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Freedom

The philosophical justification of the idea of freedom is one of those enigmas all great philosophers have addressed, often concluding their imposing attempts by acknowledging the impossibility to access a firm Archimedean point placing freedom on a incontrovertible theoretical pedestal..

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Ethnic Violence

Many of the conflicts or mass violence of recent decades have been characterised by the adjective “ethnic”. This means that the leading players were groups opposing one another on the basis of identitarian, religious, linguistic or more generally cultural assertions..

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The Organization of the United Nations is the largest international organisation and in fact includes almost all the states existing on the planet. There are currently 192 member states. The seat of the UN is in New York and the current Secretary General is the South Korean Ban Ki-Moon..

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Following the conquest of the Americas, the word “mestizo” was used to indicate children born of parents belonging to different races, usually and an American Indian woman and a white man (or vice versa).

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Un mese di idee.
Direttore Giancarlo Bosetti
Associazione per il dialogo tra le culture
Costume e Società
EN lunedì, 22 dicembre 2008

Gli errori di Abu Mazen

Samir Al Qaryouti intervistato da Alessandra Cardinale

Elezioni anticipate. Rinnovo del mandato presidenziale di Mahmoud Abbas. Rinuncia di Abu Mazen e apertura di un periodo transitorio. Quale che sia la scelta che a Ramallah gli organi direttivi palestinesi faranno il 9 gennaio 2009, data in cui scade il mandato quadriennale dell’attuale Presidente, non sarà facile né priva di gravi conseguenze. Al Fatah, il partito del Presidente, e l’ANP, l’autorità nazionale palestinese, rischiano lo sgretolamento. “La salute della leadership palestinese è pessima” spiega a ResetDoc Samir Al Qaryouti, giornalista palestinese esperto di questioni mediorientali ed arabo-islamiche, opinionista di Al Jazeera e di altri emittenti arabe in Europa e in Medio Oriente. “I fallimenti di Abu Mazen sono innumerevoli e hanno riportato la Palestina in una condizione di invisibilità sulla scena medio orientale. Ora non esiste un vero stato palestinese”.


Ripercorrendo brevemente la storia dei quattro anni di Abu Mazen, quale ritiene siano stati gli errori che hanno condotto alla crisi da cui il governo palestinese non riesce a uscire?

Abu Mazen è stato incapace di dar vita ad un governo di unità nazionale e è caduto nella trappola dei gruppi estremisti, si è lasciato andare alla parte più intransigente dei gruppi di sicurezza. Questo è stato il suo più grande errore. Parlo da un punto di vista esclusivamente politico. Al Fatah è in crisi da almeno 20 anni e le elezioni del 2006 vinte da Hamas hanno reso ufficiale questa crisi. Ma Abu Ala prima, e Abu Mazen in questi ultimi anni, non hanno risolto nessuno dei problemi che affliggono il governo palestinese: non hanno ad esempio liberato il partito e l’ANP dai politici corrotti, che sono la vera spina nel fianco della politica palestinese. E a vederla con realismo, ora è difficile parlare di uno stato palestinese: non ce ne sono più le tracce. Dunque, non prevedo un futuro migliore del recente passato.

Secondo un sondaggio del Palestinian Centre for Policy and Survey Research (Pcpsr), effettuato tra il 3 e il 5 dicembre 2008 su un campione di 1270 adulti, intervistati in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, quasi due terzi dei palestinesi ritengono che il mandato del leader di Fatah debba avere termine nel gennaio prossimo, mentre tre su quattro si dicono a favore di elezioni politiche anticipate, da tenersi nella prima metà del 2009. Cosa succederà il 9 gennaio? Abu Mazen rimarrà presidente dell’ANP?

Questo è quello che dicono da Ramallah. Abu Mazen potrebbe rimanere al potere per un altro anno. Ma queste voci potrebbero essere smentite anche domani. L’altra soluzione in ballo, prevista dalla Legge fondamentale palestinese, è che il ruolo di Presidente dell’ANP venga temporaneamente ricoperto dal Presidente del consiglio legislativo, Abdel Aziz Dweik, che però si trova rinchiuso in un carcere israeliano. In questo caso sarebbe il suo vice, Ahmed Baher, a sostituirlo. Secondo me, la prima ipotesi è quella più verosimile. Il che significa che per un altro anno la situazione in Palestina non migliorerà, e mi riferisco ai territori occupati, ad Hamas e ai posti di blocco israeliani che circondano ogni città palestinese compreso il nostro parlamento, e infine agli accordi di pace con Israele. Bene che va le cose rimarranno nella stessa posizione in cui si trovavano ieri e si trovano oggi. In una parola sola: stallo per il popolo palestinese.

La pace tra Israele e il governo palestinese passa per gli Usa. La vittoria di Barack Obama potrebbe portare un vento favorevole? C’è la possibilità che si ricreino le condizioni che portarono nel 1993 agli accordi di Oslo e che sia per i palestinesi sia per gli israeliani furono una reale iniezione di ottimismo?

Nel 1993 i protagonisti della scena internazionale erano altri: Rabin, Arafat e Clinton erano gli uomini giusti al momento giusto. Ma purtroppo sappiamo tutti com’è andata. Oggi il contesto è diverso, soprattutto perché gli eventi che si sono verificati, l’11 settembre 2001, la guerra in Iraq e quella in Libano dell’agosto 2006, hanno modificato la rete della diplomazia internazionale. Per quanto riguarda gli Usa, Obama non potrà mai adottare la stessa strategia politica adottata da George W. Bush perché sarebbe un altro suicidio. Il neo Presidente americano sembra più aperto al dialogo e in ogni caso fortemente intenzionato a migliorare l’immagine e il prestigio del suo Paese all’estero, in particolar modo nel Medio Oriente. La scelta di nominare Hillary Clinton Segretario di Stato è stata ottima. La Clinton, a differenza di Condoleeza Rice, conosce molto bene la zona e la realtà in cui viviamo. Tutti si augurano che il futuro per il Medio Oriente sia più roseo di ora, e sono certo che l’Amministrazione Obama lavorerà per migliorare il rapporto degli Usa con l’Iraq, l’Afghanistan e con noi. Perché comunque la si metta, la stabilità in Medio Oriente dipende dalla pace tra israeliani e palestinesi.

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