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Direttore Giancarlo Bosetti
Associazione per il dialogo tra le culture
Lessico Interculturale
EN AR martedì, 7 novembre 2006

Nazionalismo

Amara Lakhous

Il novecento è stato per eccellenza il secolo dei nazionalismi. Basti ricordare che le cause delle due guerre mondiali sono riconducibili direttamente alle conseguenze della dottrina nazionalista che esalta tutto ciò che appartiene alla propria nazione. Nel suo saggio Meaning of nationalism, pubblicato nel 1954, Louis Leo Synder analizza i vari nazionalismi ed evidenzia quattro modelli fondamentali.


Ovvero: integrativo (l’unità di Italia), smembrante (le scissioni dall’impero ottomano), aggressivo (il fascismo e il nazismo) e, infine, quello contemporaneo (la decolonizzazione dei paesi del terzo mondo). Partendo proprio dal terzo modello, cioè il “nazionalismo aggressivo”, è possibile dimostrare come la violenza sia congenita a tutte le forme di nazionalismo.

L’obbiettivo di tutti i nazionalisti è stato sempre quello di creare un’entità politica autonoma ed indipendente, vale a dire lo “Stato nazione”. Questo comporta inevitabilmente la necessità di definire continuamente, anche con la forza, il proprio spazio geografico, storico, linguistico e religioso. Si tratta quindi, di stabilire in primo luogo frontiere invalicabili, per marcare e esasperare le differenze, cancellando i punti in comune con gli “altri”, negando i processi di acculturazione e di sincretismo. Ci sono tanti esempi emblematici sui tentavi di alcune élites nazionaliste, ad esempio nei paesi del ex-Jugoslavia, di eliminare dai ‘vocabolari nazionali’ parole di origine “non autoctona”.

Tuttavia, bisogna ammettere che la dottrina nazionalista è stata uno strumento funzionale per i paesi del Terzo mondo al fine di liberarsi dal colonialismo. Dopo la conquista dell’indipendenza però, il nazionalismo è diventato una bandiera ideologica e propagandistica per mantenere il potere, schiacciare il dissenso, rafforzare il consenso interno e opprimere le varie minoranze (il caso dell’Algeria e del Vietnam). In questo caso, è molto palese il ricorso alla retorica della salvaguardia dell’amata patria dai nemici esterni ed interni. In nome dell’ amor patrio sono stati commessi crimini orribili: per questo è urgente distinguere tra nazionalismo e patriottismo (Il mio professore di filosofia politica all’Università di Algeri ripeteva sempre: “il patriottismo è amare la propria patria, invece il nazionalismo è odiare la patria degli altri”). È stato proprio l’odio a scatenare i genocidi in Ruanda e in ex- Jugoslavia alla fine del secolo scorso, dopo che il nazionalismo ha generato un nuovo modello: l’etno-nazionalismo.

Infine, è legittimo chiedersi: la dottrina nazionalista è compatibile con la democrazia? La risposta è negativa. Il riconoscimento del pluralismo politico, religioso e linguistico è la base fondamentale di qualsiasi progetto democratico, contrariamente al nazionalismo che aspira al progetto (utopico?) di un unico territorio con frontiere certe, una razza, una religione, una lingua, un partito politico, una bandiera, etc.

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