La fine di Ben Ali è una lezione per gli altri regimi
Amara Lakhous 19 gennaio 2011

14 gennaio 2011. Una data che sara ricordata a lungo. Al Jazeera annuncia che il Presidente tunisino Ben Ali ha lasciato il Paese. Una notizia incredibile. Così crolla uno dei regimi totalitari più feroci e più furbi nel mondo. Ben Ali ha costruito la sua dittatura, travestita da democrazia, su tanti equivoci e tante bugie. All’estero si è era accreditato come il baluardo contro il fondamentalismo e il terrorismo, calpestando i diritti umani, beneficiando del silenzio di capitali europee come Parigi e Roma. Si è spesso citato il modello di sviluppo tunisino come una via virtuosa all’economia di mercato, in realtà di fatto la maggioranza dei cittadini rimaneva esclusa mentre una minoranza viveva di corruzione (l’avidità dei Trabelsi, la famiglia della moglie dell’ex presidente, ha superato il limite della decenza).

Quella tunisina non è una semplice rivolta. No, è qualcosa in più. È una rivoluzione fatta da giovani contro una classe dirigente corrotta e incapace. La rabbia è stata portata in piazza da giovani istruiti e soprattutto aperti al mondo. In Tunisia, la popolazione non supera gli undici milioni. Più del 30% è collegato ad internet. Fino a dicembre dell’anno scorso, due milioni e mezzo di tunisini erano utenti di Facebook. Per questo motivo, la strategia di censura del regime di Ben Ali non ha funzionato. Canali satellitari come Al Jazeera, Al Arabiya e France 24 hanno smascherato la propaganda del canale nazionale tunisino. I tunisini hanno avuto altre fonti di informazione. Un elemento fondamentale.

È davvero riduttivo e fuorviante parlare di rivolta del cous cous o del pane. La gente nel mondo arabo cerca dignità: soprattutto quando ci sono Paesi come l’Algeria che hanno 150 miliardi di dollari di riserve e non creano le condizioni di sviluppo, anzi la corruzione dilaga giorno dopo giorno. La fine di Ben Ali è una lezione per i regimi arabi. Non possono più governare a vita e passare il potere ai figli o ai parenti. L’ex presidente tunisino ha detto nel suo ultimo discorso: “Sì, vi ho capito”. Però non è servito a nulla, perché il tempo era già scaduto. Adesso i popoli si sono svegliati e saranno dolori per i dittatori.

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