Professor Branca, negli anni ’60 Marcel Gauchet parlava di un mondo che andava progressivamente disincantandosi, cioè diveniva sempre più razionale e materialista e sempre meno magico e spirituale. Oggi però è evidente come questo disincanto sia accompagnato dalla religione come tematica fondamentale nel discorso pubblico; abbiamo visto alla fiera del libro di Torino come questo fosse particolarmente sentito, così come si parla di religione anche nei talk show televisivi, nei discorsi politici ecc. Questo significa che il mondo, in particolare quello occidentale, si stia “re-incantando”?
Magari! No, temo che questo risveglio di identità (che tra l’altro non sono soltanto religiose ma anche etniche oppure fittizie e inventate, come certi localismi), siano più che altro un rifugio dall’insicurezza che dà appunto la società liquida di cui parla Bauman. Una società in cui non ci sono più punti di riferimento, in cui le trasformazioni sono così veloci che non ci si riesce ad adattarsi ad una e già se ne sono prodotte delle altre. Gli appigli che si inventano come reazione a questa insicurezza hanno più che altro questo significato di difesa, di rifugio e non si può dare uno spessore di spiritualità a chi per esempio difende un crocefisso alle pareti di una scuola o di un edificio pubblico.
Questo vale anche per il mondo musulmano?
Anche lì non penso sia una questione di fede. E’ una questione di crisi di grandi ideologie laiche, come il nazionalismo o il socialismo stesso che hanno fatto furore nella prima metà del Novecento anche nei paesi islamici. Basti pensare a Nasser, all’Algeria socialista o alle varie rivoluzioni. In fondo anche una parte della rivoluzione iraniana aveva sicuramente un riferimento religioso più per cambiare le cose, per opporsi all’oppressione a un regime dittatoriale – e il discorso religioso è quello meno andato in crisi, meno corroso appunto dalla modernità, dalla postmodernità, dalle disillusioni di tanti obbiettivi non raggiunti. Per questo motivo l’Islam ideologico dei movimenti radicali, più che una religione, mi sembra un’ideologia, e anche lì di dimensione spirituale non credo si possa molto parlare. Parlano più di Islam che di Dio, cioè più del sistema fondato anche sulla religione ma che promette di risolvere i problemi, che non dell’aspetto interiore, dell’aspetto essenziale di una fede religiosa. C’è quindi qualcosa di preoccupantemente simile nei due recuperi sia ad Est che ad Ovest. E anzi, siamo noi che stiamo percorrendo quella linea che i paesi islamici hanno anticipato qualche decennio fa.
Qual è dunque il destino dei tre monoteismi nel mondo disincantato?
I tre grandi monoteismi avrebbero molto da giocare, perché questo revival della religione richiama un interesse delle persone. Basti pensare ai libri che sono usciti uno dietro l’altro e che parlano di Gesù e del cristianesimo, alcuni dei quali hanno venduto milioni di copie. Evidentemente è la prova che se si trova la chiave comunicativa adeguata le persone non sono indifferenti. Temo che però sia più un fenomeno della comunicazione di massa che non delle istituzioni religiose, che fanno ancora molta fatica ad accorgersi di quello che sta succedendo e a mettersi al passo coi tempi in modo da gestire e non subire questo tipo di fenomeno. Un fenomeno che magari può anche mettere un po’ di euforia (perché la gente si attacca ai crocefissi, come dicevamo prima), ma se non è governato è effimero e potrebbe portare a conseguente negative, non certo religiosamente stimabili.
L’Occidente è oggi percepito come ateo e decadente o si sta ri-cristianizzando agli occhi del mondo musulmano?
Credo ci sia una forte ambivalenza, l’Occidente è odiato ma anche amato per quello che rappresenta: progresso, benessere e libertà. E questa ambivalenza che non si risolve mai significa anche una scarsa chiarezza di idee; se veramente i musulmani fossero così convinti che l’Islam e i paesi islamici siano i migliori al mondo emigrerebbero in massa più in Arabia Saudita che non nei paesi europei o in America. Evidentemente c’è questa attrazione che convive però anche con la repulsione, ma è inevitabile che sia così, perché siamo antropologicamente diversi e la tradizione, certe gerarchie e certi tabù che prevalgono in tutti i popoli orientali rendono l’Occidente un po’ disturbante in alcuni suoi aspetti. Che si stia ricristianizzando non credo che lo percepiscano, se non forse ancora una volta a livello ideologico – politico. Bush e la politica americana di questi ultimi anni hanno rinfocolato questa paura delle crociate, così come noi abbiamo paura della guerra santa. Ma credere veramente che questo jihad sia da noi l’espressività della religiosità islamica è come credere che Bush abbia espresso il cristianesimo e non piuttosto una sua strumentalizzazione a fini politici.