«Da Teheran a Riad, così veniamo discriminati»
Una conversazione con Hossein Alizadeh 15 December 2009

Parliamo dell’organizzazione, quando è stata fondata e con quali propositi?

La Commissione Internazionale per i Diritti Umani di Gay e Lesbiche è stata istituita nel 1990. La sua missione è quella dell’emancipazione dei diritti umani di ognuno, ovunque, per mettere fine alla discriminazione basata sull’orientamento sessuale, l’identità di genere o l’espressione della propria sessualità.

Quali sono i problemi principali che un omosessuale deve affrontare in Medio Oriente?

La sessualità in generale e l’omosessualità in particolare sono considerate un tabù dalle persone e dai media. Molti conoscono l’omosessualità soltanto attraverso quello che hanno imparato dai loro leader religiosi, che spesso ne parlano come di un peccato, e dalle chiacchiere di strada che bollano i gay come pervertiti. L’ignoranza comune è stata esacerbata dalle leggi sulla sodomia, sia basate sulla sharia, come in Iran e in Arabia Saudita, sia ereditate da leggi coloniali, come in Libano. La combinazione di disinformazione e pene severe contro l’omosessualità hanno reso molto vulnerabili le persone lgbt (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender, ndr) in Medio Oriente.

Potremmo considerare Beirut come una sorta di rifugio per gli omosessuali del Medio Oriente?

Storicamente il Libano è stato un dei centri culturali dei paesi Arabi. L’eterogeneità della sua società ha consentito la crescita di un movimento lgbt direttamente in loco. Questo funge da esempio, ispirazione e modello per il resto della regione. D’altro canto le barriere politiche non permettono a gay e lesbiche di raggiungere il Libano dagli altri paesi della regione. Inoltre, il governo libanese è molto sensibile all’immigrazione di arabi non libanesi e consente di stabilirsi nel paese soltanto con molta difficoltà. In più ci sono differenze linguistiche che rendono più difficile l’integrazione tra arabi e non arabi, come turchi e iraniani.

Ci sono organizzazioni gay che nascono direttamente in Medio Oriente oltre a quella libanese?

In Turchia ci sono diversi gruppi lgbt. Nei territori palestinesi ci sono due organizzazioni gay e lesbiche. Ci sono diversi attivisti di altri paesi come l’Iraq, l’Iran, il Marocco e il Sudan che dirigono il movimento dall’esterno della regione, in esilio.

Ricorda importanti episodi di omofobia avvenuti nella regione?

Forse uno degli episodi più crudi è avvenuto nella primavera del 2009, quando alcune centinaia di omosessuali sono stati violentati e torturati dalle milizie sciite in Iraq. Anche il trattamento degli omosessuali da parte delle autorità iraniane è un capitolo buio nella storia del movimento.

In che modo gli omosessuali vivono le loro relazioni in un paese come l’Iran?

Ci sono molti piccoli circoli clandestini che formano una rete sotterranea di gay e lesbiche che connette le persone tra loro e permette loro di incontrarsi e conoscersi. Sfortunatamente c’è sempre la paura di infiltrazioni da parte del governo e in alcuni casi ci sono state retate che hanno portato ad arresti, torture brutali e persecuzioni.

Al di là della repressione, le condizioni degli omosessuali nella regione stanno migliorando?

La battaglia va avanti ma non credo che la situazione stia migliorando. Fino a quando ci sarà ignoranza, l’omofobia prevarrà in maniera schiacciante. Sono convinto che il ruolo degli attivisti locali sia molto importante per stabilire un ponte di dialogo con l’opinione pubblica e fargli comprendere la falsità dei suoi pregiudizi.

Sono solo pregiudizi o esistono relazioni tra Islam e omofobia?

L’Islam, come molte altre religioni, è interpretata in maniera da consentire solo una visione binaria della sessualità. Molti leader religiosi, basandosi su un’interpretazione letteralista della religione, hanno attaccato brutalmente l’omosessualità. Per fortuna in tempi recenti sta nascendo un movimento di dotti religiosi, sia sunniti che sciiti, che ha incoraggiato un riesame della questione con un approccio più tollerante nei confronti della sessualità in generale e dell’omosessualità in particolare.

Joseph Massad, nel suo libro Desiring Arabs critica movimenti come l’Iglhrc perché impongono la categoria “omosessuale” laddove non esisteva prima…

È vero che il concetto di omosessualità così come lo conosciamo e comprendiamo in Occidente è un’esperienza unicamente occidentale, ma non è certo vero che persone con desideri per lo stesso sesso non esistevano in altre culture prima del contatto con l’Occidente. La verità è che le società arabo islamiche non hanno mai accettato un dialogo aperto sulla sessualità. L’idea di essere gay ed avere un’altra identità non è stata mai sviluppata tra i musulmani. Ma questo non vuol dire che l’omosessualità è stata esportata dall’Occidente, come non vuol dire che i diritti umani valgono solo per l’Occidente e non per i musulmani.

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