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L'appello
In questa Europa non ha alcun senso chiudere le frontiere, fare il gioco dei buoni (chi è dentro) e dei cattivi (chi è fuori), difendere la purezza etnica e culturale, demonizzare tutto ciò che è diverso. Noi, come gruppo di cittadini impegnati, facciamo appello alla responsabilità politica degli opinion maker e dei leader politici europei. Chiediamo la fine della politica della paura e l’impegno nella politica della speranza. Altrimenti l’Europa potrebbe trovarsi ancora una volta invischiata in un lungo periodo buio di odio e ostilità da cui sarà difficile uscire, e che – come in passato – porterà gli amici a trasformarsi in nemici capaci delle mostruosità più impensabili. Siamo vicini al punto di non ritorno. È questo senso di urgenza a ispirare il nostro Manifesto: un appello a tutti coloro che vivono in Europa, coloro che sono preoccupati per il suo presente e per il suo futuro, affinché si uniscano a noi per immaginare e realizzare una politica inclusiva degna del XXI secolo. Per aggiungere la vostra firma, inviate un’e-mail a Pep Subirós: pepsubiros@gmail.com.
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Economia
Emanuela Scridel
Nell’ultimo decennio, i conflitti di natura etnica, religiosa, politica e più prettamente “economica” - per il possesso di risorse naturali e territoriali - hanno visto una escalation di dimensione globale. La storia recente dimostra inoltre chiaramente che i conflitti armati che si generano in una determinata parte del mondo non rimangono confinati ad essa, ma tendono a ripercuotersi sul resto del mondo, tendono a propagarsi attraverso modalità che potremmo definire proprie della “globalizzazione economica”.
Economia
Emanuela Scridel
Nell’ultimo decennio, i conflitti di natura etnica, religiosa, politica e più prettamente “economica” - per il possesso di risorse naturali e territoriali - hanno visto una escalation di dimensione globale. La storia recente dimostra inoltre chiaramente che i conflitti armati che si generano in una determinata parte del mondo non rimangono confinati ad essa, ma tendono a ripercuotersi sul resto del mondo, tendono a propagarsi attraverso modalità che potremmo definire proprie della “globalizzazione economica”.
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Egitto
Hala Mustafa con Ernesto Pagano
Che in Egitto le elezioni contino poco «è risaputo». Quando poi si parla di eleggere i membri della "camera alta" del parlamento (majlis al shura), un organo dai poteri molto limitati, creato dal presidente Sadat nel 1980, allora l'interesse cala ulteriormente. Eppure, dalla tornata elettorale del primo giugno scorso è emerso un dato chiaro: i Fratelli Musulmani vivono un periodo di forte crisi. Per Hala Mustafa, direttore della Democracy Review, edita dallo Al-Ahram Center for Political and Startegic Studies, non è solo colpa di un inasprimento del regime nei confronti della confraternita. «In realtà - spiega - i Fratelli stanno perdendo il loro appeal politico» e tra le nuove generazioni si respira voglia di laicità.
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Egitto
Federica Zoja
In un anno decisivo per il sistema politico egiziano, messo a dura prova da un serrato calendario elettorale e dall'incognita della successione presidenziale, cresce la popolarità dell'uomo nuovo Mohammed El Baradei, in pensione dagli incarichi internazionali (il più prestigioso, dal 1997 al 2009 a Vienna, in qualità di direttore generale dell'Agenzia delle Nazioni unite per l'energia atomica) e ora in prima linea per la riforma del paese. Ma la sua figura sembra impensierire più l'opposizione che la maggioranza.
