A
  • Jean Louis Ska
    Abramo è una figura plurale, come testimoniano i racconti biblici (Gen 12 – 25), la tradizione ebraica, il cristianesimo o l’islam. Aspetti contrastanti convivono senza problemi nella Bibbia. Secondo la Bibbia, Abramo ha settantacinque anni quando lascia patria, famiglia e sicurezza per partire verso un paese sconosciuto (Gen 12,1-4). In un altro episodio molto conosciuto (Gen 22,1-19), lo stesso Dio gli chiede di sacrificare suo figlio, Isacco, unico portatore delle promesse.
  • Barbara Sorgoni
    Il processo che porta a definire la propria identità – cioè un “noi” – in modo oppositivo attraverso un paragone esplicito o implicito con “l’altro”, è ritenuto un moto universale proprio di ogni società. “Qualunque cosa ‘noi’ siamo, questo è l’uomo; e per converso qualunque cosa ‘noi’ non siamo, questo è ciò che sono gli altri”. La costruzione di una identità – di un “noi” come di un “altro” – è cioè operazione irrinunciabile per l’essere umano.
  • Anna Foa
    L’uso del termine antisemitismo per indicare l’ostilità verso gli ebrei – solo verso gli ebrei e non, contrariamente a quanto si crede, verso tutti i popoli “semiti” – risale alla seconda metà dell’Ottocento, quando la parola, un neologismo derivato dalla linguistica, si diffuse in Europa ad opera di un agitatore tedesco antisemita, il giornalista Wilhelm Marr.
  • Francesco Anghelone
    Gli armeni discendono da popolazioni indoeuropee che, tra il VII e il VI secolo a.c., si stabilirono nell’area dell’attuale Caucaso meridionale. Per secoli hanno dato vita a stati indipendenti e hanno adottato per primi, secondo alcuni storici, il cristianesimo come religione di Stato già nel IV d.c. Dopo essere stati teatro di diverse invasioni da parte dei romani, degli arabi, dei mongoli e dei persiani, nel corso del XV secolo i territori abitati dalle popolazioni armene caddero sotto il dominio ottomano. Nel XVIII secolo la regione transcaucasica divenne poi oggetto delle mire espansionistiche della Russia zarista che, dopo aver sconfitto la Persia nel 1828, assimilò alcune migliaia di armeni all’interno del proprio Impero.
  • Alessandro Simonicca
    Negli studi interculturali, per assimilazione si intende il processo tramite cui un soggetto si integra nel luogo in cui vive facendo suoi i nuovi valori. Un membro di un gruppo minoritario abbandona le caratteristiche della propria cultura di provenienza per divenire uguale ai membri della nuova società. A seconda dell’età e del progetto di vita, vi sono varie esperienze che lo rendono possibile.
B
  • Giorgio Renato Franci
    Il buddhismo rappresenta una forma di spiritualità molto diversa dalle religioni bibliche (ebraismo, cristianesimo, islamismo): indianamente è un dharma, un insieme di dottrine e di pratiche secondo cui vivere. La sua origine si fa risalire a un nobile indiano d'incerta età (V sec. a.C.?) nato nella regione himalayana orientale, Siddhartha Gautama.
C
  • Piero Stefani, Universit√† di Ferrara
    Il tema della blasfemia in ambito ebraico è affrontabile sotto tre angolature:a) fondamenti biblici e valenza intraebraica del precetto che proibisce la blasfemia;b) indagine relativa al fatto se la proibizione vale per i non ebrei;c) esistenza di un eventuale atteggiamento blasfemo ebraico nei confronti di altre religioni (segnatamente il cristianesimo).
  • Guido Martinotti
    Sotto molti punti di vista, la città è un fenomeno intrigante: è là, esplicita e spudorata in modo che ogni umano la riconosce con immediatezza. Fiumi d’inchiostro sono stati tuttavia consumati nella ricerca di una definizione capace di raccogliere un vasto consenso. La città è indubbiamente il luogo e la sede dell’espressione più avanzata di civilizzazione umana e allo stesso tempo temuta e odiata perché distruttore d’umanità.
