Jagdish Bhagwati: «L'America deve diventare più europea»
«C'è stata una sorta di euforia, un ottimismo eccessivo per il mercato finanziario. Ora dobbiamo far sì che ci sia un capitalismo più attento, con elementi stabilizzatori molto forti, dove tutti, le aziende come i privati, i ricchi come i poveri, si assumano responsabilità sociali». Così ci parla l'economista Jagdish Bhagwati il 16 novembre 2009 all'auditorium Enel, nella conferenza “Il capitalismo dopo la crisi. Miti ed errori”.
A quasi due anni dalla crisi, Enel propone un approfondimento con il noto economista indiano Jagdish Bhagwati, docente universitario presso il Dipartimento di Economia e Diritto della Columbia University e Senior Fellow in Economia Internazionale presso il Council on Foreign Relations. Moderatore del dibattito Eugenio Occorsio, giornalista di Affari&Finanza e La Repubblica. “La crisi – inizia Bhagwati – non è stata causata da un solo fattore, ma da una concatenazione di molteplici elementi che hanno portato allo tsunami del 2007, investendo non soltanto la borsa, ma anche l'economia reale, ad esempio l'occupazione”. A suo avviso tra questi elementi sbagliati c'è stata sicuramente l'ideologia di alcuni, come Alan Greenspan, ex capo della Federal Reserve, i quali sostenevano che un mercato potesse correggersi da solo e rimediare automaticamente ai propri errori.
Inoltre, tra gli sbagli che individua, c'è stato quello di accettare una liberalizzazione esasperata del settore finanziario, senza controllo, pensando che la prosperità che questo aveva fornito fino a quel momento potesse continuare all'infinito. “Ciò che voglio sottolineare – continua Bhagwati – è che c'era una sorta di euforia, un ottimismo eccessivo per il settore finanziario. Guardiamo ad esempio al mercato immobiliare. Nessuno aveva pensato ad un tracollo a tutto campo, ed in più, con la connivenza dello Stato, si era concesso alle banche una deroga sui requisiti patrimoniali imposti e sulle riserve obbligatorie”. Occorsio si chiede come sia stato possibile che nessuno si sia accorto del rischio eccessivo che si stava assumendo e come si sia potuta dare eccessiva fede al libero mercato. L'economista attribuisce la responsabilità anche all'assenza di reale comprensione degli strumenti finanziari come CDO, derivati, mutui ipotecari con garanzia, sia da parte di chi li utilizzava, sia da parte di chi avrebbe dovuto controllare. Propone per il futuro un organismo indipendente di esperti – fa un nome: Mario Draghi – che possa veramente capire quale sia la situazione e valutare correttamente il rischio. “Keynes diceva – ricorda Bhagwati – che l'inevitabile non succede mai, è sempre ciò che non ti aspetti che poi si verifica. E questa è la natura del futuro”.
“L'organismo di esperti fa parte delle riforme proposte da Obama”, osserva Occorsio. “Obama ha frenato – risponde l'economista – Ha visto che il mercato libero, dove tutti potevano vendere a tutti senza regolamentazione, non poteva più funzionare e sa che il protezionismo ora è la soluzione meno auspicabile. Oggi Obama è in Cina e il Washington Post scrive che l'economia americana e quella cinese sono diventate le due economie interconnesse. Io invece credo che la Cina sia ancora un paese povero. La sua crescita è stata rapida, ma è piuttosto inefficiente, si investe il 50% del PIL ed hanno un tasso di crescita soltanto del 10%. E in più la Cina promette tante cose, ma può rispettare gli impegni? Nelle democrazie liberali se un governo non osserva una legge ad esempio nel campo ambientale o umano ci sono le ONG, i mass media, le istituzioni indipendenti che 'fanno causa' al governo. Ma ciò è possibile in Cina?”.
Occorsio torna al titolo della conferenza, “Il capitalismo dopo la crisi”, e chiede se questa sia superata. Bhagwati risponde che in realtà un segno di ripresa si vede, un esempio è il mercato automobilistico americano dove non è più necessario sfruttare gli incentivi per acquistare un'automobile. Afferma che la ripresa occupazionale invece sarà lentissima poiché il capitale umano è enorme e le aziende invece utilizzano sempre più la tecnologia. “Si deve considerare – aggiunge – che viviamo in una situazione dove, se noi sbagliamo, c'è subito un altro attore pronto a sostituirci. Il lavoratore deve puntare sulla sua specializzazione. Ci deve essere inoltre una responsabilità sociale sia per le imprese sia per il singolo individuo, bisogna fare le cose con più attenzione, i ricchi come i poveri. Dobbiamo far si che ci sia un capitalismo più attento, con elementi stabilizzatori molto forti. Per quanto riguarda invece la creazione di opportunità di mobilità sociale, questa è invece responsabilità del governo. L'America deve avvicinarsi al modello europeo e offrire di più a coloro che sono alla base della piramide sociale”.



