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Intercultural
Lexicon

Multiculturalism

The word began to be used at the end of the Eighties in the United States to indicate an ideal society in which various cultures could co-exist with reciprocal respect, but avoiding all domination and assimilation into the dominant culture..

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Other

The process resulting in the definition of one’s own identity – hence an “us” – in an oppositional manner by, explicitly or implicitly comparing ourselves with “others”, is considered a universal movement in every society.

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Fundamentalism

Fundamentalism means the literal and dogmatic interpretation of holy texts (but these may also be secular texts), the prescriptive indications of which are considered the foundations of all action.

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Anti-semitism

The use of the expression anti-Semitism to indicate hostility towards the Jews – only the Jews and not as generally thought towards all “Semitic” people – dates back to the second half of the 19th Century, when the word, a neologism derived from linguistics, was spread throughout...

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Ethnocentrism

While empathy breaks down the barriers of borders, ethnocentrism – the supposed superiority of one’s own cultural world – is addressed at strengthening them, and if possible, at raising new ones.

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Reset
A month of ideas.
Giancarlo Bosetti Editor-in-chief
Association for dialogue and intercultural understanding

Libertà e Democrazia

EN AR Il dibattito

Bin Laden criminale da catturare o nemico da uccidere?

Giancarlo Bosetti

Il dibattito intorno all'uccisione di Osama Bin Laden sulla stampa italiana, europea e statunitense.


EN AR Dopo la morte di Osama

«Ma secondo me il progetto non è finito»

Driss Lagrini intervistato da Amara Lakhous

Limitare il contrasto al terrorismo catturando, processando o uccidendo solo i capi non è sufficiente, in quanto molti soggetti coinvolti in azioni attribuite ad Al Qaeda non sono neanche stati addestrati né hanno mai avuto contatti con i capi dell’organizzazione, ma hanno acconsentito a realizzarne i piani in maniera del tutto spontanea, per motivi ideologici. Così sostiene Driss Lagrini, docente di Relazioni internazionali all’Università Cadi Ayyad di Marrakech in Marocco. Tra i libri pubblicati in arabo dal prof. Lagrini: Le macro-implicazioni internazionali dei fatti dell’11 Settembre (2005) e La gestione delle crisi in un mondo che cambia: concetto, fondamenta, mezzi e sfide (2010).


EN Medio Oriente

Così Ankara mostra la via

Hugh Pope (Crisis Group) intervistato da Guido Rampoldi

Prima corrispondente dal Medio Oriente per «Wall Street Journal» e «Reuters», oggi direttore del progetto Turchia-Cipro del Crisis Group, Hugh Pope è tra i ricercatori che suggeriscono alle società arabe di trovare motivi di ispirazione nell’esempio turco. Opinione oggi assai ascoltata, tanto più perché corrisponde a un’autentica vocazione araba.


EN Libia

Sbagliate sulla Libia le critiche a Obama

Marco Calamai

Ora, in Italia in particolare, spunta una nuova critica alla guerra: è arrivata tardi ed è gestita in modo non adeguatamente coordinato. Ma il fatto è (lo si è già dimenticato?) che fino a pochi giorni fa non si era riusciti a mettere d’accordo il Consiglio di Sicurezza dell’Onu su un intervento che fosse in grado di fermare il rischio evidente di una mattanza. Quest’accordo è stato raggiunto solo a giochi quasi fatti, quando le truppe del regime stavano per entrare a Bengasi, la capitale degli insorti.


EN AR Mondo arabo

L’ultimo discorso del dittatore arabo

Brahim El Guabli

Non c’è dubbio che in questi giorni i cittadini arabi abbiano seguito con grande partecipazione , se non con euforia, i discorsi dei vacillanti dittatori. Gli osservatori devono aver notato l’emergere di un nuovo tipo di discorso che potremmo definire “discorso dittatoriale”, che non soltanto rivela la povertà intellettuale e la mancanza di carisma e delle qualità minime della leadership di questi dittatori, ma ha anche dimostrato che tutti loro hanno tutti studiato alla stessa scuola. Potremmo anche supporre che abbiano avuto gli stessi pessimi insegnanti. Questa è la prima volta che il popolo arabo ha l’occasione di constatare la realtà intellettuale dei loro governanti, e di divertirsi ad ascoltare i loro inutili appelli nel tentativo di riguadagnare una posizione onorevole e una dignità trascinata nel fango dalla volontà popolare della rivoluzione. Questo articolo analizza i comuni denominatori esistenti tra i discorsi dei due dittatori che, fino a questo momento, sono stati rovesciati.


EN AR Egitto

Rivolta spontanea, ma il regime è ancora in piedi

Massimo Campanini

Luminosa è la partecipazione popolare a un moto per larga parte spontaneo e non coordinato, che ha attraversato trasversalmente la società egiziana e ha visto manifestare in primo luogo donne e giovani. Si avverte però fin da ora la mancanza di un organismo dirigente della rivoluzione, di un partito soprattutto che possa svolgere una funzione egemonica di guida e che sappia interpretare la rivolta in termini istituzionali.


