I recenti colloqui nell’ambito del forum cattolico-musulmano che si è tenuto a Roma nei primi giorni di novembre rappresentano una grande novità nel panorama del dialogo interreligioso e dei rapporti tra la Chiesa cattolica e il mondo islamico. Per la prima volta infatti i musulmani, attraverso la “lettera dei 138”, hanno avviato una lunga e interessante riflessione sulle modalità di dialogo tra musulmani e cristiani nella nuova era di Papa Ratzinger e alla luce del tristemente noto intervento all’università di Ratisbona. Una riflessione di altissimo livello che ha coinvolto le menti più illuminate e disposte al dialogo tra gli intellettuali e i sapienti musulmani di tutto il mondo, a partire dall’intellettuale iraniano Seyyed Hossein Nasr, che ha guidato la delegazione musulmana.
I registi musulmani degli incontri di Roma erano infatti ben consapevoli delle volontà del nuovo Pontefice di instaurare un dialogo pacato e fermo sulla riflessione intorno agli eventuali valori condivisi, come il tema delle libertà, della ragione e del rispetto dell’altro; di conseguenza per la prima volta la delegazione musulmana era composta da personalità occidentali, arabi e asiatici, che nelle loro diversità conoscono a fondo l’Occidente, la sua storia e, perché no, anche le basi teoriche del pensiero del nuovo Papa Benedetto XVI. Un nuovo approccio al tema del dialogo, che simbolicamente per il mondo islamico passava dalle mani degli Ulema sauditi ed egiziani a quelli degli studiosi musulmani provenienti dalle più prestigiose università occidentali.
Una nuova composizione che a detta di diversi partecipanti al Forum ha spiazzato sia le vecchie strutture islamiche specializzate nei rapporti col vaticano sia la Chiesa stessa, che non si sarebbe mai aspettata un confronto a così alti livelli. Altra evidente novità, questa volta per i musulmani, è stato l’approccio cattolico al dialogo: “Abbiamo incontrato personalità cattoliche che per la prima volta in un colloquio interreligioso hanno usato toni decisamente diversi, molto diretti e assai lontani dal tradizionale politically correct”, è la dichiarazione anonima di uno degli animatori musulmani dei colloqui. La nuova fase post-Giovanni Paolo II paradossalmente ha rappresentato per i musulmani uno stimolo salutare al fine di concepire un nuovo dialogo basato sulle idee e sui contenuti, e non solamente sulle foto di gruppo, nonostante le annose diatribe sulla natura del Dio unico in entrambe le religioni.
Per ora le due formazioni hanno preferito avviare il confronto con un bassissimo profilo, a porte chiuse e limitando il più possibile le crisi nei prossimi anni, con la costituzione di un’unità di crisi comune. Un risultato a mio avviso poco entusiasmante. Ma dopo la lettera dei 138 saggi e le frizioni che inevitabilmente ha creato in campo musulmano, tra i musulmani si continua a ripetere: “Noi abbiamo fatto il nostro dovere, ora la palla è nel campo vaticano”. Una partita del dialogo islamo-cristiano che inizia a giocarsi alla pari, in un nuovo contesto di crisi globale dove finora nessuna religione è riuscita ancora a dare un segno di vita e fare proposte alternative. Sarà la volta di cattolici e musulmani insieme?