legge-islamica
  • Abdullahi An-Na'im e Tariq Ramadan 11 gennaio 2013
    Due grandi riformisti dell’Islam discutono il futuro della cittadinanza nei paesi della primavera araba. Tariq Ramadan e Abdullahi An-Na’im, due tra i più noti intellettuali e riformisti musulmani contemporanei, sono stati posti di fronte l’uno all’altro da Reset-Dialogues on Civilizations in un incontro per discutere della shari’a, la legge islamica, e se debba avere un posto e quale nelle Costituzioni delle nuove democrazie arabe. Entrambi i pensatori auspicano la piena realizzazione della democrazia nel mondo arabo e sistemi costituzionali che garantiscano l’eguaglianza tra cittadini, il rispetto dei diritti umani e il pluralismo, ma Ramadan ritiene che possa essere utile che la shari’a sia nominata nelle costituzioni arabe per dare alla democrazia un sostegno «dall’interno» della religione e cultura islamica, mentre per An-Na’im le sfere della religione e della politica devono rimanere separate per garantire la laicità dello Stato. L’incontro tra Abdullahi An-Na’im e Tariq Ramadan è stato coordinato da Nina zu Fürstenberg
  • Abdullahi An-Na'im 13 marzo 2012
    “Se uno Stato dichiara di essere islamico e impone una determinata visione dell’islam, nega di fatto la libertà di dissentire da essa. Ecco perché serve lo Stato secolare”, sostiene Abdullahi an-Na’im, studioso di diritto e di giurisprudenza islamica. Resetdoc lo ha intervistato durante l’edizione 2011 degli Istanbul Seminars.“La shari’a è uno sforzo umano di comprendere il divino, ma rimane pur sempre umano. Per questo ciascun credente è responsabile della propria comprensione del testo”, spiega il Professor An-Na’im. Ed è per questo che, come chiunque altro, “ogni musulmano ha bisogno dei diritti umani: libertà di credo e di associazione, libertà dall’oppressione, ma anche diritto al dibattito, al dissenso e alla contestazione, e può soltanto supporre quale sia il significato del messaggio, nessuno può avere una pretesa di verità assoluta su cosa sia la shari’a”.Infatti, “nella tradizione intellettuale islamica il concetto di shari’a veniva inteso come ‘zanni’, cioè come supposizione, e questo era un bene”, sottolinea il filosofo sudanese-americano, “perché la certezza tende inevitabilmente all’autoritarismo, all’oppressione e al dominio degli altri, da parte di chi è ‘certo’ di possedere la verità rivelata. E, anche dal punto di vista logico, la possibilità di essere musulmano, la possibilità stessa della fede richiede la possibilità di non credere: se non sono libero di credere, la mia credenza non ha alcun valore. Per questo motivo, creare le condizioni in cui io abbia la libertà di credere o di non credere è indispensabile alla possibilità di essere musulmano. Lo Stato deve essere secolare, in modo che io possa essere musulmano per convinzione, e non per imposizione.”
  • Sadik Al-Azm 11 maggio 2011
    Gli islamisti vogliono riottenere il controllo di tutti gli aspetti della
vita quotidiana, sostiene il filosofo siriano Sadik Al-Azm.
L’esistenza di un movimento reazionario lascia pensare che non ci sarà fine alla violenza.
Questo movimento vuole riesumare tutto ciò che si è perso, invece di
individuare modi innovativi per vivere l’Islam oggi. 


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