Come Al Jazeera sfida e migliora il giornalismo egiziano (I)
Courtney C. Radsch 19 June 2007

Courtney C. Radsch è una studiosa e una giornalista freelance specializzata nell’analisi dei media e della politica nel mondo arabo. Quest’articolo è la prima parte dell’intervento che ha tenuto in occasione della conferenza “Al Jazeera and the New Arab Media”, organizzata dal Center for Middle East Studies, dell’Università di Santa Barbara lo scorso maggio.

PARTE PRIMA

Introduzione

Il presidente egiziano Hosni Mubarak parla raramente dei piani per la successione, dell’influenza dell’Arabia Saudita sull’Egitto o della responsibilità egiziana in Darfur, eppure nell’ultimo anno ha accettato di rilasciare ad Al Arabiya un’intervista ampia ed estesa, durante la quale veniva sollecitato a spiegarsi su questi e molti altri temi controversi. Se le apparizioni presidenziali sui media egiziani non rappresentano certamente un fatto nuovo – in effetti, la maggior parte dei contenuti dei notiziari arabi fino all’alba di questo nuovo secolo erano notizie di protocollo -, la novità è nello stile giornalistico dell’intervista e, per Al Arabiya, nell’imperativo di presentarsi come un’emittente pan-araba non di Stato. Il fatto che quell’intervista al palazzo presidenziale – che ha infranto molte barriere e raggiunto così tanti milioni di arabi – sia stata fatta è uno dei più evidenti esempi della logica dei new media che, nel mondo arabo, stanno mettendo alla prova lo status quo politico e giornalistico.

Utilizzando l’Egitto come esempio, sosterremo che Al Jazeera ha provocato dei cambiamenti nell’ecologia dei media del mondo arabo creando nell’industria dell’informazione un nuovo imperativo, quello della competizione, che ha modificato la natura dei media arabi. L’influenza di Al Jazeera è stata utile nei termini in cui ha cambiato le regole del giornalismo aumentando la professionalizzazione e modificando le attese del pubblico. Nell’adattarsi a questi cambiamenti, l’Egitto sta sviluppando una logica dei media che ha messo pressione al sistema politico affinché vi si conformasse e ha elevato l’importanza dell’informazione come una forma di potere dolce. Sulla base di una ricerca etnografica svolta in Egitto, di interviste e focus group con professionisti dei media arabi, docenti universitari e sostenitori, insieme all’osservazione partecipante e all’analisi dei contenuti, analizzerò la trasformazione nel campo giornalistico e i meccanismi e i processi che legano i cambiamenti nel sistema dei media a importanti mutamenti politici nella regione.

Il cambiamento distributivo e una nuova ecologia dei media

Quando si vola verso il Cairo, cercando di lanciare un’occhiata alle piramidi, è difficile non cogliere le antenne satellitari che affollano i tetti fin dove arrivano gli occhi. Prima del 2003, c’era una stazione satellitare che trasmetteva notizie 24 ore su 24, Al Jazeera, oggi ce ne sono dozzine. Al Jazeera iniziò a trasmettere nel 1996, quando i progressi tecnologici e la crescente interdipendenza economica sembravano rimpicciolire il mondo in un sistema di informazione globale e interconnesso, e ha indotto, nel sistema dei media arabi, dei cambiamenti ecologici che hanno messo radici nel fertile ambiente creato dalla globalizzazione, in cui gli imperativi neoliberali – come quelli della privatizzazione, della liberalizzazione e della democratizzazione – coincidevano con una sempre maggiore integrazione dei mercati globali, dei media e di internet.

Le trasformazioni nelle tecnologie della comunicazione e, in particolare, il proliferare delle televisioni satellitari e della rete hanno significato che il cittadino arabo medio ora ha accesso istantaneo a centinaia di fonti di informazione private e indipendenti, che una volta erano riservate alla privilegiata élite bilingue. Produrre e lanciare i satelliti è diventato più economico bypassando contemporaneamente la necessità di disporre cavi costosi, o fibre ottiche e altre infrastrutture, per collegare al sistema di comunicazione principale aree distanti. Allo stesso modo, ricevere la tecnologia è diventato meno costoso e più facile, mentre la politica del governo, volta a rendere gli apparecchi televisivi quanto più disponibili possibile, ha permesso che persino i quartieri più poveri nella periferia del Cairo vantassero numerose antenne satellitari su ogni edificio. Le antenne satellitari sono più economiche e più proficue delle connessioni a internet, sebbene la rete sia sempre più popolare e i livelli di connettività siano in crescita.

