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  • Corrado Ocone

    La religione, così come in genere ogni visione del bene e dei fini ultimi, deve essere, secondo i laici, una scelta di coscienza e individuale: può informare i comportamenti dei singoli, ma non può avere nessuna pretesa particolare sui comportamenti altrui o sulle leggi dello Stato. Le quali, al contrario, devono essere rigorosamente neutrali: devono cioè mantenersi su un terreno il più possibile formale, garantendo ad ogni concezione o confessione religiosa la massima libertà di espressione e una uguaglianza sostanziale rispetto alle altre.

    Il contrario della laicità è il confessionalismo o, meglio, il clericalismo: la pretesa di informare le leggi dello stato ai precetti che provengono dall’autorità religiosa, imponendo a chiunque (magari con la buona intenzione di fargli del bene) determinati comportamenti. Del tutto ingiustificato è pertanto, da un punto di vista lessicale, l’attribuzione di una valenza negativa al lemma anticlericalismo: essere anticlericali non significa affatto essere irreligiosi o sprezzanti verso ogni forma di fede. Come il liberalismo, anche la laicità è un metodo e non un sistema: un atteggiamento e una sensibilità e non un insieme di precetti o ricette sovrastoriche pronte per l’uso. Quando il principio laico, che come si è detto è essenzialmente un principio di distinzione e separazione, si fa sistema, la laicità può diventare a sua volte intollerante e dogmatica, può convertirsi in una visione integralista come quella clericale. In questo caso si parla talvolta di laicismo.

    Il tema laico, che storicamente ha avuto nel nostro Paese un’importanza superiore che altrove per i motivi connessi al modo in cui è avvenuto il processo di unificazione nazionale, è ritornato di attualità, sotto nuova veste, a livello globale, in questi ultimi anni. Imponendosi, fra l’altro, forse, come il più importante tema nell’agenda della politica mondiale. Si può dire che ciò è avvenuto per il sopraggiungere di due “emergenze”, fra l’altro molto diverse fra loro: la globalizzazione, considerata nel suo lato relativo alla cultura e all’incontro fra le civiltà, e i progressi rapidi e pervasivi della bioingegneria o dell’ingegneria genetica. Per quel che concerne la globalizzazione o mondializzazione, il contatto ravvicinato e continuo fra le culture e le identità (anche e soprattutto religiose) può portare o a un loro pacifico incontro e arricchimento reciproco; oppure a un rinserrarsi di ognuna di loro in una astorica immobilità dogmatica. Compito dei laici è, ovviamente, favorire la prima soluzione.

    Ancor più complesso è il discorso concernente i temi della bioetica o della bioingegneria. Di fronte alla chiusura delle religioni, in primo luogo di quella cattolica che giudica “indisponibile” il dato della vita, c’è sia l’esigenza laica di salvaguardare la libertà della ricerca scientifica sia la concreta possibilità di approntare strumenti per la guarigione, fino a ieri ritenuta impossibile, di tante persone colpite da vari tipi di malattie genetiche o ereditarie. Anche in questo caso, essendo in gioco valori ultimi e questioni di principio, trovare un compromesso non è facile o è impossibile. Di fronte a chi perora con forza le ragioni dell’etica della convinzione, difendere le buone ragioni dell’etica laica della responsabilità è compito difficile ma forse non derogabile.