Per colui che è stato per anni il capo dei servizi segreti del vecchio raís, divenendone il vice presidente dell’ultima ora, non ci sono speranze. A escludere Omar Suleiman dalla corsa presidenziale è stato il regolamento elettorale che ha anche estromesso il candidato preferito della Fratellanza Musulmana, il tycoon Khateir al-Shater, il rappresentante del partito islamista più conservatore – il salafita Abu Ismail – e Ayman Nour, il liberale che nel 2005 ha pagato con il carcere la sua scelta di sfidare Mubarak.
L’uomo che prenderà il posto del vecchio Faraone sarà scelto tra i dodici candidati rimasti in gara che si sfideranno mercoledì e giovedì prossimo. Qualora nessuno di loro riuscisse ad ottenere la maggioranza assoluta, per sapere chi sarà il successore del di Mubarak si dovrà attendere fino a giugno, quando il ballottaggio finale designerà il nome del nuovo presidente. Secondo i sondaggi pubblicati nelle ultime settimane, il primo turno dovrebbe condurre al ballottaggio un islamista, più o meno conservatore, e un candidato su posizioni più liberali.
Anche se l’attenzione dei più laici è concentrata quasi completamente su Amr Moussa, ex ministro degli esteri di Mubarak, questo non è l’unico candidato in gara. A sottrargli voti sarà Ahmed Shafiq, l’uomo a capo dell’ultimo governo del deposto raís. Nel corso della rivoluzione Shafiq è stato uno degli obiettivi dei manifestanti che ne hanno più volte chiesto l’uscita di scena. Per questo per gli attivisti Shafiq, e in parte minore anche Mossa, è un fulul, ovvero un uomo colluso con il vecchio regime.
Di tutt’atra natura sono invece Khaled Ali e Hamdeen Sabbahi, due outsiders che nel primo turno raccoglieranno però i voti dello zoccolo duro della rivoluzione, di artisti e intellettuali. Classe 1972, Khaled Ali, avvocato e attivista che negli ultimi venti anni ha difeso i diritti di lavoratori, contadini e studenti, è il candidato più giovane che sarà sostenuto soprattutto da ragazzi che sperano di mostrare che la rivoluzione sta portando i suoi frutti, anche se questi per maturare hanno bisogno di tempo. A votare per Sabbahi, nasserista che nella sua carriera politica contro il regime è più volte finito in carcere, saranno non solo i giovani, ma anche i lavoratori che lo stimano per il suo impegno sociale e quanti lo ritengono l’unico uomo in grado di portare a compimento la rivoluzione. Ciononostante, probabilmente questi nomi non sottrarranno troppi punti a Moussa, la cui popolarità aveva già spaventato il presidente Mubarak che per limitare la sua ascesa politica all’interno del paese nel 2005 lo aveva “promosso” Segretario Generale della Lega Araba. Diversamente dagli altri candidati, Moussa è molto apprezzato sia nei ceti popolari, dove viene ritenuto un personaggio alla mano, che nella sfera internazionale, dove è conosciuto per gli incarichi che ha già ricoperto. In aggiunta non è un nemico degli islamisti e neanche un avversario dei militari. Per questo riuscirebbe a negoziare con entrambi.
Completamente diverso il profilo di quello che i sondaggi presentano come l’islamista con maggiori possibilità di successo: Abdel Monein Abu el Fothou. Da anni voce moderata e riformista della Fratellanza Musulmana, Abu el Fothou non fa più parte di questa confraternita dallo scorso giugno, quando la sua decisione di candidarsi alle presidenziali ha spinto la dirigenza ad espellerlo dal movimento. Apprezzato dai moderati che hanno partecipato alla rivoluzione e dalle classi più benestanti, Abu el Fothou si descrive come il candidato in grado di rappresentare allo stesso tempo gli islamisti moderati, i più liberali e anche i salafiti. Questi ultimi hanno infatti deciso di appoggiarlo dopo aver visto uscire di scena il loro candidato. Critico nei confronti dei militari e della base della Fratellanza, Abu el Fothou ha fatto il possibile per presentarsi come il presidente dell’unità. Soprattutto nei quartieri meno benestanti però, i sostenitori più fedeli della Fratellanza Musulmana sceglieranno Mohammed Mursi, il presidente del partito della confraternita divenutone l’uomo di punta dopo l’uscita di scena di El-Shater. Anche se non è un personaggio carismatico in grado di attrarre troppi voti, Moursi può contare sul sostegno della base del suo movimento e sull’organizzazione del suo partito, la cui solidità è stata confermata dal successo incassato nel corso delle elezioni parlamentari dello scorso novembre.
A poche ore dall’apertura dei seggi, numerosi egiziani sono ancora indecisi. Anche se molti continuano a vedere le elezioni come una sfida tra islamisti e “rimasugli” del vecchio regime, ci sono anche quanti mettono al centro le questioni economiche e sono quindi indecisi tra candidati che appartengo a blocchi differenti. Ancora più incerti sono coloro che hanno deciso di sostenere Ali o Sabbahi. “Se loro non arriveranno al secondo turno non voteremo mai per un islamista o un fulul” spiega un sostenitore di Sabbahi. “L’indecisione è davvero grande. Tutto potrebbe succedere nelle prossime ore” si legge su un editoriale online del quotidiano Tahrir. “ Questo è il prezzo della democrazia” commenta un giovane lettore. “Non abbiamo mai partecipato alla vita politica e ora dobbiamo allenarci a giocare, scegliendo le mosse giuste da fare.”