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Philosophy4freedom.org
Il 9 novembre il segretario generale dell'Unesco Irina Bokova ha annunciato che la Giornata Mondiale della Filosofia non si celebrerà più a Teheran, dove era stata inizialmente prevista l'edizione del 2010, e che nella capitale iraniana non si terrà più nemmeno alcun evento secondario: ogni riconoscimento dell'Unesco è ufficialmente ritirato. La decisione ha tolto finalmente dall’imbarazzo l’Unesco e ha reso ancora più evidente l’isolamento di Teheran (Leggi qui la reazione indignata del regime iraniano). Il merito va anche al dibattito suscitato dalla protesta di Resetdoc, cominciata con una lettera da noi inviata lo scorso gennaio alla direttrice dell’Unesco. Dopo le tante adesioni al nostro appello, avevamo aperto sul web una pagina dedicata al lancio di un World Philosophy Day alternativo (philosophy4freedom.org). Come ha scritto il New York Times raccontando la nostra iniziativa, l'Unesco rischiava di «trasformare la sua "scuola di libertà" in un esercizio di propaganda per un regime brutale» (Leggi anche gli articoli che Wall Street Journal, Guardian, Corriere della Sera, Pbs.org (Hamid Dabashi and Binesh Hass), Insidehighered e La Stampa hanno dedicato alla nostra protesta).L’Unesco cancella finalmente la Giornata filosofica di TeheranUn nostro piccolo successoLa funzione civica della filosofia Ramin JahanbeglooPerché il Guardian sbaglia Fred DallmayrGli altri articoli
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Scienza
Un’ intervista a Wagdy Sawahel
Cresce fra gli Stati Arabi la consapevolezza che le sfide poste dallo sviluppo economico non possono più essere ignorate, e che la scienza, la tecnologia, l'innovazione e l'istruzione superiore non possono essere trattate come fattori secondari di cui si devono occupare solo le regioni ricche del pianeta. I governi arabi stanno quindi tentando di costruire una economia che si basa sullo sviluppo scientifico. A guidare questa rivoluzione, anche in ambito universitario, c'è l'Arabia Saudita. Discutiamo la questione con il professore egiziano Wagdy Sawahel, policy-maker del settore scientifico ed esperto in istruzione superiore che ha lavorato con istituzioni internazionali e nazionali. E' il fondatore e coordinatore generale del network per lo sviluppo della scienza www.sciencedev.net e dell'incubatore virtuale per il business scientifico www.visdev.net.Un’intervista di Elisa Pierandrei
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Giornata mondiale della filosofia
Katajun Amirpur
La filosofia, quella occidentale, ma anche soprattutto la mistica filosofica dell’Islam, è oggi molto popolare proprio fra i giovani iraniani, in quanto viene vissuta come una forma di resistenza contro l’ideologia politica ed il dogmatismo religioso dell’Iran. Ancora oggi Teheran è un posto in cui vengono letti Habermas e Hannah Arendt. Solo che c’è il rischio che ci siano più filosofi nel carcere di Evin che non a novembre sul podio del regime.
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La protesta di Resetdoc
Resetdoc presenta se stessa, e una protesta
L’idea stessa di riunirli in un paese dove un regime autoritario e intollerante viola continuamente la libertà di pensiero e di espressione e mette al bando gli studi umanistici dalle università, è un’offesa a ogni ragionevole e plausibile principio di dialogo, universalità e apertura. In tali condizioni, l’iniziativa dell’Unesco si sta trasformando nell’opposto di ciò che dovrebbe essere. L’elenco delle defezioni conferma l’allarme che abbiamo già lanciato lo scorso gennaio alla direttrice generale dell’Unesco, Irina Bokova.
Iran
Matteo Landricina
Il filosofo tedesco Otfried Höffe ha spiegato in una lettera pubblica le ragioni per cui ha deciso di non partecipare alla Giornata mondiale della filosofia 2010 in Iran. Ragioni simili a quelle che hanno già spinto l’associazione Resetdoc, in una lettera inviata alla direttrice dell’Unesco Irina Bokova firmata da Giuliano Amato, Ramin Jahanbegloo e Giancarlo Bosetti, ha chiedere di spostare la sede dell’evento in un altro Paese.
