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Intercultural
Lexicon

The Diaspora

Literally a diaspora is the “dispersion of a people leaving their homeland and migrating in various directions”.

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Anti-semitism

The use of the expression anti-Semitism to indicate hostility towards the Jews – only the Jews and not as generally thought towards all “Semitic” people – dates back to the second half of the 19th Century, when the word, a neologism derived from linguistics, was spread throughout...

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The United Nations

The Organization of the United Nations is the largest international organisation and in fact includes almost all the states existing on the planet. There are currently 192 member states. The seat of the UN is in New York and the current Secretary General is the South Korean Ban Ki-Moon..

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Ethno-psychiatry-Ethno-psychology

Ethno-psychiatry and ethno-psychology experiment the paths to be followed so as to address the cultural differences within the disciplinary wisdom and practices (western) of psychiatry and psychology.

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Christianity

Generally speaking, “Christianity” means the ensemble of churches, communities, sects, groups, but also the ideas and concepts following the preaching of he who is generally considered the founder of this religion, Jesus of Nazareth, a travelling preacher from Galilee, born between 4 B.

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A month of ideas.
Giancarlo Bosetti Editor-in-chief
Association for dialogue and intercultural understanding

Costume e Società

EN AR Medio Oriente

Obama e l’Islam

Stefano Allievi

Per il mondo arabo e islamico, l’intervista che il presidente Obama ha rilasciato ad al-Arabiya è più che una boccata d’ossigeno: è il segnale di cambiamento e di svolta politica più ampio che ci si potesse aspettare dagli Stati Uniti d’America. La svolta culturale non potrebbe essere più netta. Intanto, sul piano simbolico: per il fatto di aver scelto un network televisivo arabo per la sua prima intervista internazionale, il cui impatto si sapeva sarebbe stato globale. Ma anche sul piano lessicale. Che “il linguaggio che dobbiamo usare è il linguaggio del rispetto” non è qualcosa che arabi e musulmani siano abituati a sentirsi dire, dagli Stati Uniti.


EN Elezioni

Il voto degli arabi israeliani

Claudia Durastanti

In che modo voteranno gli arabi israeliani nelle elezioni del dieci febbraio? Come ha sottolineato il New York Times in un suo recente servizio dai villaggi del nord, dove la presenza degli arabi israeliani si fa più consistente, questi cittadini sono costantemente in bilico tra quelli che vengono definiti processi di “palestinizzazione” e “israelizzazione”. Gli arabi israeliani fanno parte di quel debole quattro per cento che si è opposto all'attacco a Gaza. Le loro proteste, quando non sono state represse dalla polizia, come riporta il Times, sono state scoraggiate dai loro stessi leader politici.


Racconti

Viaggio in Transnistria, dove Putin è il nuovo Guevara

Riccardo Valsecchi

Compio questo viaggio in contemporanea con i fatti della Georgia, con la guerra in Ossezia del Sud. Voglio capire qual è l’eredità sovietica nell’Europa orientale. Mi dicono che se voglio capire, devo andare in Transnistria, a Tiraspol: “Là è come in Ossezia del Sud, se non peggio...”. La Transnistria è un’isola nel mezzo degli stati che giorno dopo giorno sognano di liberarsi del fardello del passato, di entrare nella Comunità Europea, di cacciare l’incubo del vicino pericoloso che li sorveglia. La Transnistria è il centro di controllo della Russia nelle regioni che si affacciano sul Mar Nero. La Transnistria è l’Ossezia che incombe nel cuore dell’Europa del futuro.


EN Arabi israeliani

Cittadini in crisi d’identità

Khalid Chaouki

Gli arabi israeliani rappresentano il 20% della popolazione d’Israele, e, secondo il sondaggio National Resilience Survey 2008 condotto dall’Università di Tel Aviv, per il 43% si definiscono “arabo-palestinese”, mentre solo il 15% si ritiene “arabo-israeliano”. Oggi, dopo le sofferenze della guerra di Gaza, sono tentati dal boicottaggio delle elezioni, nonostante la presenza del Movimento arabo per il cambiamento. E sono sempre più cittadini in crisi d’identità, accusati talvolta sia da Israele sia dal popolo arabo di ambiguità e tradimento.


EN Israele

“Queste elezioni non sono la causa della guerra”

Etgar Keret intervistato da Alessandra Cardinale

“I palestinesi appoggiano Hamas, però Hamas non persegue gli interessi dei palestinesi ma quelli dell’Iran”. A 41 anni Etgar Keret è una delle penne più taglienti e anticonformiste d’Israele. Scrittore, disegnatore e regista, insieme alla moglie ha girato il film “Meduse”, vincitore della Camera d’Or al Festival di Cannes nel 2007 e recentemente del Premio “Jewish Quaterly Wingate Literary”. Ora sta lavorando alla sua grande passione: una raccolta di racconti brevi “con l’eccezione di uno in cui parlerò della situazione in Medio Oriente, perché scrivere o disegnare – dice – è il mio modo per protestare contro le nefandezze che avvelenano il mio Paese”.


Algeria

Revisione costituzionale rischio per la democrazia?

