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  • Vision

    Obiettivi principali dell’organizzazione sono la difesa della stato di pace, attraverso l’affermazione dei diritti fondamentali dell’uomo, salvaguardando la dignità e l’uguaglianza di tutte le persone, qualunque sia la loro nazione di appartenenza. Possono entrare a far parte delle Nazioni Unite tutti i paesi che accettano gli obblighi imposti dallo Statuto delle Nazioni Unite e che vengono considerati in grado di poter far fronte a questi obblighi.

    Il 25 aprile 1945, a San Francisco, ha avuto luogo la prima Conferenza Internazionale delle Nazioni Unite. Qualche mese dopo venne ratificato lo Statuto da parte dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: ovvero Cina-Taiwan, Francia, Unione Sovietica, Regno Unito e gli Stati Uniti e dalla maggioranza degli altri 46 firmatari. Nel 2001 le Nazioni Unite e il segretario generale Kofi Annan, hanno ricevuto il Premio Nobel per la pace, ma già in precedenza altre organizzazioni dipendenti dall’ONU furono premiate con un Nobel per la pace, ovvero: United Nations Children’s Fund nel 1965, The United Nations Peace-keeping Forces nel 1988 e l’Office Of The United Nations High Commissioner For Refugees, sia nel 1954 che nell’81.

    Sono sei gli organi principali istituiti dalla Statuto delle Nazioni Unite e che regolano il funzionamento e il governo dell’organizzazione (l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il Consiglio Economico e Sociale, il Segretariato delle Nazioni Unite, la Corte Internazionale di Giustizia e il Consiglio di Amministrazione Fiduciaria). Accanto a questi esistono una serie di agenzie, fondi, commissioni e programmi che fanno parte del Sistema ONU. Esistono, infine, una serie di organi secondari collegati all’Assemblea generale delle Nazioni Unite e al Consiglio Economico e Sociale, e che sono stati istituiti per dei programmi specifici. Il più famoso è sicuramente l’UNICEF, ma vi sono anche l’Alto Commissariato per i Rifugiati e il Programma per lo Sviluppo Economico. Altre organizzazioni come l’UNESCO, l’OMS, le istituzioni legate alla Banca Mondiale, il WTO e l’IAEA, sono invece giuridicamente, organizzativamente e finanziariamente autonome, ma restano legate alle Nazioni Unite da accordi.

    Mai come negli ultimi tempi però, le Nazioni Unite sembrano afflitte da una crisi sempre più profonda, legata soprattutto alla loro legittimità e credibilità, per l’incapacità di svolgere quel ruolo di governo mondiale che alcuni Stati o movimenti di opinione pretendono da esse. A prescindere dai successi o dagli insuccessi delle Nazioni Unite in relazione alle recenti crisi mondiali, esse sono ormai divenute strutturalmente inadeguate a far fronte al compito principale che era stato affidato loro, ovvero quello del mantenimento della pace, come abbiamo detto all’inizio. Dopo anni di approvazione e di un posizionamento a favore del dialogo, oramai si affaccia sempre più forte la necessità di una riforma del sistema delle Nazioni Unite. Ma le sfide che si trova ad affrontare l’ONU possono essere aggirate da una riconfigurazione delle attuali strutture, o è più desiderabile una ricostruzione drastica?

    L’ONU sta affrontando un problema sia di efficienza (la domanda del veto) che di democrazia (che riguarda in maniera più ampia le procedure di decisione politica). L’ONU – come virtualmente qualsiasi singola istituzione politica – diventa inefficiente per la ragione stessa per cui si trova nella condizione di non “rappresentare” più, come invece dovrebbe fare, i suoi stessi stakeholders, nella loro complessità. Alcune proposte vanno verso l’abolizione del veto, o la modificazione della composizione del Consiglio e del relativo insieme dei membri permanenti. Altri persino suggeriscono l’abolizione del Consiglio di sicurezza, per affidare tutte le decisioni all’Assemblea Generale. Dall’altra parte però, i costi di una riforma globale delle Nazioni Unite impongono una serie di importanti considerazioni, che riguardano in particolare la credibilità e il potere del “marchio” UN, la cui identità, ha in sé una motivazione e una credibilità intrinseca.

    Inoltre, le capacità e le pratiche, accumulate oramai a vari livelli e negli anni da questa organizzazione, non possono essere facilmente replicate. Le risposte a queste problematiche però, servono a dare un importante contributo affinché le strategie di riforma possano essere più realistiche, ma anche più legate ad un assetto processuale e coerente di riforma. È chiaro infatti che tutte le riforme dovranno essere progettate ed eseguite attraverso un metodo sperimentale. Parola chiave risulta quindi la flessibilità istituzionale, l’unico modo attraverso cui tutte le istituzioni – e non solo l’ONU – potranno sopravvivere ai periodi di incertezza che sicuramente attraverseremo ancora nei prossimi anni. L’ONU dovrebbe promuovere in questo senso – come ha cercato di fare l’Unione Europea – il principio che presuppone configurazioni differenti di fronte a mansioni istituzionali differenti, e che aboliscono certamente una rigidità istituzionale di fondo.