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Egitto
Paola Caridi intervistata da Elisa Pierandrei
Con il voto del primo giugno per il rinnovo parziale dei membri del Consiglio della Shoura (organo consultivo del parlamento), in Egitto prende il via una fase elettorale che si concluderà con le Presidenziali del 2011, che potrebbero nominare un successore di Hosni Mubarak, al potere dal 1981. Il ritorno in patria dell'ex Segretario dell'Aiea, il diplomatico egiziano di lunga carriera Mohamed El Baradei, su cui molti scommettono per il voto presidenziale, i dubbi sulla ri-candidatura dell'anziano Mubarak (sarebbe il sesto mandato consecutivo), e la recente campagna di arresti contro il principale gruppo di opposizione, il movimento islamico dei Fratelli Musulmani, alimentano non poche domande sul futuro della stabilità nel più popoloso dei paesi arabi. Ne parliamo con la storica e giornalista italiana Paola Caridi – autrice di Hamas. Che cosa è e cosa vuole il movimento radicale palestinese per Feltrinelli – che da anni segue come si evolve la situazione dalla vicina Gerusalemme.
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Israele
Jim Sleeper
Nel Paese la polemica sta arrivando al punto di ebollizione, rischiando di innescare quella guerra civile sfiorata nel 1995, con l’assassinio di Yitzhak Rabin da parte di un ebreo ortodosso di destra. Ci sono israeliani come i tanti che hanno collaborato con Haaretz e che alimentano un profondo sentimento di apprensione e di dignità calpestata tra coloro che, come molti di noi americani durante gli anni del Vietnam e quelli di Bush, che qualcosa, nella loro repubblica, è stato rubato. Questo non potrà continuare senza uno scontro.
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I Seminari di Istanbul 2010
Marco Cesario
Le sfide della globalizzazione, la politica estera dell'AKP, le identità curde e armene. Il ciclo degli Istanbul Seminars 2010 si chiude nel segno della Turchia, un paese che nel futuro immediato è chiamato ad affrontare le sfide più difficili, non ultima quella dell'accidentato percorso per entrare a far parte del club dei 27. Restano ancora diversi nodi da sciogliere. Il problema di Cipro Nord, le questioni armena e curda, ma anche il completamento dell'opera di modernizzazione che proietti la Turchia lontano dalle derive del nazionalismo radicale e del fondamentalismo religioso.
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I Seminari di Istanbul 2010
Perché il processo di avvicinamento della Turchia all'Ue si è arenato? L'Europa ha bisogno di Ankara? Ai seminari di Istanbul di Resetdoc questi temi hanno dominato una tavola rotonda a cui hanno preso parte, tra gli altri, il filosofo polacco Zygmunt Bauman, il sociologo francese Alain Touraine.Un articolo di Marco Cesario.
La Gran Bretagna dopo il voto
Alan Travis (The Guardian) intervistato da Marco Cesario
«I conservatori hanno attaccato i Lib-Dem sulla loro proposta di varare una sanatoria sugli immigrati. Ma ci sono altri nodi come la riforma elettorale, l'euro, il deficit, la tassa sui super-ricchi». Alan Travis, redattore capo del servizio affari interni del Guardian, analizza con ResetDoC il risultato elettorale britannico e l'ipotesi di un governo tra liberali e conservatori.
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Dibattiti
Marco Cesario
Il 2 aprile scorso, a Nantes, una donna di 31 anni che indossava il niqab al volante è stata multata dalla polizia per avere infranto il codice della strada, in quanto secondo il poliziotto che le aveva intimato l'alt la sua tenuta non consentiva 'una guida agevole'. Ne è nato un dibattito molto acceso, con uno scambio polemico tra Tariq Ramadan e il ministro degli interni Brice Hortefeux. Il progetto di legge anti-burqa del governo, però, è stato intanto accolto positivamente dall'Associazione di difesa per i diritti delle donne “Ni putes, Ni soumises (né prostitute né sottomesse)”. E il Belgio, solo pochi giorni fa, ha vietato il velo integrale in tutti i luoghi pubblici.
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Donne
Dina Mansour
In Egitto, l’ineguaglianza è una sgradevole realtà nella vita di tante donne, indipendentemente dalla loro condizione economico-sociale, sebbene sia più evidente tra le povere comunità disseminate per il Paese. In tali comunità la violenza domestica è considerata un diritto e non un reato: un’azione compiuta in “buona fede”.