  • Anna Elisabetta Galeotti
    Con cittadinanza si intende la comune appartenenza politica di chi vive in uno stesso stato e ciò che questa appartenenza comporta in termini di diritti e doveri. Non di tutti gli stati però si può dire che i membri sono cittadini: in una monarchia assoluta si parla di sudditi, e in una dittatura si può parlare di popolo o di connazionali, ma non a rigore di cittadini.
  • Armando Cutolo
    Il termine colonialismo, così come viene usato di solito, designa un fenomeno collocato nel tempo (a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo) e nello spazio (quello strutturato dalla dominazione dell’occidente sul sud e sull’est del mondo). È proprio tale collocazione a distinguerlo da categorie contigue e parzialmente sovrapposte, come ad esempio quella di imperialismo che è invece applicabile in contesti storici molto diversi.
  • Alessandro Simonicca
    Per contaminazione si designa il modo con cui oggetti, stati del mondo, artefatti o individui rispondono a cause esterne con cui vengono a contatto diretto subendo mutamenti sul proprio corpo e/o sull’identità personale. A partire da questa determinazione generale, la cultura occidentale e la scienza post galileiana moderna sono solite distinguere fra processo fisico o “naturale”, e reazione “rituale” o “simbolica”.
  • Danilo Zolo
    È la concezione filosofica e politica che estende le nozioni di cittadinanza e di patria al mondo intero e all’intera umanità, in opposizione al particolarismo delle nazioni e degli Stati nazionali. Chi condivide una concezione cosmopolitica dei rapporti fra le persone e fra i popoli rifiuta di identificarsi con una particolare visione del mondo o con una particolare civiltà.
  • Giovanni Filoramo
    In genere, con “cristianesimo” si intende l'insieme delle chiese, delle comunità, delle sette, dei gruppi, ma anche delle idee e delle concezioni, che si richiamano alla predicazione di colui che è comunemente ritenuto il fondatore di questa religione, Gesù di Nazareth, un predicatore itinerante di Galilea nato tra il 4 a.C. e il 6 d.C. e morto intorno al 30, condannato alla crocifissione dalle autorità romane per sedizione politica.
  • Alessandro Simonicca
    “Cultura” è una categoria europea dell’età moderna che rivisita e trasforma l’antica idea, già latina, di cultura quale attività di coltivazione o “cura” dell’individuo rivolta a se stesso, agli dei, agli altri. La modernità del termine non rimanda solo ad un atteggiamento personale verso il mondo, ma anche e soprattutto a un insieme organico di credenze, idee, disposizioni e pratiche (o, insieme di tradizioni) che sono considerate degne di essere trasmesse alle generazioni a venire quale modello ideale da rispettare e seguire.
  • Alessandro Ferrara
    Il concetto di cultura è cambiato nel tempo. Nel mondo greco, esisteva il concetto di paideia, con cui veniva indicato quel processo di formazione della personalità umana che avviene tramite l’apprendimento. Questo uso del concetto di cultura sopravvive nel nesso che il mondo latino stabilisce fra cultura e colere.
  • Minoranza etnica e linguistica del Vicino Oriente, i Curdi vivono oggi divisi tra Turchia, Iran, Iraq e Siria, in un’area definita, a livello non ufficiale, Kurdistan, dove sono stati sempre oggetto di persecuzioni e oppressioni. La questione curda è nata dopo la prima guerra mondiale in seguito allo smembramento dell’Impero ottomano. Alleati dei paesi vincitori, i curdi attesero invano l’attuazione del trattato di Sèvres del 1920 che garantiva loro il diritto ad uno stato unitario.
