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Intercultural
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Enlightenment

In the strictest sense Enlightenment means the cultural movement of philosophical origins that spread through Europe after the beginning of the 18th Century until the French revolution and that is characterised by trust in reason and its clarifying power.

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The United Nations

The Organization of the United Nations is the largest international organisation and in fact includes almost all the states existing on the planet. There are currently 192 member states. The seat of the UN is in New York and the current Secretary General is the South Korean Ban Ki-Moon..

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Culture-Civilisation

The concept of culture has changed in the course of time.

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Constitution

Constitution is a key category, one of the most important, of modern political and legal theory.

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Civil Society

From the mid-1980s to the present, civil society has been a key category of democratic politics, increasingly in a genuinely international setting.

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Reset
A month of ideas.
Giancarlo Bosetti Editor-in-chief
Association for dialogue and intercultural understanding

Costume e Società

EN Tahar Ben Jelloun

“La crisi finanziaria porterà più razzismo”

Daniele Castellani Perelli

I piccoli gesti quotidiani, e le paure generate dall’economia. Ecco da dove nasce il razzismo secondo lo scrittore Tahar Ben Jelloun, intervistato in videochat dal nuovo sito di Telecom Avoicomunicare.it. “Temo che questa crisi economica e finanziaria abbia conseguenze sulla società europea. Produrrà maggiore disoccupazione, e per questo la gente cercherà un capro espiatorio, ed è possibile che lo trovi negli stranieri”, ha ammonito lo scrittore, che ha parlato anche dell’essere straniero, del ruolo della religione, e di cosa chiederebbe oggi al Mahatma Gandhi.


EN Bosnia

Radiografia di un paese a rischio frantumazione

M. T.

Il paese sta implodendo. Le divisioni etniche, i continui veti incrociati tra le etnie e le riforme che marciano a rilento rischiano di condannarlo all’inazione perenne. La Bosnia, la cui architettura istituzionale deriva dagli accordi di Dayton del dicembre del 1995 che posero fine al conflitto, è uno stato federale, con un governo centrale (sede a Sarajevo) dotato di poteri non così incisivi, e con due entità etniche – la Republika Srpska (RS, serba) e la Federazione di Bosnia e Erzegovina (FBiH, croata e musulmana) – che vantano funzioni e competenze piuttosto rilevanti. Molto dipende anche dall’Europa, se vorrà darsi una mossa a cercare un “piano B” per la Bosnia. Prima che il singolare (Bosnia) venga sostituito definitivamente dal plurale (Bosnie). Prima che arrivi il disastro: la scomparsa della Bosnia.Un articolo di Matteo Tacconi.


EN Sport

Quando il calcio divide

Molto spesso il calcio allevia i mali cronici dei paesi. Annulla le divisioni etniche o – se di divisioni etniche non si riscontra traccia – vanifica le lacerazioni della politica. Questo canovaccio vale per tutte le nazioni del mondo. Per tutti tranne la Bosnia. Nel paese balcanico, devastato dalla guerra del 1992-1995 e ancora diviso lungo le vecchie linee del fronte, il calcio divide ancora di più. I serbi, asserragliati nella repubblica Srpska – una delle due entità federali – fanno il tifo per la Serbia. Loro si sentono serbi, mica bosniaci. E vedono in Belgrado, e non nella musulmana Sarajevo, ribattezzata con disprezzo «la Teheran d’Europa», la loro vera capitale. A tifare Bosnia sono i soli musulmani.Un articolo di Matteo Tacconi.


Egitto

Fratelli musulmani. Integrarli o sfidarli?

