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Intercultural
Lexicon

Pan-Arabism

“Pan-Arabism” is a movement the objective of which is the unification of Arab peoples and nations. This is a modern cultural trend with political finalities, arising as an answer to colonialism and the West’s involvement in the Arab world..

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Anti-semitism

The use of the expression anti-Semitism to indicate hostility towards the Jews – only the Jews and not as generally thought towards all “Semitic” people – dates back to the second half of the 19th Century, when the word, a neologism derived from linguistics, was spread throughout...

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Modernity

The concept of modernity can be analysed from various points of view. A sociological perspective sees modernity as the historical era arising from feudal society’s profound transformation processes and that, starting with the Protestant Reformation, sees the emergence of the new bourgeoisie..

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Democracy

In the Greek polis the meaning of the term “democracy” implied the government of a vast majority of the people, the “plebs”, as opposed to the aristocracy.

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Refugees

Transnational migrations and global interdependence challenge the liberalism of western countries, which is becoming increasingly national and less universal.

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Reset
A month of ideas.
Giancarlo Bosetti Editor-in-chief
Association for dialogue and intercultural understanding

Libertà e Democrazia

EN Primavera araba

Dopo i raìs la speranza

Silvio Fagiolo

La democrazia, in Egitto come in Tunisia, è ancora qualcosa da costruire, ma la società non è muta né priva di opinione pubblica. L’opposizione è un’ampia galassia di movimenti. Ma non brucia nelle piazze bandiere israeliane o americane. Invoca diritti, trasparenza, legalità. Resetdoc ripropone un articolo del compianto amico Silvio Fagiolo, studioso ed ex ambasciatore in Egitto, che pochi giorni fa ci ha lasciato. Lo scritto apriva il numero dello scorso marzo-aprile della nostra rivista Reset, dedicato alla primavera araba.


EN Elezioni in Turchia

E ora?

Hugh Pope (Crisis Group) intervistato da Nicola Missaglia

Per la terza volta, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo di Recep Tayyep Erdogan ha vinto le elezioni politiche. Hugh Pope, ex corrispondente per il Medio Oriente del Wall Street Journal e per l’agenzia Reuters e ora direttore del Turkey/Cyprus project dell’International Crisis Group fa il bilancio di questa vittoria.


Il commento

Sulla morte di Osama

Michael Walzer

Secondo un antico commento ebraico (midrash) al libro dell’Esodo, quando l’esercito del Faraone annegò in mare, gli angeli in cielo cominciarono a esultare, ma Dio li rimproverò dicendo: “Come potete rallegrarvi mentre le mie creature annegano?”. Questo aneddoto ha sicuramente un equivalente laico. Sono convinto che sia giusto celebrare la fine delle guerre, ma non l’uccisione dei nostri nemici. E la guerra contro il terrorismo islamista non è finita. Ma siamo davvero in guerra? Molti osservatori politicamente schierati a sinistra rifiutano questa idea.


EN AR Il dibattito

Bin Laden criminale da catturare o nemico da uccidere?

Giancarlo Bosetti

Il dibattito intorno all'uccisione di Osama Bin Laden sulla stampa italiana, europea e statunitense.


EN AR Dopo la morte di Osama

«Ma secondo me il progetto non è finito»

Driss Lagrini intervistato da Amara Lakhous

Limitare il contrasto al terrorismo catturando, processando o uccidendo solo i capi non è sufficiente, in quanto molti soggetti coinvolti in azioni attribuite ad Al Qaeda non sono neanche stati addestrati né hanno mai avuto contatti con i capi dell’organizzazione, ma hanno acconsentito a realizzarne i piani in maniera del tutto spontanea, per motivi ideologici. Così sostiene Driss Lagrini, docente di Relazioni internazionali all’Università Cadi Ayyad di Marrakech in Marocco. Tra i libri pubblicati in arabo dal prof. Lagrini: Le macro-implicazioni internazionali dei fatti dell’11 Settembre (2005) e La gestione delle crisi in un mondo che cambia: concetto, fondamenta, mezzi e sfide (2010).


EN Medio Oriente

Così Ankara mostra la via

Hugh Pope (Crisis Group) intervistato da Guido Rampoldi

Prima corrispondente dal Medio Oriente per «Wall Street Journal» e «Reuters», oggi direttore del progetto Turchia-Cipro del Crisis Group, Hugh Pope è tra i ricercatori che suggeriscono alle società arabe di trovare motivi di ispirazione nell’esempio turco. Opinione oggi assai ascoltata, tanto più perché corrisponde a un’autentica vocazione araba.


