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Literally a diaspora is the “dispersion of a people leaving their homeland and migrating in various directions”.

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All types of thought –also those of scholars and scientists – proceed according to established models, stereotypes and prejudices.

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The word genocide is nowadays used in a number of different ways and one must to try and analyse them separately, to the extent that this is possible.

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Few concepts are both so controversial and recurrent within the philosophical and cultural debate as the concept of relativism.

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Following the conquest of the Americas, the word “mestizo” was used to indicate children born of parents belonging to different races, usually and an American Indian woman and a white man (or vice versa).

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giovedì, 10 maggio 2012

Algeria, può un voto scongiurare la primavera?

Ilaria Romano

L’Algeria vota oggi per il suo Parlamento, e per la prima volta nella storia del paese le elezioni sono monitorate da oltre 500 osservatori internazionali provenienti da Unione Europea, Lega Araba, Unione Africana e Nazioni Unite. Chiunque entrerà nel nuovo Parlamento avrà il compito di mettere in atto le modifiche annunciate dal presidente Bouteflika per scongiurare l’effetto “primavera araba” nel suo paese. Ma negli ultimi giorni la stampa algerina ha riferito che la campagna elettorale dei leader politici non è stata in grado di scuotere i cittadini, né tantomeno di convincerli ad andare a votare. E dunque l’astensionismo si conferma fino all’ultimo l’incognita più grande.


A garanzia di trasparenza nelle operazioni di voto sono stati schierati anche 600mila fra funzionari di governo e rappresentanti dell’autorità giudiziaria. Su 35 milioni di abitanti, gli aventi diritto chiamati ad eleggere i 462 deputati sono oltre 21 milioni. Secondo quanto ha riferito l’agenzia di stampa ufficiale Algérie Presse Service, il Comitato per il Monitoraggio del voto di Algeri ha stilato le liste dei rappresentanti dei diversi partiti, per garantire il consenso nella distribuzione fra i 4mila 886 seggi del territorio nazionale.

Al voto si presentano 44 partiti e decine di liste indipendenti, per un totale di oltre 25mila candidati, comprese 7mila donne. Tutte le formazioni, eccetto gli islamisti, hanno incluso le candidate nelle loro liste. Il Fronte di Liberazione Nazionale ha scelto Asma Benkada, ex moglie di Sheikh Yusuf Al-Qaradawi, religioso del Qatar noto soprattutto per il suo programma tv Al-Shari’a wa I-Hayat in onda su Al Jazeera.

A contendersi la maggioranza, secondo i pronostici delle ultime ore, saranno la coalizione presidenziale, che pure si presenta senza i Fratelli Musulmani, e l’Alleanza Verde che mette insieme tre partiti islamici: il Movimento della Società per la Pace (legato proprio alla Fratellanza), El Islah e Ennahda.

Scrive l’agenzia Reuters che seppure i partiti islamici moderati dovessero vincere, difficilmente ci sarebbe un cambiamento sostanziale in un paese che di fatto non è mutato dall’indipendenza ad oggi: anche per loro i legami col potere restano così forti da frenare eventuali spinte di reale cambiamento dagli scranni. Il Movimento per la Società e la Pace ad esempio faceva parte di una coalizione filo presidenziale fino allo scorso dicembre, quando ha annunciato il passaggio all’opposizione. Cosa che non gli ha impedito di conservare molti dei suoi portafogli ministeriali. Un ex leader di El-Islah, altra componente dell’Alleanza Verde, è attualmente consigliere del presidente, come pure un membro di Ennahda è stato ambasciatore.

Chiunque entrerà nel nuovo Parlamento avrà il compito di mettere in atto le modifiche annunciate dal presidente Bouteflika per scongiurare l’effetto “primavera araba” nel suo paese. Agli inizi del 2011, dopo la caduta del regime di Ben Ali in Tunisia, ci si aspettava che proprio l’Algeria avrebbe intrapreso lo stesso percorso di cambiamento. E questo proprio perché il presidente in carica dal 1999 aveva da allora guidato il paese mantenendone la struttura da “stato di emergenza”, frutto della sanguinosa guerra civile dei primi anni Novanta. Eppure proprio quel ricordo, probabilmente ha impedito ai cittadini di trasformare le proteste in un movimento di rivoluzione, nonostante l’Algeria abbia assistito ad un numero di immolazioni di persone comuni superiore alla Tunisia. Bouteflika ha da subito acconsentito all’ingresso in campo di nuovi partiti politici, oltre ad ampliare i seggi in Parlamento e intrapreso misure di welfare per aumentare i salari e abbassare i prezzi dei generi alimentari.

Negli ultimi giorni la stampa algerina ha riferito che la campagna elettorale dei leader politici non è stata in grado di scuotere i cittadini, né tantomeno di convincerli ad andare a votare. E dunque l’astensionismo si conferma fino all’ultimo l’incognita più grande. Non a caso martedì scorso Bouteflika si è rivolto ai giovani (il 70% della popolazione ha meno di trent’anni), e ha detto che “sono loro ad aver bisogno di prendere in consegna la situazione, perché la sua generazione ha fatto il suo tempo”.

A mettere a rischio la partecipazione under 30 si è aggiunta anche la dichiarazione del primo ministro Ahmed Ouyahia, che da quasi una settimana impazza su Twitter: “La primavera araba – ha detto – è stata un disastro, e non abbiamo bisogno di lezioni fuori dalla nostra primavera, quella della rivoluzione del primo novembre del 1954”. Secondo un corrispondente di El Watan avrebbe anche aggiunto che le rivoluzioni del Nord Africa sarebbero state solo il frutto della Nato e del sionismo, e non veri cambiamenti nati dall’interno. Secondo il quotidiano Egypt Independent, prima Al Masry Al Youm, la gente è sfiduciata a tal punto che nei giorni di campagna elettorale avrebbe mostrato più entusiasmo per la corsa alle presidenziali francesi che per i dibattiti e gli appuntamenti dei suoi candidati. Ma ora saranno i numeri del voto a provare, o smentire, sondaggi, voci e sensazioni.

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