Con più di 4 milioni di utenti, l’Egitto ha il più alto tasso di accesso alla rete tra gli stati arabi senza petrolio. Internet, come anche i segnali satellitari, è diffuso e non conosce confini nazionali; ciò vuol dire che lo Stato esercita meno controllo sulle informazioni rispetto a quanto avveniva passato. L’Egitto ha anche iniziato a sperimentare la deregolamentazione della radiodiffusione allentando la sua stretta sul sistema dei media e riesaminando le strutture legali per permettere una più ampia libertà di stampa. Di conseguenza, è la convergenza dei cambiamenti tecnologici e di forze storiche e sociali permissive ad aver favorito l’emergere di nuove forme di organizzazione e configurazioni istituzionali. La logica dei media che emerge da queste forme si basa su una comunicazione aperta e immediata.

Per di più, le scelte essenziali sugli usi sociali e politici di una tecnologia della comunicazione, il quadro legale e normativo adottato e i fattori ideativi influenzano il percorso preso dallo sviluppo, le istituzioni create e l’allineamento degli interessi. Così le scelte essenziali creano una path dependency che può facilitare e accelerare il ritmo del cambiamento distributivo nelle tecnologie della comunicazione. La decisione dell’Egitto di costruire un’infrastruttura internet diffusa, anziché avere tutte le connessioni che attraversano un nodo centrale, come in Arabia Saudita, crea certe possibilità di scelta che vincolano i campi politico e giornalistico, anche quando aprono nuove strade di negoziazione. In un tentativo di collegare lo sviluppo nazionale alle forze globali attraverso le information communication technologies (ICT), è stato creato un nuovo ministero e sono state adottate delle politiche ideate per rendere i computer e la rete più accessibili dal punto di vista economico e ampiamente fruibili. L’obiettivo di Mubarak di integrare la tecnologia dell’informazione allo sviluppo socio-economico viene rafforzato dalle iniziative finanziate dagli Stati Uniti, dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca mondiale che cercano di estendere l’accesso alla rete, diminuire l’analfabetismo e creare una forza lavoro che possa competere nell’economia della conoscenza.

Inoltre, negli ultimi due anni molte emittenti satellitari private e le prime stazioni radiofoniche private hanno ottenuto il permesso di trasmettere, il che suggerisce un significativo cambiamento nella politica del governo riguardo al controllo sui media elettronici. Queste trasformazioni normative riflettono la dominante ortodossia distributiva ed epistemologica della globalizzazione neoliberale – privatizzazione e avversione per le regole. Guardando al cambiamento distributivo in un quadro contestualizzato dal punto di vista storico, è possibile mostrare come i satelliti e la diffusione di internet abbiano permesso la nascita di nuove pratiche giornalistiche che stanno cambiando le regole del gioco e indebolendo l’autorità politica.

I rapporti tra Stato e media

Se in passato si poteva supporre una convergenza tra lo Stato e il suo sistema dei media, lo sviluppo tecnologico, quello di un sistema di informazione regionale e le forze della globalizzazione sono confluiti nel sistema dei media egiziani alterando il modo in cui il giornalismo viene praticato e il significato dell’essere giornalisti. Ciò non significa che il campo giornalistico egiziano sia completamente affrancato dall’intervento dello Stato, dalla censura, dalle barriere legali e normative. Ma il campo sta vivendo un cambiamento nella sua stessa natura, mentre le identità e le pratiche professionali, le norme e i rapporti con altri campi si modificano alterando il potere relativo dei giornalisti in Egitto. Bourdieu definisce il campo come un’arena sociale strutturata che racchiude un sistema di posizioni sociali, leggi e pratiche e nella quale le persone lottano per la conservazione o la trasformazione del campo stesso o, nel caso dell’Egitto, per la sua creazione. Dal punto di vista storico, il compito principale dei media arabi è stato quello di creare l’opinione pubblica e una comunicazione riuscita dallo Stato verso la società; così, fino a poco tempo fa, la maggior parte dei giornalisti erano dipendenti statali e, perciò, parte del campo politico (1).

