Politica è narrazione. Da Obama a Vendola (Manifestolibri, Roma 2011)
Francesca Giorgi 26 luglio 2011

Del legame fra comunicazione politica e narrazione si parla ormai da molti anni, in modi e con sfumature sempre nuove. Si tratta di un legame forte, che nel corso del tempo si è trasformato  e ha plasmato  il discorso politico fino a farlo coincidere, soprattutto in ambiente anglosassone, con la “narrative”. Tanto che, oggi, non può più esistere una comunicazione efficace che non sia inserita nella cornice di una storia, per diventare così un racconto, individuale e collettivo, e riempirsi di senso.

È questo il fulcro argomentativo di Politica è narrazione. Da Obama a Vendola, ultimo lavoro di Guido Moltedo e Marilisa Palumbo, entrambi giornalisti del quotidiano Europa, esperti di politica americana come delle faccende di casa nostra, fra i primi in Italia a studiare quello che sarebbe poi stato il “fenomeno” Obama.

Il volume (Ed. Manifestolibri, Roma 2011, Euro 18), parte dal presupposto che una comunicazione politica tradizionale, basata esclusivamente sulla trasmissione di contenuti e programmi, non solo non è efficace, ma risulta addirittura controproducente per chi si ostini a usarla asetticamente. Al contrario, solo inserendo un progetto politico in una narrazione di più alto respiro si può giungere a una vera sintonia con l’elettorato, portandolo a un’adesione non più solo concettuale e razionale, ma anche emotiva.

Scrivono gli autori: “Una buona campagna elettorale è una storia, è un racconto, nel quale è collocata ogni singola iniziativa, ogni singola parola, ogni singola immagine, come brani di una trama coerente e comprensibile e “vendibile”. Ma poiché l’attività stessa di governo ha oggi un’altissima componente di comunicazione, deve anch’essa rispondere ai criteri più sofisticati della narrative”. E aggiungono: “Il racconto è il modo in cui ciascuno di noi, anche da adulti, organizza il proprio vissuto e si mette in relazione con il vissuto degli altri e con la società. La politica deve avere la capacità di “connettersi” con questa attitudine primordiale […]”.

L’esperienza politica che forse da più tempo si è inserita in questo percorso concettuale è quella statunitense, oggetto principale dell’analisi di Moltedo e Palumbo. In particolare, l’osservazione si concentra sulla campagna elettorale del 2008, che ha portato alla vittoria di Barack Obama contro John McCain.

Una campagna che è il risultato di un’evoluzione comunicativa sviluppatasi negli ultimi quarant’anni, nella quale le macchine organizzative dei due contendenti hanno fatto tesoro di tutte le precedenti esperienze per proporre al meglio le rispettive narrazioni. Con risultati, evidentemente, molto diversi.   

Sia Obama che McCain, infatti, sono portatori di una vicenda personale riconoscibile e potenzialmente coinvolgente nei confronti della popolazione, ma solo quella di Obama è riuscita a toccare gli aspetti nevralgici agli occhi dell’opinione pubblica, ovviamente in quel preciso momento storico. Egli incarna, grazie alla sua età, il superamento delle tensioni ideologiche relative alla guerra del Vietnam, ancora molto forti nel Paese. Essendo un outsider, può portare l’America a rinnovare la propria immagine internazionale. La sua origine multietnica si contrappone a chi della religione ha fatto, negli ultimi anni, un’arma di radicalizzazione politica e può far sperare nel superamento delle discriminazioni e delle tensioni razziali.

Ovviamente, la “narrative” di Obama è stata efficace e lo ha portato alla vittoria anche perché supportata da una campagna elettorale innovativa e partecipata. Il suo staff elettorale punta sui volontari, sull’uso accorto dei media, sul peso attento delle parole, riuscendo così a battere la concorrenza, prima di Hillary Clinton e poi di John McCain.

Dopo l’ampio sguardo dedicato agli Stati Uniti, gli autori concludono concentrando la propria analisi sul caso italiano, che appare ancora lontano dal modello di comunicazione politica basato sulla narrazione. O, più precisamente, i politici italiani, in particolare quelli del centro-sinistra, non sembrano ancora in grado di padroneggiarne i meccanismi al meglio, tanto da finire spesso in aperta contraddizione. Con la tentazione, sempre dietro l’angolo, di tornare ai vecchi schemi.

Molto diverso è il caso di Silvio Berlusconi, che invece è riuscito a creare intorno alla sua figura e alla sua storia una narrazione estremamente efficace, tanto da rimanere il leader (quasi) incontrastato del centro-destra italiano dal 1994 a oggi. “Nella trama berlusconiana, Silvio è un capo unico, irripetibile e inimitabile. Ci si può anche identificare in lui, si può sognare di raggiungere la sua fortuna, ma il fondatore di Forza Italia, con la vita quasi leggendaria nelle sue ville e con le sue donne e con il suo Milan, è un monarca per il quale provare invidia o ammirazione, ma che non contempla repliche”.

L’unico che, nello schieramento opposto, sembra aver aderito con maggiore perizia a questo orizzonte comunicativo, tanto da essere spesso paragonato allo stesso Berlusconi, è il Governatore della Puglia Nichi Vendola. Il quale è riuscito a vincere battaglie importanti nella sua regione, proponendo un linguaggio lontano dal politichese e presentandosi come uomo dalle molte sfaccettature in grado di unire le diverse anime del centro-sinistra. Ma il percorso che il “ragazzo di Terlizzi” deve fare per arrivare a conquistare la politica nazionale è ancora lungo, sebbene egli sembri pienamente attrezzato all’impresa. Staremo a vedere.

Certamente, Politica è narrazione è un ottimo strumento di comprensione e analisi per chi abbia voglia di accostarsi alla comunicazione politica attuale, ai suoi meccanismi e alla sua evoluzione. Con un linguaggio allo stesso tempo semplice e tecnicamente accurato, Moltedo e Palumbo passano dai concetti teorici ai fatti con estrema attenzione al lettore, proponendo una prosa sintetica, scorrevole e piacevole. Tanto da lasciare, alla fine, quel pizzico di insoddisfazione tipico dei bambini che, quando alla sera la mamma interrompe la lettura della favola perché è ora di dormire, ne vorrebbero sempre un’altra pagina.