EN Libia

Sbagliate sulla Libia le critiche a Obama

Marco Calamai

Ora, in Italia in particolare, spunta una nuova critica alla guerra: è arrivata tardi ed è gestita in modo non adeguatamente coordinato. Ma il fatto è (lo si è già dimenticato?) che fino a pochi giorni fa non si era riusciti a mettere d’accordo il Consiglio di Sicurezza dell’Onu su un intervento che fosse in grado di fermare il rischio evidente di una mattanza. Quest’accordo è stato raggiunto solo a giochi quasi fatti, quando le truppe del regime stavano per entrare a Bengasi, la capitale degli insorti.


EN AR Mondo arabo

L’ultimo discorso del dittatore arabo

Brahim El Guabli

Non c’è dubbio che in questi giorni i cittadini arabi abbiano seguito con grande partecipazione , se non con euforia, i discorsi dei vacillanti dittatori. Gli osservatori devono aver notato l’emergere di un nuovo tipo di discorso che potremmo definire “discorso dittatoriale”, che non soltanto rivela la povertà intellettuale e la mancanza di carisma e delle qualità minime della leadership di questi dittatori, ma ha anche dimostrato che tutti loro hanno tutti studiato alla stessa scuola. Potremmo anche supporre che abbiano avuto gli stessi pessimi insegnanti. Questa è la prima volta che il popolo arabo ha l’occasione di constatare la realtà intellettuale dei loro governanti, e di divertirsi ad ascoltare i loro inutili appelli nel tentativo di riguadagnare una posizione onorevole e una dignità trascinata nel fango dalla volontà popolare della rivoluzione. Questo articolo analizza i comuni denominatori esistenti tra i discorsi dei due dittatori che, fino a questo momento, sono stati rovesciati.


EN AR Egitto

Rivolta spontanea, ma il regime è ancora in piedi

Massimo Campanini

Luminosa è la partecipazione popolare a un moto per larga parte spontaneo e non coordinato, che ha attraversato trasversalmente la società egiziana e ha visto manifestare in primo luogo donne e giovani. Si avverte però fin da ora la mancanza di un organismo dirigente della rivoluzione, di un partito soprattutto che possa svolgere una funzione egemonica di guida e che sappia interpretare la rivolta in termini istituzionali.


EN AR Maghreb

La fine di Ben Ali è una lezione per gli altri regimi

Amara Lakhous

È davvero riduttivo e fuorviante parlare di rivolta del cous cous o del pane. La gente nel mondo arabo cerca dignità: soprattutto quando ci sono Paesi come l'Algeria che hanno 150 miliardi di dollari di riserve e non creano le condizioni di sviluppo, anzi la corruzione dilaga giorno dopo giorno. Ben Ali ha detto nel suo ultimo discorso: “Sì, vi ho capito”. Però non è servito a nulla, perché il tempo era già scaduto.


EN DE Svizzera

Secolarismo, post-secolarismo, religione e “società aperta”

Reinhard Schulze

La società aperta e secolare minaccia di trasformarsi in una società laicista nel momento in cui lo stato assume la funzione di ente regolatore giuridico-religioso. In questa duplice frammentazione della società e della religione, allo Stato viene assegnare un ruolo che, in seno all’ordine sociale liberale classico, non era mai stato suo. Tale cambiamento di prerogative in senso laicista è molto più di una mera estrapolazione del modello politico-religioso che la Francia ha iscritto nella legge più di cento anni fa; è un modello di ordine sociale basato su asserzioni in merito alla verità della religione. Nel caso dell’Islam, ciò si vede molto chiaramente: i fautori del divieto dei minareti hanno giustificato le loro pretese sostenendo di conoscere “la verità dell’Islam”. Nel caso dell’Islam, ciò si vede molto chiaramente: i fautori del divieto dei minareti hanno giustificato le loro pretese sostenendo di conoscere “la verità dell’Islam”.


EN Iraq

Il conflitto delle metanarrative

Harith Alqarawee

La preponderante maggioranza degli iracheni si identifica innanzi tutto con il fatto di essere cittadini iracheni. Tuttavia, è proprio la discordanza su ciò che significa essere iracheni a perpetuare il conflitto interno e ad impedire a questo popolo di definire la propria comunità politica in modo pluralistico e inclusivo. Il Paese è stato profondamente influenzato dall’assenza di una metanarrativa nazionale inclusiva e di un efficace sistema politico, e il sistema “democratico” emerso nel dopo-Saddam non ha migliorato la situazione.


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