La comunicazione avveniva direttamente dallo Stato attraverso persone sue, senza essere filtrata da un livello aggiuntivo che, nelle società dove la proprietà dei media e i loro impiegati sono indipendenti dallo Stato, è costituito dai giornalisti. Tuttavia, mentre i giornalisti egiziani costruiscono un’identità professionale separata dallo Stato, fanno sempre più spesso appello al pubblico per un’approvazione elevando l’importanza della credibilità e dell’indipendenza del giornalismo e creando un nuovo livello-filtro tra lo Stato e i suoi cittadini. Di conseguenza, come i politici nel campo politico, i giornalisti nel campo giornalistico devono fare appello ora a persone estranee al proprio campo: il pubblico.

Il giornalismo e le nuove forme di citizen media beneficiano dell’ecologia dei new media, mentre la segretezza e il controllo delle informazioni non lo fanno. Se le trasmissioni radio e terrestri sono sensibili al jamming e al sovraccarico delle frequenze, le tracce satellitari non rispettano la sovranità dei confini nazionali ed è proibitivamente costoso bloccarle. Forse questo è il motivo per cui Mubarak ha acconsentito a rilasciare quell’ampia intervista alla tv pan-araba Al Arabiya: l’autorità deve essere vista e raccontata. Anziché lasciare che il framing della possibile successione di suo figlio sia selvaggiamente speculativo, Mubarak ha inserito la prospettiva ufficiale nella storia cosicché i resoconti successivi dovranno giustapporre la speculazione alla posizione ufficiale. Ma anche quando l’informazione attraversa i confini, li nega. Mentre il confine tra privato e pubblico si disintegra, i media portano davanti all’occhio pubblico questioni che in passato erano confinate al dominio privato e Internet permette che i dettagli più intimi della vita e dei pensieri di una persona diventino materiale per il consumo pubblico. Quelle istituzioni, forme di autorità e forze sociali che riusciranno ad adattarsi alla visibilità, immediatezza e responsabilità del sistema di comunicazione avranno successo, mentre quelle che non lo faranno spariranno.

Il potere di Al Jazeera

Il controllo dei media e degli altri elementi che influenzano l’opinione pubblica formano una parte dinamica della struttura ideologica dell’egemonia di Stato e, quindi, il controllo delle informazioni ha rappresentato una strategia fondamentale che è stata utilizzata dallo Stato per conservare la propria egemonia. Il potere di Al Jazeera ha sfidato direttamente quello dello Stato, nell’ inquadrare la realtà sociale e definire l’agenda pubblica. L’agenda fissata dai media mette in primo piano la guerra in Iraq, il conflitto israelo-palestinese, l’Islam e la riforma, spingendoli in testa all’agenda politica. Quando un infuriato gruppo di membri di opposizione del parlamento marciò nelle strade del Cairo fino alle porte della Lega Araba chiedendo un incontro con Amr Musa, difficilmente la cosa poteva essere ignorata, perché dozzine di telecamere avevano ripreso le richieste dirette a Musa affinché facesse qualcosa per il massacro di Qana (2). Il Segretario generale li incontrò e successivamente tenne una conferenza stampa. Più tardi quella settimana, le proteste contro la guerra travolgevano il centro del Cairo poiché centinaia di dimostranti. avvertiti dai blog, dalla messaggeria e dai cellulari, erano confluiti a piazza Tharir.

Le emittenti trasmettevano immagini di giovani che protestavano, mentre le foto e i resoconti della brutalità della polizia apparivano online quasi immediatamente. Una settimana dopo l’inizio della guerra in Libano, il presidente Hosni Mubarak, che inizialmente si era rifiutato di condannare la risposta militare di Israele al rapimento dei suoi soldati, faceva retromarcia e, davanti alla pressione di un pubblico che si era formato le proprie opinioni e le aveva fatte sentire utilizzando una varietà di sistemi di comunicazione, dalla tv satellitare a internet, condannava l’attacco come un atto ingiustificato ed estremo. I giornalisti avevano portato la guerra davanti al pubblico e il pubblico aveva risposto al proprio governo attraverso i media. Tradizionalmente l’istituzionalizzazione dei media all’interno dello Stato stabilizzava e perpetuava l’ordine politico, ma via via che la professionalizzazione, la competizione, lo sviluppo delle Ict e lo slancio per la riformasono cresciute, la logica dei media ha preso una “vita propria”. In Egitto la pressione per l’autonomia da parte dei giornalisti sta spostando il potere relativo delle forze sociopolitiche, mentre emerge un campo giornalistico distinto da quello politico e si sviluppa un’identità giornalistica. I giornalisti e gli osservatori dei media riconoscono questo cambiamento e hanno cercato di trarne vantaggio, cosa che è servita a rafforzare il potere del campo giornalistico.

