kirghizistan
  • Una conversazione con Tiberio Graziani 9 giugno 2010
    Una lotta di potere tra le oligarchie locali e allo stesso tempo una delle variabili del “grande gioco” che vede impegnate, nello scacchiere centro-asiatico, l’America, la Russia e la Cina. È questa la duplice lettura che Tiberio Graziani, direttore della rivista geopolitica Eurasia, dà delle recenti turbolenze politiche registrate in Kirghizistan, dove il presidente Kurmanbek Bakiyev, all’inizio di aprile, è stato scalzato dal potere a seguito di una serie di rivolte e scontri di piazza segnati dalla violenza (almeno 80 le vittime, oltre 500 i feriti). Cinque anni prima era stato lo stesso Bakiyev, rifugiatosi nel frattempo a Minsk, sotto la protezione del capo dello stato bielorusso Aleksander Lukashenko, a scalare il potere ricorrendo alla piazza – anche quella volta ci furono delle vittime – e sloggiando il predecessore Askar Akayev al termine di quella che fu ribattezzata “la rivoluzione dei tulipani”.Un'intervista di Matteo Tacconi.
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