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Intercultural
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The Armenians

The Armenians descend from Indo-European populations who, between the 7th and 6th century B.

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Modernity

The concept of modernity can be analysed from various points of view. A sociological perspective sees modernity as the historical era arising from feudal society’s profound transformation processes and that, starting with the Protestant Reformation, sees the emergence of the new bourgeoisie..

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Relativism

Few concepts are both so controversial and recurrent within the philosophical and cultural debate as the concept of relativism.

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Ethnic Violence

Many of the conflicts or mass violence of recent decades have been characterised by the adjective “ethnic”. This means that the leading players were groups opposing one another on the basis of identitarian, religious, linguistic or more generally cultural assertions..

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Mestizo

Following the conquest of the Americas, the word “mestizo” was used to indicate children born of parents belonging to different races, usually and an American Indian woman and a white man (or vice versa).

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Reset
A month of ideas.
Giancarlo Bosetti Editor-in-chief
Association for dialogue and intercultural understanding

I Video di Resetdoc

Resetdoc Videos

Tunisia: Rivoluzione e compromesso democratico

La rivoluzione tunisina si è sviluppata con modalità diametralmente opposte rispetto ad altri stati coinvolti nelle primavere arabe. Diversi intellettuali tunisini intervistati da Reset-Doc analizzano i motivi che, malgrado le grandi difficoltà economiche e sociali, hanno portato questo paese a intraprendere un processo di democratizzazione pacifico e fortemente influenzato dall’azione della società civile alla quale nel 2015 è stato assegnato il Premio Nobel per la Pace. 


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Democrazia, identità e mobilitazione politica

Akeel Bilgrami, Columbia University

Nel Medio oriente di domani “la democrazia sarà una condizione essenziale per la sicurezza delle minoranze” spiega il filosofo indiano Akeel Bilgrami, docente presso la Columbia University di New York. “Un eventuale fallimento della primavera araba darebbe vigore al fondamentalismo e al separatismo religioso”. Lo abbiamo intervistato durante i nostri Istanbul Seminars nel 2012.


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Le rivolte arabe e il ruolo dell'individuo

Samir Frangieh

"Penso che il fenomeno più importante al quale assistiamo oggi nel mondo arabo sia la riscoperta dell’autonomia personale," spiega Samir Frangieh, intellettuale e uomo politico libanese. "Vale a dire: le persone sono coscienti che possono diventare artefici della propria storia. Questo è assolutamente nuovo in una regione in cui per decenni l’individuo è stato ridotto al gruppo, il gruppo è stato ridotto al partito che lo rappresenta e il partito che lo rappresenta è stato ridotto al capo che lo guida. Ci si è dunque ritrovati in questa situazione in cui un intero paese finiva per essere identificato in una persona, per esempio la Siria di Assad, in cui tutto il mondo arabo era catalogato con dieci nomi: tutto il mondo arabo, si tratta di 500 milioni di persone ridotte a dieci o quindici nomi. È questo che la primavera araba ha cambiato." Abbiamo intervistato Samir Frangieh nel 2013.


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La molteplicità dei secolarismi: il concetto delle “twin tolerations”

Alfred Stepan, Columbia University (1/2)

“Cosa chiedono le democrazie ai fedeli e alle istituzioni religiose? E, dall'altro lato, cosa è il minimo che i credenti possono legittimamente aspettarsi sa una democrazia?”. Lo abbiamo chiesto ad Alfred Stepan, professore presso la Columbia University di New York. “Perché la democrazia funzioni, spiega, credenti e istituzioni religiose devono rispettare e tollerare i risultati del processo democratico, nonché il diritto, anzi la sovranità delle istituzioni democratiche nello scrivere le leggi e garantire lo stato di diritto. Dall’altra parte, però – e questo è stato spesso sottovalutato – ci sono degli individui, dei cittadini: e se questi individui fossero profondamente religiosi? Quali diritti dovrebbero aspettarsi da democrazia?” La soluzione a queste domande potrebbe essere trovato in ciò che Stepan, in inglese, definisce “twin tolerations”, letteralmente “tolleranze gemelle”.


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La molteplicità dei secolarismi: l'India e le religioni minoritarie

Alfred Stepan, Columbia University (2/2)

Una delle democrazie più grandi del mondo è l'India, con i suoi "secolarismi molteplici". Alfred Stepan, docente presso la Columbia University di New York, spiega che senza apertura e tolleranza nei confronti della religione, l'India non avrebbe mai potuto diventare una democrazia. Ma perché anche una democrazia come questa funzioni, fedeli e istituzioni religiose devono a loro volta rispettare i risultati dei processi democratici, nonché il diritto e l'autonomia delle istituzioni democratiche nel legiferare.


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Lost in Exile, identità a confronto

Amnon Raz-Krakotzkin

Amnon Raz-Krakotzkin, docente di Storia del Giudaismo all’Università Ben-Gurion del Negev, sostiene che Palestinesi ed ebrei hanno un tratto in comune: l’esilio e l’aspirazione al riconoscimento. Come possiamo definire i diritti collettivi israeliani a partire dal riconoscimento di quelli nazionali palestinesi? Glielo abbiamo chiesto durante i nostri Istanbul Seminars 2013


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Immigrati, capri espiatori d'Europa

Alain Touraine

«La categoria dell'immigrato è inventata da e per la parte meno abbiente della società, e gli immigrati sono infatti “inventati” per fungere da capri espiatori di problemi di cui non sono responsabili», spiega il sociologo francese Alain Touraine in questa video-intervista a Resetdoc. «Oggi in Europa, inoltre, la principale preoccupazione non sembrano essere quanti provengono dai Paesi arabi – aggiunge – ma dall'Est Europa». (Se non riuscite a vedere il video, potete visitare la nostra pagina YouTube)


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Dove comincia il riformismo islamico?

