Dopo un incontro tra il primo ministro Recep Tayyip Erdogan e il presidente americano Barack Obama i greci ortodossi turchi hanno cominciato a sperare che il seminario di Halki possa essere riaperto. Il seminario è stato chiuso nel 1971, durante la crisi delle relazioni tra Grecia e Turchia, e serviva a formare il personale clericale della chiesa ortodossa. Ma ora che il clima è cambiato, nelle alte gerarchie greco-ortodosse si comincia a essere ottimisti sulla possibilità di lasciarsi i conflitti alle spalle con Ankara e aprire una nuova fase di rapporti più distesi e tolleranti. «Il primo ministro Erdogan ha dimostrato la sua determinazione sulla questione», ha detto al quotidiano Hurriyet Elpidophoros Lambriniadis, un prete ortodosso di Bursa.
Quello che c’è di nuovo, però – al di là della notizia della possibile riapertura del seminario –, è che il governo Erdogan sembra determinato a riscrivere la costituzione della repubblica turca, tenendo conto delle diversità non solo etniche ma anche religiose che popolano la Turchia. Nel silenzio quasi generale della stampa internazionale, infatti, il ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu ha avviato una processione di visite di altissimo livello con i massimi esponenti delle autorità religiose ortodosse, armene e delle altre minoranze che ha in sé qualcosa di straordinario. Certo, in Europa e nell’Occidente sarebbe un fatto normale: ma in Turchia non lo è affatto.
Davutoglu ha fatto visita al patriarcato greco-ortodosso e ha incontrato il patriarca Bartolomeo I, facendosi fotografare insieme a lui nella sede del patriarcato, come non era mai successo prima. L’argomento ufficiale di queste visite è la distensione dei rapporti con le minoranze religiose che vivono in Turchia e con le quali lo stato turco ha avuto sempre un pessimo rapporto, per tutta una serie di ragioni storiche e politiche che affondano le sue radici nel grumo nazionalista etnico su cui è stata costruita la Repubblica turca. La motivazione materiale di questa iniziativa sta tutta nella prospettiva di una riscrittura della costituzione repubblicana che il governo Erdogan persegue oramai da tempo ed è deciso a portare a termine quanto prima. Con l’obiettivo di includere nella nuova carta fondamentale un rapporto più armonico e aperto con le minoranze religiose. Richiamandosi nemmeno tanto velatamente alla tradizione tollerante e multiculti dell’Impero Ottomano (quando si parla del «ritorno del sultano» in Turchia si dovrebbe tenere conto anche di questa eredità storica).
Dopo aver incontrato Bartolomeo I, Davutoglu ha parlato con i giornalisti e ha detto che «il Patriarcato è una delle nostre istituzioni religiose più antiche, una tradizione molto forte in se stessa. È un principio basilare per noi che in Turchia tutte le confessioni religiose possano vivere e condividere le loro culture in un’atmosfera di pace». Da parte sua Bartolomeo I ha ricordato, con un occhio al passato tempestoso e conflittuale, che è «una fonte di grande gioia che i nostri gruppi e le nostre comunità religiose siano in grado di vivere in questo paese con serenità».
Subito dopo la visita ai greci ortodossi Davutoglu si è recato al patriarcato armeno. Dove ha ribadito le linee base della politica del governo Erdogan, rimettendo l’accento sulla volontà dell’esecutivo guidato dal partito islamico-moderato per la giustizia e lo sviluppo Akp di instaurare un clima di convivenza pacifica con tutte le confessioni religiose che popolano la Turchia, evitando gli errori e i paradigmi mentali e politici esclusivi che nel passato hanno generato violenza e discriminazione.
È un fatto importante e di grande valore. Sottolineato sulla stampa turca da commenti e riflessioni impegnative. Come quelle di Orhan Kemal Cengiz che, su Today’s Zaman, ha ragionato sul «significato della visita di Davutoglu ai patriarchi», facendo notare che qualcosa di simile «non è mai avvenuto nella storia della Repubblica turca».Prefigurando così la possibilità che il monolitismo che domina l’architettura costituzionale turca possa subire una trasformazione davvero decisiva.
Immagine (cc): Mosaico di Theotokos, Hagia Sophia, Istanbul