Il discorso sulle armi che Obama dovrebbe fare
Benjamin Barber 27 December 2012

“Cittadini, oggi non vi parlo da genitore, malgrado da genitore condivida il dolore per i vostri bambini. Non vi parlo nemmeno da concittadino, malgrado da concittadino condivida la vostra pena e speri di lenire il vostro dolore. Mi rivolgo a voi piuttosto in veste di presidente e principale carica esecutiva degli Stati Uniti d’America il cui primo dovere è quello di proteggere i cittadini americani e tra questi soprattutto coloro che non sono in grado di proteggersi da soli: i nostri figli. Un governo sovrano si conquista il diritto di governare solo quando tiene al sicuro coloro che governa. Prima di qualsiasi altra cosa, il contratto sociale è tenuto a garantire sicurezza ai propri cittadini.

Da genitore, soffro con le famiglie colpite. Da individuo, mi chiedo come potremmo fare a riconoscere e trattare in maniera più efficace le patologie mentali che danno origine a questi efferati massacri. Ma in qualità di vostro presidente sono tenuto a chiedermi cosa si può fare – cosa posso fare io adesso – per regolamentare, controllare e ove necessario bandire le microarmi di distruzione di massa con cui gente instabile e malata sta facendo la guerra a soggetti inermi e vulnerabili. Come presidente, se non è abbastanza che io condivida il vostro dolore e allevi la vostra pena, ho l’obbligo di confrontarmi – e lo farò – con quanti difendono le armi più tenacemente dei bambini; con quanti confondono sport e sicurezza con armi automatiche, caricatori e munizioni militari concepite per mutilare e uccidere; con quanti si nascondono dietro una preoccupazione costituzionale vecchia di 200 anni e riferita a milizie armate di moschetto sfruttandola come alibi per giustificare il possesso di armi moderne per le quali non è concepibile nessun utilizzo civile.

A chi sostiene che sono le persone e non le armi a uccidere, rispondo che per quanto la malattia mentale e i comportamenti omicidi siano universali, le armi semiautomatiche sono dei fattori di moltiplicazione in grado di trasformare tragedie individuali in stragi di intere comunità. Quasi nello stesso istante, venti bambini sono stati uccisi in Connecticut e un altro pazzo stava attaccando altri bambini nella Cina centrale. Ma qui sta la differenza: stando ai primi resoconti, nessuno dei bambini cinesi è morto. Tutti e venti i piccoli dell’attacco in Connecticut hanno invece perso la vita.

Non c’è bisogno che vi ricordi, miei cari concittadini, che nel nostro paese abbiamo quasi tante pistole quanti sono gli abitanti: 300 milioni di armi. E l’orrore che abbiamo appena vissuto in Connecticut è stato di recente preceduto, proprio quest’anno, da un massacro in un centro commerciale in Oregon e da altre terrificanti stragi di massa a Minneapolis, Tulsa e in Wisconsin, oltre ovviamente al cinema di Aurora, in Colorado, dove l’estate scorsa sono morte 12 persone. Non a caso, io stesso oggi vi parlo da una sala stampa intitolata a James Brady, colpito durante l’attentato al presidente Reagan.

In qualità di vostro presidente, non posso ignorare questi attacchi più di quanto non possa ignorare gli attentati dei terroristi stranieri alla sicurezza della nostra nazione. Per quanto drammatiche possano essere le loro storie, per quanto si debbano prevenire i loro comportamenti, le azioni di questi soggetti ne fanno dei terroristi domestici. Devono essere combattuti come tali, con tutte le risorse che il nostro governo ha a disposizione.

Vi comunico quindi oggi che ho incaricato l’ufficio del procuratore generale, l’FBI e gli altri uffici preposti di lavorare a stretto contatto con me e con i vertici della polizia statale e municipale in tutta la nazione allo scopo di formulare una strategia globale per proteggere gli americani – e soprattutto i nostri figli – dalla violenza armata. Avanzerò delle proposte di legge per regolamentare, controllare e, ove opportuno, vietare le armi strumento – se non addirittura causa – di così tanto panico e così tante stragi. Perché i massacri e il panico ai livelli che si sono generati negli ultimi anni rappresentano un’offesa non solo per tutti gli americani, ma anche per la sovranità del nostro governo nazionale.

Inoltre, consapevole del ginepraio di questioni politiche e legali che ci troveremo ad affrontare nella nostra azione legislativa, anche nelle iniziative più modeste come il ripristino delle messa al bando delle armi d’assalto, mi darò subito da fare per invocare qualsiasi potere del ramo esecutivo e intrinseco alla legge mi consenta di intraprendere un’azione decisiva. Il mio profondo rispetto per la legge implica che accoglierò come la benvenuta qualsiasi obiezione legale alle misure che adotterò; ma la mia responsabilità nei confronti della sovranità e dello stato di diritto implica anche che utilizzerò qualsiasi potere legale in mio possesso allo scopo di frenare questa minaccia crescente per la pace e la sicurezza della nostra comunità nazionale.

Da genitore e concittadino, ho solo la mia compassione e le mie preghiere da offrirvi. Ma come nazione non possiamo più permetterci di difendere i nostri figli dalle armi con nulla più che l’indignazione e la retorica. In qualità di vostro presidente, quindi, mi impegno con tutto il peso e l’autorità della mia carica, e tutti i poteri giuridici del ramo esecutivo, a combattere questa piaga intollerabile della violenza armata”.

(Traduzione di Chiara Rizzo)

SUPPORT OUR WORK

 

Please consider giving a tax-free donation to Reset this year

Any amount will help show your support for our activities

In Europe and elsewhere
(Reset DOC)


In the US
(Reset Dialogues)


x