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EN lunedì, 6 novembre 2006

Panarabismo

“Panarabismo” è un movimento che mira all’unificazione dei popoli e delle nazioni arabe. È una tendenza culturale moderna con una finalità politica, nata in risposta al colonialismo e al coinvolgimento dell’Occidente nel mondo arabo. Sin dall’arrivo al potere dei turchi ottomani, nel 14esimo secolo, è sempre stato vivo tra le popolazioni arabe il desiderio di una unificazione che ristabilisse il potere politico arabo.


Dopo la seconda guerra mondiale, il movimento trovò prima espressione ufficiale nella Lega Araba e in alcuni sfortunati tentativi di unificazione politica, come la Federazione Araba tra Iraq e Giordania, la Repubblica Araba Unita, l’Unione Araba e l’Unione Araba del Maghreb. All’inizio degli anni sessanta il principale strumento del panarabismo venne rappresentato dal partito Ba’ath, attivo nella maggior parte degli stati della regione, ovvero in Egitto, Iraq, Giordania, Libano, Arabia Saudita, Siria e Yemen. Idee simili, venate di socialismo, vennero espresse contemporaneamente dal presidente egiziano Gamal Abdal Nasser.

La causa panaraba subì un deciso arretramento dopo la sconfitta araba nella guerra con Israele del 1967 e dopo la morte dello stesso Nasser del 1970. All’inizio degli anni settanta naufragò anche un progetto di fusione tra Egitto e Libia. Tuttavia, durante e dopo la guerra con Israele del 1973, gli stati arabi mostrarono rinnovata coesione nell’uso del petrolio come arma economica e politica nelle relazioni internazionali. Coesione che andò di nuovo i frantumi dopo la firma degli accordi di Camp David tra Egitto e Israele e con la guerra tra Iran e Iraq.

La retorica panaraba venne riesumata dal presidente iracheno Saddam Hussein al tempo della guerra del Golfo del 1990, nel tentativo vano di portare dalla propria parte i paesi arabi. Se il panarabismo politico è stato sepolto dalla resistenza dei nazionalismi e dalla spaccatura tra sciiti e sunniti, quello culturale vive oggi una nuova vita. La globalizzazione e lo scontro con l’Occidente hanno portato sugli schermi l’immagine di un mondo islamico più o meno unito. La nascita di tv satellitari in lingua araba (come Al Jazeera e Al Arabiya), oltre a diffondere un idioma comune, ripropone il sogno di una umma (“comunità”) araba sopranazionale, unita se non politicamente almeno culturalmente.

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Si può partecipare tanto a un’impresa efferata – uno stupro del branco, un linciaggio, un’operazione di pulizia etnica – quanto a un’iniziativa umanitaria – una raccolta di fondi, un’adozione collettiva, il sacrificio di sé nello scambio di prigionieri.

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