Le sfide dell’Islam italiano
Al forum “Moschee in Italia e libertà di culto. A che punto siamo?”, promosso dal sito Minareti.it il 14 febbraio scorso a Roma, si è parlato del dialogo tra Islam e Stato italiano. Paolo Branca ha invitato la comunità musulmana a lavorare sull’immagine, mentre Yahya Pallavicini ha messo in guardia da una eccessiva politicizzazione. Si è discusso molto anche della necessità di un’autocritica e di separare le questioni interne da quelle internazionali, e si è affrontata anche la questione dell’uso della lingua italiana nelle moschee.
Autocritica, assunzione di responsabilità ed organizzazione comune per poter seriamente dialogare con la società civile e lo stato italiano. Sono questi i temi fondamentali affrontati al forum “Moschee in Italia e libertà di culto. A che punto siamo?”, promosso dal sito Minareti.it il 14 febbraio scorso a Roma. Nella prima parte del forum – in cui si è anche auspicato che lo Stato italiano garantisca la laicità e riconosca le moschee – si è insistito molto sull'autocritica che la comunità musulmana deve fare per candidarsi al dialogo con le istituzioni italiane.
Paolo Branca – docente di Islamistica e di Arabo presso l'Università Cattolica Sacro Cuore di Milano – ha esortato i musulmani italiani a lavorare sull'immagine, poiché ritiene che, fino a quando nella società civile non si cambierà la percezione negativa di qualsiasi cosa catalogata come islamica, sarà difficile vincere la battaglia politica con le istituzioni, affinché queste si muovano con saggezza e coraggio. Per realizzare ciò, a suo avviso, bisognerebbe uscire dalla “mentalità da ghetto”, favorendo il dialogo tra i musulmani e le altre comunità religiose e pubblicizzandolo dove già presente. Dello stesso avviso Yahya Pallavicini, Imam della Moschea al-Wahid di Milano, che ha sottolineato più volte come molti musulmani siano ancora legati a matrici ideologiche e politiche, invece di far prevalere la vera natura della religione e della civiltà islamica.
A suo parere, si dovrebbe lavorare per “creare un tavolo di concertazione e confronto serio, non politicizzato da istituzioni locali o nazionali, dove i musulmani e le musulmane che vogliano assumersi responsabilità spirituali e civili possano parlarsi per cercare di approfondire senza protagonismi o logiche di potere le vere esigenze per un coordinamento”; Pallavicini e Abdelaziz Khounati, Imam della “Moschea della Pace” di Torino e presidente dell'Unione Musulmani d'Italia, hanno concordato sul fatto che questioni di politica estera – o ingerenze di al-Fatah e Hamas – non dovrebbero prevalere sulle urgenti problematiche di culto che impediscono oggi a più di un milione di musulmani di praticare la loro fede in luoghi degni e decorosi, dove Imam, opportunamente preparati in dottrina religiosa e realtà italiana, traducano la dimensione eterna e spirituale della tradizione islamica nel mondo occidentale post-moderno italiano.
Nella seconda parte del forum il dibattito si è spostato invece sulle responsabilità dello Stato italiano, soprattutto per quanto riguarda l'uso strumentale della libertà religiosa e l'apertura o il riconoscimento dei luoghi di culto islamici che, a causa di interessi politici o vecchi concordati ancora non completamente rivisti, sono costretti ad essere mascherati da centri culturali. Paolo Naso, docente all'Università Sapienza di Roma e membro della Consulta Nazionale per l'Emigrazione, ha individuato tre concetti principali per aiutare non solo la comunità islamica, ma tutte le minoranze religiose presenti in Italia: combattere per la “libertà religiosa”, in un paese che sta vivendo un abisso simile a quello degli anni '50; “dialogo”, come dialogo interreligioso non soltanto teologico, ma soprattutto civile; “rappresentanza”, non solo come quantità, ma come qualità, per essere un vero e legittimo tassello in una società democratica.
Issam Mujahed, portavoce della Comunità islamica di Brescia, e Sami Salem, Imam della Moschea La Magliana di Roma, hanno fatto leva, insieme a Stefano Allievi, professore di Sociologia presso l'Università degli Studi di Padova e a Abdelhamid Shaari, direttore dell'Istituto Culturale Islamico di viale Jenner di Milano, sull'importanza delle moschee in Italia, sia come mezzi di controllo sociale che come punti di riferimento per gli immigrati riguardo ai servizi non offerti dallo Stato, come la legalizzazione del matrimonio o la sepoltura dei morti. Insieme a Izzedin Elzir – portavoce nazionale dell'UCOII – hanno considerato la proposta del Presidente della Camera Gianfranco Fini di far svolgere la predicazione nelle moschee in italiano come una cosa auspicabile e, in futuro, spontaneamente realizzabile, ma hanno ritenuto comunque che questa decisione non si possa imporre dall'alto, senza prima un dialogo con la comunità islamica.