Federica Zoja

Egitto ostaggio di due padroni, dai propositi poco trasparenti: il presidente Mubarak e l’opposizione dei Fratelli musulmani. E’ quanto emerge dal recente rapporto del think tank indipendente International crisis group (Icg) sul movimento politico della Fratellanza, diffuso il 18 giugno scorso. Un’occasione per fare il punto sullo scenario politico del più popoloso paese del mondo arabo, offuscato solo per un breve periodo, in corrispondenza della guerra israelo-libanese dell’estate 2006, dallo slancio diplomatico saudita e ora di nuovo in primo piano come capofila dei paesi della sponda meridionale del Mediterraneo nella neonata Unione per il Mediterraneo.


EN Identita'

"Perché sono fiero di essere europeo"

Tzvetan Todorov intervistato da Daniele Castellani Perelli

“Nella mia giornata mi sento quasi sempre ‘europeo’, soprattutto da quando la Bulgaria, il mio paese d’origine, ha fatto ingresso nell’Ue”, confessa a Resetdoc Tzvetan Todorov, che vede “nella tutela della diversità e nel dovere di tolleranza” i fondamenti dell’identità europea. Il filosofo e linguista franco-bulgaro, recente autore di La letteratura in pericolo (Garzanti 2008), si dice “fiero” di essere europeo, auspica una maggiore integrazione politica continentale, ma pensa che le tradizioni nazionali non siano destinate a scomparire (“Non credo che arriveremo mai a parlare l’‘europese’”). L’autore di La conquista dell'America e Noi e gli altri spera infine che Tony Blair non diventi presidente dell’Ue, e invita a non identificare la cultura degli immigrati musulmani solo con la loro religione: “Per questo non credo all’idea di uno scontro tra Occidente e Islam”.


EN Europa

L’invidia araba (e la speranza)

Amara Lakhous

Fra l’Algeria e il Marocco le frontiere sono chiuse dall’inizio degli anni Novanta. Non posso nascondere la mia invidia ogni volta che attraverso lo spazio Schengen: passo da un paese all’altro senza dover mostrare nessun documento. Perché gli arabi hanno fallito nel dare vita a un’unione araba, mentre i loro vicini europei, nonostante la pesantissima eredità della seconda guerra mondiale, sono riusciti a creare l’Ue? La Lega Araba, fondata nel lontano 1945, è rimasta un organo inutile. Il nocciolo del problema non sono i popoli, ma i loro leader. Così torniamo sempre allo stesso punto di partenza: il deficit democratico nel mondo arabo.


EN Europa

Chi si divide perde nel mondo globale

Giuliano Amato intervistato da Alessandro Barbano

“Purtroppo dopo la mancata ratifica irlandese del trattato di Lisbona, tornano in campo stereotipi da discussioni esistenziali. Di quelle che si fanno dallo psicanalista: si dice che l’Europa è lontana dai cittadini, non ha più missione, né lo spirito dei padri fondatori. Non è così. Se oggi mancano le emozioni forti di una temperie postbellica, l’Europa non è scomparsa dalla coscienza dei cittadini”. Giuliano Amato, ex premier ed ex vicepresidente della Convenzione Ue, invita gli europei a non farsi prendere dallo scetticismo, e aggiunge: “Condivido l’idea di Bronislaw Geremek ed altri che la nostra identità culturale esiste, ma non è un fatto acquisito, è piuttosto un compito che dobbiamo volere, facendo prevalere i tratti comuni sulle diversità che ci separano”.


EN Barack Obama

“Ecco come può battere McCain”

Ian Buruma intervistato da Daniele Castellani Perelli

"Per battere John McCain, Obama deve puntare sull’economia e sulla guerra in Iraq, due temi su cui il repubblicano deve difendersi dalla pesante eredità di George W. Bush". Ian Buruma, ıntellettuale olandese trapiantato a New York, riflette sulla campagna elettorale americana. Agli Istanbul Seminars, organizzati all’Universita Bilgi dall’associazione Resetdoc, legata alla rivista italiana Reset, l’autore di “Assassinio a Amsterdam” promuove la politica estera di Obama: "Fa bene ad aprire all’Iran, mentre non mi soprende il suo dicorso all’Aipac, perché nessun presidente americano potrà comuqnue cambiare mai la politica israeliana degli Stati Uniti". Sulla possibile vicepresidenza di Hillary Clinton, infine, il professore di diritti umani al Bard College sostiene: "Obama non ha bisogno di lei, e non ha nessun obbligo nei suoi confronti".