D
  • Carlo Galli
    Nella politica moderna “democrazia” – che nella polis era il governo di una parte maggioritaria del popolo, i ‘poveri’, contrapposta ai ‘nobili’ – significa che tutto il popolo, composto di individui liberi e uguali, è la fonte della sovranità, benché non eserciti il potere direttamente, quanto piuttosto attraverso la rappresentanza con mandato libero.
  • Fred Dallmayr
    In epoca recente, il “dialogo” è emerso come concetto importante e addirittura centrale sia nella filosofia che nella politica. Si parla di “dialogo tra civiltà” in opposizione a uno “scontro di civiltà”, e di “dialogo tra religioni” come antidoto allo “scontro dei fondamentalismi”. Perché il dialogo emerge oggi in termini così cruciali? Perché esso denota l’opposto dell’unilateralismo e del monologo.
  • Vincenzo Paglia
    È possibile un dialogo tra le religioni? Non c’è il rischio di perdere la propria identità? Eppoi la loro esclusività non è una riserva di intolleranza? Insomma, le religioni non sono destinate in ogni caso a contrapporsi? Come possono parlare di pace, quando le loro stesse divisioni impediscono persino l’incontro e il dialogo? Questi ed altri interrogativi spingono a continuare la riflessione sul dialogo tra le religioni.
  • La diaspora è, letteralmente, la “dispersione di un popolo che lascia la terra avita migrando in varie direzioni”. Il termine stesso, che deriva dal greco “seminare qua e là”, appare già ne La guerra del Peloponneso di Tucidide, e viene successivamente venne ripreso per indicare la dispersione delle prime comunità cristiane nell’epoca dell’impero romano.
  • Francesca Brezzi
    Se, come riteneva Parmenide, l’itinerario della filosofia non si svolge lontano dal cammino degli uomini, ma lungo il loro stesso sentiero, se quindi i filosofi non vivono in un mondo privato, né in un empireo astratto, si può affermare che la filosofia riceve dal contesto sociale, culturale e storico in cui viviamo il tema della differenza, che diventa in tal modo oggetto delle sue indagini, come delle altre scienze umane.
  • Dio
    Enzo Bianchi
    “Non avete letto quello che vi è stato detto da Dio: Io sono il Dio di Abramo e il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe? Ora, non è Dio dei morti, ma dei vivi”. Questa frase, che l’evangelista Matteo mette sulla bocca di Gesù, può aiutarci a cogliere alcuni elementi di come viene declinato “Dio” all’interno delle tre religioni comunemente definite monoteistiche.
  • Ingrid Salvatore
    L’idea intuitiva che tutti noi abbiamo dei diritti umani è che essi costituiscono un nucleo di diritti morali che vincolano qualunque ordinamento giuridico positivo. Per esempio, tutti crediamo che possa essere legale guidare tenendo la destra, in un certo paese, e la sinistra in un altro, senza che questo generi nessun problema. Ma siamo altrettanto convinti nessun atto di legge potrà mai legittimare la tortura.
  • Fabio Dei
    Tutti diversi tutti uguali. Lo slogan del multiculturalismo si fa forte di un dilemma che ha occupato da sempre il pensiero della diversità. La grande varietà degli “usi e costumi” è un semplice dato empirico, tanto banale quanto scandaloso per i progetti di convivenza basati su un’idea di comune umanità. Come interpretare le differenze che chiamiamo oggi culturali?
E
  • Fiorella Bassan
    L’ebraismo è la religione praticata dal popolo ebraico fin dall’antichità. Ma oltre che una religione, l’ebraismo è anche una tradizione storica e culturale. Dopo la distruzione del secondo Tempio, la storia del popolo ebraico è stata prevalentemente una storia di esilio e di diaspora, ma anche di dialogo e di scambio con i diversi paesi e le diverse comunità con cui gli Ebrei sono venuti necessariamente in contatto.
  • Vincenzo Paglia
    Con il termine “ecumenismo” (l’oikoumene, che in greco significa la terra abitata, indicava la comunità verso la quale ci si sentiva impegnati), si intende quel movimento teso a ritrovare l’unità tra i cristiani. Nei venti secoli di storia, il cristianesimo ha visto almeno tre grandi divisioni.
