Primo Piano
Il candidato multiculturale
Kenya, Kansas, Indonesia, Hawaii. La biografia del candidato democratico alla Casa Bianca Barack Obama è unica. Giovane, nero, colto, ottimista, aperto: il senatore di Chicago rappresenta l’opposto dell’America degli ultimi otto anni. E’ l’America che abbiamo sempre amato, e anche per questo l’Europa e il mondo fanno il tifo per lui per le presidenziali di novembre. Ma l’America è pronta ad eleggere il suo figlio migliore? Quali saranno i principali temi della campagna elettorale che lo opporrà al repubblicano John McCain? Un forum con Andrew Arato, Benjamin Barber e Jim Sleeper.
Caos turco
La Corte Costituzionale turca ha bocciato la legge che permetteva di indossare il velo islamico nelle università. Per la sociologa Nilüfer Göle, ospite degli Istanbul Seminars di Resetdoc, si tratta di un tentativo di “confisca della democrazia e del dibattito pubblico in nome del legalismo”. Ora gli stessi giudici potrebbero decidere di mettere fuori legge il partito islamico moderato, l’Akp, insieme ai suoi principali leader (tra cui il premier Erdogan e il presidente della Repubblica Gül). La presunta colpa: attentato alla laicità. La democrazia turca è in pericolo? L’Europa e il mondo arabo osservano. E qualcuno, forse, tifa per il caos.
Dove va la Chiesa di Benedetto XVI?
“Lui ed io rappresentiamo due modi di essere cattolici, una nel senso della curia romana, una nel senso del Concilio Vaticano II. E io non sono solo. Ci sono molti che condividono con me la convinzione che la Chiesa abbia bisogno di riforme”. Così il grande teologo svizzero Hans Küng racconta al direttore di Reset Giancarlo Bosetti il suo rapporto con l’ex cardinale Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI, e spiega perché si sente deluso dal suo papato. La Chiesa ha perso lo spirito del Concilio Vaticano II?
L'Occidente chiude le porte
In Occidente soffia un vento freddo sulla globalizzazione. I democratici americani fanno campagna contro il Nafta, il Congresso si oppone ai nuovi accordi di libero mercato con la Colombia e con la Corea del Sud, e appena il 28% degli americani concorda sul fatto che la globalizzazione sia un bene. L’Europa affronta il successo elettorale di forze regionali e ostili all’immigrazione. In Italia il nuovo governo di destra chiede dazi sui prodotti cinesi e sogna che la compagnia aerea nazionale rimanga di proprietà italiana. Come scrive il “Wall Street Journal”, “il mondo non è più piatto come una volta”.
Essere cristiani in Medio Oriente
Sono gente del Libro, e condividono gli stessi valori dei musulmani. Eppure la vita dei cristiani in Medio Oriente sembra essersi fatta più difficile negli ultimi anni. Molti emigrano, la loro percentuale si assottiglia, il loro peso politico diminuisce, le minacce aumentano. Dall’Iraq all’Egitto, e persino in Turchia. Tanto che il Parlamento europeo, praticamente all’unanimità, ha votato qualche mese fa una risoluzione di dura condanna. Come vivono i cristiani in Medio Oriente? Cosa rappresentano all’interno di società a maggioranza musulmane?
Italia, vince la paura
Le elezioni italiane di aprile hanno riconsegnato il governo al centrodestra. Silvio Berlusconi è di nuovo primo ministro, a capo di una coalizione ancora più spostata a destra. La Lega Nord, giocando anche sulla paura dello straniero, è riuscita a intercettare un diffuso bisogno di sicurezza sociale ed economica, ed ora nel governo avrà un peso determinante. Ma quali sono le vere ragioni del suo successo? I rapporti tra Roma e le capitali arabe sono destinati ad essere stravolti. Come cambia la politica estera dell’Italia?
L'enigma saudita
Il re Abdullah ha intensificato il dialogo interreligioso con papa Benedetto XVI, ma in Arabia Saudita non è ancora possibile costruire una chiesa cristiana. Il dibattito sul diritto di guida delle donne si è riaperto, ma la “polizia religiosa”, la Mutawwa, continua a imperversare. Notizie contrastanti da un regno misterioso, che custodisce i luoghi sacri dell’Islam, ma che non viene certo guardato come un modello dal mondo musulmano. Riad è ancora un alleato chiave per gli Usa. Non solo per il petrolio, ma soprattutto per la sua funzione anti-iraniana nella regione: uno dei motivi per cui, mentre il mondo si batte per il Tibet, sui diritti umani in Arabia Saudita è caduto da tempo il silenzio.