Indebolire il controllo dello Stato

Con lo sviluppo della televisione araba transnazionale e di internet, il giornalismo si è diffuso attaverso i confini e ha iniziato a esercitare il proprio potere contro lo Stato. Al Jazeera ne è l’esempio più forte, ma anche la crescente importanza del citizen journalism, come, ad esempio, nel caso dei blog, sta indebolendo il controllo sull’ambiente dell’informazione da parte dello Stato. Come uno dei più potenti attori del panorama mediatico arabo, Al Jazeera ha avuto un’influenza significativa sui giornalisti, che riconoscono all’emittente il merito di aver fissato gli standard competitivi nel loro campo e di fare quel tipo di giornalismo “watchdog” – da cane da guardia – a cui loro aspirano.

Fin dall’inizio del ventunesimo secolo, la competizione tra i produttori di informazioni si è andata intensificando, man mano che centinaia di nuove emittenti satellitari iniziavano a trasmettere, la stampa si muoveva online e il citizen journalism sulla rete si affermava come un’alternativa alla stampa tradizionale; tutto ciò costituisce un significativo cambiamento distributivo nel sistema dei media arabi. Con un’ampia gamma di notizie tra cui scegliere, i giornalisti sentono la necessità di offrire una migliore copertura per attirare quegli spettatori che possono con tanta facilità cambiare canale. Nonostante la mancanza di dati o stime sul pubblico, i giornalisti percepiscono le emittenti satellitari come competitor importanti e agiscono di conseguenza. Così questa percezione influisce come una prova quantitativa.

Ad esempio, dopo che Al Jazeera aveva iniziato a trasmettere, il governo egiziano creò Nile News per competere con la nuova emittente, utilizzando uno stile simile per i notiziari e una maggiore copertura dal vivo di quanto non accadesse, in genere, nella televisione di stato. Per lo Stato l’imperativo è capire come restare competitivo quando c’è la percezione che l’informazione satellitare, economica e nutrita, comunichi direttamente alle persone senza l’intermediazione del governo. Con quasi l’80% degli egiziani che si rivolgono ad Al Jazeera come loro prima o seconda scelta, i cittadini non hanno più bisogno di fare affidamento sulle notizie di Stato per soddisfare le loro necessità di informazione. Così, mentre la rete egiziana continua ad attirare spettatori, solo il 10% di essi afferma di guardarla come prima scelta per le notizie, e il 25% la guarda come seconda scelta, il che significa che è probabile che questi spettatori confrontino le informazioni governative con quelle provenienti da altre fonti. Perciò, è di cruciale importanza che i notiziari di stato emulino gli approcci delle emittenti più popolari, dalla copertura in diretta, agli studi moderni, alle breaking news.

Infrangere i tabù

I giornalisti mediorientali attribuiscono ad Al Jazeera il merito di aver aperto l’ambiente dei media anche ad altre emittenti. In genere, si concentrano sulla natura della programmazione, radicalmente differente da quella delle emittenti terrestri governative, che ha infranto tabù politici e culturali con la copertura della prima Intifada palestinese, le chiamate in diretta, i dibattiti televisivi sul formato di Crossfire e un’informazione critica rispetto ai governi arabi che non si era mai sentita un decennio fa. Al Jazeera ha dettato anche gli standard per considerare i notiziari arabi indipendenti e critici rispetto ai governi della regione e all’estero, per l’enfasi sui reportage in diretta, per l’informazione su cittadini comuni e per l’estetica sofisticata. Lo stile e l’approccio di Al Jazeera hanno aperto la strada a una programmazione di notizie più critica e creativa, una bella differenza rispetto ai formati tradizionalmente imbalsamati dei programmi governativi che informavano sulle consuete attività del capo di stato.

