Una storia di sofferenza e ipocrisia
Amara Lakhous 18 marzo 2011

La convenzione di Ginevra sui rifugiati compie 60 anni. È stata ratificata da tanti paesi (dall’Italia nel 1954). Spesso però viene violata con norme e pratiche come quella dei respingimenti, che non garantiscono alle persone il diritto di presentare una richiesta di asilo. Non sveliamo segreti di Stato se affermiamo che negli aeroporti delle capitali europee ci sono sale di attesa nascoste, dove si mettono in quarantena richiedenti asilo, in attesa di spedirli indietro, spesso nei paesi da dove sono scappati, mettendo le loro vite in pericolo.

Purtroppo la violazione non riguarda solo questa convenzione internazionale, ma le varie costituzioni dell’Ue. Ad esempio, l’articolo 10 della costituzione italiana afferma: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalle legge. Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici”.

Sul piano teorico, dunque, esiste un principio giuridico basilare che permette a ogni cittadino straniero di presentare una richiesta di asilo politico in Italia. Sul piano pratico, invece, ci sono violazioni alla luce del sole. L’Italia ha firmato un trattato con la Libia (non firmatario della convenzione di Ginevra) per effettuare respingimenti in mare o dal territorio italiano. Tale politica impedisce l’accertamento della presenza di persone aventi diritto a qualche forma di protezione. Bisogna ricordare che nel 2008 circa il 75% dei clandestini giunti in Italia via mare (tanti somali e eritrei) ha fatto richiesta di asilo e a quasi la metà è stato riconosciuto il diritto a qualche forma di protezione come quella umanitaria.

Di fronte a questa grave violazione dei diritti umani, assistiamo sistematicamente ad una strategia mediatica adoperata da politici e giornalisti per negare la presenza dei richiedenti asilo. Così va di moda il concetto di “rifugiato economico”. Durante la sua visita a Lampedusa insieme al collega leghista al parlamento europeo Mario Borghezio, la futura candidata all’Eliseo, Marine Le Pen, che da gennaio scorso ha preso il posto del padre Jean Marie alla guida del Front National, ha dichiarato: “Ho visto l’inizio di un’onda. O l’Europa riesce a costituire una diga oppure la bomba demografica dei Paesi nordafricani le esploderà in faccia. La maggior parte di queste persone è costituita da coloro che io chiamo rifugiati economici, ossia persone che cercano di fuggire da condizioni di vita molto difficili. Se l’Italia dovesse ospitare tutti i rifugiati economici che si presentano ai suoi confini, dovrebbe ospitare metà della popolazione mondiale”.

Ancora: “La maggioranza delle persone che arrivano a Lampedusa sono tunisini, il regime di Ben Ali è caduto e quindi rifugiati politici possono essere soltanto i parenti di Ben Ali”. Secondo l’interpretazione di Le Pen, l’asilo deve essere garantito solo ai dittatori e ai loro famigliari! Una bella beffa di tutti i trattati sui rifugiati e i richiedenti asilo. Penso che le leggi debbano essere applicate anche quando riteniamo che siano ingiuste. Questa è la grande lezione di Socrate, che rifiuta di scappare dal carcere e di salvarsi la vita per non trasgredire alla legge in base alla quale è stato condannato a morte. Le costituzioni e le convenzioni internazionali devono essere rispettate senza escamotage. Ogni straniero che arriva in Italia deve avere la possibilità di presentare una richiesta di asilo. Questo è un diritto costituzionale. Poi sarà la commissione incaricata di esaminare le richieste a stabilire se ha il diritto o meno ad essere rifugiato e avere protezione. Finché esiste una legge, non ci rimane che applicarla, altrimenti va cambiata o cancellata.

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