Michelle, una rivoluzione culturale al femminile
Francesca Giorgi 10 aprile 2009

L’autrice, giornalista del quotidiano Europa, esperta di politica americana e profonda conoscitrice del “fenomeno Obama”, parte dall’assunto che gli americani, insieme al loro nuovo Presidente, hanno scelto anche Michelle, Malia e Sasha, la sua famiglia. La sorprendente ascesa di Barack Obama, infatti, non potrebbe spiegarsi senza la costante presenza al suo fianco della moglie Michelle, compagna, amica e amante. Una donna che vale la pena di conoscere perché, di certo, negli anni in cui abiterà alla Casa Bianca non si limiterà a una presenza di facciata, ma continuerà a perseguire attivamente il suo obiettivo di cambiare la società americana.

Non facendo la “Co-presidente”, come molti suoi sostenitori avrebbero voluto e come hanno fatto altre First Lady del passato (da Eleanor Roosvelt a Hillary Clinton), ma coniugando il suo ruolo di madre e moglie – la Signora Obama ama definirsi una Mom in Chief – con l’impegno nei confronti dei temi che più l’appassionano: prima di tutto quello dell’uguaglianza, razziale, di classe e di genere. Palumbo la definisce una rivoluzione culturale al femminile: “Mrs O. ha puntato spesso il dito contro l’ipocrisia di un paese che ha trascorso gli ultimi anni a parlare di valori familiari (…) ma che poi ha lasciato sempre più sole le famiglie e in particolare le donne, evitando di discutere seriamente di salari parificati, istruzione, assistenza sanitaria. (…) La First Lady si assumerà il compito di sostenere la causa delle donne e delle famiglie alla Casa Bianca, sapendo di contare sulla totale attenzione del Presidente e su una notevole capacità di persuasione”.

Ciò che sembra interessare davvero Michelle Obama, dunque, è che tutte le donne americane abbiano la possibilità di vivere ciò che lei stessa ha vissuto, cioè un vero riscatto sociale e una vera emancipazione. Il libro ripercorre fedelmente le tappe della sua storia, senza trascurare i dettagli né scadere nel pettegolezzo. Appartenente a una famiglia dalle modeste risorse economiche ma dalla grande cultura, Michelle impara fin da giovane a mettere davanti a tutto proprio il valore della famiglia, grazie al grande rispetto che nutre per i suoi genitori. Un valore che sarà lei a trasmettere a Barack – la cui storia familiare appare certo lontana dall’ideale della classe media americana – e che la porterà persino a rinunciare alla sua carriera, per dedicarsi anima e corpo a sostenere la carriera politica del marito.

Michelle rivela sin da adolescente doti di forte personalità e intelligenza, frequenta la scuola con eccellenza, per poi essere ammessa alla facoltà di legge di Princeton, una delle università più prestigiose del Paese, e successivamente ad Harvard. Dopo la specializzazione accetta di entrare in un importante studio legale di Chicago, dove incontra “l’uomo con cui avrebbe intrapreso uno straordinario quanto improbabile percorso a due”, fino alla Casa Bianca. Dunque, a giudicare dalla storia di Michelle Robinson, gli Stati Uniti sono davvero il Paese delle opportunità, dove ciascuno può costruirsi il destino che vuole e merita. Ma la First Lady non può dimenticare le sofferenze e gli ostacoli che ha incontrato nel suo percorso, come donna, come afro americana, come persona non ricca.

Forse è per questo che gli americani hanno scelto di fidarsi di lei, quando presentava loro l’uomo in cui lei stessa credeva più di ogni altro. Michelle è stata il biglietto da visita di Barack durante la campagna elettorale, lo ha raccontato e avvicinato alla gente, “mettendo in relazione la sua vita straordinaria con quella degli ordinary Americans”. E dopo aver contribuito a stravolgere il mondo politico americano, adesso è pronta a cambiarne anche l’immaginario collettivo. Rendendolo meno bianco-centrico, prima di tutto, e sfatando i pregiudizi sulle famiglie e sulle donne afro americane. Icona di stile ma con il vezzo dei vestiti economici, madre attenta e moglie innamorata, donna colta, attiva, impegnata e orgogliosamente nera, anche nella sua fisicità: ladies and gentlemen, Michelle Obama.