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lunedì, 12 ottobre 2009

Hubert Haddad e l'assurdo nelle Palestine

Francesca Giorgi

Attraverso le vicende di un soldato israeliano sfuggito a un gruppo di terroristi e di un ragazzo palestinese assassinato dagli israeliani, lo scrittore franco-tunisino Hubert Haddad porta il lettore a osservare con occhi nuovi la realtà della Palestina, anzi delle Palestine, come recita il titolo del suo ultimo lavoro, pubblicato in Italia da Il Maestrale (2009, pag. 160, 16 euro). A una trama coinvolgente e ben articolata, Hubert Haddad conferisce particolare fascino grazie alla sua scrittura creativa e variegata, mai banale seppure, a volte, fin troppo onirica.


Cham è un soldato israeliano come altri, che viene rapito da un gruppo di terroristi palestinesi proprio nel giorno in cui avrebbe dovuto recarsi in licenza. Quasi ucciso dai suoi rapitori, si salva ma perde coscienza del suo passato. Scambiato per un terrorista dissidente, viene soccorso e curato in casa di due donne palestinesi, la vedova cieca Ashmahane e sua figlia, Falastin. La straordinaria somiglianza del giovane con il fratello di Falastin, Nessim, assassinato tempo prima dagli israeliani, crea lentamente una sorta di confusione di identità, per cui Cham scompare e ricomincia una nuova vita, da palestinese, recuperando poco a poco il passato di Nessim.

Attraverso le vicende dei due giovani, lo scrittore franco-tunisino Hubert Haddad porta il lettore a osservare con occhi nuovi la realtà della Palestina, anzi delle Palestine, come recita il titolo del suo ultimo lavoro, pubblicato in Italia da Il Maestrale. Cham/Nessim si trova improvvisamente catapultato in un mondo a lui incomprensibile, fatto di muri, barriere, soprusi, leggi assurde, terribili ingiustizie, povertà, dolore. Per sfuggire alla polizia israeliana, lui e Falastin si rifugiano a Hebron, dalla sorella di Ashmahane. La ragazza rivela una personalità estremamente complessa: devastata dalla perdita del padre e del fratello per mano israeliana, oscilla fra la voglia di vendetta e il desiderio di contribuire al riscatto del suo popolo. Fra lei e Cham/Nessim nasce presto uno strano legame, anch’esso ambiguo. Ma Falastin non esita a sacrificarlo, poiché non vive più per sé stessa da tempo.

Il giovane invece cade preda di una vera e propria ossessione, per la semplice ragione che è lei l’unico punto di riferimento della sua nuova vita. Cham/Nessim non ha più un passato, vive in un presente di cui non conosce le regole e i meccanismi, e senza Falastin non può immaginare un futuro. Separato da lei dalla violenza israeliana, entra in contatto con diversi personaggi, ciascuno incarnazione di un gruppo sociale palestinese che l’autore incarica di raccontare un porzione di realtà. Figura di moderno ebreo errante, Cham/Nessim è costretto a vagare nella realtà del popolo palestinese, e, attraverso l’amore per Falastin, a arrivare a sentirsi partecipe della stessa sorte. Haddad gli fa dire: “A che serve fuggire sempre? Siamo banditi da casa nostra, sfrattati, depredati, tutti prigionieri. Ovunque muri innalzati, blocchi, deviazioni. Si può vivere così, rinchiusi nei recinti e nelle gabbie di un serraglio? Vogliono spingerci al suicidio, alla devastazione? Odio la nostra sorte, li detesto tutti fino a diventare matto. Nessuno ha il diritto di fare di noi degli esseri inferiori, degli infermi o dei colpevoli da braccare”. E Falastin risponde: “L’odio è un’altra catena, Nessim. Un giorno la pace verrà e noi potremo tutti amarci. Sì, è solo con la pace che noi potremmo vincere”.

A una trama coinvolgente e ben articolata, Hubert Haddad conferisce particolare fascino grazie alla sua scrittura creativa e variegata, mai banale seppure, a volte, fin troppo onirica. Come il protagonista, il lettore è portato a immergersi nella terra più contesa del mondo a precipizio, senza possibilità di fuga. Spesso Haddad crea repentini mutamenti nell’immaginario, passando da un linguaggio leggero e delicato, usato per descrivere le bellezze della Palestina, a uno più crudo e diretto, privo di fronzoli, quando si tratta di raccontare la violenza che segna la vita delle Palestine. E su tutto rimane, come un sapore amaro, l’unica certezza dell’assurdità della guerra.

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Lessico

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