EN Casa Bianca 2008

It’s the economy, stupid. Oppure no?

Forum con Andrew Arato, Benjamin Barber e Jim Sleeper (Parte 2)

Come può il democratico Barack Obama essere efficace sul tema del terrorismo senza ricorrere alla carta della paura? Ha sbagliato a mostrarsi disponibile al dialogo con l’Iran? E, se sarà eletto, riuscirà a mettere in pratica una politica mediorientale equilibrata? Questi i temi della seconda parte del forum organizzato da Resetdoc.org sulle prossime elezioni americane. Jim Sleeper avverte che il senatore democratico “non può minimizzare la questione della guerra al terrore”, e per Andrew Arato “i terroristi andrebbero su tutte le furie se vincesse Obama”. Benjamin Barber ritiene però che la politica estera non conterà più di tanto per gli elettori americani. Ancora una volta, “it’s the economy, stupid”. Oppure no?


EN Casa Bianca 2008

Un referendum sull’America

Forum con Andrew Arato, Benjamin Barber e Jim Sleeper (Parte 1)

Immigrazione, questione della razza, elitismo e patriottismo. Sono questi i temi della prima parte del forum organizzato da Resetdoc.org sulle prossime elezioni americane. “Barack Obama è il primo candidato presidenziale a incarnare due miti americani fondamentali, che coinvolgono la razza e l’immigrazione”, secondo Jim Sleeeper. Anche per questo Benjamin Barber lo definisce “il primo candidato multiculturale”. Andrew Arato riflette sulle accuse di elitismo mosse a Obama, e attacca: “Gli americani hanno un’idea alquanto bislacca di elitarismo. Da un lato abbiamo McCain, discendente di una dinastia militare indubbiamente ricca e facoltosa, figlio di un comandante delle forze Usa nel Pacifico, bianco, multimilionario: un emblema perfetto di elitarismo, non vi pare?”.


EN Turchia

Le responsabilità dell’Akp

Andrew Arato

“Non dico che la Corte stia difendendo la nozione corretta di laicità. Dico soltanto che per la Corte è meglio diventare il guardiano della costituzione, come forse è stato per una decisione tecnicamente errata, piuttosto che rimanere il guardiano degli elementi autoritari di un regime dualistico”. Così Andrew Arato precisa la sua posizione sulla decisione della Corte Costituzionale turca di bocciare la legge sul velo nelle università: “L’AKP ha una parte di responsabilità della crisi costituzionale per avere abbandonato il percorso di consenso tipico della politica, e in special modo della costruzione della costituzione. Chi sta al di fuori non dovrebbe essere così svelto nel prendere le sue parti a prescindere. Sono contento che stiate seguendo questo caso – conclude – La sua buona riuscita è davvero importante per tutti noi”.


EN AR Elezioni Americane

Come sarà il mondo se vince Obama

Michael Walzer

Obama va alla Casa Bianca, e cosa succede? I suoi consiglieri definiscono “internazionalismo liberale” quella che auspicano sarà la sua politica estera. Ma che cosa significa? La fine dell' unilateralismo di Bush, una nuova posizione sul riscaldamento globale, forse qualche segno di disponibilità ad aderire alla Corte penale internazionale, un diverso approccio al Wto, una più forte assunzione della "responsabilità di proteggere" in luoghi come il Darfur o Myanmar, un chiaro riconoscimento che la "guerra" al terrorismo è in massima parte lavoro di polizia e lavoro politico, un ritiro (forse) dall’Iraq, più truppe in Afghanistan, un' iniziativa diplomatica in Medio Oriente. Ma una nuova politica estera americana potrebbe non fare granché la differenza nel mondo.


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