Chi è il migliore per il mondo?
Barack Obama ha un background multiculturale e internazionale. Di padre keniano, ha vissuto in Indonesia e la sua famiglia è sparsa in tre continenti, fino alla Cina. Hillary Clinton, ex “first lady”, ha dalla sua parte una maggiore esperienza in materia di politica estera (anche se solo indiretta). Il mondo non può votare per loro, ma osserva con grande attenzione la gara dei due candidati democratici alla Casa Bianca. E si chiede: chi ha più chance di risolvere il conflitto tra israeliani e palestinesi? Chi saprebbe gestire meglio la crisi in Iraq e i difficili rapporti con l’Iran?
Non è un paese per immigrati
Hanno partecipato in massa alle primarie del Partito democratico, ma poi, in vista delle elezioni nazionali del prossimo 13 aprile, il partito di Walter Veltroni non ne ha candidato nemmeno uno. Anzi ha escluso dalle liste l’unico parlamentare uscente, Khaled Fouad Allam. Il centrodestra candida Souad Sbai, che però rischia di non essere eletta. Gli italiani all’estero, che in Italia non vivono, possono votare. I figli degli immigrati, che tifano per gli azzurri, parlano i dialetti locali e magari hanno sempre vissuto qui, non possono farlo. Perché la politica italiana ignora gli immigrati? Perché non votano? Perché credono che facciano perdere voti? Una brutta storia italiana.
Che cos’è il secolarismo
Il concetto di secolarismo è nato in Occidente, ma nello stesso Occidente ha e ha avuto più significati. Per il filosofo Charles Taylor «consiste, tra le altre cose, nel passaggio da una società in cui la fede in Dio è un fatto incontrovertibile a una società in cui la fede viene considerata come un’opzione tra le altre». Nel mondo musulmano il secolarismo genera mille malintesi. Eppure, se interpretato in un certo modo, potrebbe offrirsi come una «terza via» alla crisi delle società politiche del Medio Oriente, in alternativa all’autoritarismo laico dello Stato e all’ascesa del fondamentalismo religioso nella società civile.
Boicottare Israele? Proprio no
Alcuni politici comunisti e alcuni intellettuali di origine musulmana hanno invitato al boicottaggio della Fiera del libro di Torino, rea di aver invitato Israele come ospite d’onore. In Italia ne è nato un acceso dibattito, in cui le ragioni di chi è contrario al boicottaggio sono sembrate molto più equilibrate e condivisibili (Non si può confondere il governo di Israele con i suoi scrittori; gli autori invitati, come Oz e Yehoshua, sono uomini di pace e dialogo). Qualcuno però (e non vedeva l’ora) ha colto l’occasione per bollare come antisemita e “fascista islamico” chi, in realtà, aveva fatto solo un ragionamento politico. Come Tariq Ramadan.
Fenomeno Oriana, uno sguardo sociologico
A un anno dalla sua morte, una mostra dedicata a Oriana Fallaci ha riscosso il solito successo di pubblico, a New York, Milano e Roma. E ha provocato nuovamente il commosso ricordo dei media (in primis quelli targati Rizzoli e Mediaset). Due sociologi, uno francese uno italiano, tornano oggi a chiedersi: perché gli italiani amano tanto Oriana Fallaci e il suo pensiero lepenista? Sono razzisti? Il suo successo, italiano e internazionale, dice qualcosa di interessante non solo su chi ama i suoi ultimi libri, ma anche sulle nostre società. E’ la tesi di Giancarlo Bosetti, direttore di Reset, che ha dedicato un libro alla Fallaci, all’“orianismo” e al pensare-per-nemici.
