“Nel nostro condominio stanno succedendo delle cose strane”, mi disse un caro amico che abita sulla Prenestina a Roma. Mi è bastata questa frase per abboccare. Ho già ambientato un romanzo in un ‘condominio etnico’, ed è stata una scelta molto fortunata. Penso che il condominio sia la pancia di un paese, lo specchio di una società, un vero laboratorio per anticipare il futuro.
Ho ascoltato l’amico con molta attenzione, raccogliendo tante informazioni. Provo a riassumere brevemente la storia. Il personaggio principale è un amministratore di un palazzo molto astuto, è riuscito ad imporre ‘pacificamente’ ai suoi inquilini una serie di misure. Ad esempio, ha messo una serratura all’ascensore, ha tolto le piante all’ingresso, ha cancellato le riunioni condominiali, ecc. Adesso porta avanti due proposte con determinazione.
La prima consiste nell’installare un sistema antifurto costosissimo, dimenticando che il palazzo in questione sia sulla Prenestina, non ai Parioli. La seconda ,invece, ha come scopo eliminare l’assunzione delle colf e badanti provenienti dell’Europa dell’Est perché rubano mariti e nonni! Molto meglio le filippine che non creano guai. Il nostro amministratore usa una strategia di persuasione al limite della manipolazione. La sua argomentazione inizia sempre con la seguente formula magica: «per motivi di sicurezza, è …!». I poveri inquilini accettano per sentirsi più protetti.
Ho detto al mio amico, per consolarlo, che il suo amministratore è un semplice imitatore. Sta applicando nel suo piccolo il patriot act, la legge di George W. Bush per contrastare il terrorismo dopo gli attentati del’11/9, dando poteri ai servizi di sicurezza e riducendo le libertà individuali. E visto che il prototipo dei Necons non è andato bene, speriamo che falliscano anche le riproduzioni!