  • Giuseppe Mantovani
    Il nostro atteggiamento nell’incontro con l’“altro” non dipende soltanto dal nostro modo di pensare. Molto dipende anche dal nostro modo di sentire, dalla capacità di provare un’emozione che precede e spesso orienta le valutazioni cognitive: l’empatia. L’empatia cambia il contesto della relazione: qualcuno che prima era estraneo o marginale diventa improvvisamente importante, interessante, qualcuno che “ci riguarda”.
  • Federico Mento
    “Esclusione” è, senza alcun dubbio, uno dei termini più “abusati” e attraversati nello spazio discorsivo pubblico. Con una certa frequenza, a partire dagli ultimi 30 anni, il dibattito politico nelle società avanzate propone, all’attenzione delle rispettive società civili, l’emergere di fenomeni di esclusione che, di volta in volta, sfiorano ambiti, sociali, culturali ed economici.
  • Elvira Stefania Tiberini
    Ideologicamente fondate sulla fascinazione per quanto abbia origine o sia importato da paesi lontani, le nozioni esotico/esotismo individuano una prospettiva esplosa in Europa a partire dal Settecento ma prefigurata da significativi antecedenti.
  • Giuseppe Mantovani
    Se l’empatia apre brecce nei confini, l’etnocentrismo – la pretesa di superiorità per del proprio mondo culturale – punta a rafforzare le barriere e, se possibile, ad erigerne di nuove. L’etnocentrismo è universalmente diffuso e spesso relativamente innocuo: quasi tutte le società umane pensano a se stesse come al più riuscito successo della specie; in alcuni casi viene persino messa in dubbio la natura pienamente umana degli altri gruppi.
  • Giuseppe Mantovani
    L’etnopsichiatria e l’etnopsicologia sperimentano strade da seguire per tenere conto delle differenze culturali all’interno dei saperi e delle pratiche disciplinari (occidentali) della psichiatria e della psicologia. Non è possibile in questa sede rendere conto pienamente della complessità e del fascino di questi percorsi. Ci limitiamo a indicare due aspetti dell’esperienza di Tobie Nathan, professore all’università di Parigi VIII e direttore del Centro Devereaux che offre cure psichiatriche alle persone migranti, provenienti in buona parte dal centro Africa.
F
  • Con fondamentalismo si intende una interpretazione letterale e dogmatica dei testi sacri (ma si può trattare anche di testi profani), le cui indicazioni prescrittive sono considerate fondamenti dell’agire. Il fondamentalismo rifiuta ogni sistema di credenze che si opponga a tali fondamenti. Ritiene che i propri testi religiosi siano infallibili e soprattutto storicamente fondati, malgrado le possibili contraddizioni evidenziate dalle teorie e dalla scienza moderne.
G
  • Marcello Flores
    Il tema del genocidio è sottoposto oggi a diverse tensioni, che occorre cercare, per quanto possibile, di analizzare separatamente. Spesso è proprio la sovrapposizione o intreccio di piani diversi a rendere più confusa la possibilità di avere chiarezza di informazione e coerenza di comunicazione in proposito.
  • Massimiliano Panarari
    Il concetto di “globalizzazione” (globalization in inglese, mondialisation in francese, Globalisierung in tedesco) si impone come una delle tematiche fondamentali del dibattito politico-economico e culturale occidentale nel corso degli anni Novanta del Novecento, designando il complesso di processi di natura sociale che hanno prodotto una rete planetaria di interrelazioni funzionali e spaziali.
I
  • Francesca Brezzi
    Per la filosofia l’identità costituisce un luogo privilegiato di aporie, ma questo non vuol dire che la questione sia vuota, bensì che possa restare senza risposta. Anche ad uno sguardo panoramico, infatti, si mostra l’enorme complessità e insieme contraddittorietà del contesto filosofico, politico, sociale contemporaneo in relazione al tema.