Nasr Abu Zayd
Federica Fedeli
Non è corretto considerare la laicità di Abu Zayd come frutto dell’incontro con autori occidentali, avvenuto peraltro in una fase di maturità della sua formazione; questo non renderebbe merito al suo pensiero, lo semplificherebbe e lo svuoterebbe di tutta la sua forza. La grandezza del suo pensiero risiede proprio nell’aver tentato una comunicazione vera ed una conciliazione tra il pensiero islamico e quello moderno, attraverso strumenti appartenenti alla cultura islamica, sebbene non accettati dall’ortodossia.
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AR
Filosofia e Religione
Abdou Filali-Ansary
Abu Zayd era uno studioso di alto profilo morale e godeva della stima della maggior parte dei suoi colleghi. Ma gli è stato impedito di farsi ascoltare da coloro che più avevano bisogno di imparare da lui. L’artificiale polarizzazione e la tensione creatasi attorno alla sua figura hanno persino impedito una seria critica da parte di quanti avrebbero potuto valutare con competenza la sua opera. Le motivazioni addotte per giustificare il suo calvario sono e resteranno sempre ridicole.
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Nasr Hamid Abu Zayd
Sadik Al-Azm
Nasr Hamid Abu Zayd è il più moderno discendente della lunga successione di intellettuali arabi coraggiosi, audaci, schietti e critici, risalente alla fine del XIX secolo con Qassim Amin, i quali hanno adottato e fervidamente difeso le posizioni più illuminate, progressiste e avanzate del loro tempo sulle principali questioni che tuttora agitano le società arabe e musulmane: progresso, rinnovamento, sviluppo, istruzione, emancipazione femminile, laicità, democrazia, diritti umani, eredità, Islam, modernità, scienza, razionalità e così via.
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Nasr Abu Zayd
Paolo Branca
Nasr Hamid Abu Zayd è l’icona forse più significativa del travaglio di un intero universo culturale. Per riprendere il celebre titolo delle memorie di prigionia di Andrej Sinjavskij, la sua è forse solo “una voce dal coro”, un coro di bocche chiuse che stentano a farsi ascoltare per i bavagli che le soffocano e per i clamori di chi grida più forte. Sono barlumi di speranza che sembrano poca cosa tra i cupi bagliori che dominano l’orizzonte, ma sono anche l’unico seme che sotto tante macerie sappia promettere un ritorno alla vita.
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Nasr Abu Zayd
Massimo Campanini
Abu Zayd ha inteso restituire al Corano tutte le sue potenzialità di contenuto, non solo normative, ma etiche, sociali, teologiche, narrative, artistiche, eccetera. Una volta iniziata la rivelazione, il Corano è entrato nella storia, si è secolarizzato. Si tratta di un processo che coinvolge tutta la realtà cosmica. Sono coloro che leggono il testo solo come un sistema di norme eterne, fuori dal tempo e dallo spazio – come un senso privo di significato – che hanno «mummificato» il Corano smarrendone le qualità di autentica parola di Dio che risponde alle più intime necessità dell'essere umano.
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Nasr Abu Zayd
Ramin Jahanbegloo
Incontrai per la prima volta Nasr Abu Zayd ai Seminari di Istanbul organizzati da “Reset” nel 2009. Può essere giustamente considerato come un cercatore di verità. Era uno studioso che aveva rischiato tutto per ristabilire la tradizione di ricerca della verità nell’Islam, e la sua opera è uno strumento indispensabile per i musulmani stessi, che possono così intraprendere la loro battaglia per l’illuminismo e la riforma della propria tradizione di fede.
Storia
Alen Custovic
Viale Libia, via Somalia, piazza Adua o via Tripoli sono solo alcuni esempi di come il ricordo delle imprese coloniali sopravviva nella toponomastica delle nostre città. Più difficile risulta incontrare cittadini capaci di spiegarne il significato. C’è sull’argomento una sorta di rimozione collettiva. Se non la totale ignoranza, nella mente dei più c’è il mito degli “italiani brava gente”, coloni più umani e tolleranti rispetto ai colonialismi coevi. Ma è davvero così?