Il Parlamento più fedele del mondo
Federica Zoja 21 December 2010

Al termine del processo elettorale con cui l’Egitto ha rinnovato la propria Assemblea popolare, la Camera bassa del Parlamento, il 28 novembre e il 5 dicembre, la scena politica della repubblica nordafricana risulta più che mai monopolizzata dalla maggioranza, sbarrata alle opposizioni e distante dalla popolazione. Eppure, secondo i dati ufficiali diffusi dalle fonti governative, partecipazione popolare, trasparenza delle votazioni e pluralismo sarebbero stati rispettati in ogni momento.

Due versioni radicalmente diverse di una medesima realtà, per un risultato strabico sconcertante. Secondo la prima versione, il 35% di 41 milioni di aventi diritto è andato a votare e ha scelto di affidare, ancora una volta dopo 30 anni, il timone del Paese al partito di maggioranza, quello nazionale democratico (Ndp) guidato da Hosni Mubarak. Non solo: non si sarebbero verificate violenze ai danni dei sostenitori delle opposizioni, né brogli. Nella seconda ricostruzione, invece, solo un risicato 1-1,5% è andato a votare: si tratterebbe di convinti sostenitori dell’Ndp oppure di impiegati statali condotti ai seggi su autobus organizzati dal ministero degli Interni. Inoltre, negli scontri fra forze dell’ordine e cittadini in disaccordo con il regime sono morte almeno 16 persone.

L’alleato più fidato e inossidabile dell’Egitto, gli Stati Uniti, che sovvenzionano la repubblica nordafricana con due miliardi di euro all’anno, ha commentato il voto attraverso le parole del portavoce della Casa Bianca, Mike Hammer: «Gli Stati Uniti sono delusi di come sono state condotte le elezioni egiziane. Abbiamo notizia di molte irregolarità ai seggi, della mancanza di osservatori internazionali e di gravi problemi affrontati da controllori locali. Poi siamo preoccupati dalle continue restrizioni alla libertà di parola e d’associazione». Ed ecco la nuova Assemblea popolare: l’Ndp ha ottenuto oltre 420 seggi, le opposizioni laiche 13 (Tagammu 5, Wafd 6, Partito socialista 1, Al Ghad 1). I deputati indipendenti sono stati 70: fra di loro si nascondono con probabilità altri deputati dell’Ndp “mascherati”, come già accaduto in passato.

La Fratellanza musulmana non ha avuto alcun seggio, come dichiarato ufficialmente dai vertici del movimento, che ha deciso di non presentarsi al secondo turno. Per non legittimare un voto contestato e probabilmente per allentare la morsa del regime sui propri sostenitori: si stima che 1.400 affiliati siano stati arrestati nei giorni a ridosso delle elezioni.

Quanto all’Assemblea per il Cambiamento fondata da Mohammed El Baradei, ex direttore generale dell’Agenzia delle Nazioni Unite per l’energia atomica (Aiea), Nobel per la Pace nel 2005, il boicottaggio è stato radicale, già a partire dal primo turno. Al totale di 508 deputati elettivi vanno sommati altri 10 di nomina presidenziale: di questi, Mubarak ha nominato 7 cristiani copti. Ora è facile immaginare che anche il voto presidenziale atteso per la seconda metà del 2011 sarà addomesticato dall’Ndp, grazie a un Parlamento ancora più favorevole di quello uscente: nell’Assemblea precedente erano presenti 88 Fratelli musulmani eletti come indipendenti (il Blocco degli 88) e una decina di deputati di altre formazioni fra Al Wafd e Al Tagammu. Un esperimento di pluralismo parziale, limitato nel tempo, che non si ripeterà facilmente.

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