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Intercultural
Lexicon

Revolution

Though its semantic origins are pre-modern, revolution has been a fundamental category of the interpretation of modern times.

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Fundamentalism

Fundamentalism means the literal and dogmatic interpretation of holy texts (but these may also be secular texts), the prescriptive indications of which are considered the foundations of all action.

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The Kurds

An ethnic and linguistic minority in the Near East, the Kurds now live divided between Turkey, Iran, Iraq and Syria, in a region unofficially known as Kurdistan, where they have always been the object of persecution and oppression.

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Other

The process resulting in the definition of one’s own identity – hence an “us” – in an oppositional manner by, explicitly or implicitly comparing ourselves with “others”, is considered a universal movement in every society.

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City

The city is an artefact.

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Reset
A month of ideas.
Giancarlo Bosetti Editor-in-chief
Association for dialogue and intercultural understanding

Media e Comunicazione

EN Media

E la stampa araba applaudì Rabat

Daniele Cristallini

I giornali arabi, commentando i risultati delle elezioni legislative marocchine, hanno accusato gli analisti occidentali di incompetenza nei confronti delle dinamiche politiche del mondo arabo. Ridha Kefi, sul tunisino Le Temps, ha visto nell’esito del voto una conferma della capacità del Marocco di progredire nel cammino democratico, seppure con i propri tempi e senza scuotere i propri equilibri secolari: “Per noi tunisini, che condividiamo con i marocchini l’identità arabo-islamica e maghrebina, questi risultati offrono alcune lezioni che sarebbe bene non ignorare”. Per il libanese Al-Safir, il confronto tra Pjd e Akp turco non può ignorare il fatto che il Pjd non possiede la stessa capacità di mobilitazione popolare del partito turco.


Media

Uninettuno, firmato accordo accademico con la Tunisia

Venerdì 24 agosto un importante accordo accademico è stato firmato a Tunisi dall’Università Telematica Internazionale Uninettuno. Per gli studenti tunisini sarà ora possibile studiare nel proprio paese e ottenere un titolo di studio riconosciuto in Europa, in Italia e in Tunisia. L’obiettivo è quello di far diventare a distanza il 20% degli insegnamenti universitari in Tunisia entro il 2009. Per il rettore di Uninettuno Maria Amata Garito si tratta di “un’operazione culturale che consente la democratizzazione del Sapere e apre le porte del dialogo tra le nuove generazioni Europee e del Mondo Arabo”.


EN Media

Come Al Jazeera sfida e migliora il giornalismo egiziano (II)

Courtney C. Radsch

Al Jazeera si è adattata a un pubblico diffuso e ha nutrito il suo ciclo di notizie 24 ore su 24 con informazioni che spiccano per la loro novità, per la loro opposizione allo status quo e per la trasgressione dei confini tradizionali. Non solo è riuscita a trarre vantaggio dall’ambiente dell’informazione che stava emergendo nell’ultimo decennio del ventesimo secolo, ma ha anche rafforzato i cambiamenti in corso e contribuito all’avvento di una nuova era competitiva e professionalista. Sulla base della ricerca etnografica svolta in Egitto, l’articolo si concentra su come Al Jazeera abbia influenzato il cambiamento nel campo giornalistico egiziano, dove l’imperativo della competizione e l’enfasi sul professionalismo hanno provocato trasformazioni esponenziali con conseguenze significative per il potere dello Stato e il suo controllo sull’opinione pubblica.


EN Media

Yigal Carmon: “Come diamo voce ai musulmani riformisti”

Il presidente e fondatore del Memri intervistato da Alessandra Cardinale

Yigal Carmon, ex-colonnello dell’Israeli Defense Force ed ex-consigliere di Yitzhak Rabin, è dal 1998 unico fondatore e Presidente del Memri, il Middle East Media Research Institute, con sede principale a Washington Dc, che si occupa di monitorare i media arabi e a cui fanno riferimento i più importanti organi di stampa americani. In questa intervista abbiamo cercato di capire quali siano gli obiettivi di un’organizzazione che ha il difficile compito di tradurre e diffondere i contenuti della stampa araba e che è stata – a volte – oggetto di critiche, che Carmon ha sempre respinto definendole false e fuorvianti.


EN Media

Come Al Jazeera sfida e migliora il giornalismo egiziano (I)

Courtney C. Radsch

Al Jazeera si è adattata a un pubblico diffuso e ha nutrito il suo ciclo di notizie 24 ore su 24 con informazioni che spiccano per la loro novità, per la loro opposizione allo status quo e per la trasgressione dei confini tradizionali. Non solo è riuscita a trarre vantaggio dall’ambiente dell’informazione che stava emergendo nell’ultimo decennio del ventesimo secolo, ma ha anche rafforzato i cambiamenti in corso e contribuito all’avvento di una nuova era competitiva e professionalista. Sulla base della ricerca etnografica svolta in Egitto, l’articolo si concentra su come Al Jazeera abbia influenzato il cambiamento nel campo giornalistico egiziano, dove l’imperativo della competizione e l’enfasi sul professionalismo hanno provocato trasformazioni esponenziali con conseguenze significative per il potere dello Stato e il suo controllo sull’opinione pubblica.