Salvare il Pakistan per salvare l’Islam
Per l’Economist è il posto più pericoloso del mondo. Eppure il Pakistan, nonostante tutto, vanta una lunga tradizione democratica. La sua popolazione è moderata ed è contraria al terrorismo. Il sistema mediatico è decisamente più libero della media dei paesi arabi. Benazir Bhutto è stata la prima donna musulmana a diventare primo ministro. La sua economia cresce ad una media del 7% l’anno. Il Pakistan, paese islamico, può essere un modello per i paesi arabo-islamici, ben più moderno e attraente di quello saudita-wahabita. Per questo alle prossime elezioni del 18 febbraio è in ballo non solo il futuro del Pakistan, ma anche una bella fetta del futuro dell’Islam.
Cairo-New York, dialogo sulla democrazia
Cosa è per voi la democrazia? Reset lo ha chiesto a due grandi intellettuali, uno di cultura occidentale e uno di cultura araba. Ne è nato il dialogo che qui pubblichiamo, che prende le mosse da un testo scritto per Resetdoc da Carlo Galli. Andrew Arato, direttore di Constellations e docente di Teoria Politica alla New School di New York, non nasconde i limiti delle odierne democrazie liberali, ma afferma che la democrazia rappresenta “l’unica risposta alla crisi profonda del mondo arabo”. La risposta del filosofo Hassan Hanafi, docente di filosofia presso l’Università del Cairo, è pungente: "La democrazia è uno strumento, non un fine, e la democrazia liberale non è la chiave magica che apre tutti i segreti del mondo".
La sinistra e l’Islam. Dialogo o guerra fredda?
Come deve porsi la sinistra davanti all’Islam e alla società multiculturale? Dialogo o guerra fredda. Con un articolo apparso sulla rivista Reset, Nadia Urbinati, di Columbia University, ha aperto una lunga discussione con il filosofo di Princeton Michael Walzer, direttore di Dissent. Urbinati evoca le categorie del dopoguerra, il tema della critica dall'interno dei dissidenti dell’Est, il rifiuto del “pensare per blocchi”. Walzer si mostra più scettico sul dialogo: ciascuno, dice, deve criticare gli oltranzisti della sua parte. Un tema cruciale per il mondo di oggi, in cui dice la sua anche il filosofo Charles Taylor.
Più sbadigli che speranze
Anche i simboli hanno un peso. Per questo la stretta di mano di Annapolis tra Abbas e Olmert può far sperare nella ripresa dei negoziati tra israeliani e palestinesi. Ma un accordo è ancora lontano e due gravissime incognite pesano sul futuro della regione. Hamas, chiusa nella prigione di Gaza, non vuole ancora riconoscere Israele. E intanto l’Iran si sente sempre più accerchiato, dopo la partecipazione di siriani e sauditi alla conferenza. Il vertice di Annapolis, che è stato vissuto con più entusiasmo a Washington che nel Medio Oriente, sarà l’ennesima falsa partenza, un film già visto? O, malgrado lo scetticismo generale, rappresenterà l’inizio di un nuovo cammino verso la pace?
Kosovo, è l’ora delle decisioni
Le elezioni parlamentari del 17 novembre hanno visto trionfare le forze favorevoli alla secessione dalla Serbia. E’ probabile che già dopo il 10 dicembre il Kosovo dichiari unilateralmente la propria indipendenza. Che conseguenze avrà sulla regione questa decisione? Il popolo albanese-kosovaro non vede altre vie. La Serbia, dal canto suo, considera inammissibile l’indipendenza. La Russia la spalleggia. La comunità internazionale è spaccata. L’Europa è divisa e invita alla cautela, ma ancora una volta rischia di mostrarsi impotente davanti ad una crisi balcanica. Eppure mai come stavolta ci sarebbe bisogno di una sua chiara presa di posizione. Batti un colpo, Europa.
Lo straniero? Io me lo sposo
La paura del diverso avvolge le città europee. In Svizzera vince la destra xenofoba di Christoph Blocher, le periferie di Amsterdam sono in fermento, in Italia si diffonde l’odio verso i rom e i romeni. Eppure, i matrimoni misti sono in costante aumento. Vale tra gli altri per la Francia, per la Gran Bretagna, l’Italia e gli Stati Uniti. Interessano coppie di diversa religione, di diverso colore della pelle, di diversa etnia o nazionalità. Sono il segno di una speranza, di una società che si apre al diverso. Sono coppie che fondano spesso su persone pronte al compromesso, e i loro figli sono destinati ad essere ancora più aperti verso il mondo. Al di là di ogni pregiudizio.
