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martedì, 26 maggio 2009

Alla conquista del Secondo Mondo

Daniele Castellani Perelli

Il mondo contemporaneo si regge sull’equilibrio tra tre “imperi”: Usa, Cina e Ue. E chi deciderà quale delle tre superpotenze riuscirà a imporre la propria visione e il proprio modello di globalizzazione? Lo decideranno i paesi del “Secondo mondo”, come l’Ucraina, il Venezuela, l’Iran, la Malesia, la Corea del Sud, il Messico o la Turchia: nazioni che in parte aspirano a entrare nell’élite globale e in parte rischiano «di essere continuamente risucchiate nel girone dei “dannati della terra”». È questa la tesi principale de I tre imperi (609 pp, 22,50 euro, Fazi Editore, 2009), ambiziosa prima opera del giovane studioso Parag Khanna.


Il mondo contemporaneo si regge sull’equilibrio tra tre “imperi”: Usa, Cina e Ue. E chi deciderà quale delle tre superpotenze riuscirà a imporre la propria visione e il proprio modello di globalizzazione? Lo decideranno i paesi del “Secondo mondo”, come l’Ucraina, il Venezuela, l’Iran, la Malesia, la Corea del Sud, il Messico o la Turchia: nazioni che in parte aspirano a entrare nell’élite globale e in parte rischiano «di essere continuamente risucchiate nel girone dei “dannati della terra”». È questa la tesi principale de I tre imperi (609 pp, 22,50 euro, Fazi Editore, 2009), ambiziosa prima opera del giovane studioso Parag Khanna, indiano di nascita ma autentico cittadino del mondo, definito dalla New York Times Book Review «una sorta di ragazzo prodigio della politica internazionale ». Il viaggio intorno al mondo di Khanna è suggestivo e ricco di spunti di riflessione. «Con quali criteri le nazioni scelgono la superpotenza con la quale allearsi?», si chiede l’autore, e parte a verificare sul terreno la popolarità mondiale e la capacità di attrazione dei “tre imperi”.

Tanto per cominciare l’Unione europea, a cui Khanna sembra guardare con grande simpatia, sta espandendo la sua influenza ben al di là dei suoi confini. Non solo in quei paesi che un giorno si suppone ne entreranno a far parte (nella penisola balcanica e nell’estremo oriente del continente, come in Ucraina), ma soprattutto nel sud del Mediterraneo (come conferma il progetto di Unione Mediterranea e l’avvicinamento di un paese come il Marocco, che non è mai stato tanto intimamente integrato nell’Eurosfera come oggi) e perfino in Azerbaigian (da cui, per gli oleodotti, «dipende il futuro dell’Europa come superpotenza autosufficiente»): «L’Unione europea è diventata l’unico impero contemporaneo che continua a espandersi, anno dopo anno – scrive l’autore – annettendo nuove nazioni, con molte altre ordinatamente in fila a implorare di essere accolte».

La Cina sta invece accelerando il processo di riconciliazione con Taiwan, e sta facendo leva su un’accorta azione diplomatica un po’ ovunque, dal mondo arabo all’Africa all’America Latina (con cui gli scambi commerciali sono passati dai 200 milioni di dollari del 1975 ai quasi 50 miliardi del 2004). A differenza dell’Europa, però, Pechino non riesce a rappresentare uno stimolo al progresso delle società che “tocca”, come dimostra la stretta alleanza con dittature arretrare, come Zimbabwe, Sudan e Myanmar. Per questo, spiega Khanna, «la Cina è un partner che può aiutare le nazioni africane tanto a uscire dal Terzo mondo quanto a mantenervele». Gli Stati Uniti, infine, stanno perdendo influenza in tutto il globo, ma soprattutto in Medio Oriente e in Asia, dove Giappone e Corea del Sud devono ormai fare i conti con la potenza economica cinese e venire a patti con essa: stessa sorte che spetta, un po’ più in giù, a un’Australia sempre più filocinese. Nonostante il mondo si muova verso il modello capitalistico americano, è però vero, nota l’autore, che sempre meno nazioni al mondo dipendono oggi per la loro sicurezza dalla protezione americana.

Il suo giudizio sugli Stati Uniti potrebbe magari essere rivisto oggi, alla luce della vittoria di Obama (il libro è uscito in America nel 2008), anche se verso il sistema americano Khanna usa parole molto dure («I partiti sono agenzie di fund raising appena coperte da un velo di contenuti», «Gli Stati Uniti non hanno messo in opera alcuna politica che possa garantire loro di restare una nazione del Primo mondo»). Per l’autore, i tre imperi si sono andati sempre più caratterizzando come «frenemies, amici e nemici al tempo stesso». Per sapere chi guiderà il nuovo secolo, suggerisce l’autore, bisognerà fare attenzione alla direzione che seguiranno paesi come l’India, la Russia o il Giappone, tre potenze che – forse sottovalutandole – Khanna inserisce dietro ai tre giganti. 

Oggi, sostiene Khanna, questi “imperi” – come tanti altri che li hanno preceduti nei secoli – sono fonte di stabilità. «Chi ha gestito la ricostruzione delle nazioni balcaniche lacerate dalla guerra? Chi ha tirato fuori dai guai la moneta messicana che era franata al livello dell’insolvenza del debito? Chi ha fissato i confini e risollevato il commercio delle ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale?», si chiede il politologo, e così si risponde: Ue, Usa e Cina. Khanna loda soprattutto l’Ue («l’impero più benevolo e meglio riuscito della storia»), e conclude in questo modo: «Oggi si nota facilmente come l’America sia sempre meno amata e sempre più temuta, l’Europa sempre meno temuta e sempre più amata, e la Cina, infine, sempre più amata e sempre più temuta».

Il mondo si europeizza, si americanizza e si sinizza, ma cosa accadrebbe se i tre imperi entrassero drammaticamente in conflitto? La globalizzazione – è la risposta di Khanna – può scongiurare questa terribile eventualità, visto che i tre imperi sono ormai totalmente interdipendenti, e la forza di ciascuno è condizione necessaria alla forza degli altri due. In attesa del possibile grande scontro, una cosa però è certa: la gara per conquistare il Secondo mondo è appena iniziata, e l’arte della diplomazia è tornata a dominare un mondo mai come ora multipolare.

Questo articolo è apparso sul quotidiano Europa il 26 maggio 2009

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