Tutti dentro al confessionale. Arriva il reality inter-religioso
Elisabetta Ambrosi 21 febbraio 2007

“La ragazza ebrea può scegliere solo cucina kasher? Bene, i cibi vengono cucinati in quel modo. Il musulmano non mangia maiale? Il suino non comparirà in tavola. Insomma, non voglio certo essere banale, ma se la convivenza tra persone di religione diversa fosse assai più semplice di quella che i media tendono a mostrare?”. Così Andrea Sarubbi, conduttore della trasmissione A sua immagine, in onda su Raiuno la domenica mattina, sintetizza con semplicità e allegria (lo chiamiamo a Gerusalemme all’ora di cena, mentre grida a qualcuno della troupe che i piatti non sono proprio puliti) il senso dell’ “esperimento” di convivenza tra ragazzi di fedi diverse realizzato nelle settimane scorse a Gerusalemme e che sarà in onda all’interno della trasmissione a partire dal 25 febbraio (per cinque domeniche consecutive).

L’idea è quella di un pellegrinaggio “interreligioso”, in cui tre coppie di ragazzi, rispettivamente musulmane, cattoliche ed ebree, si ritrovano in un vecchio albergo di Gerusalemme, per poi compiere un itinerario “dialogante” attraverso i luoghi santi comuni alle tre fedi. I ragazzi, o “pellegrini” – i cattolici Cristian Carrara, portavoce del Forum Nazionale dei Giovani nonché ex segretario dei giovani delle Acli, e Maura Murgia, Presidente della Gioventù Francescana d’Italia; gli ebrei Tobia Zevi, ex presidente dei Giovani ebrei d’Italia e Margherita Elena Sacerdoti, presidente del Bene Berit dei giovani di Milano; i musulmani di origine marocchina Khalid Chaouki, fondatore e a lungo presidente dei Giovani musulmani d’Italia, e sua moglie Khalida El Khatir – sono stati filmati sia durante le visite formali ai luoghi santi, sia nei momenti informali, ad esempio quelli legati ai pasti e alle attività quotidiane svolte in comune. Dunque, se non un vero e proprio reality – “nel nostro non c’è finzione, nessuno doveva vincere o rimorchiare qualcuno”, ci tengono a dire – certamente si tratta di un esperimento un po’ inedito all’interno della programmazione religiosa della Rai.

La genesi e il senso di questa iniziativa ce li spiega lo stesso Sarubbi: “L’idea era fare qualcosa di particolare in un momento forte dell’anno, come il Natale o la Quaresima. Come Linea Blu fa vedere i più bei luoghi di mare alle persone che non ci possono andare, anche noi, come servizio pubblico, abbiamo pensato di mostrare un pellegrinaggio nei luoghi santi. Poi ci siamo chiesti come montarlo e, sulla base di esperienze precedenti delle Acli – una serie di weekend in comune tra ragazzi di fedi diverse – abbiamo optato per una convivenza, in un albergo della città santa, tra alcuni ragazzi, alcuni dei quali erano stati già ospiti della nostra trasmissione. Dal punto di vista organizzativo ci ha dato una grossa mano l’Opera romana pellegrinaggi, che ci ha consigliato un itinerario e ci ha seguito come guida”. Gli argomenti di conversazione, prosegue Sarubbi, erano guidati solo nei momenti ufficiali, come le visite al Cenacolo o al Santo Sepolcro, luoghi con valenze simboliche diverse per ciascuna coppia. Ma il passaggio da argomenti di carattere spiccatamente religioso a quelli di tipo sociale e politico – spontanei e senza mediazioni – è stato naturale e ricco di spunti. Così, si spaziava dalla riflessione sulla natura del Messia, al senso dell’obbligo del velo, alla questione, manco a dirlo, del conflitto israelo-palestinese. Insomma, ci spiega a sua volta uno dei protagonisti, Christian Carrara, “luoghi e percorsi sono stati il canovaccio da cui sono scaturiti i dialoghi e le conversazione. Ma anche il semplice mangiare assieme ha stimolato, eccome, il confronto. Non sempre idilliaco, perché il dialogo non è scontato”.

Inserire un “reality” interreligioso all’interno di una trasmissione cattolica come A sua immagine non sembra però un’operazione di poco conto. Un tentativo di spingere la Chiesa ad accentuare la sua dimensione ecumenica? Un modo per mostrare che si può vivere con convinzione la propria fede ma senza dogmatismi e intolleranze? “Il fatto è”, risponde Sarubbi, “che pur essendo ufficialmente lo spazio delle religione cattolica in tv, la nostra trasmissione ha sempre privilegiato un approccio problematico più che catechetico. Per questo, la presenza di ebrei e musulmani ci ha stimolato ulteriormente, anche perché i ragazzi che sono qui sono convinti che il problema oggi non sia tanto tra credenti – che riescono con il confronto a trovare elementi in comune – ma tra chi crede in Dio e chi, come i laicisti esasperati, lo lascia del tutto fuori dalla vita di tutti i giorni. Vorrei anche aggiungere che non viviamo la religione come un fatto di divisione e di scontro, ma ne recuperiamo il senso etimologico, che era quello di unire (religo). Infine, il nostro obiettivo era quello di mostrare che, vivendo insieme, i valori sono più semplici da condividere di quanto lo scontro politico in atto oggi sembra indicare”.