Lei in Iran era un militante del movimento studentesco di rivolta clandestina, prima contro lo Scià e poi contro il regime degli ayatollah. In cosa credevate, cosa volevate raggiungere con la vostra lotta?
Noi volevamo un paese democratico, non quello che ci proponeva lo Scià, lui era soltanto un servo dell’America che costringeva un paese ancora in condizione feudale ad una modernizzazione forzata. Il nostro primo obiettivo era quindi mandarlo via, perché volevamo decidere per noi stessi, ma non è andata bene. Hanno arrestato o ucciso i miei compagni, hanno ucciso mio fratello, hanno violentato ed imprigionato le mie sorelle. Io sono fuggito in Turchia, dove sono rimasto tre anni, finché l’Olanda non mi ha accolto.
L’Olanda infatti la accoglie come rifugiato politico nel 1988. Qui studia a fondo l’olandese e decide di scrivere romanzi, incentrati soprattutto sul tema dell’esilio. Anche questa era per lei una sorta di lotta, un modo per far sentire la propria voce?
Naturalmente. Vede, già in Iran io volevo diventare un grande scrittore, avevo anche scritto due libri rimasti però inediti: erano due libri di narrativa, di certo non apertamente politici perché sarei stato arrestato, ma non c’è dubbio che anche la narrativa può essere una voce politica perché racconta la realtà di un paese. Quando sono arrivato nei Paesi Bassi mi sono trovato senza niente, ero soltanto uno scrittore disoccupato. Anzi, non conoscendo l’olandese ero praticamente un’analfabeta. Questo significava la fine della mia ambizione e dei miei sogni e quindi la fine della mia vita. Davanti a me c’era un bivio: potevo continuare a vivere per sempre come un rifugiato oppure potevo cambiare la mia lingua e realizzare il mio progetto in questa nuova terra. E quest’ultima, ai miei occhi, era l’unica strada da intraprendere.
Nel 1998 in Olanda esce Mirza, la raccolta dei suoi articoli apparsi sul periodico “De Volkskrant”, nei quali si parlava della pacifica convivenza tra razze e della tolleranza nel suo paese d’adozione. Nei Paesi Bassi però già nel 2002 il partito di estrema destra di Pin Fortuyn ebbe un grande successo e a queste ultime elezioni europee il PVV, xenofobo e anti-islamico, si è classificato come il secondo partito olandese. L’Olanda è ancora un paese tollerante?
L’Olanda è sempre stato un paese molto tollerante e lo è ancora. A mio avviso quest’ultimo successo dell’estrema destra xenofoba è soltanto la voce di persone impaurite, come del resto nella storia di tutti i paesi ci sono stati periodi di smarrimento ed inquietudine, Italia compresa. Più le persone sono spaventate, più questi partiti ricevono voti, è lo stesso tipo di persone che quando è arrivato Hitler l’hanno trovato tutti buono e bravo. Però nello spirito della cultura olandese c’è davvero la tolleranza, non c’è dubbio, e questo spirito avrà di nuovo la meglio.
Le elezioni in Iran hanno riconfermato la presidenza di Ahmadinejad. Cosa pensa a proposito delle manifestazioni che si stanno susseguendo nel paese?
Sono molto contento che milioni di persone abbiano dimostrato contro Ahmadinejad perché così hanno fatto sapere a tutto il mondo che la voce di Ahmadinejad non è la nostra voce, ma la voce degli ayatollah, dell’esercito islamico e delle persone analfabete ed ignoranti. I giovani hanno dimostrato che non accettano questo governo corrotto e che sono contro quelli che non pagano le tasse e contro tutti i ladri che grazie agli ayatollah hanno guadagnato milioni. In questi giorni ho acceso il computer e ho visto i video delle manifestazioni su youtube: davanti a quelle immagini ho pianto, ma nello stesso tempo ero contento perché dallo schermo usciva un solo colore, il verde. Ed io sono con loro.