Marco Cesario

Il parlamento algerino ha ratificato il 12 novembre scorso una revisione della Costituzione che prevede l'eliminazione del limite dei due mandati per il presidente della Repubblica. Ciò significa che l'attuale capo dello Stato, Abdelaziz Bouteflika, in carica dal 1999, potrà candidarsi per un terzo mandato. La prospettiva ha provocato la timida reazione di un’opposizione ridotta oramai al silenzio. Il partito laico all'opposizione RCD (Rassemblement pour la culture et la démocratie), in una recente conferenza al Grand Palais di Parigi, denuncia per bocca del suo presidente Saïd Saadi uno ‘stupro alla democrazia’ e non esita a parlare di ‘colpo di stato’. La revisione costituzionale avviene infatti a pochi mesi dalle prossime elezioni presidenziali che si terranno nell’Aprile 2009. Esiste un rischio per la democrazia in Algeria?


Est Europa

Ucraina, la battaglia è anche georeligiosa

Matteo Tacconi

Dopo la svolta arancione del dicembre 2004, il paese è rimasto in un limbo. L’atmosfera politica è incandescente, e i due ex eroi della “rivoluzione”, Yuschenko e Tymoshenko, sono ai ferri corti. Su una situazione già precaria si è poi abbattuta, insieme alla crisi, la nuova puntata della “guerra del gas” che oppone Kiev a Mosca. E anche qui non sono mancati gli scambi di battute tra Yuschenko e la sua ex alleata. Ma non è solo lotta politica. L’ortodossia è proprio uno dei temi che alimentano il conflitto ucraino. Yuschenko, ad esempio, ha lanciato l’idea di fondare una chiesa ortodossa ucraina svincolata dal patriarcato di Mosca.


EN AR Gaza

Qual è il gioco finale di Israele?

Seyla Benhabib

Israele ha perso la sua visione politica ed ora le sue azioni sono dominate dalla forza militare, senza un chiaro disegno politico. E la forza militare, quando non è subordinata agli obiettivi politici, è cieca e brutale. Nessun leader israeliano possiede una visione politica. Molti di coloro che sostengono la soluzione dei due Stati sanno anche che le loro relazioni future con lo Stato palestinese non sarebbero come quelle che intercorrono tra l’ Italia e l’ Austria ma come quelle tra Cina e Tibet. Ma supponiamo che in Israele-Palestina vi fosse una confederazione. Tale confederazione potrebbe diventare il nucleo di una Unione Medio Orientale dei Popoli, in cui la Turchia, l’Egitto, l’Arabia Saudita, la Giordania e molti altri Stati potrebbero associarsi sul modello dell’Unione europea.


EN Gaza

“Ma ora questa guerra sta rafforzando l'estremismo”

Karel von Schwarzenberg con Giancarlo Bosetti

«I bombardamenti su Gaza non sono la soluzione. Più morti palestinesi sono quello che serve ad Hamas per alimentare il suo radicalismo». Karel von Schwarzenberg, il ministro degli esteri della Repubblica Ceca va e viene in queste ore tra Bruxelles, Praga, il Cairo e Gerusalemme, dal momento che la presidenza di turno dell’Unione è ora del suo paese e spinge tutto il lavoro diplomatico verso un cessate il fuoco. Capita che i giornali italiani presentino il suo personaggio come una novità, un neofita della scena internazionale. Il che certamente non è, dal momento che si tratta di un protagonista della rivoluzione di velluto dell’89 praghese, accanto a Vaclav Havel, come capo di gabinetto, consigliere, portavoce, e di un protagonista della vita culturale centro-europea, tra Vienna, Praga, Budapest e Varsavia.


EN Gaza

Il conflitto spacca le comunità francesi

Marco Cesario

La guerra tra Israele e Hamas ha diviso in Francia le comunità ebraiche e musulmani. La tensione è già alta, dato che il CRIF (Conseil représentatif des institutions juives de France) non ammette la presa di posizione dell'UOIF (Union des organisations islamiques de France), che ha qualificato l'offensiva israeliana come "un genocidio senza precedenti contro il popolo palestinese". Il ministro dell'interno Michèle Alliot Marie ha convocato i principali responsabili delle due comunità per una riunione d'urgenza. Sono critiche verso Israele le principali testate francesi.


EN Gaza

L’imbarazzo della Turchia

Marta Federica Ottaviani

Il conflitto nella Striscia è stata una brutta sorpresa per il governo turco. Da mesi la Turchia stava cercando di accreditarsi come un grande mediatore in area mediorientale e caucasica, e i risultati, su entrambe le sponde, iniziavano a vedersi. Davanti alle pressioni della piazza turca, che ha manifestato per giorni in favore dei “fratelli palestinesi”, il premier islamico-moderato Recep Tayyip Erdogan è stato costretto a criticare lo storico alleato israeliano. Ha definito i bombardamenti “un crimine contro l’umanità”, mentre un suo ministro paragonava Hamas al Pkk. Nonostante l’imbarazzo, però, la Turchia ha confermato il suo ruolo centrale nelle trattative.


EN Palestina

E l’Egitto tifa Hamas

Federica Zoja

L’opinione pubblica egiziana segue con costante apprensione la situazione di Gaza, e per questo solidarizza con Hamas. Per l’uomo della strada egiziano, Abu Mazen è un presidente fantoccio. Sembra che nulla sia cambiato dall 1981, quando il presidente Anwar Saadat venne ucciso proprio in conseguenza della sua apertura nei confronti di Israele e per il trattato di pace siglato nel 1979. Per tanti giovani egiziani, manifestare contro Israele, gli Stati Uniti o Mubarak è ormai la stessa cosa.


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