Germania, l’integrazione è un successo (anche nel calcio)
Daniele Castellani Perelli 3 luglio 2009

Cosa hanno in comune Jerome Boateng, Dennis Aogo, Sami Khedira, Gonzalo Castro, Mesut Özil e Ashkan Dejagah? Tutto potrebbe venirmi in mente, tranne che: i cittadini tedeschi che hanno appena portato la nazionale di calcio under 21 della Germania sulla vetta d’Europa. I campionati continentali 2009, conclusisi in Svezia a fine giugno, hanno visto infatti trionfare una squadra quantomai atipica. Nove titolari su undici della nazionale giovanile tedesca erano infatti di origine “straniera”. Un fatto davvero notevole, se consideriamo anche che la Germania, a differenza di Francia e Germania, non ha un forte passato coloniale.

Nell’undici tedesco erano solo due i tedeschi “puri”, ovvero il portiere Neuer e il difensore Howedes. Per il resto ecco che a scendere in campo sono stati un “ghanese” (Boateng, di padre ghanese e madre tedesca), un “russo” (Andreas Beck, nato a Kemerovo e trasferitosi in Germania a tre anni), un “polacco” (Sebastian Boenisch, nato a Gliwice, in Polonia), un “nigeriano” (Aogo, padre nigeriano e madre tedesca, nato a Karlsruhe), un “tunisino” (Khedira, padre tunisino e madre tedesca), uno “spagnolo” (Castro, nato a Wuppertal da genitori spagnoli), un “bosniaco” (Marko Marin, nato a Bosanska Gradiska, nell’allora Jugoslavia), un “turco” (Özil, nato a Gelsenkirchen da genitori turchi), un “iraniano” (Dejagah, nato a Teheran e poi trasferitosi a Berlino).

Questi ragazzi giocano tutti nel campionato tedesco, hanno il doppio passaporto, e sono il simbolo di una Germania aperta verso il futuro. Di un paese che, nonostante tutte le sue contraddizioni, sta facendo concreti passi avanti sulla via dell’integrazione, come dimostra anche uno studio pubblicato il 25 giugno in occasione della Conferenza annuale sull’Islam tedesco (sponsorizzata dal governo), secondo cui la maggioranza dei musulmani tedeschi sarebbe ormai integrata. Il rapporto spiega come in Germania vivano ormai tra i 3,8 e i 4,3 milioni di musulmani, di cui poco meno della metà possiede il passaporto tedesco. Uno dei dati più interessanti sta nel loro rapporto con la religione. Sebbene la stragrande maggioranza (86,4%) si dichiari piuttosto o molto credente, solo il 20% fa parte di un’associazione religiosa, e la grande maggioranza delle donne (70%) non porta mai il velo. Nei media tedeschi, inoltre, si è fatto molto rumore a proposito di quei genitori musulmani che vietano alle figlie di partecipare a corsi scolastici di nuoto o di educazione sessuale. Ebbene, dallo studio emerge che solo il 7-10% delle studentesse è vittima di queste restrizioni.

Certo la questione dell’integrazione rimane delicata. Il livello di educazione dei giovani musulmani di Germania, per esempio, rimane estremamente basso, specialmente tra i turchi. Ma la sensazione è che il paese possa guardare al rapporto con i suoi musulmani con sempre maggiore fiducia. Ne è convinto anche il ministro degli interni Wolfgang Schäuble, che ha lanciato nel settembre del 2006 la prima conferenza sull’Islam, e che, nonostante gli scarsi risultati concreti raggiunti fino ad oggi, crede fermamente nella missione della sua “creatura”, e nel fatto che l’integrazione non possa che progredire.