  • Giorgio Fazio
    Per “ideologia” si intende un complesso di idee, giudizi e valori organicamente connesso; nell’accezione negativa del termine, un atteggiamento teorico di sostanziale falsificazione della realtà che nasconde, dietro una visione del mondo apparentemente universale, la difesa e la giustificazione di un particolare punto di vista.
  • Giorgio Fazio
    Per Illuminismo in senso stretto si intende il movimento culturale di matrice filosofica diffusosi in Europa dall’inizio del XVIII secolo fino alla Rivoluzione francese, e caratterizzato dalla fiducia nella ragione e nel suo potere rischiaratore. In francese è âge des lumières, in inglese Enlightenment, in tedesco Aufklärung: in tutte le lingue incorpora in sé la metafora della luce e del rischiaramento.
  • Fabio Dei
    Il concetto di interpretazione gioca un ruolo chiave nel dibattito sulla comprensione della diversità culturale. La genealogia di questo uso è piuttosto complessa. Si può dire in sintesi che, radicato nell’ermeneutica del testo, il concetto è passato nelle filosofie novecentesche di orientamento sia ermeneutico (in particolare in autori come Gadamer e Ricoeur) sia analitico (Quine e Davidson, fra gli altri, l’hanno posto al centro delle loro teorie della conoscenza e del linguaggio, assieme al correlato concetto di traduzione).
  • Massimo Campanini
    Islam significa letteralmente “abbandono fidente alla volontà di Dio”. Il grande teologo e mistico al-Ghazali (m. 1111) affermava che il vero musulmano è nelle mani di Dio come “un cadavere nelle mani del suo lavatore”. Questa assoluta fiducia non significa però fatalismo, perché anzi il credente è invitato a operare opere buone (Corano, V, 48) e a segnalarsi agli occhi di Dio presso il quale il migliore “è il più pio” (Corano, XLIX, 13).
  • Sadik J. Al-Azm
    L’islamismo è un’ideologia fortemente militante, capace di muovere popoli, sviluppatasi selettivamente da scritture, testi, leggende, precedenti storici, esperienze organizzative e scontento del nostro tempo, come reazione difensiva a un’erosione di lunga data della supremazia dell’Islam nella vita pubblica, istituzionale, economica, sociale e culturale, nelle società musulmane del XX secolo.
L
  • Corrado Ocone
    Il termine laicità indica la separazione, storicamente avvenuta in Occidente soprattutto con la nascita e l’affermarsi dello Stato moderno, fra la sfera religiosa e la sfera politica (“libera Chiesa in libero Stato”, secondo l’efficace espressione di Camillo Benso conte di Cavour). Un processo che si basa su una distinzione anch’essa tipicamente moderna: quella fra foro interiore, o sfera privata, e ambito politico, o sfera pubblica.
  • Corrado Ocone
    Il liberalismo ha un’origine rivoluzionaria e politica, legandosi al processo di ascesa della borghesia in età moderna. Si può dire che nel momento in cui si è affermato lo Stato assoluto è sorta anche l’esigenza di limitare il potere del sovrano e di riservare un ambito di libertà e garanzia agli individui. In questo senso, il liberalismo è prima di tutto una teoria della limitazione del potere politico.
  • Enzo Di Nuoscio
    La giustificazione filosofica dell’idea di libertà è uno di quegli enigmi con i quali si sono misurati tutti i grandi filosofi, i quali hanno spesso concluso i loro imponenti tentativi riconoscendo l’impossibilità di accedere ad un punto di appoggio archimedeo che collocasse la libertà su un incontrovertibile piedistallo teorico.
M
  • Franco Cassano
    Mediterraneo: letteralmente mare in mezzo alle terre, mare di confine e di collegamento tra esse. Questa caratteristica fa del Mediterraneo un mare che appartiene sì a tutti i paesi che tocca, ma a nessuno di essi in particolare, un mare comune, indisponibile a diventare proprietà privata.
