Lavoro, corruzione, riforme: i temi del voto
Enrica Piovan 8 May 2007

L’incognita dell’astensionismo

Pochi i giovani e le donne. Si sfideranno 24 partiti e 102 liste indipendenti, per un totale di oltre 12 mila iscritti in 1.144 liste elettorali. A colpi di meeting, congressi, passaggi televisivi e radiofonici, i candidati hanno già cominciato a duellare per conquistare la fiducia degli oltre 18 milioni di algerini chiamati alle urne, ed assicurarsi un posto tra i 389 seggi dell’Assemblea popolare nazionale, la Camera bassa del Parlamento. La grande sorpresa di queste elezioni, secondo molti analisti, sarà il tasso di partecipazione (il più basso mai registrato fu alle legislative del 2002, quando, secondo il Ministero dell’interno, si raggiunse appena il 46%). “La posta in gioco per le autorità – scrive El Watan – sarà di convincere gli iscritti ad andare a votare”: “Impresa non facile – aggiunge – considerato tra l’altro il bilancio disastroso dell’Assemblea popolare nazionale uscente’’.

Alla precedente legislatura, osservano i quotidiani algerini, vengono ascritte colpe come l’astensionismo dei deputati o il fatto di non aver adottato la legge sulla dichiarazione del proprio patrimonio. E in questo clima di sfiducia si è aggiunta anche la situazione di caos che ha caratterizzato la formazione delle liste a livello di tutte le formazioni politiche, ‘’testimonianza – commenta il quotidiano La Tribune – di questa vera ‘corsa all’oro’ che rappresenta il mandato parlamentare’’. Il timore dell’astensionismo è tale che anche le autorità sono corse ai ripari, lanciando una campagna pubblicitaria anti-astensionismo con lo slogan ‘Min adjli El Djazair’ (Per l’Algeria).

Nei programmi disoccupazione, giovani e privatizzazioni

Se l’appello ai cittadini ad andare a votare in massa per impedire frodi fa da leit motiv ai comizi di quasi tutti i candidati, diverse sono invece le priorità e i temi dei vari programmi elettorali. Si basa sul programma del presidente della Repubblica Abdelaziz Bouteflika quello del Fronte di liberazione nazionale (Fln, nazionalista) – di cui Bouteflika è presidente onorario – che detiene da solo la maggioranza dell’Assemblea uscente e che forma la coalizione di governo insieme all’Unione nazionale democratica (Rnd, liberale) e al Movimento della societa’ per la pace (Msp, islamico).

Il presidente dell’Fln, il primo ministro Abdelaziz Belkhadem, in particolare, fin dai primi comizi si è rivolto ai cittadini, indicando tra le ragioni per cui votare il suo partito, il fatto che ‘’è la colonna vertebrale della politica del paese’’ e che favorirà ‘’sicurezza e tranquillità nel Paese’’. Inoltre, ha spiegato, l’Fln non ha mai fatto ‘’false promesse’’ e ora si pone l’obiettivo di portare avanti l’opera cominciata e di continuare a rispondere alle ‘’preoccupazioni’’ dei cittadini. Fa riferimento al programma presidenziale anche l’Unione nazionale democratica (Rnd), dell’ex premier Ahmed Ouyahia, che però si propone come ‘’forza costruttiva’’, avanzando proposte per aggiungere qualcosa al programma di Bouteflika e renderlo più efficace.

Aprendo la campagna elettorale con lo slogan ‘’speranza e sforzi per garantire la stabilità nazionale’’, l’Rnd ha elaborato un programma di 140 punti, in cui spiccano priorità come il rafforzamento del cammino per la riconciliazione nazionale, la ridinamizzazione dell’investimento produttivo, la lotta contro la disoccupazione e la salvaguardia del potere d’acquisto. Il partito di Ouyahia ha anche posto l’accento sulla questione della sicurezza e sulla lotta alla corruzione e alla frode economica, proponendo misure concrete come la modernizzazione e lo sviluppo dei servizi fiscali.

