Il burqa, Tariq Ramadan e i valori della Francia
Marco Cesario 5 maggio 2010

Il burqa ritorna prepotentemente nel dibattito pubblico francese. Il 2 aprile scorso, a Nantes, una donna di 31 anni che indossava il niqab al volante è stata multata dalla polizia per avere infranto il codice della strada, in quanto secondo il poliziotto che le aveva intimato l’alt la sua tenuta non consentiva ‘una guida agevole’. Il fatto di per sé non sembrava estremamente grave. In realtà però l’affaire di Nantes introduce implicitamente il concetto che portare il velo integrale in luoghi pubblici in Francia costituisca già di per sé un reato (punibile con un’ammenda di 22 euro) ed ha dato ali al governo francese per seguire l’esempio del Belgio, che lo scorso 29 aprile è diventato il primo paese occidentale a vietare in assoluto il velo integrale in tutti i luoghi pubblici.

Su un progetto di legge che vieti il velo integrale in luoghi pubblici anche in Francia si era in realtà già espresso a marzo il Consiglio di Stato francese, che aveva già avanzato “dubbi di incostituzionalità” di una tale legge in quanto andrebbe contro il principio della libertà di culto e della libertà di espressione. Un divieto assoluto di manifestare il proprio credo spaventa anche il paese del laicismo di stato e soprattutto un’eventualità simile non è contemplata dalla costituzione francese. Questo è il nocciolo del parere del Consiglio di Stato francese. Dal canto suo, Brice Hortefeux, ministro dell’interno, ha provveduto a gettare altro olio sul fuoco minacciando subito dopo di ritirare la nazionalità francese al marito della donna multata (in quanto risultava poligamo e riceveva aiuti di stato per le sue mogli). Le reazioni della comunità islamica francese non si sono fatte però attendere.

Nel corso di una conferenza sul tema del “vivere insieme”, tenutasi alla moschea Arrhama di Nantes, l’intellettuale musulmano svizzero Tariq Ramadan ha accusato il ministro dell’interno di “tradire i valori della Francia”. “Essere poligamo è illegale – ha detto ad una platea di circa mille persone – ed è la legge che lo dice. Ma da quando un ministro può chiedere di ritirare la nazionalità per questo motivo?”. Ramadan ha giudicato la decisione del ministro ’emotiva e irrazionale’ perché ha fatto di una storia di una multa di 22 euro ‘una controversia nazionale’. Ramadan si è dichiarato più volte contro il velo integrale dalle donne musulmane ma anche contro una legge che vieta di portarlo in pubblico in Francia. A schierarsi con Ramadan è stato Le Monde che ha giudicato l’affaire di Nantes e del burqa ‘una trappola’.

In un editoriale dai toni molto duri, Le Monde ha evidenziato che dietro l’affare di Nantes si nasconde la volontà del governo francese di dribblare il parere del consiglio di Stato e di avviare una procedura d’urgenza per far approvare la legge. Il giornale ha accusato il ministro di ‘tradimento dei valori costituzionali’. Hortefeux si è difeso e dalle colonne dello stesso quotidiano ha dapprima ricordato le controversie legate a Ramadan (a proposito della lapidazione e dei suoi legami indiretti con i Fratelli Musulmani) e ha giocato la carta della sconfessione del ‘politically correct’, un’attitudine che a detta del ministro porterebbe a chiudere gli occhi su decine di donne che continuano ad essere rinchiuse in prigioni ambulanti. Il governo francese è stato comunque abile a spostare la questione dalla libertà religiosa alla dignità della donna. Il progetto di legge è stato infatti accolto positivamente dall’Associazione di difesa per i diritti delle donne “Ni putes, Ni soumises (né prostitute né sottomesse)”, che per bocca della sua presidentessa Silhem Habchi ha parlato di “vittoria per le donne”. L’associazione SOS Racisme ha invece ricordato che una legge che vieta il velo integrale in luogo pubblico è contraria ai valori della costituzione francese. La Convenzione europea per i diritti dell’uomo parla invece di “decisione populista”.

Il partito socialista ha approfittato dell’occasione per smarcarsi dal governo ed avanzare una proposta di legge sul velo integrale che tenga conto delle suggestioni del Consiglio di Stato. Intanto Amnesty International vede nella decisione del Belgio un “precedente pericoloso” in quanto violerebbe la libertà di espressione e di religione di tutte le donne che indossano il niqab o il burqa per propria convinzione religiosa e non perché costrette. Una cosa è certa: il primo ministro François Fillon ha annunciato che una legge che vieterà di portare il velo integrale in pubblico sarà discussa nel corso di una sessione straordinaria all’Assemblea Nazionale agli inizi di luglio. Il 19 maggio si deciderà se il testo di legge sarà esaminato seguendo una procedura d’urgenza o meno. Secondo indiscrezioni del Figaro, che avrebbe avuto accesso alla bozza del testo di legge, portare il velo integrale potrebbe portare ad un anno di prigione e 15.000 euro di multa per coloro che impongono attraverso la violenza, la minaccia e l’abuso di potere ad una donna di indossare il velo integrale. Per le donne con velo integrale sorprese in luoghi pubblici, pene più leggere perché spesso considerate come ‘vittime’. Il reato sarà comunque inserito nel capitolo 5 del codice penale relativo agli attentati alla dignità della persona.

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