  • In seguito alla conquista delle Americhe, il termine “meticcio” indicò i figli nati da due genitori di razze diverse, solitamente da un’indiana d’America e da un bianco (o viceversa). Proveniente dal latino mixticius (misto), il termine si applica anche agli animali per indicarne l’assenza di purezza. Negli ultimi anni, anche grazie alla sempre maggiore diffusione della globalizzazione e delle emigrazioni, è entrato prepotentemente nel dibattito sociologico e politico.
  • Annamaria Rivera
    Il corrente concetto sociologico di minoranza (minority group) è stato elaborato nell’ambito della sociologia nordamericana, a partire dalla nozione di minoranza nazionale. Questa risale agli inizi del Novecento, quando entrò nel vocabolario della storia e della politica per designare le popolazioni dominate – dal punto di vista linguistico, culturale e/o religioso – inglobate negli imperi austro-ungarico, russo ed ottomano.
  • Massimo Rosati
    Il concetto di modernità può essere analizzato da vari punti di vista. Dal punto di vista sociologico, con modernità si intende quell’epoca storica che risulta dai profondi processi di trasformazione della società feudale e che vede, a partire dalla Riforma protestante, l’emergere della nuova classe borghese.
  • Kwame Anthony Appiah
    Il richiamo all’onore personale sembra spesso un retaggio del passato, un qualcosa che evoca immagini di gentiluomini imparruccati che si sfidano a duello alle prime luci dell’alba o di Achei sporchi di sangue che assaltano le mura di Troia. Il diritto penale italiano, del resto, riconosce ancora alcuni reati (diffamazione e oltraggio) il cui fulcro è ritenuto essere il danno privato arrecato all’onore della vittima. Di fatto, fino a un’epoca relativamente recente – per la precisione fino al 5 agosto 1981 – il Codice penale italiano prevedeva che l’assassinio di una donna sposata colta in flagrante delicto potesse essere punito con una sentenza più lieve, dai tre ai sette anni di carcere (a fronte della condanna per le altre tipologie di omicidio che è di minimo 21 anni), con l’attenuante di aver commesso il fatto in preda all’ira derivante dall’oltraggio all’onore proprio o della propria famiglia.[1] Fino a quella stessa data, per l’articolo 544 del Codice penale italiano, lo stupro di una donna nubile da parte di un celibe era considerato non perseguibile nell’eventualità che la donna acconsentisse a sposare il proprio violentatore; il matrimonio in questo caso veniva definito riparatore, in quanto ristabiliva l’onore “perduto” della ragazza.
  • Elisabetta Galeotti
    Il termine è entrato in uso alla fine degli anni ‘80 negli Stati Uniti per indicare l’ideale di una società dove più culture potessero convivere nel reciproco rispetto, ma fuori da ogni dominazione e assimilazione alla cultura dominante. Multiculturalismo è essenzialmente un’aspirazione cui si richiamano rappresentanti e portavoce di vari gruppi minoritari, per affermare la legittimità delle proprie differenze e per ottenere il riconoscimento dei loro tratti culturali.
N
  • Amara Lakhous
    Il novecento è stato per eccellenza il secolo dei nazionalismi. Basti ricordare che le cause delle due guerre mondiali sono riconducibili direttamente alle conseguenze della dottrina nazionalista che esalta tutto ciò che appartiene alla propria nazione. Nel suo saggio Meaning of nationalism, pubblicato nel 1954, Louis Leo Synder analizza i vari nazionalismi ed evidenzia quattro modelli fondamentali.
O
  • Vision
    L’Organizzazione delle Nazioni Unite è la più estesa organizzazione internazionale, infatti comprende al suo interno la quasi totalità degli Stati del pianeta. Attualmente gli stati membri sono 192. La sede dell’ONU si trova a New York e l’attuale Segretario generale è il sudcoreano Ban Ki-Moon.
