Incontrare Maometto “on the road”
Francesca Giorgi 13 gennaio 2011

Se il nostro è il mondo delle contraddizioni, lo scrittore americano Michael Muhammad Knight e il suo libro Maometto on the Road. Viaggio al termine dell’Islam (Alberto Castelvecchi Editore, Roma 2010 – Euro 19,20) ne sono uno specchio davvero fedele. Nato nel 1977 da genitori ferventi cristiani, Knight si converte all’Islam a quindici anni, dopo aver letto i libri di Malcom X, e si trasferisce a Islamabad, in Pakistan, per approfondire la sua formazione religiosa. Il contatto con l’Islam ortodosso e radicale, tuttavia, lo lascia deluso e insoddisfatto, spingendolo a tornare negli Stati Uniti per fondare il movimento dei Taqwacores (una corrente insieme religiosa e musicale, che unisce Islam e Punk Rock), e avvicinarsi sempre di più all’Islam di matrice americana.

Nei suoi libri, Knight si distingue per le sue tesi trasgressive: sostiene l’emancipazione religiosa femminile e propone che il ruolo di Imam sia allargato anche alle donne; nega la validità di regole sociali come il divieto di bere alcol o di mangiare particolari cibi; afferma di fare uso di droghe; critica apertamente il culto eccessivo del Profeta Maometto e dei Santi, affermando che l’unico dogma in cui egli crede è quello dell’unicità di Allah; si batte contro una religione fatta solo di regole e priva di un’anima. In Maometto on the Road, egli racconta dei suoi ultimi viaggi in alcuni luoghi simbolo dell’Islam: dal Pakistan alla Siria, dall’Etiopia all’Arabia Saudita. Viaggi che hanno il sapore di un lungo pellegrinaggio alla ricerca di una definizione, seppur vaga, della propria fede e, di conseguenza, della propria identità. Sembra quasi, infatti, che sotto la maschera dell’uomo innamorato della contraddizione e della provocazione, colui che si definisce “scrittore americano islamico progressista” nasconda la stessa propensione di ogni essere umano alla certezza dei principi, alla comprensione e alla sicurezza dell’appartenenza.

Che senso ha, infatti, definirsi musulmano, se poi si critica continuamente la propria religione? Ma, ancora di più, cosa significa oggi essere un musulmano, quando sembra che esistano decine di Islam diversi, che non solo si rubano la scena, ma spesso si combattono ferocemente? È per rispondere a domande come queste che Knight si reca fra i mausolei del Pakistan, nelle moschee di Damasco, nell’Etiopia simbolo di un Islam ancestrale e nero, per poi concludere con il pellegrinaggio islamico per eccellenza: l’Hajj. “I musulmani mi facevano perdere la pazienza. In Pakistan e in tutti gli altri posti ero libero di prendere l’Islam a modo mio, scivolando zitto zitto dentro e fuori dai mausolei e restando da solo all’interno del mio circolo. Invece questo gruppo di hajji, e l’hajj stesso, mi costringevano a interagire con i miei fratelli in uno spazio chiuso, e l’Islam non era più il mio parco giochi privato ma qualcosa da condividere”.

Il pellegrinaggio alla Mecca e a Medina stravolge completamente la mentalità dello scrittore, porta lui, e il lettore assieme a lui, a contatto con una realtà quasi mitizzata, eppure così distante dalle coordinate della razionalità occidentale. Un contesto dove migliaia di persone contemporaneamente indossano gli stessi abiti per giorni e giorni, compiono gli stessi gesti, subiscono privazioni e danni fisici importanti per seguire un rituale apparentemente inspiegabile. Un altro mondo, dove Knight scopre che la contraddizione non sta nella provocazione, ma negli eventi e nella loro storia. “L’Islam è la tensione tra la Verità e il bisogno di illustrarla: sapere che Allah è dappertutto, ma dargli comunque una Casa. L’Islam è la venerazione di un Dio Misterioso e unico, ma è anche difendersi da un Diavolo Misterioso e parlare a un Profeta Misterioso nella tomba. L’Islam è un Allah onnipotente, che però delega alcuni compiti a certi Angeli Misteriosi; è Maometto che chiede a Gabriele un favore, ma Gabriele risponde: Sono solo un servo di Allah, rivolgi a Lui la tua preghiera. L’Islam è distruggere gli idoli ma chiamare la Pietra Nera la mano destra di Dio”.

Maometto on the Road. Viaggio al termine dell’Islam è un libro indubbiamente complesso, per diversi motivi. Lo stile, innanzi tutto. Knight usa spesso termini e frasi idiomatiche in lingua araba, che, pur essendo ottimamente tradotte in un glossario al termine del volume, rendono tuttavia la lettura poco scorrevole. In secondo luogo, i contenuti. L’autore fa spesso riferimento a eventi, persone e concetti presenti nei suoi libri precedenti, mettendo in difficoltà il lettore ignaro di ciò che essi contengano. Inoltre, i passaggi più specificatamente dedicati alla dottrina delle varie correnti dell’Islam sono a volte difficili da digerire. Alla fine, però, il libro premia il lettore paziente e assiduo, che non si lascia scoraggiare e supera le difficoltà. Gli spunti di riflessione, infatti, sono innumerevoli, anche per chi non si riconosca nella stessa fede dell’autore. Per di più, si ha la percezione di entrare davvero a contatto con un mondo diverso e quasi sconosciuto, un mondo esterno fatto di persone, di culture e di luoghi, e un universo interiore ricco di dubbio, ricerca e anche qualche scoperta.