Questa è la ragione per cui io sosterrei decisamente l’Iran se un giorno decidesse di iniziare a produrre le armi. Ma ha davvero iniziato? Tutti dicono che anche se l’Iran ha in programma di farlo, ci vorranno almeno 10 anni prima che ci riesca. Allora cosa sono veramente tutte queste minacce?

Più cresce lo scontro tra l’Occidente e l’Iran, più mi convinco che il vero problema dell’Occidente rispetto alla Repubblica islamica iraniana non siano le sue attività nucleari, il suo livello di democrazia, lo stato dei diritti umani o il suo sostegno a gruppi “terroristi”. Il Pakistan, seguito da presso dall’Arabia Saudita, batte senza dubbio l’Iran su tutti questi fronti. Il vero problema è che la Repubblica islamica ha deciso di essere indipendente in una regione satura di risorse energetiche fossili e, allo stesso tempo, guidata da marionette americane. L’Iran ha posto la maggiore sfida permanente all’egemonia americana in tutto il mondo e, così, deve pagare un prezzo.

Sempre di più, molti degli iraniani secolari, come me, pensano che anche se l’Iran si trasformasse nello stato più democratico, secolare, giusto e pacifico della terra, non ci sarebbe garanzia che gli Stati Uniti non trovassero un’altra scusa per cercare di rovesciare il suo governo. Inizierebbero a minacciare l’Iran per il suo “ruolo devastante” nel cambiamento climatico o nei diritti degli animali, o – chissà ?- nell’obesità. Gli interessi della Repubblica islamica, con tutte le sue lotte, sfide e falle interne, non sono mai coincisi così tanto con gli interessi della Persia come nazione storica. È qui che, nonostante la loro profonda insoddisfazione e frustrazione, si trova il sorprendente sostegno della maggior parte degli iraniani per la Repubblica islamica e per la sua resistenza agli Stati Uniti, simboleggiata dal programma nucleare.

Non dico questo da fervente uomo religioso che ha poster seducenti di Ahmadinejad sulle pareti della propria stanza. In realtà sono ateo e questo può darmi seri problemi in qualsiasi paese islamico. Non ho votato per Ahmadinejad e farei qualsiasi cosa per rovesciarlo democraticamente. Ho anche rischiato la mia vita e il mio futuro in Iran diventando il primo iraniano dopo la rivoluzione a visitare pubblicamente Israele. Perché? Per oppormi alla propaganda disgustosa e demonizzante di entrambe i paesi, l’uno contro l’altro, e per salvare mia nonna, il postino o il professore universitario dall’essere paragonati a soldati nazisti che devono essere bombardati domani.

Di fatto, sono persino una vittima dello stato paranoide dell’Iran che censura le critiche e punisce il dissenso per paura di una rivolta sostenuta dall’estero. (Ricordate che la CIA aveva commissionato articoli di giornale e fumetti per screditare il primo ministro Mossadeq prima di rovesciare il suo governo eletto democraticamente attraverso un colpo di stato nel 1953). In Iran il mio blog è stato chiuso e io sono stato imprigionato e costretto a firmare un’apologia per quanto avevo scritto prima che mi fosse permesso di lasciare Teheran nel 2005. Ovviamente sogno un Iran aperto, libero, giusto e secolare, guidato da funzionari competenti e rappresentativi e in pace con il mondo intero, incluso naturalmente Israele. Tuttavia, credo che la Repubblica islamica sia una causa di valore, che valga la pena difendere e, al peggio, è di gran lunga meglio di qualsiasi cosa gli Stati Uniti o chiunque altro possano portare in Iran.
Se gli Stati Uniti dichiarassero guerra all’Iran, di sicuro tornerei a difenderlo.
Fortunatamente, non sono solo.

Questo articolo è apparso sul quotidiano The Guardian il 23 febbraio 2007. Il blog di Hossein Derakhshan è hoder.com.

Traduzione di Martina Toti

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