Birmania, e ora?
Hanno sfilato per giorni interi, sfidando la rabbia del regime. I manifestanti birmani hanno attirato l’attenzione del mondo, chiedendo democrazia, libertà, dignità. Avevano cellulari come armi. Erano guidati da monaci buddisti che ci hanno ricordato come la religione possieda a volte un’energia unica. Ora però quei sacrifici, quei morti, chiedono che le luci non si spengano sulla Birmania. A oltre due mesi dall’inizio delle proteste, cosa è rimasto della “rivoluzione zafferano”? Molto è nelle mani di Cina e India, i due principali alleati della giunta militare. Ma l’Occidente può ancora fare la sua parte.
Moschee proibite
Berlino, Londra, Colonia, Marsiglia, e ora Bologna e Genova. In tutta Europa la costruzione di nuove moschee solleva polemiche e proteste. Secondo alcuni in Italia le moschee sono troppe, secondo altre sono pochissime. I media soffiano sul fuoco, e la paura del diverso si mescola con provocazioni islamofobe e argomenti più razionali. Quanto è trasparente la gestione delle nostre moschee? La sinistra si spacca. A Bologna il sindaco Sergio Cofferati dice che una moschea garantisce maggiore sicurezza di un garage improvvisato. Davanti alle proteste, tuttavia, opta per un referendum locale. In America, secondo l’Economist, è tutto più facile. E in Australia, un sondaggio deliberativo ha mostrato che…
Modello turco per il Marocco?
L’atteso exploit del partito islamico marocchino Pjd, Giustizia e Sviluppo, non c’è stato. Ma alle elezioni parlamentari dello scorso 7 settembre il Pjd ha dimostrato di essere un attore autorevole e responsabile di un Marocco sempre più aperto e moderno, nonostante la scarsa affluenza alle urne. Aprire il sistema ai partiti islamici è una scelta ormai irrinunciabile, per un paese che voglia dirsi democratico. Così i cittadini hanno la libertà di scegliere, e gli stessi partiti islamici sono incoraggiati ad aprirsi, a dialogare con i laici e a confrontarsi con la realtà. Proprio come è successo in Turchia con l’Akp di Tayyip Erdogan. Ma Ankara può rappresentare un modello per Rabat? Dopo la Turchia, anche il Marocco avrà diritto a una chance nell’Ue?
Il dilemma dello Stato liberale
Nel 1976 Ernst-Wolfgang Böckenförde elaborò questo dilemma: “Lo Stato liberale secolare vive di premesse che esso non è in grado di per sé di garantire. Da una parte può sussistere soltanto se la libertà, che concede ai suoi cittadini, si regola dall’interno, dall’interno della sostanza morale dei singoli e di una società omogenea. Dall’altra, esso non è in grado di garantire da solo queste forze di regolazione interna senza rinunciare al suo liberalismo”. Quale risposta può dare lo Stato liberale al problema della coesione sociale e del deficit etico di cui soffrono le democrazie secolarizzate? Viviamo in una società secolare o post-secolare? Reset ha posto queste domande ad alcuni dei maggiori intellettuali del panorama internazionale.
La democrazia di Confucio
La democratizzazione della Cina non passa necessariamente per l’adozione di un modello occidentale. Anzi è proprio guardando dentro di sé e alle sue radici confuciane - come sostiene Daniel A. Bell, nel suo ultimo libro Beyond Liberal Democracy - che il gigante asiatico potrebbe lentamente aprirsi alla democrazia. Tradizionalmente i valori asiatici si fondano su comunitarismo, ordine sociale e armonia, rispetto per gli anziani, disciplina, stato paternalista. Ma questa definizione è ancora valida? La Cina si apre ai valori dell’Occidente, ma l’Occidente sembra guardare con un senso di superiorità ai valori asiatici. Eppure Benjamin Franklin, quasi 300 anni fa…
Magdi Allam e le ragioni di Reset
La rivista Reset, nell’ultimo numero di luglio-agosto, ha difeso il professore Massimo Campanini e altri studiosi dalle accuse di collusione irresponsabile con le "ideologie di morte" mosse loro dal vicedirettore del Corriere della Sera Magdi Allam nel suo ultimo libro Viva Israele (Mondadori). E' un appello alla tolleranza, ma la reazione del Corriere parla di "messa all'indice". Bruno Gravagnuolo sull’Unità critica queste informazioni deformanti, e il direttore del Secolo XIX, Lanfranco Vaccari, attacca il metodo del vicedirettore del Corriere Pierluigi Battista. Giancarlo Bosetti, direttore di Reset, risponde ad una lettera dell'Associazione Italia-Israele.
