Cantami, o donna, della magia del tuo corpo
Sabrina Bergamini 6 gennaio 2012

Il corpo di Nahla racconta amore e passione, libertà e intimità. Racconta la scoperta del desiderio e dell’erotismo, l’accoglienza di tutte le emozioni che le carezze e gli ardori di un amante portano con sé, il legame intimo con ogni singolo centimetro di pelle, quello atavico con i figli che si alimenta del nutrimento al seno, quello che rende vivi perché legati alla vita del proprio corpo e alla passione condivisa con la persona che si ama.

“Il suo nome è passione” (Mondadori 2011) di Alawiya Sobh, scrittrice libanese impegnata nella difesa della donna, è molto più di un romanzo d’amore in cui la protagonista Nahla, una donna cinquantenne, racconta l’amore della sua vita con Hani, intenso, frammentato e clandestino perché lei è una donna musulmana e lui è cristiano, il Libano vive una guerra e il mondo circostante – la famiglia, la società – non permette loro di uscire allo scoperto.

Più che un romanzo d’amore – e questo è anche un romanzo d’amore, perché passionali e intense sono le parole con le quali Nahla descrive il suo legame con Hani, mai interrotto nonostante il matrimonio con un altro uomo e l’amore per i figli – l’opera di Alawiya Sobh è una composizione che elogia in ogni singola pagina il corpo della donna, la scoperta della sessualità descritta in modo realistico e vivido, nella sua bellezza come nei momenti di dolore o di squallore e in tutte le fasi di un’esistenza che chiama le cose col loro nome. Nahla è la voce narrante e racconta la sua storia – un racconto di cui ha bisogno, per rinnovarne la memoria, per non perderne il ricordo: alle fine del romanzo si scoprirà la ragione – dall’infanzia alla maturità, attraverso la lente dei cambiamenti che vive il suo corpo. Che Nahla ama, coccola, scopre, tocca, apre allo sguardo degli altri e soprattutto apre alla passione. Nel suo racconto ci sono le mestruazioni della bambina che diventa donna e accoglie la novità con attesa e gioia, il primo reggiseno, la scoperta della sessualità, i cambiamenti della maternità, le diverse fasi della passione dagli ardori della gioventù alla consapevolezza della maturità.

Dice Nahla del suo legame con Hani: «Hani non è solo una parte di me. È tutta me stessa, e ogni singola parte di me lo contiene. Non è solo il mio amore. È anche il mio compagno, la mia anima gemella, mio figlio, e qualcosa di più ancora, qualcosa che non so né definire né descrivere, ma che potrei chiamare con un unico nome: passione». Nahla rivendica la sua libertà sin da giovane: “Un giorno avevo sfidato mia madre dicendole che ero libera, che non avrei più indossato il velo e che sapevo bene quel che facevo. Allora aveva gridato, come impazzita: «Libera? Libera in arabo è sinonimo di perversa, sgualdrina»”. Ma Nahla si sente traboccare di felicità e rivendica davanti allo specchio la sua libertà. Da adulta, racconta la protagonista alla sua amica: «Quando i corpi invecchiano, Souad, perdendo in spregiudicatezza e arroganza, vengono privati di parte dello splendore e dell’autosufficienza. Solo allora si fa strada quel sentimento leggiadro che accompagna il piacere: l’intimità».

In questa trama fatta di sensazioni e sentimenti (ripetuti di continuo perché Nahla teme l’oblio ma per il lettore spesso pesanti nella narrazione, nell’ossessione della ripetizione) Hani diventa qualcosa in più della persona amata: è la fonte della passione che la protagonista nutre per la vita stessa, simbolo del fuoco che arde in Nahla e che le permette di raccontare tutto attraverso le sue poesie erotiche e i gesti e i cambiamenti del proprio corpo.

La narrazione del corpo (questo sì il vero protagonista del racconto), della femminilità e della passione sono tanto più efficaci quanto più scaturiscono dal mondo arabo-islamico e da un contesto – lo racconta la protagonista parlando della sua famiglia – caratterizzato da vincoli rigidi imposti dall’ortodossia, da regole sociali cui Nahla si ribella sin da bambina e dal rifiuto della mortificazione pubblica del corpo – cui fa da contraltare, per tanti personaggi maschili, l’ossessione per la virilità sbandierata, il ricorso al Viagra, i rapporti con le prostitute, l’atteggiamento di possesso nei confronti delle proprie mogli. A parte Hani e il padre della protagonista, gentile ma non in grado di imporsi all’interno della famiglia, il mondo maschile esce male da questo ritratto, un universo costellato di uomini che impongono violenza nella prima notte di nozze, autoritari come il fratello di Nahla oppure malati di sesso oppure dal corpo in via di disfacimento e raramente in grado di capire i desideri delle proprie donne. Il romanzo è, dall’altro lato, una collezione di storie femminili, un ritratto che accanto a Nahla si dispiega nelle vicende delle amiche della protagonista, fra il silenzio e l’introversione di Souad, amica e confidente di una vita, la scoperta del sesso di Aziza e il lesbismo di Nadine.

Non è un libro di denuncia. Non è un Sex & the City in versione araba. È un lungo racconto che celebra il corpo della donna e che, per questo, può dare una mano nel valorizzarlo, nell’accettare la naturalità della sua evoluzione, nel mettere da parte costrizioni e impalcature che chiedono di nasconderlo, mortificarlo, falsificarlo, trascurarlo o esaltarlo per annullarlo.