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  • Sadik J. Al-Azm

    Quest’ideologia è messa in pratica resuscitando l’antico concetto di Jihad islamica (Guerra Santa) nelle sue forme più violente e aggressive, contro un mondo circostante fatto di politeismo, paganesimo, idolatria, empietà, infedeltà, ateismo, apostasia e miscredenza, conosciuto da questa ideologia con il nome di Jahiliyyah del XX secolo. Lo scopo finale dell’islamismo è salvare il mondo contemporaneo dalla condizione Jahili – imposta su di esso dall’Occidente moderno – in maniera abbastanza simile a quella con cui il risveglio e il diffondersi dell’Islam tredici secoli prima aveva salvato il mondo dalla condizione Jahili che lo dominava al tempo.

    I procedimenti di questo grandioso progetto di salvezza sono già manifestamente evidenti: (1) nel processo di ri-islamizzazione che avanza velocemente nei paesi e nelle società attualmente “nominalmente” musulmani; (2) nella Jihad interna armata contro i regimi apostati che dominano, al momento, tutti i cosiddetti Stati musulmani, e che guidano tutte le cosiddette nazioni musulmane; (3) nella grande Jihad esterna contro la globale alleanza profana dei crociati occidentali con il mondo ebraico, sionista e israeliano.

    L’islamismo in quanto ideologia e pratica è fondamentalista, perché presenta se stessa come il solo autentico movimento di ritorno e recupero dei “fondamenti” (usul: colonna, tronco in arabo) e delle “basi” (usus) dell’Islam ora dimenticate, con particolare enfasi sugli imperativi e i doveri dimenticati della stessa Jihad. È revivalista, perché si presenta come principale agente nel doppio processo per risvegliare questi fondamenti, come credenze attive e pratiche efficaci, nelle vite dei musulmani, e allo stesso tempo per risvegliare le masse del mondo musulmano ora ibernate, iniettando nelle loro vite, cuori, menti e istituzioni questi fondamenti trascurati.

    È integralista, perché lo scopo immediato è di reintegrare nella società e nella vita moderna tutti gli aspetti, le aree e le sfere autonome – quali quelle sociali, economiche, politiche, culturali, scientifiche, estetiche, domestiche, personali, religiose, spirituali etc.- sotto la religione e la regola di Allah per come si è manifestata nella Sharia. È teocratico, perché il suo programma manifesto è di restaurare la Hakimiyyah di Allah, sovranità o dominio sulle sue ribelli creature umane, nell’epoca moderna in generale e nel XX secolo in particolare, instaurando veri Stati musulmani e i suoi apparati. È teonomista, perché la sua mira immediata è il diretto, letterale e completo sviluppo e applicazione della Sharia di Allah, che è assoluta, indivisibile e non soggetta a discussioni umane.

    È terrorista, per il suo dichiarato disprezzo d’altri metodi, per portare avanti i suoi obiettivi e i suoi programmi, che non siano l’immediato e diretto attacco ai nemici interni ed esterni – con più violenza, stravaganza, spettacolarizzazione e distruzione possibile – disattento alle possibilità a lungo termine di successo o fallimento di questi attacchi, sprezzante riguardo alle conseguenze autodistruttive e disinteressato alla loro riuscita sociale, politica ed economica, anche riguardo lo stesso Islam. Perché il punto è colpire i nemici dove fa più male, e cosa può far più male del far esplodere i loro civili innocenti?