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giovedì, 13 maggio 2010

I nomi e i cognomi del Pasolini pakistano

Sara Colantonio

«Le grandi tragedie – ed in questo caso la partizione dell'India che ha causato un grandissimo esodo – non hanno nessun significato se poi le persone che subiscono questi soprusi non vengono chiamate per nome e cognome e rimangono soltanto dei numeri; nei racconti di questo scrittore ci sono persone con nome e cognome, che si conoscono, perché provengono dallo stesso villaggio». L'editore Franco Esposito Soekardi (Fuorilinea) descrive così lo scrittore pakistano Saadat Hassan Manto, durante la presentazione alla Biblioteca Rispoli di Roma della prima traduzione italiana di un suo libro.


È stata presentata alla Biblioteca Rispoli di Roma il 28 aprile 2010 la prima traduzione italiana di un libro dello scrittore pakistano Saadat Hassan Manto, “Il prezzo della libertà e altri racconti” pubblicato dalla casa editrice Fuorilinea. Ad introdurre la presentazione è stato il portavoce dell'Ambasciata Pakistana in Italia: “Sono contento che sia stata creata una vetrina per la letteratura pakistana in questa biblioteca, tra l'altro con una raccolta molto ampia dei nostri autori, come Hanif Kureishi, Tariq Ali, Nadeem Aslam».

Stefano Mirabelli, docente di Strategia della Comunicazione Pubblica, ha notato in Manto l'argomento del limite, del confine, che può essere geografico, ma anche etico. Nei suoi racconti Manto immette la metafora del dubbio, dove ci sono guerre per sbaglio e dove tutti, anche un cane, sono chiamati a schierarsi contro vecchi amici d'infanzia e non si capisce perché si muoia. “Credo anch'io che sia uno scrittore di confine – si è inserito Massimo Lo Monaco, giornalista ANSA – e ha la capacità di descrivere il fanatismo nella sua banalità quotidiana. E mi chiedo: è un romanziere o un politico? Nella prima lettura il suo libro l'ho percepito come un saggio; solo rileggendolo ho colto il romanzo. Manto del resto è vissuto in un'epoca in cui il Pakistan doveva ancora nascere. Si definiva progressista, ma poi confessava che non sapeva cosa significasse questa parola. Egli era il Pasolini pakistano, sempre in conflitto con tutti, in ogni parte del paese, a causa della sua scrittura nuova dalle parole dirette alle quali non si era abituati. Manto è un romanziere politico, o uno scrittore che fa della politica un romanzo. Diceva 'se trovate i miei racconti osceni è perché la realtà che vivete è oscena'. Una frase evidentemente molto pasoliniana”.

È stato l'editore a continuare il discorso: “Manto è, a mio avviso, molto più di Pasolini, perché questo viveva in Italia, in Occidente, Manto nasce in Indostan e parlava ad un pubblico che non aveva mai letto quelle parole”. Massimo Lo Monaco ha chiesto all'editore di Fuorilinea quali mondi, secondo lui, lo scrittore pakistano abbia messo in comunicazione tra il Pakistan e l'Italia e perché l'abbia scelto. “Quando ho letto Saadat Hassan Manto per la prima volta – ha risposto Franco Esposito Soekardi – ho notato la bellezza della sua scrittura. Alle letture successive mi sono accorto che apriva anche molte porte. Manto ha avuto una grande intuizione: le grandi tragedie – ed in questo caso la partizione dell'India che ha causato un grandissimo esodo – non hanno nessun significato se poi le persone che subiscono questi soprusi non vengono chiamate per nome e cognome e rimangono soltanto dei numeri; nei racconti di questo scrittore ci sono persone con nome e cognome, che si conoscono, perché provengono dallo stesso villaggio e si ritrovano improvvisamente contro in una guerra assurda”.

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