Questione curda: la nuova costituzione è un’occasione da non perdere
Intervista a Hugh Pope (International Crisis Group) 30 November 2011

Hugh Pope, cosa dovrebbe fare nel breve periodo Erdoğan per venire a capo del problema?

Mettere in discussione l’articolo della costituzione dedicato alla lingua dello Stato, aprendo al riconoscimento di quella curda. E poi mettere mano alla legge sul terrore. Perché la definizione di terrorismo è troppo ampia. Troppe persone sono finite in galera senza aver fatto niente se non associarsi e portare avanti le loro battaglie pacificamente. Attualmente ci sono più di diecimila persone in galera per questo motivo. Moltissimi appartengono al più importante partito curdo turco. E questo non è possibile nel ventunesimo secolo. È una discriminazione basata sulla lingua. Deve cambiare.

Cosa sta sbagliando Erdoğan?

Il problema dell’Akp è che sta cercando di vincere militarmente sui curdi, rispondendo soltanto all’escalation militare del Pkk.

Però è in cantiere una nuova costituzione. Quanto importante sarà per il futuro dei curdi?

Questo è un punto critico. Ogni miglioramento delle loro condizioni di vita va bene, naturalmente. Ma per arrivare a risolvere la questione, Erdoğan deve spiegare all’opinione pubblica turca qual è il vero problema. Non può più nascondere la polvere sotto il tappeto. Non è possibile proibire alle persone in Turchia di parlare la loro lingua. Ma non è facile. Il retroterra nazionalista dell’educazione in Turchia – sommato alla propaganda – impedisce alle persone di avere gli strumenti per capire quale sia il punto con i curdi. È per questo che Erdoğan – che è molto popolare – deve far capire alla società quale sia l’oggetto del contendere. Provando a dare alla Turchia una costituzione di cui essere fieri, che possa essere veramente un modello di costituzione per tutta la regione.

Dopo l’attentato con cui ha ucciso 24 soldati turchi, il 19 ottobre, il Pkk è tornato sulle prime pagine dei giornali. Come non faceva da tempo. Ma secondo lei, oggi, il Pkk è più forte o più debole che nel passato?

Sta diventando più debole, ed ecco perché attacca. In passato c’erano solo due attori sulla scena. Il Pkk, e l’esercito turco. Negli ultimi dieci anni, invece, è cresciuta tra loro una terra di mezzo. Che ha visto svilupparsi una società civile, l’imprenditoria, i partiti politici legali. Creando così un pezzo di società che non è né pro-curda né pro-turca ma che riflette e pondera i giudizi. Questo ha creato un’atmosfera positiva anche in città come Diyarbakir (la “capitale della regione curda” ndr). E questo è ciò che disturba e rende più debole il Pkk.

Insomma i separatisti curdi sono un po’ alle strette?

Sì, e infatti stanno cercando di riportare la Turchia indietro agli anni ottanta, per invertire la direzione che le cose hanno preso. E dunque, io non so se il Pkk sia più debole militarmente, ma politicamente certamente lo è. Non ha più il sostegno dell’opinione pubblica internazionale. Ha perso terreno in tutta Europa (solo in Germania mantiene dei sostenitori). Dieci anni fa il Pkk non sarebbe mai stato dichiarato un’organizzazione terroristica: sarebbe stato sostenuto dalla società civile europea. Ocalan stesso in passato era un uomo che aggregava. Per non parlare del fatto che i guerriglieri avevano molta più libertà d’azione in nord Iraq. Ma ormai non è più così. Oggi anche l’Iran è diventato molto duro nell’attacco dell’organizzazione terroristica curda iraniana, il Pjak. E in definitiva si può che dire che sì, il Pkk è davvero sotto pressione.

Se il Pkk è più debole che in passato – e se nel frattempo un pezzo di società è disposta a discutere il tema dell’identità curda – questo non significa anche che la Repubblica turca ha un’occasione storica per risolvere la questione curda con la nuova costituzione?

Sì, è un opportunità. Ma è un’opportunità che il governo deve cogliere: e non è detto che lo faccia. E poi il fatto che il Pkk sia più debole non significa che lo possano ignorare. Il Pkk gode ancora della simpatia di metà popolazione curda. È più debole di quanto non lo fosse prima, ma nessun governo turco può sconfiggere il Pkk militarmente. Basta vedere i numeri. Dalle elezioni di giugno a oggi 115 tra soldati turchi e forze dell’ordine sono stati uccisi dai terroristi. È un numero enorme. E questa spirale di violenza rende davvero molto difficile sconfiggere i guerriglieri curdi soltanto con la forza delle armi.

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