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Modernity

The concept of modernity can be analysed from various points of view. A sociological perspective sees modernity as the historical era arising from feudal society’s profound transformation processes and that, starting with the Protestant Reformation, sees the emergence of the new bourgeoisie..

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Fundamentalism

Fundamentalism means the literal and dogmatic interpretation of holy texts (but these may also be secular texts), the prescriptive indications of which are considered the foundations of all action.

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Other

The process resulting in the definition of one’s own identity – hence an “us” – in an oppositional manner by, explicitly or implicitly comparing ourselves with “others”, is considered a universal movement in every society.

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The Diaspora

Literally a diaspora is the “dispersion of a people leaving their homeland and migrating in various directions”.

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Ethnic Violence

Many of the conflicts or mass violence of recent decades have been characterised by the adjective “ethnic”. This means that the leading players were groups opposing one another on the basis of identitarian, religious, linguistic or more generally cultural assertions..

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Reset
A month of ideas.
Giancarlo Bosetti Editor-in-chief
Association for dialogue and intercultural understanding

Libertà e Democrazia

EN 9/11

Come ci ha cambiati l'11 settembre

Stefano Allievi

Per qualche anno, per troppo tempo, il pensiero si è radicalizzato, il linguaggio militarizzato, la ragione impoverita, ridotta a binomi semplicistici quanto fuorvianti: bianco/nero, buoni/cattivi, superiore/inferiore, con Dio o contro Dio (con Dio, naturalmente, privatizzato da tutte le parti in causa). Il pensiero qaedista in questo senso ha vinto, specchiandosi nel bushismo arrogante dell’avventura irakena (costruita sulla menzogna, e che ha prodotto più terrorismo di quanto non ne abbia sconfitto, per non parlare delle decine di migliaia di vittime innocenti, tra le quali contiamo anche i soldati occidentali mandati lì a morire inutilmente): che sono stati paradigmi dominanti, vincenti, fino all’altro ieri. Ma oggi qualcosa è cambiato.


EN Il commento

Costituzione in Marocco: un passo lungimirante verso una vera democrazia parlamentare

Giuliano Amato

L'articolo originale è stato pubblicato su Maroccoggi Newsletter 09.Mentre la primavera araba prende pieghe che ancora non ci sono chiare, che dovrebbero sperabilmente portare verso sistemi democratici paesi retti da regimi autoritari fino a ieri, il regno del Marocco invece procede attraverso una via tutta istituzionale verso un mutamento graduale e non traumatico di un assetto costituzionale che si sta progressivamente avvicinando a quei regimi parlamentari, classicamente conosciuti nell’esperienza europea.  


Reportage

Bielorussia: crisi economica e crisi politica camminano a braccetto

Antonella Vicini

Non è la prima volta che Amnesty International punta il dito contro il governo bielorusso. Nel rapporto 2010 sui diritti umani, l'organizzazione internazionale ha denunciato, infatti, violazioni della libertà di espressione, di associazione e di riunione, maltrattamenti, uso sproporzionato della forza e detenzioni arbitrarie, in particolare in relazione ai processi e alla mancanza di cure mediche ai detenuti in seguito alla manifestazione di protesta del 19 dicembre, per la quarta rielezione alla presidenza di Alexander Lukashenko. Dove va la Bielorussia?


EN Primavera araba

Dopo i raìs la speranza

Silvio Fagiolo

La democrazia, in Egitto come in Tunisia, è ancora qualcosa da costruire, ma la società non è muta né priva di opinione pubblica. L’opposizione è un’ampia galassia di movimenti. Ma non brucia nelle piazze bandiere israeliane o americane. Invoca diritti, trasparenza, legalità. Resetdoc ripropone un articolo del compianto amico Silvio Fagiolo, studioso ed ex ambasciatore in Egitto, che pochi giorni fa ci ha lasciato. Lo scritto apriva il numero dello scorso marzo-aprile della nostra rivista Reset, dedicato alla primavera araba.


EN Elezioni in Turchia

E ora?

Hugh Pope (Crisis Group) intervistato da Nicola Missaglia

Per la terza volta, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo di Recep Tayyep Erdogan ha vinto le elezioni politiche. Hugh Pope, ex corrispondente per il Medio Oriente del Wall Street Journal e per l’agenzia Reuters e ora direttore del Turkey/Cyprus project dell’International Crisis Group fa il bilancio di questa vittoria.


