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Islamism

Islamism is a highly militant mobilizing ideology selectively developed out of Islam’s scriptures, texts, legends, historical precedents, organizational experiences and present-day grievances, all as a defensive reaction against the long-term erosion of Islam’s primacy over the public...

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Secularisation and Post-Secularisation

“Secularisation” means the process that has above all characterised western countries during the contemporary era and led to the progressive abandonment of religious rules and sacral kinds of behaviour..

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Dialogue

In recent times, "dialogue" has emerged as an important and even central notion in both philosophy and politics.

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The Honor Code

Appeals to personal honor often seem to belong to the past, conjuring images of gentlemen in wigs dueling at dawn; or worse, of blood-soaked Achaeans storming the walls of Troy.

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Citizenship

Citizenship means the shared political belonging of those living in the same state and all this belonging involves in terms of rights and duties.

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Reset
A month of ideas.
Giancarlo Bosetti Editor-in-chief
Association for dialogue and intercultural understanding

Media e Comunicazione

EN Burkini

L'ultima creatura mediatica

Amara Lakhous

La vicenda della donna marocchina di Verona che si è presentata in piscina con il burkini ha ricevuto molto spazio sui media italiani. Il fatto è un esempio molto significativo per capire come una questione molto seria possa diventare banale e mero gossip. Il nocciolo del problema riguarda il controllo sociale sul corpo femminile nello spazio pubblico. Ma il suo sfruttamento mediatico serve anche a distrarre da quelle che dovrebbero essere le vere priorità in un dibattito serio sull'integrazione degli immigrati.


EN Media

L'Egitto e i canali satellitari stranieri in lingua araba

Ibrahim Saleh e Oliver Hahn

E’ molto importante valutare in che modo gli spettatori del mondo arabo percepiscono i servizi televisivi in lingua araba dei canali satellitari internazionali, come Deutsche Welle, France 24 e Russia Today. Le ragioni per le quali i canali stranieri in lingua araba non riescono a conquistare “la mente e il cuore” del pubblico arabo sono soprattutto tre: arroganza, impazienza e incapacità di prestare ascolto da parte di chi gestisce l’informazione. I ministeri degli Affari Esteri dovrebbero avere l’umiltà di riconoscere gli errori commessi. Dai canali televisivi come Deutsche Welle, France 24 o Russia Today, l’opinione pubblica araba, più che la verità, sembra incline ad aspettarsi notizie propagandistiche o distorte.


EN

Al Jazeera parla inglese. Ma come?

Federica Zoja

A due mesi dall’esordio di Al Jazeera International, fratello ‘anglofono’ della già collaudata Al Jazeera in lingua araba, Resetdoc ha fatto il punto sullo stato dell’arte delle tv satellitari all news con alcuni esperti di media arabi. Opinioni e aspettative differenti, una sola certezza: amata o odiata, l’informazione targata Qatar non lascia mai indifferenti. Atteso a lungo – un’attesa prolungata da ostacoli di ordine tecnico – il nuovo network Al Jazeera International è un concorrente diretto dei canali di notizie Cnn e Bbc, cui conta di ‘fare le scarpe’ rivolgendosi a tutti coloro che parlano inglese, arabi e non. Un bacino di spettatori da raggiungere via satellite, cavo e internet.


EN Gaza

Il dibattito internazionale

Daniele Castellani Perelli

La grande stampa internazionale ha considerato legittima la risposta israeliana, ma si è interrogata sulla “proporzionalità” dell’attacco e sulla sua efficacia. Qualcuno vi ha visto l’ultimo esempio di unilateralismo, mentre qualcun altro (il filosofo francese Glucksmann) ha definito “ipocrita” il dibattito sulla “sproporzionalità”. Sono intervenuti anche Tariq Ramadan e Michael Walzer, e l’intellettuale italiano Adriano Sofri ha scritto: “I bambini e i ragazzi di Gaza che sopravviveranno ai bombardamenti non avranno un futuro ragionevole e gandhiano”.


Yehoshua, l’Iran e quel titolo sbagliato

Daniele Castellani Perelli

Sui media italiani si è scatenata una polemica intorno ad alcune frasi che il grande scrittore israeliano Abraham Yehoshua avrebbe pronunciato in un’intervista pubblicata il 22 settembre dal quotidiano La Stampa, dal titolo “Teheran non è un pericolo per Israele”. Due giorni dopo lo stesso Yehoshua si è sentito in dovere di precisare a La Stampa di non aver “mai detto che l’Iran non è un pericolo per Israele”. Ma che cosa ha detto veramente lo scrittore alla giornalista e studiosa Farian Sabahi? Un video di Youtube svela che le cose stanno come dice Sabahi. Alcuni siti vicini al centrodestra italiano, però, avevano già colto la palla al balzo…


EN Media

Se la telecamera diventa arena di guerra

Lawrence Pintak

I media possono influire sui rapporti tra il mondo musulmano e l’Occidente? La risposta è ovvia: molto negativamente. Ma altrettanto possono fare i politici e altrettanto possiamo fare noi come cittadini comuni. Ayman al-Zawahiri ha detto: «Almeno metà della battaglia avviene sul campo dei media». Donald Rumsfeld si diceva d’accordo e, infatti, affermava: «Una sola notizia può danneggiare la nostra causa quanto qualsiasi altro metodo di attacco militare». Dopo l’11 settembre si è alimentato questo scollamento, questa sorta di «guerra dei mondi»: gli arabi da un lato, gli europei e gli americani dall’altro, hanno visto aspetti differenti del conflitto. Ciò è stato particolarmente vero negli Stati Uniti, dove non si è guardato, in sostanza, a prospettive diverse.