EN AR Maghreb

La fine di Ben Ali è una lezione per gli altri regimi

Amara Lakhous

È davvero riduttivo e fuorviante parlare di rivolta del cous cous o del pane. La gente nel mondo arabo cerca dignità: soprattutto quando ci sono Paesi come l'Algeria che hanno 150 miliardi di dollari di riserve e non creano le condizioni di sviluppo, anzi la corruzione dilaga giorno dopo giorno. Ben Ali ha detto nel suo ultimo discorso: “Sì, vi ho capito”. Però non è servito a nulla, perché il tempo era già scaduto.


EN DE Svizzera

Secolarismo, post-secolarismo, religione e “società aperta”

Reinhard Schulze

La società aperta e secolare minaccia di trasformarsi in una società laicista nel momento in cui lo stato assume la funzione di ente regolatore giuridico-religioso. In questa duplice frammentazione della società e della religione, allo Stato viene assegnare un ruolo che, in seno all’ordine sociale liberale classico, non era mai stato suo. Tale cambiamento di prerogative in senso laicista è molto più di una mera estrapolazione del modello politico-religioso che la Francia ha iscritto nella legge più di cento anni fa; è un modello di ordine sociale basato su asserzioni in merito alla verità della religione. Nel caso dell’Islam, ciò si vede molto chiaramente: i fautori del divieto dei minareti hanno giustificato le loro pretese sostenendo di conoscere “la verità dell’Islam”. Nel caso dell’Islam, ciò si vede molto chiaramente: i fautori del divieto dei minareti hanno giustificato le loro pretese sostenendo di conoscere “la verità dell’Islam”.


EN Iraq

Il conflitto delle metanarrative

Harith Alqarawee

La preponderante maggioranza degli iracheni si identifica innanzi tutto con il fatto di essere cittadini iracheni. Tuttavia, è proprio la discordanza su ciò che significa essere iracheni a perpetuare il conflitto interno e ad impedire a questo popolo di definire la propria comunità politica in modo pluralistico e inclusivo. Il Paese è stato profondamente influenzato dall’assenza di una metanarrativa nazionale inclusiva e di un efficace sistema politico, e il sistema “democratico” emerso nel dopo-Saddam non ha migliorato la situazione.


EN Iraq

Il petrolio e la «Gerusalemme curda»

Una conversazione con Ornella Sangiovanni

L'Iraq post 2003 è stato concepito come un paese federale, con strutture fortemente decentralizzate. Ma quando si tratta di sfruttamento del petrolio, allora entra in gioco «l'interesse di tutto il popolo iracheno». Peccato che il Kurdistan, al momento «l'unica regione federale in senso stretto», sfrutti da tempo il suo oro nero, firmando accordi con compagnie straniere senza preoccuparsi di consultare il governo centrale di Baghdad. Anzi, come ricorda Ornella Sangiovanni, giornalista e fondatrice del sito d'informazione Osservatorio Iraq, i curdi rivendicano anche il controllo di Kirkuk, «la loro Gerusalemme» da liberare, e di tutto il petrolio che ha intorno.Un'intervista di Ernesto Pagano


EN Egitto

«Sì, El Baradei può fare la differenza»

Paola Caridi intervistata da Elisa Pierandrei

Con il voto del primo giugno per il rinnovo parziale dei membri del Consiglio della Shoura (organo consultivo del parlamento), in Egitto prende il via una fase elettorale che si concluderà con le Presidenziali del 2011, che potrebbero nominare un successore di Hosni Mubarak, al potere dal 1981. Il ritorno in patria dell'ex Segretario dell'Aiea, il diplomatico egiziano di lunga carriera Mohamed El Baradei, su cui molti scommettono per il voto presidenziale, i dubbi sulla ri-candidatura dell'anziano Mubarak (sarebbe il sesto mandato consecutivo), e la recente campagna di arresti contro il principale gruppo di opposizione, il movimento islamico dei Fratelli Musulmani, alimentano non poche domande sul futuro della stabilità nel più popoloso dei paesi arabi. Ne parliamo con la storica e giornalista italiana Paola Caridi – autrice di Hamas. Che cosa è e cosa vuole il movimento radicale palestinese per Feltrinelli – che da anni segue come si evolve la situazione dalla vicina Gerusalemme.


EN Israele

Verso una guerra civile?

Jim Sleeper

Nel Paese la polemica sta arrivando al punto di ebollizione, rischiando di innescare quella guerra civile sfiorata nel 1995, con l’assassinio di Yitzhak Rabin da parte di un ebreo ortodosso di destra. Ci sono israeliani come i tanti che hanno collaborato con Haaretz e che alimentano un profondo sentimento di apprensione e di dignità calpestata tra coloro che, come molti di noi americani durante gli anni del Vietnam e quelli di Bush, che qualcosa, nella loro repubblica, è stato rubato. Questo non potrà continuare senza uno scontro.


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