Il commento

Sulla morte di Osama

Michael Walzer

Secondo un antico commento ebraico (midrash) al libro dell’Esodo, quando l’esercito del Faraone annegò in mare, gli angeli in cielo cominciarono a esultare, ma Dio li rimproverò dicendo: “Come potete rallegrarvi mentre le mie creature annegano?”. Questo aneddoto ha sicuramente un equivalente laico. Sono convinto che sia giusto celebrare la fine delle guerre, ma non l’uccisione dei nostri nemici. E la guerra contro il terrorismo islamista non è finita. Ma siamo davvero in guerra? Molti osservatori politicamente schierati a sinistra rifiutano questa idea.


EN AR Il dibattito

Bin Laden criminale da catturare o nemico da uccidere?

Giancarlo Bosetti

Il dibattito intorno all'uccisione di Osama Bin Laden sulla stampa italiana, europea e statunitense.


EN AR Dopo la morte di Osama

«Ma secondo me il progetto non è finito»

Driss Lagrini intervistato da Amara Lakhous

Limitare il contrasto al terrorismo catturando, processando o uccidendo solo i capi non è sufficiente, in quanto molti soggetti coinvolti in azioni attribuite ad Al Qaeda non sono neanche stati addestrati né hanno mai avuto contatti con i capi dell’organizzazione, ma hanno acconsentito a realizzarne i piani in maniera del tutto spontanea, per motivi ideologici. Così sostiene Driss Lagrini, docente di Relazioni internazionali all’Università Cadi Ayyad di Marrakech in Marocco. Tra i libri pubblicati in arabo dal prof. Lagrini: Le macro-implicazioni internazionali dei fatti dell’11 Settembre (2005) e La gestione delle crisi in un mondo che cambia: concetto, fondamenta, mezzi e sfide (2010).


EN Medio Oriente

Così Ankara mostra la via

Hugh Pope (Crisis Group) intervistato da Guido Rampoldi

Prima corrispondente dal Medio Oriente per «Wall Street Journal» e «Reuters», oggi direttore del progetto Turchia-Cipro del Crisis Group, Hugh Pope è tra i ricercatori che suggeriscono alle società arabe di trovare motivi di ispirazione nell’esempio turco. Opinione oggi assai ascoltata, tanto più perché corrisponde a un’autentica vocazione araba.


EN Libia

Sbagliate sulla Libia le critiche a Obama

Marco Calamai

Ora, in Italia in particolare, spunta una nuova critica alla guerra: è arrivata tardi ed è gestita in modo non adeguatamente coordinato. Ma il fatto è (lo si è già dimenticato?) che fino a pochi giorni fa non si era riusciti a mettere d’accordo il Consiglio di Sicurezza dell’Onu su un intervento che fosse in grado di fermare il rischio evidente di una mattanza. Quest’accordo è stato raggiunto solo a giochi quasi fatti, quando le truppe del regime stavano per entrare a Bengasi, la capitale degli insorti.


EN AR Mondo arabo

L’ultimo discorso del dittatore arabo

Brahim El Guabli

Non c’è dubbio che in questi giorni i cittadini arabi abbiano seguito con grande partecipazione , se non con euforia, i discorsi dei vacillanti dittatori. Gli osservatori devono aver notato l’emergere di un nuovo tipo di discorso che potremmo definire “discorso dittatoriale”, che non soltanto rivela la povertà intellettuale e la mancanza di carisma e delle qualità minime della leadership di questi dittatori, ma ha anche dimostrato che tutti loro hanno tutti studiato alla stessa scuola. Potremmo anche supporre che abbiano avuto gli stessi pessimi insegnanti. Questa è la prima volta che il popolo arabo ha l’occasione di constatare la realtà intellettuale dei loro governanti, e di divertirsi ad ascoltare i loro inutili appelli nel tentativo di riguadagnare una posizione onorevole e una dignità trascinata nel fango dalla volontà popolare della rivoluzione. Questo articolo analizza i comuni denominatori esistenti tra i discorsi dei due dittatori che, fino a questo momento, sono stati rovesciati.


EN AR Egitto

Rivolta spontanea, ma il regime è ancora in piedi

Massimo Campanini

Luminosa è la partecipazione popolare a un moto per larga parte spontaneo e non coordinato, che ha attraversato trasversalmente la società egiziana e ha visto manifestare in primo luogo donne e giovani. Si avverte però fin da ora la mancanza di un organismo dirigente della rivoluzione, di un partito soprattutto che possa svolgere una funzione egemonica di guida e che sappia interpretare la rivolta in termini istituzionali.


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