FR Dialogo

Il Mediterraneo, una “terra” mediatica

Emmanuel Hoog

Oggi, con circa 460 milioni di abitanti, 150 milioni di internauti e più di 600 canali televisivi, è sulle onde, sugli schermi e sulla rete che il Mediterraneo scriverà la nuova pagina della sua storia. La radio, la televisione ed internet sono depositari dei valori di cui il Mediterraneo è crogiolo da più di tremila anni. Come possiamo non essere convinti del ruolo che i media svolgono nella lotta contro tutte le forme di oscurantismo o d’integralismo e nella promozione delle libertà di credo, di informazione e di espressione? Le immagini sono la nostra lingua comune. Non è ora che il genio mediterraneo si incarni in progetti che saranno, domani, le Sette Meraviglie del mondo audiovisivo e digitale?


EN Media

Media come armi, tra Oriente e Occidente

Giancarlo Bosetti

Quanto male si possono fare Est e Ovest attraverso i media? E quanto bene? Alcuni produttori televisivi – come Al Jazeera su scala panaraba in arabo, come Cnn, Bbc World, Sky su scala globale in inglese – hanno cominciato a produrre informazione (e intrattenimento e tutto il resto) per un pubblico sovranazionale. Dove non si arriva con il satellite si arriva con il web. E tutto questo sta diventando normale. In questa situazione nuova che cosa si può fare – se si può – per favorire la comprensione degli altri e per diminuire il rischio di una radicalizzazione dell’immagine degli altri, verso il peggio, nel nostro immaginario, e viceversa?


EN Media

Così le tv arabe stanno cambiando il mondo

Daniela Conte

È particolarmente interessante analizzare come mai proprio le tv arabe, nate tutte in contesti politico-sociali fortemente autoritari e contrari alla tradizione tipicamente occidentale della libertà d’espressione, siano state in grado con il tempo di influenzare non solo il proprio sistema mediatico nell’insieme, ma addirittura quello globale. La prospettiva transnazionalista era molto forte già all’inizio, ma soltanto la diffusione nella regione del satellite, agli inizi degli anni ’90, permise a questo progetto di rinvigorirsi con la creazione di una reale piattaforma regionale. Secondo gli studi dell’Allied Media Corporation, Al Jazeera raggiunge non solo quasi 50 milioni di spettatori, ma delle percentuali per lo meno del 44% in tutti i paesi arabi. E’ insomma una rete davvero transnazionale, a tal punto da emergere come la voce araba nell’arena globale dell’informazione.


EN Media

La sfida globale dei giornalisti

Ibrahim Helal

Tanti spettatori guardano i media per riconfermare le loro ideologie. La scena globale è diventata più complicata e così anche il mestiere di giornalista. A causa di questa complessità c’è la tendenza a semplificare le cose. Dopo l’11 settembre c’è una sensazione globale di «urgenza», una «mentalità delle emergenze»: viviamo nell’epoca del giornalismo immediato; i grandi eventi e le catastrofi producono una scarica di adrenalina all’interno delle redazioni il che rende più difficile gestire l’equilibrio dell’informazione, anche per la forte concorrenza che si è venuta a creare tra i maggiori media globali e per la volontà di ciascuno di mostrare i propri muscoli.


EN Media

Il futuro del servizio pubblico

Muhammad I. Ayish

Fin dai primi anni Novanta, i governi hanno cercato di rafforzare la propria legittimità presentando i loro servizi radiotelevisivi come i migliori difensori dell’interesse pubblico. Nel frattempo, i media non statali lottavano per affermarsi nel mercato regionale, offrendo contenuti e format radiotelevisivi alla maniera occidentale. Nel 2007, nella regione araba c’erano più di 400 canali satellitari a disposizione degli spettatori. Discussioni accademiche e politiche sul futuro del servizio radiotelevisivo hanno sostenuto l’istituzione del modello del servizio pubblico come una terza alternativa per la regione. Nel mondo arabo il servizio radiotelevisivo statale, eredità dell’era pre-globalizzazione, continuerà a esistere ma in termini totalmente diversi.


EN Media

Liberi ma non occidentalizzati, la “terza via” del giornalismo arabo

Adel Iskandar

La crescente schiera di esperti di media che si esprime sullo stato del giornalismo arabo ha concluso che, nonostante la crescita nel numero delle fonti, le loro origini e il contenuto, esse cadono tutte nel dominio dell’ideologicamente maligno. Ciò ha giustificato un consistente numero di istituzioni (governative e non) il cui scopo è offrire un’assistenza per migliorare il giornalismo arabo e favorire una maggiore libertà per i media della regione. Ma gli studiosi arabi tendono a vedere le cose in maniera diversa e sostengono che la programmazione occidentale in lingua araba sia, in realtà, un eufemismo del termine "propaganda".


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