EN Media

Il ruolo della religione nei nuovi media arabi

Patricia Kubala

Il movimento islamista è sempre stato escluso dalla tv di Stato egiziana, in ragione di una più vasta strategia di separazione dei programmi religiosi da quelli popolari. L’islamista viene tradizionalmente rappresentato come personaggio ipocrita, corrotto, inetto, spesso un pagliaccio. Che, per di più, tracima intolleranza, frustrazione sessuale, sterilità, e non tiene in alcun conto il migliore interesse della nazione. Oggi i media statali egiziani tentano ancora di mantenere questa separazione, ma l’Islam odierno ha trovato non uno ma molti posti per sé, giacché l’avvento dei programmi tv satellitari transnazionali nel mondo arabo è stato accompagnato da un boom delle produzioni televisive commerciali e private dedicate all’Islam.


EN

Hossein Dehbashi, ritratto di un giovane artista

Con i suoi video ha raccontato l’altro lato della guerra in Iraq. Dalla parte delle vittime, dei morti innocenti. Oggi continua a raccontare il mondo, anche a noi occidentali, con i suoi occhi, gli occhi di un giovane artista iraniano. Grazie soprattutto a Youtube.com, il sito in cui è possibile caricare e scaricare video provenienti da tutto il mondo, Hossain Dehbashi si è fatto conoscere, ed oggi è uno dei documentaristi più interessanti del panorama internazionale. Non a caso, dall’altra parte dell’oceano, è stato recentemente invitato all’Università di California, a Santa Barbara, alla conferenza sui media nel mondo arabo organizzata dal Center for Middle East Studies.


EN E-mail

Le vostre lettere

“In Italia esistono certamente delle unioni di un uomo con più donne, ma finché lo Stato non riconosce tali unioni credo non si possa parlare propriamente di poligamia”, scrive la nostra lettrice Giulia Gandini. Mirta Poletto, da 7 anni praticante buddista, si chiede: “Ero cattolica e forse, dentro di me, l'orma e influenza del cattolicesimo rimane. Sono le due religioni che ritengo basilari per la mia vita stessa e a parte qualche piccola differenza sono molto simili. Perché limitarsi ad una sola religione?”. “Non sono d’accordo con Martha Nussbaum – scrive nella sezione inglese Ignatius Chamberlain – L’Islam, nelle forme in cui si manifesta oggi, non è compatibile con la democrazia”. Scrivici a questo indirizzo: doc@resetdoc.org.


EN

Il mondo arabo tifa Royal, la vera erede dell’amico Chirac

Daniele Cristallini

La stampa araba guarda con sospetto Sarkozy e Bayrou, considerati (soprattutto il primo) troppo vicini alle posizioni di Israele e degli Stati Uniti. Il tunisino Le Temps critica le ambiguità di Ségolène Royal, che starebbe cercando una difficile equidistanza tra israeliani e palestinesi. La maggior parte dei giornali guarda con una certa nostalgia al presidente uscente Chirac, le cui politiche potrebbero essere seguite non dal suo collega di partito Sarkozy, ma proprio dalla candidata socialista. “In ogni caso – è il rassegnato commento di Al-Hayat – la fine del mandato di Chirac costituirà una grossa perdita per il Medio Oriente”.


Afghanistan

Daniele Mastrogiacomo e' libero

Dopo quindici giorni di prigionia torna a casa il giornalista di Repubblica. Era stato sequestrato nel sud dell’Afghanistan, mentre andava ad intervistare un comandante di spicco dei talebani. La trattativa ha portato a uno scambio di prigionieri con i talebani. Determinante il ruolo di Emergency di Gino Strada, ma ora un suo rappresentante è arrestato a Kabul. La gioia della moglie, dei figli, dei colleghi di Repubblica. Prodi: “E’ stata un’operazione non semplice”. Un’avventura terribile, durante la quale spesso il giornalista ha temuto il peggio: Mastrogiacomo ha visto sgozzare davanti a sé il suo autista, Saied Agha.


EN AR Afghanistan

Liberate Daniele Mastrogiacomo, e' solo un giornalista

Appello per la liberazione dell'inviato di Repubblica

L’inviato di Repubblica Daniele Mastrogiacomo è stato rapito in Afghanistan, dove svolgeva soltanto il suo lavoro di giornalista, di reporter che cerca le notizie e racconta. Il suo giornale ha diramato un messaggio in italiano, inglese, arabo, pashtu e farsi. Da tutto il mondo arrivano voci di solidarietà. Se volete aggiungere la vostra firma, cliccate qui. Il testo dell’appello: “Daniele Mastrogiacomo è un giornalista di 'Repubblica'. Non ha alcuna relazione di alcun genere né con organismi militari, né con polizia servizi segreti di qualsiasi genere e di qualsivoglia Paese. Mastrogiacomo si trova a Kandahar da domenica 4 marzo, esclusivamente e solamente per scrivere reportage giornalistici”.


Mastrogiacomo

La missione del reporter

Daniele Castellani Perelli

Quella mattina viaggiava in macchina, e aspettava una telefonata. “Gira qui a destra”, gli avrebbero detto, e Daniele Mastrogiacomo, inviato di Repubblica, avrebbe incontrato i rappresentanti dei talebani con i quali aveva un appuntamento. Invece è andata in un altro modo, oppure è andata proprio così, solo che adesso Daniele Mastrogiacomo è stato rapito, da un gruppo che lo accusa di essere una spia e che minaccia di ucciderlo. Solo il giorno prima, il cronista aveva parlato al telefono con i suoi colleghi di Repubblica-Tv, ai quali aveva raccontato quei suoi giorni in Afghanistan e aveva promesso un altro collegamento telefonico per il giorno successivo.


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