Zaid Eyadat, University of Jordan

“L’islam è stato usato e politicizzato, e questa è una prova del fatto che la mancanza di uno stato secolare metta in pericolo la natura stessa dell’islam” spiega Zaid Eyadat, docente di scienze politiche presso la Jordan University intervistato durante i nostri Istanbul Seminars. Dapprima, il cosiddetto Messaggio di Amman, da lui promosso insieme ad altri intellettuali riformisti, ha stimolato il dialogo e la discussione tra numerosi studiosi e pensatori musulmani intorno alla possibilita’ di una riforma nell’Islam, poi le primavere arabe hanno dato il via a importantissimi cambiamenti nella regione. Ora, l’esigenza di una riforma e’ rivendicata anche da molti di coloro che sono scesi in piazza.


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Shari'a e democrazia nelle costituzioni arabe

Abdullahi An-Na'im e Tariq Ramadan

Due grandi riformisti dell’Islam discutono il futuro della cittadinanza nei paesi della primavera araba.Tariq Ramadan e Abdullahi An-Na’im, due tra i più noti intellettuali e riformisti musulmani contemporanei, sono stati posti di fronte l’uno all’altro da Reset-Dialogues on Civilizations in un incontro per discutere della shari’a, la legge islamica, e se debba avere un posto e quale nelle Costituzioni delle nuove democrazie arabe. Entrambi i pensatori auspicano la piena realizzazione della democrazia nel mondo arabo e sistemi costituzionali che garantiscano l’eguaglianza tra cittadini, il rispetto dei diritti umani e il pluralismo, ma Ramadan ritiene che possa essere utile che la shari’a sia nominata nelle costituzioni arabe per dare alla democrazia un sostegno «dall’interno» della religione e cultura islamica, mentre per An-Na’im le sfere della religione e della politica devono rimanere separate per garantire la laicità dello Stato.L'incontro tra Abdullahi An-Na'im e Tariq Ramadan è stato coordinato da Nina zu Fürstenberg


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La nuova coscienza musulmuana

Abdou Filali-Ansary, filosofo marocchino (1/2)

Il filosofo musulmano spiega perché la richiesta di implementare la legge islamica, la Shari’a, si è estesa ed è divenuta più pressante. Allo stesso tempo vi sono cambiamenti e una rivoluzione intellettuale di tipo liberale che attraversano il mondo musulmano, non coinvolgendo veri e propri movimenti, ma individui che pensano a una coscienza musulmana in nuovi termini. In occasione degli Istanbul Seminars, il filosofo marocchino, ex direttore dell’università Agha Khan, Abdou Filali-Ansary ne parla a ResetDoc.


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Lezioni di pluralismo dall'Impero ottomano

Karen Barkey, Columbia University

"Credo che sia un momento molto importante per riflettere sulla storia dell’Impero ottomano”, spiega Karen Barkey, sociologa e direttrice dell’Institute for Religion Culture and Public Life della Columbia University. “Il Medio oriente sta vivendo una transizione verso società più democratiche, e allo stesso tempo assistiamo alla crescita dell’islamismo e alla nascita di nuovi partiti politici si ispirazione islamica. Questo significa che tale transizione avviene precisamente in un momento in cui le persone cominciano a ripensare l’Islam nel contesto della democrazia. Molti guardano anche al proprio passato e ai modi tradizionali di comprendere l’Islam, per capire come impiegarlo nella società moderna. Per questo, si cerca di guardare agli elementi del passato ‘utilizzabili’ anche nel presente. A mio avviso, l’Impero ottomano è un passato ‘utilizzabile’ estremamente interessante perché – benché spesso descritto e spiegato come un impero islamico – di fatto era un impero nel quale la religione era equilibrata all’interno di rapporti ‘duali’ che le impedivano di diventare un fattore egemonico. È per questo motivo che proprio oggi l’esempio dell’Impero ottomano dovrebbe essere osservato meglio”. Abbiamo intervistato Karen Barkey durante i nostri Istanbul Seminars 2013.


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La biblioteca condivisa del Mediterraneo

Luigi Mascilli Migliorini, Università di Napoli

"Da storico penso che uno dei problemi che noi oggi abbiamo nella difficoltà di quello che chiamiamo ‘il dialogo tra culture’ nel Mediterraneo – naturalmente in particolare tra la sponda sud e la sponda nord – sia nel fatto che sono imprecisi i nostri vocabolari di partenza", spiega Luigi Mascilli Migliorini, storico e professore presso l'Università di Napoli "L'Orientale". "Proprio per questo, in questo momento vorrei provare lavorare sulla costruzione di un sorta di una biblioteca condivisa: i nostri autori e i loro autori, le pagine che abbiamo letto noi e quelle che hanno letto i nostri a mici dall’altra parte del Mediterraneo…insomma, quali sono i dieci libri del Mediterraneo – per dirla in questa maniera – che consentono alla nostra discussione di oggi di essere una discussione nella quale capiamo, ciascuno di noi con l’altro, da quale punto stiamo partendo?" Abbiamo intervistato il Professor Migliorini durante i nostri Istanbul Seminars 2013.


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