Benazir e l’infelicità araba
Amara Lakhous 22 January 2008

C’è un passaggio nell’introduzione dell’autobiografia di Benazir Bhutto che riassume al meglio la sua straordinaria vicenda privata e pubblica. “Il Pakistan – scriveva Benazir – non è un paese come gli altri e la mia vita non è stata una vita ordinaria: mio padre e i miei due fratelli sono stati assassinati. Mia madre, mio marito ed io stessa siamo stati incarcerati. Ho trascorso tanti anni in esilio. Nonostante tante disgrazie e sofferenze, sono una donna felice. Felice, perché sono riuscita ad aprire una breccia nel muro della tradizione, diventando la prima donna nel mondo musulmano nominata Primo ministro. Questo evento ha marcato una svolta decisiva nel dibattito chiassoso sul ruolo delle donne in una società islamica”.

Ricordo che l’elezione di Benazir Bhutto nel 1988 fu uno shock culturale nel mondo arabo. In quegli anni, la sociologa marocchina Fatima Mernissi diede il via ad una dura polemica con l’establishment religioso, mettendo in discussione un hadith, citazione di Maometto, in cui si dice: “Dio maledica il popolo che sceglie come capo una donna”. Seguendo le tecniche di valutazione adoperate dai giuristi musulmani da secoli, Mernissi dimostrò che l’hadith in questione non è attendibile, in quanto uno dei trasmettitori aveva testimoniato il falso in una vicenda personale. Di conseguenza la sua parola non è ammissibile. Malgrado questo chiarimento religioso, la questione della capacità della donna di governare è ancora all’ordine del giorno. Purtroppo, il dibattito non ha mai superato l’ostacolo dei pregiudizi. Per questo, nessuna donna araba ha potuto mai competere per la carica di Premier o Presidente della Repubblica. Ancora oggi le donne in Arabia saudita non hanno diritto di guidare la macchina, in base a regole consuetudinarie davvero ridicole. Il diritto al voto è una conquista molto recente per le donne del Kuwait.

Allora è legittimo chiedersi: perché Benazir Bhutto è riuscita a conquistare il potere all’età di 35 anni, mentre le donne musulmane arabe sono rimaste indietro? Come cambiano le mentalità delle società? Penso che l’analisi del modello culturale di riferimento sia una chiave di lettura per comprendere sia il progresso sia l’arretramento delle società musulmane sui diritti delle donne. Il fortunato caso politico di Benazir Bhutto è la dimostrazione che i pakistani non attingevano al modello saudita wahabita come i taliban afgani, bensì a quello inglese ed indiano. Benazir aveva una grande ammirazione sia per Margaret Thatcher che per Indira Gandhi.

Per decenni, l’Arabia Saudita è riuscita ad esportare il suo modello di società fuori dalle sue frontiere. La guerra in Afganistan contro i sovietici ha permesso agli integralisti arabi di addestrarsi militarmente grazie soprattutto ai fondi sauditi. Basti ricordare il paese di provenienza di Osama Bin Laden o di diciassette dei diciannove attentatori dell’11 settembre 2001. Ci sono tanti intellettuali arabi come l’egiziano Alà Al Asswani, autore del fortunato romanzo Palazzo Yacoubian, che puntano il dito contro i sauditi per la diffusione dell’integralismo islamico nei loro paesi. In Algeria si è discusso molto sulle presunte pressioni saudite per la promulgazione del codice di famiglia del 1984. Questa legge, ancora in vigore, condanna la donna algerina ad essere una minorenne sotto la tutela maschile. Sarebbe un errore attribuire al modello saudita tutta la responsabilità dell’‘infelicità araba’, per citare un libro dell’intellettuale libanese Samir Kassir, assassinato nel 2005. Tuttavia bisogna ammettere che lo stato di salute culturale rimane ancora in profonda crisi.

La prima sfida dei musulmani oggi è quella di riconciliare l’Islam con la modernità, la fede con la scienza e le tradizioni con i diritti universali dell’uomo. Il Pakistan, rispetto ad altri paesi musulmani, è riuscito a vincere una parte di questa sfida per avere raggiunto due importanti traguardi. Primo: è l’unico paese musulmano a possedere l’atomica e ad essere entrata così nel club dei potenti del mondo. Secondo: la prima donna ad essere eletta come Premier è pachistana e si chiama Benazir Bhutto.

Amara Lakhous è uno scrittore e antropologo algerino. Vive a Roma ed è l’autore del romanzo “Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio” (Editore E/O, vincitore del premio Flaiano nel 2006).

SUPPORT OUR WORK

 

Please consider giving a tax-free donation to Reset this year

Any amount will help show your support for our activities

In Europe and elsewhere
(Reset DOC)


In the US
(Reset Dialogues)


x