Proprio la lotta alla corruzione è risultata, secondo un sondaggio condotto nell’ultima settimana di aprile dal quotidiano El Khabar, quella che gli algerini considerano la questione prioritaria su cui si dovrebbe imperniare la campagna elettorale, seguita da problemi come il potere d’acquisto, il lavoro, la sicurezza, l’alloggio. Di corruzione, infatti, hanno parlato nei loro comizi, oltre all’Rnd, anche l’Unione per la cultura e la democrazia (Rcd) di Saïd Sadi (secondo cui la frode alle elezioni ha permesso il propagarsi del fenomeno e ha danneggiato la credibilità dello stato e la fiducia del popolo nelle sue istituzioni) e il movimento En-Nahda, che l’ha definita un fattore di ‘’disperazione e depressione’’ per i giovani. Il terzo partito dell’alleanza di governo, l’Msp, punta a ‘’ristabilire la fiducia dei cittadini verso le istituzioni e i suoi eletti’’. Il suo leader, Boudjerra Soltani, che vuole conquistare il 30% dei seggi del nuovo Parlamento, vede nelle prossime elezioni ‘’la chiave’’ che permetterà di trovare soluzioni alla situazione in cui si trovano le giovani generazioni e propone un programma per edificare ‘’uno stato democratico e sociale nel quadro dei principi dell’Islam’’.

Il partito islamico El Islah (la riforma) guidato da Mohamed Boulahia, terza forza nel parlamento uscente, si propone invece come promotore di ‘’cambiamento’’ con un programma che raccoglie 200 soluzioni ai problemi quotidiani dei cittadini e invita gli elettori a scegliere in modo ‘’giudizioso’’ i propri rappresentanti. Cavallo di battaglia del partito dei lavoratori (Pt, sinistra radicale) di Louisa Hanoune, il solo partito guidato da una donna, e con 16 donne candidate come testa di lista, è invece la difesa della sovranità nazionale e la lotta contro la ‘’svendita’’ delle imprese pubbliche, attraverso la privatizzazione, che è causa di disoccupazione: l’impegno politico dei militanti del partito, ha ricordato la Hanoune, è nella direzione della ‘’pace su tutto il territorio nazionale, della costruzione della democrazia e di un’economia indipendente dai diktat dell’Fmi’’.

Il partito Rcd di Sadi, che torna in lizza dopo il boicottaggio del 2002, ha incentrato la propria campagna sull’instaurazione di uno stato democratico che rifletta la lotta condotta durante la Rivoluzione e la lotta alla corruzione. L’Alleanza nazionale repubblicana (Anr) di Redha Malek, che ha unito le forze con l’Udr (Unione per la democrazia e la repubblica) per consolidare la presenza dei democratici nell’assemblea, ha inquadrato le prime fasi della campagna sotto il segno del futuro e dell’ottimismo, augurandosi che il voto sia soprattutto ‘’una chance per i giovani’’. Sull’importanza dei giovani nella gestione del Paese ha puntato anche il Fronte nazionale algerino (Fna) di Moussa Touati, che a livello politico insiste anche sulla riconciliazione nazionale come l’unico modo per ‘’riunificare’’ il popolo algerino. Il movimento En-Nahda, guidato da Fateh Rabiai, ha concentrato invece il suo programma sulla situazione socio economica, culturale e politica del Paese, specificando anch’esso il proprio impegno per la carta per la pace e la riconciliazione nazionale.

In questa partita a colpi di programmi e promesse, cui partecipano molti altri partiti minori con poche speranze di conquistare qualche seggio, giocano la propria parte anche i sostenitori del boicottaggio, come il Fronte delle forze socialiste (Ffs, social democratico) di Ait Ahmed, che ripete la scelta del 2002, e i fedelissimi di Abdallah Djaballah, ex leader di ‘El Islah’ escluso dalla consultazione, che cercano invece di screditare queste elezioni, scettici sulla possibilità che possano davvero portare un qualche cambiamento.

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