Inoltre, il contenuto delle notizie comprende discussioni pubbliche su temi tradizionalmente privati che mettono alla prova le categorie culturali del discorso pubblico e portano argomenti, prima sovversivi, nell’arena pubblica. Le persone parlano abitualmente dell’“effetto Al Jazeera” come dell’“effetto CNN” e i concorrenti dell’emittente cercano di competere ponendosi sul suo stesso piano e adottando formati e approcci simili. Per queste ragioni, Al Jazeera riveste una posizione unica di attore forte nel campo giornalistico esercitando una pressione che è servita affinché questo si riorganizzasse.

Imparare da Einstein

I principi fisici di Einstein aiutano a spiegare come “un attore molto forte all’interno di un campo possa distorcerne l’intero spazio e provocarne l’organizzazione in relazione a se stesso”, che è proprio quello che è accaduto in Egitto. I cambiamenti nelle modalità di comunicazione favoriscono Al Jazeera perché si è adattata a un pubblico diffuso, riempie il suo ciclo di notizie 24 ore su 24 con informazioni che spiccano per la loro novità, per la loro opposizione allo status quo e per la trasgressione dei confini tradizionali. Non solo è stata pensata per trarre vantaggio dall’ambiente dell’informazione che stava emergendo nell’ultimo decennio del ventesimo secolo, ma ha rinforzato i cambiamenti che stavano avvenendo e ha contribuito all’avvento della nuova era della competitività e del professionalismo. I media di informazione satellitari, ma in particolare Al Jazeera, stanno distorcendo la logica del giornalismo per come questo è stato praticato tradizionalmente. Così giornali indipendenti come Al Masry Al Yaum hanno trovato in Egitto un mercato per un “giornale di qualità” indipendente e professionale che sta sfidando la stampa a tenere il passo con la sua copertura, i suoi salari professionali e la sua reputazione. Alcuni attori forti che si adattano o si sviluppano nell’ambiente della comunicazione esercitano una tale forza di attrazione che gli altri attori nel campo si riorganizzano in rapporto ad essi.

Fino a poco tempo fa, il compito principale dei media arabi locali consisteva nel creare l’opinione pubblica e trasmettere l’informazione dallo Stato alla società. Si è detto che, nel mondo arabo, il giornalismo televisivo non esistesse prima di questo decennio, ma si tratta di un’esagerazione che tiene conto solo di una forma contemporanea di giornalismo. La televisione è uno dei meccanismi più importanti per manipolare l’opinione pubblica, a causa del suo enorme potere simbolico e del raggio d’azione. Con più del 40% della popolazione egiziana analfabeta, l’ampia sfera d’azione delle immagini della televisione, la sua esclusiva de facto sulla diffusione delle informazioni che trascende l’analfabetismo e le capacità di agenda-setting, le danno un monopolio anche su cosa “entra nella testa” della maggior parte delle persone, consentendo alle concezioni del mondo dei giornalisti di diventare il frame predominante della realtà.

Inquadrare particolari informazioni come “notizia” significa sostenere di rappresentare accuratamente verità e realtà. Attraverso l’uso delle immagini, la televisione crea un “effetto realtà” mostrando le cose e facendo sì che la gente creda a ciò che viene mostrato. Come sostiene Thompson, la comunicazione tecnicamente mediata e specificatamente quella televisiva cambiano l’azione di risposta e la produzione della comunicazione, sono ampiamente monologiche e producono un’“asimmetria strutturale” tra produttori e riceventi che le rende parzialmente diverse da altre forme di comunicazione di massa. Internet fa crollare questa asimmetria sfumando la distinzione tra produttore e ricevente, pubblico e privato, realtà e finzione. Sebbene le persone abbiano la capacità di interpretare e di fare ciò che vogliono dei messaggi dei media, nella società contemporanea il primato della prova visiva e un messaggio inquadrato come “notizia” esercitano un potere notevole. Questo potere riguarda non solo la televisione, ma anche le fonti di informazione della rete che offrono anch’esse una “prova” visiva e narrativa a sostegno delle dichiarazioni di fattualità e verità. Tuttavia, data la relativamente scarsa percentuale di egiziani che si collegano alla rete, oggi il controllo dell’etere rappresenta una forma di potere significativamente più importante.

(1) Sebbene esistessero in Egitto una stampa non di stato e persino di opposizione, tutto il giornalismo radio-televisivo veniva praticato da dipendenti statali. (2) I media arabi chiamano “massacro di Qana” l’attacco israeliano contro il Libano del 30 luglio 2006 in cui rimasero uccisi 30 donne e bambini.

Traduzione di Martina Toti