Turchia, dove sbaglia l'Europa
I media del vecchio continente hanno dato grande risalto alla battaglia politica che ha recentemente impedito all’islamico moderato Abdullah Gul di diventare presidente della Repubblica: un episodio che ha ridato fuoco alla polemica anti-turca e anti-islamica. “Ma non c’è alcun rischio di una teocrazia”, assicura la filosofa Seyla Benhabib, che si dice interessata all’esperimento del partito di Gul e Erdogan. La politica turca è ormai sempre più europea, e gli stessi laici, come spiega la sociologa Nilüfer Göle, hanno ormai abbattuto il muro di incomprensione che li separava dai religiosi. L’unico muro rimasto, allora, è quello che sta alzando l’Europa. Le porte dell’Ue rimangono chiuse.
Nuovi media, nuovo mondo arabo
E’ vero che la politica continua a chiudere loro la porta in faccia, e a reprimere il più possibile il dissenso. Ma ai cittadini del mondo arabo l’emergere dei nuovi media offre oggi una straordinaria possibilità. Tv satellitari, giornali online, blog e youtube stanno dando nuova voce ai “sudditi” arabi, che sempre più riescono a sfuggire al controllo dei regimi. Parte del merito va soprattutto alla tv satellitare panaraba Al Jazeera, che da anni sfida il pensiero unico dei governi e che sta trasformando il modo stesso di fare giornalismo nel mondo arabo. Le agende dei media vengono sconvolte, e così si aprono spazi inattesi per tutti. Per le opposizioni islamiche, ma anche per i laici e i riformisti.
I nuovi tedeschi
Si è chiusa con un bilancio controverso la seconda sessione della Conferenza Tedesca dell’Islam. Nessun risultato concreto, ma un indubbio successo simbolico. Ormai da qualche anno la Germania ha smesso di considerare gli immigrati come dei semplici Gastarbeiter, dei lavoratori-ospiti. Nuovi tedeschi di origine turca sono nel Bundestag o ai vertici dei maggiori politici, e sono spesso protagonisti dei film e delle fiction televisive tedesche. Certo i problemi restano, se un turco-tedesco su due cerca moglie all’estero, e se ogni generazione è ancora una prima generazione, come ha scritto The NYT Magazine. Ma un percorso è iniziato, e la Germania ha ormai dimostrato di prendere sul serio la sfida dell’integrazione.
Ayaan o Tariq?
In questi mesi un vivace dibattito sviluppatosi sulla stampa internazionale e sulla rivista Signandsight.com domandava: l’Occidente dovrebbe sostenere musulmani moderati ma controversi come Tariq Ramadan, popolare nipote del fondatore dei Fratelli musulmani, oppure dissidenti islamici come Ayaan Hirsi Ali, che da anni denuncia i crimini commessi sulle donne in nome dell’Islam? I due intellettuali si conoscono e non si sopportano. Ramadan è ancora al bando negli Usa, e la destra italiana ha ricominciato ad attaccarlo. Tuttavia, in un’intervista a Resetdoc, l’ex rifugiata somala difende la sua libertà di parola. Anche se dice di non essere per nulla d’accordo con quanto sostiene il filosofo svizzero.
Algeria, les jeux sont faits?
L’Algeria si reca alle urne per il rinnovo dell’Assemblea popolare nazionale. Il voto arriva a poco più di un mese di distanza dall’attentato con cui l’11 aprile scorso il gruppo “al Qaeda per il Maghreb islamico” ha ucciso nella capitale 33 persone. Mentre i servizi segreti avvertono che la possibilità di un nuovo attacco non è remota, i partiti politici si preparano stancamente alla consultazione elettorale. Gli algerini si ricordano delle legislative del 1991, vinte dai fondamentalisti del Fis, e anche per questo non sono attese sorprese. E’ molto probabile un’alta astensione, da interpretare come una protesta contro l’egemonia del Fln. Il cui monopolio verrà però riconfermato, in una democrazia sempre più opaca e monotona.