P
  • “Panarabismo” è un movimento che mira all’unificazione dei popoli e delle nazioni arabe. È una tendenza culturale moderna con una finalità politica, nata in risposta al colonialismo e al coinvolgimento dell’Occidente nel mondo arabo. Sin dall’arrivo al potere dei turchi ottomani, nel 14esimo secolo, è sempre stato vivo tra le popolazioni arabe il desiderio di una unificazione che ristabilisse il potere politico arabo.
  • Paolo Ceri
    Si può partecipare tanto a un’impresa efferata – uno stupro del branco, un linciaggio, un’operazione di pulizia etnica – quanto a un’iniziativa umanitaria – una raccolta di fondi, un’adozione collettiva, il sacrificio di sé nello scambio di prigionieri. Quale che sia il giudizio morale, queste e innumerevoli altre sono tutte forme di partecipazione, dal momento che il singolo individuo agisce di concerto con altri.
  • Annamaria Rivera
    Qualunque tipo di pensiero –anche degli studiosi e degli scienziati – procede per modelli prestabiliti, stereotipi, pregiudizi. Questi ultimi sono intrinseci ad ogni processo cognitivo: secondo Hans Georg Gadamer, i pregiudizi condizionano la realtà storica dell’individuo molto di più dei suoi giudizi. Da essi, a suo parere, è impossibile prescindere, benché si possa rimetterli continuamente in discussione per evitare che si cristallizzino.
R
  • Annamaria Rivera
    Per quanto possa sembrare paradossale, per definire e analizzare il razzismo è necessario anzitutto sbarazzarsi della categoria di razza, da cui pure deriva l’etimologia del termine. Questa categoria, che pretende di descrivere e gerarchizzare i gruppi umani sulla base del biologico, è stata severamente criticata e ormai abbandonata sia dalle scienze sociali, sia da quelle naturali (Montagu).
  • Enzo Di Nuoscio
    Pochi concetti sono stati al tempo stesso così controversi e così ricorrenti nel dibattito filosofico e culturale come quello di relativismo. Soggetto a declinazioni diverse e in alcuni casi opposte, la nozione di relativismo è stata spesso caricata, come hanno fatto alcuni nelle polemiche culturali più recenti, di un significato etico, con l’intenzione di criticare concezioni del mondo ritenute troppo deboli o addirittura scettiche.
  • Nadia Urbinati
    Le migrazioni transnazionali e l’interdipendenza globale sfidano il liberalismo dei paesi occidentali, che si fa via via piú nazionale e meno universale. Sfidano inoltre la sovranità e i confini degli stati, i quali sono pattugliati non soltanto con guardiani e leggi, ma anche con l’ideologia xenofobica e il razzismo. I nuovi nemici dell’Europa, i soli contro i quali l’Europa è propensa e pronta a mobilitare gli eserciti, non sono né stati bellicosi né imperi espansionistici, ma boat people, disperati che cercano di sopravvivere sfuggendo alla fame e agli abusi, anche se, purtroppo, nessun codice internazionale e nessuna convenzione accorda loro lo status di rifugiati, perché la povertà, la destituzione economica non sono considerate forme di abuso di diritti fondamentali.
S
  • Con “secolarizzazione” si intende un processo che ha caratterizzato soprattutto i paesi occidentali in età contemporanea e ha portato al progressivo abbandono degli schemi religiosi e di un comportamento di tipo sacrale. Secondo le teorie della secolarizzazione, la modernità si accompagnerebbe inseorabilmente al declino del sacro, il quale sarebbe inversamente proporzionale all’aumento del progresso, alla diffusione dell’istruzione, ai processi di urbanizzazione e industrializzazione.
  • Eric Salerno
    Fu il viennese Nathan Birnbaum, nel 1890 a coniare il termine sionismo, che indica l’ideologia volta a trasformare l’aspirazione religiosa degli ebrei in un movimento politico per creare uno stato ebraico nella “terra promessa”, un riferimento metaforico e non necessariamente pratico a quella parte del Medio Oriente che comprende l’attuale Stato d’Israele e parti della Palestina.
