La Comunità di Sant’Egidio e il Doha International Center for interfaith Dialogue hanno proposto per martedì 18 maggio una giornata di studio dal titolo “Dialogo tra fedi e culture: la sfida della convivenza”. Ad introdurre le relazioni della mattina, incentrate sul dialogo tra le fedi, è stato il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi: “L’espressione ‘la pace passa attraverso il dialogo’ tra di noi è vissuta davvero in profondità, sia sugli scenari dei conflitti sia nella nostra vita quotidiana. Il grande rischio del nostro tempo è continuare a ragionare con le categorie del ‘900: rimangono i nomi, le bandiere, ma la globalizzazione e la fine del comunismo hanno cambiato profondamente il nostro mondo. La pace e il dialogo hanno un valore nuovo ed abbiamo bisogno di categorie nuove. Non si può relegare il dialogo all’ambito accademico, ma farlo iniziare tra gli uomini e le donne nella vita quotidiana su un piano culturale. È questo che porta all’amicizia”.
L’intervento è stato seguito da quello di Aisha al-Manna’i, preside della Facoltà di Shari’a all’università del Qatar: “Le diversità fanno parte delle leggi e della volontà di Dio, noi non chiediamo di essere delle fotocopie tra di noi; Dio dice ‘vi abbiamo fatto maschi e femmine ed il migliore tra voi è il più pio’, questo dovrebbe portare quindi gli uomini di fede a sollecitare il dialogo”; queste parole sono state confermate da quelle di Salvatore Martinez, presidente del Movimento del Rinnovamento dello Spirito Santo: “Paolo VI, nell’enciclica Ecclesiam Suam, ricordava come gli uomini di fede fossero i veri portatori di fraternità e dialogo. È la fede che in questo momento storico di desacralizzazione – e quindi di disumanizzazione – può e deve essere un motivo di incontro per uno sviluppo sociale adeguato”.
Il segretario generale del Centro Islamico Culturale d’Italia, Abdallah Redouane, ha isolato nel suo intervento quattro punti basilari per raggiungere l’incontro: la convivenza nel quotidiano; la convivenza nelle strutture organizzative; la convivenza politica dove tutte le compagini politiche si esprimano a favore della concordia; la convivenza internazionale. Ha aggiunto inoltre: “Il dialogo sui dogmi e sulla fede deve essere compito degli esperti. Il dialogo che qui ci interessa è quello sociale e civile, dove il teologo è superfluo. Nell’Islam è il Corano stesso a favorire il dialogo con gli altri monoteismi, ‘O Gente del Libro! Venite ad un accordo equo fra noi e voi’”. “Uno dei documenti del Concilio Vaticano II, il Nostra aetate – ha preso la parola il Rettore del Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica Miguel Angel Ayuso Guixot – ha sottolineato l’importanza della cooperazione e mutua comprensione tra i cristiani e i credenti di altre religioni. Il nostro papa Benedetto XVI ha detto che la Fede è un dono e un compito, io aggiungo che è un immenso contributo per il mondo perché attraverso di essa possiamo riscoprire che siamo tutti membri della stessa famiglia”.
Un breve commento di Arrigo Levi, consulente del Presidente della Repubblica Italiana, ha introdotto il dibattito del pomeriggio, incentrato sul dialogo tra le culture: “La democrazia ci sarà soltanto quando saremo tutti convinti della necessità del dialogo e del rispetto, ai fini non della convivenza, ma della sopravvivenza”. La comprensione della cultura dell’altro è, secondo Yousuf Mahmoud Siddiqi, direttore esecutivo del Pontificio Consiglio per la Cultura, la base della convivenza, e la cultura, nel parere di Fatima Mohamed Al-Suwaidi, una delle responsabile del DICID, è anche la Storia delle Religioni, una materia da studiare nelle università, con un approccio scientifico e razionale per allontanare tutti i pregiudizi. Sono proprio questi ultimi il tema principale dell’intervento che ha concluso la giornata di studio: “Sono i pregiudizi quelli che rovinano il dialogo perché ci allontanano aprioristicamente dall’Altro. Quando sono arrivato in Italia – queste le parole di Izzedine Elzir, Presidente dell’UCOII – se avessi dato retta ai pregiudizi mi sarei dovuto guardare continuamente intorno per timore che qualcuno mi rubasse il portafoglio. E poi mi chiedo: è possibile che in Italia la costruzione di una moschea, e quindi la fede stessa, debba passare da un referendum?”.