Mubarak Forever?
Il 26 marzo scorso la riforma della Costituzione egiziana è stata approvata da un referendum popolare a cui ha preso parte solo il 27% degli aventi diritto (5% secondo i gruppi per i diritti umani). Il socialismo finisce in soffitta, ma il regime si fa ancor più autoritario: vietati i partiti di natura religiosa, eliminata la supervisione elettorale dei giudici, rese definitive le leggi d’emergenza. Il presidente Mubarak si rafforza, e si avvicina l’ipotesi di una successione “monarchica” di suo figlio Gamal. Intanto la comunità internazionale, come ci spiega in un’intervista lo studioso Robert S. Leiken, guarda sempre con più interesse alla svolta moderata dei Fratelli Musulmani, unica vera forza di opposizione al regime.
Il mosaico francese
La Francia al voto. Nelle urne verrà scelto il nuovo presidente della Repubblica, ma sarà interessante vedere anche come voterà la Francia multiculturale. Dopo i disordini delle banlieues dell’autunno del 2005, dopo le polemiche sui rischi dell’antisemitismo, per chi voteranno le principali comunità religiose del paese? In gioco è anche il modello di integrazione repubblicano, che è visto con crescente interesse dagli altri paesi europei, ma che incontra anche aspre critiche, come ha dimostrato il dibattito sul velo islamico a scuola. E come cambierà la politica estera francese? E’ vero che con la vittoria del conservatore Sarkozy la Francia rinnegherà il suo orientamento filoarabo?
Donne, tra velo e capitalismo
Secondo il IV Rapporto Onu sullo sviluppo umano nei paesi arabi, istruzione, salute, politica, lavoro e diritti rimangono ambiti ancora difficilmente accessibili, per le donne. Disoccupazione, aids, violenze domestiche sono piaghe molto diffuse, e le società arabe devono agire con molta più fermezza. Tuttavia non è per colpa dell'Islam che i diritti delle donne non vengono rispettati nel mondo musulmano. Nella regione le aziende possedute da imprenditrici impiegano più dipendenti, sanno attrarre più investimenti stranieri ed esportano di più di quelle degli uomini. La rinascita del mondo arabo passa per le donne? E hanno qualcosa da imparare dalle femministe occidentali?
L’Iran e le vie della guerra
La guerra non è ancora iniziata, ma Iran e Stati Uniti fanno del loro meglio per non evitarla. La leadership iraniana va avanti sulla strada del nucleare, incurante delle preoccupazioni dell’agenzia delle Nazioni Unite. L’amministrazione Bush si produce in pericolose “provocazioni” (Gary Sick) su suolo iracheno, e non esclude un intervento militare. In mezzo sta l’Europa. Le vie della guerra sono infinite, e passano anche attraverso il ruolo di intellettuali occidentali che, inconsapevolmente, rischiano di rafforzare l’attuale regime. Proprio ora che il presidente Ahmadinejad è al minimo dei consensi, e si diffondono le voci di una spaccatura all’interno dei vertici di Teheran.
La questione armena
Sono sparsi per il mondo, e hanno una storia millenaria. Sono poco meno di dieci milioni, ma il genocidio che li ha colpiti all’inizio del Novecento stenta ad essere riconosciuto. E’ un tema che divide, e continua ad essere di grande attualità. L’Assemblea Nazionale francese ha varato una legge che punisce chi nega il genocidio armeno. I fratelli Taviani hanno appena dedicato a quel massacro un film, presentato al Festival di Berlino. Il giornalista turco armeno Hrant Dink è stato assassinato a Istanbul proprio a causa delle sue origini. Ora anche il Congresso americano si divide sul riconoscimento del loro genocidio. Ma chi sono gli armeni? E quanto si sentono armeni i membri della diaspora?