  • Dino Palumbo
    Sarà capitato anche a voi di guardare qualcuno dei numerosi documentari televisivi nei quali si divulgano le più recenti conoscenze sui “nostri antenati”, paleantropi, nehandertaliani o sapiens che siano. Insieme a più o meno probabili ricostruzioni cinematografiche di volti, suoni vocali e interazioni sociali, avrete ascoltato il commento musicale: molto probabilmente si sarà trattato del suono del didgeridoo di aborigeni australiani o del canto a contrappunto dei pigmei dell’Ituri.
T
  • Vincenzo Paglia
    Il termine “teo-logia” (teos significa Dio e logos discorso) significa “discorso su Dio”. Quindi chiunque faccia un discorso ordinato su Dio, a qualsiasi tradizione religiosa appartenga, “fa teologia”. Tuttavia, l’accezione classica del termine “teologia” si riferisce ad una scienza legata al cristianesimo in quanto deriva dalla struttura peculiare dell’atto di fede così com’è inteso nella tradizione cristiana.
  • Guido Rampoldi
    Termine scivoloso. Facilissimo da usare e difficilissimo da definire, negli ultimi anni ha prodotto gineprai giuridici e massicci ricorsi all’ipocrisia. In Occidente la definizione tecnicamente accettabile ai più ricalca il Terrorism Act 2000 della legislazione britannica, che tra le europee è l’unica a tentare una definizione esaustiva.
  • Maria Laura Lanzillo
    A partire dagli anni Novanta del XX secolo la tolleranza è ritornata al centro della riflessione politica, riportando in auge un concetto certamente centrale nell’ambito della storia del pensiero politico in età moderna, ma rispetto a cui la partita sembrava essere stata chiusa con la Rivoluzione francese, che sulle proprie bandiere portava scritte le parole libertà, eguaglianza, fraternità, e non tolleranza.
  • Alessandro Simonicca
    Trasmettere patrimoni di ricordi e memorie di ciò si ritiene importante è una operazione centrale che una generazione compie nei rispetti della generazione a venire. Quando la trasmissione avviene per via orale, abbiamo la tradizione orale, tipica delle culture preletterate o non occidentali; altrimenti v’è la tradizione scritta, o insieme di istituzioni letterarie, artistiche, e intellettuali in generale.
  • Luigi Perissinotto
    Il problema della traduzione, che ha una storia complessa e solo in parte analiticamente indagata, ha prodotto negli ultimi decenni un’intensa riflessione teorica che si è intrecciata con le indagini e le considerazioni di altre scienze e discipline. Le ragioni di questa accelerazione degli studi sulla traduzione, sul suo significato e sulle sue condizioni di possibilità sono molte.
U
  • Giorgio Fazio
    Per utopia si intende ogni ideale politico, sociale o religioso di convivenza inter-umana, di difficile o impossibile realizzazione. Il termine compare nel 1516 ad Amsterdam, in un volumetto così intitolato scritto dal filosofo e religioso inglese Thomas More.
V
  • Sandra Puccini
    Quello spostamento nello spazio (vicino o lontano) al quale diamo il nome di viaggio ha avuto un’influenza determinante nella nascita e nella costruzione delle discipline etno-antropologiche: sia per quanto riguarda le conoscenze prodotte che le forme entro le quali vengono comunicate.
  • Fabio Dei
    Molti conflitti o violenze di massa degli ultimi decenni sono state caratterizzate dall’aggettivo “etnico”. Ciò significa che ne sono stati protagonisti gruppi contrapposti sulla base di rivendicazioni identitarie, di tipo religioso, linguistico o più generalmente culturale. Il Ruanda e i Balcani sono solo gli esempi più noti e drammatici di scontri che pongono al centro l’identità, facendo naufragare gli ottimistici progetti di cittadinanza multietnica.