Democrazia e Religione
Non sempre sembrano andare d’amore e d’accordo. Eppure, nell’attuale società post-secolare, religione e democrazia non possono fare a meno l’una dell’altra. Il discorso vale per il mondo occidentale, in cui più fedi e più tradizioni convivono nello stesso territorio e si assiste a un revival religioso (anche se la religione, in realtà, non è mai scomparsa). Ma vale anche per le società musulmane, in cui l’Islam deve fare i conti con le sfide poste dalla modernità, dall’autonomia della ragione e dalla conoscenza scientifica. Tra una democrazia che ceda alla ideologia della secolarizzazione e una dominata invece dalla fede (o dalle fedi), è oggi possibile una terza via?
Somalia, la legge della giungla
Dopo sedici anni di caos, nel 2004 i principali attori politici e signori della guerra raggiungono un accordo per un nuovo governo. La scorsa estate, tuttavia, un movimento islamico (UCI) prende il controllo di gran parte del sud del paese, inclusa la capitale Mogadiscio, e impone la sharia. Con il sostegno dell’Etiopia e degli Stati Uniti, forze leali al governo sconfiggono gli islamisti alla fine del 2006, vanificando gli appelli alla resistenza lanciati dal numero due di Al Qaeda. E’ stato uno scontro di civiltà o solo un conflitto geopolitico? Il ruolo di Usa e paesi arabi in una guerra in cui ha prevalso solo una regola: la legge della giungla.
Al Jazeera incontra il mondo
Durante la guerra in Iraq alcuni la chiamavano “Jihad Tv” o “Terrorist News Network”. Oggi il canale satellitare del Qatar, primo tentativo di tv panaraba, lancia la sua versione in lingua inglese, Al Jazeera International. Stile moderno, giornalisti formatisi in Occidente, quattro sedi sparse per il mondo (da Doha a Londra, da Washington a Kuala Lumpur). La dimostrazione che il mondo arabo non è chiuso in se stesso, e sa come affrontare il problema della comunicazione in un mondo globale. Cosa può fare la tv per aiutare Oriente e Occidente a conoscersi meglio?
Le due gambe della Cina
Secondo il sinologo francese François Jullien, la Cina sembra camminare su due gambe: quella della tradizione e quella occidentale. Come coesistono oggi queste due culture? Confucio lotta contro l’individualismo, ma la battaglia è cruenta e l’esito è dubbio. Nel frattempo l’influenza della Cina aumenta nel mondo, dal Venezuela al Sudan. Ma quali sono i rapporti con l’Islam? Che ne è di quella profezia di Huntington, sulla nascita di una “Sino-Islamic connection”?
Le parole del dialogo
Una parte della esperienza del dialogo è dedicata alla chiarificazione preliminare di molti significati. Ecco perché Reset DoC ha creato un lessico interculturale, un luogo in cui esplorare, attraverso l’indagine di voci-chiave del dibattito filosofico e culturale odierno, i temi più discussi della dimensione interculturale. Perché le parole contano, e a volte possono essere pericolose come pistole. Il Lessico di Reset Doc è un modo per cominciare a capirsi.
Chi ha paura del revival sciita?
Durante la guerra in Libano, alcuni governi sunniti hanno criticato le azioni di Hezbollah. Probabilmente temono che l'emergere di una "Mezzaluna sciita", da Damasco a Teheran, da Beirut a Baghdad, cambi gli equilibri di potere nel mondo musulmano. Il fenomeno si diffonderà anche in altri paesi? Perché una divisione settaria così antica divide ancora l'Islam? L'Iran finanzia e aspetta, ed è sempre più potente.
Da Beirut a Haifa. Vivere insieme dopo la guerra
Città multiculturali, hanno sempre rappresentato due esperimenti di coesistenza tra culture e fedi differenti. Dopo esser state violentemente colpite durante la guerra, la capitale del Libano e la più grande città del nord di Israele sono ancora esempi di dialogo fattivo?
Imparando dal Cairo
Occidente e Oriente non si capiscono. Contro la reciproca incomprensione, il terrorismo e gli scontri di civiltà, abbiamo ancora un’arma a disposizione, soft ma efficace: il dialogo. La religione dovrebbe farne parte? Cosa succede in Egitto, dove la nostra associazione ha tenuto la sua prima conferenza internazionale.





